NextFest 2006
November 19th, 2006 di Christian Giordanoin nextfest, Phillipe Stark, Tactical Language Training, wired | Letture: 2892
La celebre e eclettica rivista Wired, che da anni arricchisce le nostre giornate con notizie curiose inerenti più o meno alla sfera tecnologica, organizza ogni anno un festival chiamato NextFest. E’ un evento itinerante che negli anni passati è stato proposto in città come San Francisco e Chicago. L’edizione di quest’anno si è tenuta a New York con base espositiva al Javits Center in Manhattan…
Considerando la popolarità di Wired ci si potrebbe aspettare qualcosa di molto grosso, mentre il padiglione allestito, devo ammettere, specialmente come dimensione, era modesto, più o meno come un padiglione della Fiera di Milano, per chi la conoscesse.
L’eterogeneità dei progetti esposti può far a prima vista chiedersi quale possa essere stato il criterio di selezione, ma la risposta è semplice, l’obiettivo di questo evento è di mostrare nel modo più scenico possibile, si parla sempre di Stati Uniti, le possibilità che la tecnologia offre in tutti gli aspetti della nostra vita, dall’arte alla medicina. Quindi non può sorprendere il trovare il nostrano duo artistico Limiteazero, la NASA e Pfizer, proprio quelli del Viagra, sotto lo stesso tetto. Non a caso, la mia prima definizione di questo emblematico connubio è stata “bazar”.
Abituato a festival in cui la freschezza dei progetti esposti è di vitale importanza, perché non festival itineranti ed altrimenti la gente semplicemente non tornerebbe, è stato deludente vedere progetti che sono ormai anni che vengono riproposti e che vantano date di sviluppo ormai dello scorso decennio. Mi domando se per proporre cose più attuali accorra organizzare un NextNextFest. Polemiche a parte, il potere di una macchina simile non poteva che manifestarsi per lo meno nella rilevanza delle personalità che hanno battuto la scena sia come turista (tra i tanti il famoso designer Phillipe Stark e un responsabile per Sony Research), o come ospiti per i vari forum.
La natura un po’ popolare dei forum mi ha permesso di ottenere una piccola selezione di interesse, tra cui, grazie al fenomeno YouTube, quelli legati al futuro dei media, ed in particolare alla TV. Partendo dalla presentazione di Chris Anderson del suo libro “The Long Tail: The Rise and Fall of the Blockbuster” che si è conclusa con un’intervista da parte di uno che di “Long Tail” ne sa qualcosa, essendo di sicuro in controtendenza rispetto la massa, parlo di Lawrence Lessig, insegnante in legge alla Stanford University, fondatore di Creative Commons e autore di Free Culture (e scusatemi se è poco!). Fino ad arrivare a “The Future of Television”, che tra gli invitati vantava due CEO di importanti network, altissimi esponenti di MTV e Discovery Channel, e la Director di Google Video.
Divertente ricordare che durante i vari interventi, i presenti scherzavano un pò sul facile interesse di qualcuno di loro nel comprare YouTube a quotazioni già incredibili. Beh uno di loro in effetti a poca distanza pare proprio non sia riuscito a resistere allo “affare” dell’anno. Un altro momento divertente è quando Anderson, in vece di conduttore, chiese ai responsabili delle emittenti televisive che comportamento assumono nel caso del contenuto di loro proprietà venga trovato su YouTube. Risposta semplice, se il contenuto è breve lo si lascia volentieri, perché si tratta di pubblicità, se invece inizia ad avere una durata consistente si chiede ovviamente di toglierlo. Interessante appunto vedere come anche il rippare possa far comodo alle major.
Tutti gli ospiti mostravano una certa tranquillità nel parlare del fenomeno che sta mettendo a dura prova il loro futuro, personalmente avrei mostrato più preoccupazione seppur credo che bisogna considerare che nella formula del successo del sito in questione ci sia un certo fattore di novità o tendenza dei video fai date che probabilmente potrebbe avere una flessione in futuro, ma chissà. Ciò che mi sembra lampante, ma così non è stato per la maggior parte degli ospiti, è che l’interattività ovviamente ha vinto. Il poter vedere ciò che si vuole, quando si vuole, il poter commentarlo con diversi metodi e condividerlo con chi si vuole non può che vincere contro un media a dir poco statico come la TV odierna.
Tornando all’esibizione, e quindi al nostro padiglione, i progetti che mi hanno interessato maggiormente non sono stati moltissimi, però qualche spunto interessante c’è stato. Tactical Language Training, ad esempio, è una compagnia americana che ha creato un software per insegnare ai militari americani, impegnati nella guerra in Iraq, il necessario per comunicare con i locali, non solo la lingua ma anche gli usi, intesi come gesti appunto utilizzati per comunicare e sicuramente utili per mostrare rispetto verso la popolazione.
Il software è scritto sopra una popolare piattaforma per giochi 3D e quindi simula veri e proprie situazioni in cui lo studente per passare le prove deve non solo parlare in modo corretto, con l’utilizzo del microfono, ma anche scegliere i gesti corretti. Gli ideatori si sentono entusiasti dei risultati ottenuti di gran lunga maggiori rispetto i soliti corsi di lingua. Se è vero che lo studente in esperienze più coinvolgenti ha più capacità o interesse di apprendimento, non mi è difficile immaginare la sua utilità nelle nostre scuole per insegnare le lingue ai giovani, o giovanissimi, poco volenterosi. Da segnalare la possibilità di modificare la tolleranza per la pronuncia.
L’ultima cosa che mi sarei aspettato in un contesto del genere è di vedere Discovery Channel esporre giochi low-tech per bambini. In realtà Discovery era presente in funzione di sponsor ed esibiva ben molte altre cose, però quei giocattoli dall’aspetto arrotondato mostravano un interessante mix tra nuova e vecchia tecnologia. Impressionante vedere un “touch-screen” più simile ad un bottone che ad uno schermo lcd. Dimostrazione che la creatività in questo ambito può ancora stupire senza dover necessariamente sfruttare nuovi ritrovati scientifici ma utilizzando ingegnosità nel product design.
Non posso nascondere che una parte consistente dell’esibizione era dedicata ai robot del quale io non sono un vero amante, specialmente per quelli con sembianze umane. E’ difficile che ad oggi un robot possa venire confuso con un essere umano, e quindi non capisco il perché continuare a cercare di fare nostre brutte copie mentre potremmo immaginare qualità estetiche totalmente differenti. Almeno questo è quello che ho sempre creduto, però pare proprio che il momento in cui i robot possano iniziare ad essere scambiati per noi sia arrivato. La carinissima Actroid Der di Kokoro è un esempio. Un robot con funzionalità hostess, sembianze da modella e movimenti quasi sciolti. Sicuramente non è ancora pronta per una passerella, ancor meno una nuotata, ma l’apparenza difficilmente potrebbe essere migliore.
L’ ultimo progetto di cui vorrei parlare, non solo per campanilismo, è Laptop Orchestra di Limiteazero. Non solo perché italiani e anche miei amici ma perché la loro installazione, assolutamente artistica, con la sua eleganza ha onorato il nome dell’Italia dominando sul campo estetico tutti gli altri interventi esposti. Alla faccia di quelli che danno già per sepolto il Made In Italy.
Dettagli fotografici, e non solo, riguardo la mia trasferta sono come sempre a disposizione di tutti sul mio album su Flickr.





February 15th, 2007 at 7:21 pm
http://google.com