IDEARIUM.ORG è un progetto di Leandro Agrò & Andrea Benassi. Collaborano: Matteo Penzo, Daniele Cerra, Aaron Brancotti, Teresa Colombi, GianAndrea Giacoma e di tutti gli autori.


Meet Winy Maas

May 30th, 2007 di Paolo Guglielmoni
in , , , , | Letture: 1847

Ieri sera (mart 29/06/07) un cliente mi manda in agenzia delle birre in omaggio. Così, per fare il simpatico. E io? Beh, io vado alle 19.30 in Mediateca di via della Moscova, dove sta per iniziare il Meet The Media Guru, uno degli incontri a scadenza periodica che la Mediateca milanese organizza con i guru mondiali del settore media e new technology.

Winy Maas…E dove soprattutto so che troverò un Leandro più multitasking del solito. Già, perché è lì che sta approntando lo streaming per la versione Second Life dell’evento oltre che fare un numero indefinito di altre cose. A cosa servono gli amici, mi dico? Gli lascio una birra, per lubrificargli il multitasking, e corro a casa a godermi lo spettacolo, in mezzo agli avatar di scrittori, creativi, designer, tecnocrati, e pure di DestroyTv: sta riprendendo la scena che ovviamente manda in streaming in diretta sul suo sito di instant documentary.

Snocciolata questa breve premessa, ora è giusto sappiate che quello consumatosi ieri in Idearium su Second Life (SLUrl) non è stato un Meet the Media Guru come gli altri. Assomigliava più a un rito. Di fatto, gli avatar di cui noi siamo il residuo organico erano tutti in adorazione di Winy Maas.

Snapshot_025.bmpLui: più che un architetto urbanista; uno sciamano a cavallo dei mondi. Con un mantra ben preciso: “optimization”. Una parola che, in bocca a lui, rifulgeva di una ricchezza semantica così multiforme da ubriacarci. Winy is his name, Wino was the audience. ;-)

Prima di tutto, ottimizzare la progettualità: architettura come ambiente. Ambiente non solo naturale –ambiente sociale, politico, emotivo, urbanistico, virtuale. Architettura come progettazione di un ambiente in cui essere protagonisti, in cui un abitante ha un luogo e una voce: una forma concreta di democrazia diretta.

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E poi ottimizzare le tecnologie. Non solo uno strumento per realizzare progetti: la tecnologia diventa la sostanza stessa della progettazione. La sua materia e insieme il suo risultato. La virtualità non è solo territorio di simulazione di un progetto, ma il progetto stesso: hardware e software si fanno ambiente, città, luogo. E i nostri avatar stavano lì, a prendere coscienza che Second Life non è un’utopia della mente: è il primo battito di una nuova carne, di un potenziale che potrebbe e dovrebbe portare la società molto lontano. Di sicuro Winy Maas molto lontano ha portato le nostre ambizioni, ieri sera.

Solo un dubbio mi è sopravvenuto, a server spenti: ma una società così evoluta, può essere composta da persone non altrettanto evolute? Una società così “intrisa di Information and Communication Technology” – come recitava la presentazione dell’incontro – come si porrà nei confronti di mio suocero che non ha ancora imparato a mandare un sms?

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nota del bevitore di birra:
- qui trovate tutte le altre foto della serata
- il video di Maas sarà ancora disponibile per un paio di settimane sull’isola di idearium, zona Porto, palazzo MeetTheMediaGuru ;)

3 Responses to “Meet Winy Maas”

  1. Corrado Says:

    se non fossi inciampato in pocker di martini
    ci saremmo rivisti. l’avatar del bar basso mi ha trattenuto.
    take care
    c

  2. las vegas odds nfl championship games Says:

    las vegas odds nfl championship games…

    neuroses understandable inestimable mete …

  3. progressive insurane Says:

    progressive insurane…

    quartzite,detective distributivity …

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Paolo Guglielmoni

Paolo Guglielmoni
Nasco a Piacenza in un anno magnifico. Nella mia città natale studio clarinetto per 8 anni in conservatorio e mi scopro credente. Dopo 23 anni mi laureo in filosofia teoretica presso l’Università Cattolica di Milano e dopo due giorni scappo a vivere nello UK. Lì divento Scholar in Philosophy presso l’Università di York e soprattutto presso l’Università di Cambridge, dove vivo per un paio d’anni. Nel dipartimento di filosofia del King's College vedo come coniugano internet e cultura, oltremanica. È il colpo di fulmine. Tornato in Italia per il servizio (in)civile passo dieci mesi sulle ambulanze a chiedermi quale lavoro mi permetterebbe di ibridare umanesimo e tecnologia. Decido di entrare nel reparto creativo di Leo Burnett Italia, dove tuttora sono ricoverato con il grado di Senior Copywriter e Creative Supervisor. Ma non è ancora la risposta al fatidico quesito ibridante, e quindi decido di darmi al multitasking intellettuale: vado a lavorare in Leo Burnett Londra, a Los Angeles, a Berlino, a CapeTown. Pubblico introduzioni a opere filosofiche per Bompiani e saggi su Fetish, fotografia e altre delizie da tecnodepravati per editori più o meno underground, poi scrivo un cortometraggio per SkyCinemaAutore e mi metto e studiare e praticare Yoga. Mentre mi dedico al mio sport preferito, l’insoddisfazione, incontro Gloria, mia moglie. E apro un account in Second Life.
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