La fine della Scuola per come l’abbiamo conosciuta
October 24th, 2007 di Leandro Agroin apprendimento, didattica, internet, media digitali, rapimento, scuola, video | Letture: 1179
Il punto non è eliminare le aule. Il punto è: non lasciare il digitale fuori dalle aule.
Se è vero che gli strumenti che creiamo diventano una estensione di noi, questo è ancora più vero per gli artefatti cognitivi. Senza la memoria dei nostri telefoni cellulari, la maggior parte di noi non ricorderei neanche il numero di telefono dei parenti e amici più vicini.
Personalmente, seppur non vivo collegato alla Rete 24/7 e non mi sento un MALATO di Internet, sento una sensazione di PRIVAZIONE quando qualcuno decide di tagliare fuori quella parte di me che ho esternalizzato sui media digitali. Ed il numero delle persone che esternalizzano idee, numeri, link, agende, su internet è in crescita esponenziale.
Pensate a questo quando, nella sala riunioni di un cliente, dentro una conferenza, in un luogo PUBBLICO, oppure nella vostra scuola o università , vi vietano di accedere alla Rete. E capiamoci, in molti casi non basta il Minimo sindacale, ovvero abilitare la connessione. A scuola -ad esempio- serve molto di più, ovvero: inserire i metodi del digitale, nei processi di apprendimento. Godetevi il video.
Ecco il post degli autori del video, ed i successivi numerosi commenti!
Sarà questa frequentazione kurweliana ma comincio a pensare che il mondo nel quale mi piacerebbe vivere è quello dove -troncare la connessione di una persona con le proprie estensioni digitali- costituisce un REATO! Una forma di rapimento o di costrizione in uno stato di impotenza.
ah, se questo video vi è piaciuto, ricordatevi che potete seguire la IDEARIUM VIDEO PLAYLIST su YOUTUBE!
nota: youtube è piuttosto STUPIDO nel creare l’elenco dei video in PLAYLIST, per cui quelli aggiunti più di recente sono nelle pagine più lontane.





October 24th, 2007 at 6:21 pm
Cavolo.. questo video è proprio bello…. ma la domanda è sempre quella: “perchè la tecnologia non riesce ad entrare nella scuola?” O meglio ancora: “perchè i NUOVI LINGUAGGI non riescono ad entrare nella scuola?”
Forse per rispondere bisogna cambiare ancora un pò la domanda, e formularla come la formulerebbe… la scuola: “COME POSSIAMO INSEGNARE I NUOVI LINGUAGGI AI NOSTRI STUDENTI?”
Ecco, forse è qui che casca l’asino.. ho proprio paura che questo non sia possibile. per il semplice fatto che gli STUDENTI conoscono i nuovi linguaggi MOLTO PIU’ DEGLI INSEGNANTI, per il semplice fatto che ci sono .. NATI DENTRO.
Questo complica inevitabilmente le cose… come si fa ad insegnare a qualcuno una cosa, quando questo qualcuno la conosce meglio di te?
E soprattutto, la nostra scuola può permettersi di ACCETTARE lezioni, e non di DARLE?
NO.
La ‘nostra’ scuola NO.
La nostra scuola si fonda, da secoli, su di un altro assunto, e cioè che l’insegnante è quello che NE SA PIU’ DI TE. Se alla nostra scuola gli togli questo.. gli togli tutto.
E’ per questo che la scuola è così refrattaria e impermeabile a quei cambiamenti auspicati nel video.
Ed è per questo che il cambiamento, purtroppo, non sarà nè rapido nè indolore.
October 26th, 2007 at 3:45 pm
[…] A parte l’interessantissimo argomento del filmato che sta per seguire (da questo post su Idearium.org e che vi invito a leggere), mi chiedo come sia possibile che quella specifica foto di Ophy (che vedete qui accanto e che ho ripreso dal suo account di stock su deviantART) sia presente un po’ ovunque, sul web. (la vedrete, in bianconero, al termine del filmato). Non è una critica, sia chiaro. E’ un plauso, semmai. Sembra essere una foto di stock adatta ad almeno diecimila situazioni diverse. Ora mi inventerò qualcosa e troverò il modo di usarla, pure per me :p […]
October 26th, 2007 at 5:10 pm
Causa ed effetto
E’ pura ipocrisia piangerci sopra
Aprite gli occhi
October 29th, 2007 at 11:26 am
[…] Ho trovato su Idearium.org (ottima comunità legata anche e soprattutto a SL) questo video strepitoso che afferma quanto da me sempre sostenuto sull’istruzione dei giorni nostri, tutta da rifare. […]
October 30th, 2007 at 6:09 pm
Da buon estremista dei metodi formativi, sin dalle elementari organizzerei invece delle solite gite scolastiche una sorta di grande fratello digitale: l’intera classe viene sbarrata in aula senza cibo o acqua e con a disposizione un solo mezzo di comunicazione: un computer collegato a Internet. Con quel computer comunicano, si guadagnano i soldi, fanno la spesa e imparano “by doing”. In questo modo, motivati dall’istinto di sopravvivenza, gli studenti - E I DOCENTI - sarebbero costretti a usare la tecnologia.
Al di là della provocazione, aspettare “la pappa pronta” e impegni istituzionali mi sembra un ottimo modo per creasi degli alibi. Se dall’alto la tecnologia non entra, può farlo benissimo dal basso… dopo tutto non è forse questo il senso della rivoluzione del Web 2.0?
Sull’effettiva utilità che i professori insegnino agli studenti a districarsi tra blog e portali sociali (cose per le quali sono già motivati a fare e imparano in autonomia alla velocità della luce) avrei i miei dubbi. Molto meglio impegnare tempo e risorse per trovare il modo di “insegnare” - sempre che sia possibile - a essere curiosi e flessibili, insomma, fornire canne da pesca e non pesce che visto come si evolve la tecnologia sarebbe sempre e comunque già scaduto.
Motivare non è meglio che aggiornare?
October 30th, 2007 at 9:53 pm
secondo me, queste “situazioni di crisi” tipo esercitazione antincendio di cui parla Daniele, sono un buona idea. Magari senza estremismi e -come aggiunta non banale- chiedendo alle aziende presenti sul territorio di prestare risorse e attenzione a questi eventi.
Banalmente, se il Liceo del Paese mi chiamasse per una cosa del genere, una mattinata all’anno potrei anche concederla. In fondo è lì che -probabilmente- andranno i miei figli o altri famigliari.
Non c’è bisogno della scuola privata e dei finanziamenti privati (e non sto dicendo che non sia una buona idea) per fare una scola migliore. Serve partecipazione sociale a tutti i livelli, aziende comprese. …d’altro canto sono spesso le aziende a disegnare la nostra cultura. Se no Babbo Natale sarebbe ancora verde!
November 24th, 2007 at 4:04 pm
E per fortuna che non abitiamo in Cina! Lì si che c’è un bel divieto all’informazione!
Ciao