Minsky: l’intelligenza artificiale a Bergamo
October 2nd, 2006 di Leandro Agroin AI, bergamo, emotività, minsky | Letture: 5165
L’esperienza Minsky a BG è stata positiva per chi era lì per far salotto o per idolatrare la Scienza costringendo anche studentelli di primo pelo ad occupare quante più sedie possibili.
Così, al termine di una giornata colma di chiaroscuri, abbiamo portato a casa tanti spunti interessanti. Minsky è e rimane Minsky!
MINSKY: UN BURBERO NATURALMENTE INTELLIGENTE
Per via di alcune disavventure causate dall’organizzazione di BergamoScienza, io ed il manipolo di K-amici abbiamo cominciato ad assistere allo show di Minsky da un chiostro all’aperto nel quale era stato montato un maxischermo.
Minsky era sostituito in audio e video. Vedevamo solo le sue slide e sentivamo la voce (non gradevole come suono in verità) della traduttrice. L’atmosfera era molto strana. Minsky un fantasma che -per quanto ne sapevamo- in quel momento poteva stare anche a Boston, e l’emozionalità teoricamente data dall’essere qui live, era stata buttata via e sostituita con un senso di non-luogo artificiale ed alieno.
Dopo un paio di minuti -insofferenti alla traduttrice italiana- ci siamo fiondati in una elegantissima sala conferenze (20 posti, un microfono a testa, per parlarsi a 3metri massimo uno dall’altro) dove c’era un TVcolor con le slide ma almeno si sentiva BENE l’audio originale.
Comincia qui lo show-di-sentenze di Minsky, di cui provo a riportare alcuni passaggi chiave
A) secondo Minsky più o meno tutti gli approcci tradizionali alla AI sono rigidi ed adatti a risolvere problemi limitati. Le macchine non riescono a fare delle astrazioni che abbiano senso quando si tratta di misurarsi con il mondo reale, ed anche riconoscere un bicchiere d’acqua posto sul tavolo. Qualcosa di complesso per la visione di una macchina, che viene messa a dura prova dal semplice fenomeno di riflessione che noi umani riconosciamo essere l’acqua nel bicchiere.
B) è un enorme errore il pensare che scorporare le varie funzioni e abilità e ridurle a pacchetti di abilità possa mai dare vita ad una qualche forma di intelligenza. Questo, soprattutto perché la conscienza di sé è centrale perchè una macchina possa farsi una qualsivoglia idea del mondo, e questa autocoscienza non può essere mutilata e ridotta in blocchi di abilità specifiche.
C) di base, “nessuna macchina può davvero capire nulla, perché la macchina è solo processore e memoria”.
D) la logica non è l’unica via, ci sono molti modi di pensare: Uno stato emotivo non è una cosa diversa dal pensare, è uno stato del pensare <---
E) nella AI quando qualcosa non funziona, il viete riportato l'errore, ma semplicemente cancellato. Un input imprevisto non sarà "processato" ma solo trascuratos.
F) ...la maggior parte degli esperti sono persone che amano!
G) il rasoio di Occams(la teoria più semplice è quella che ha la maggiore probabilità di essere corretta) si applica poco alla psicologia - http://en.wikipedia.org/wiki/Occam%27s_razor
Minsky procede per ipertesti e -come capiremo una volta in sala grande- molti fanno fatica a star dietro ai suoi ragionamenti. Il tempo l’ha costretto a saltare molte slide, per cui -ad un certo punto- fa riferimento al suo sito personale. Non ne da l’indirizzo, si limita a dire “cercatevelo su Google scrivendo Minsky” e apre la sua home in locale dal suo MacBook. Poi però, nel tentativo di far vedere che sta tutto sul suo recente libro, ed è in gran parte scaricabile dal web, clicca su un link della pagina e mostra a tutti quello che -probabilmente- solo lui già sapeva (ed aveva dimenticato). Non solo non c’è rete wireless per chi ascolta la sua conferenza, ma non ha una connessione alla Rete neanche lui!
Poco dopo la relazione termina. La gente esce a frotte dalla sala grande e noi -invece- entriamo.
Trovato un posto (tanti erano liberi) con adeguata visuale, scopro che in sala c’è una sola persona con un portatile aperto. Cosa devo pensare? Che sia io l’unico ineducato che non volge rispettosamente e senza soluzione di continuità lo sguardo al palco?
Ma come è fatto Minsky dal vivo?
E’ vecchio. Capelli quasi zero. Si muove con molta attenzione (soprattuto se deve fare un gradino).
Porta una camicia a quadri a manica corta. Impresentabile come molte camicie finto-classico made in usa, e che solo certi GENI VERI possono permettersi di indossare.
Inoltre -strano per un americano- Minsky gesticola moltissimo. Sembra quasi che parli un complesso linguaggio di gesti, ma nessuno è in grado di interpretarlo perché sembra più che voglia musicare -come un direttore d’orchestra- le sue frasi che non aggiugerne una descrizione formale. (no, non sta traducendo per sordomuti).
Partono quindi le domande dal pubblico:
domanda: ...dunque non arriveremo mai a costruire una macchina capace di emozionarsi?
MINSKY: I said exactly the opposite.
(questo ci fa subito capire cos’è arrivato al pubblico in sala)
domanda: la creatività è una caratteristica umana assolutamente poco meccanica. Una macchina potrà mai essere creativa?
MINSKY: creatività è fare cambiamenti alle cose…
La risposta si dilunga in waporware, ma nel frattempo io penso al robot light designer di Asimov. Quel Robot “rotto” capace di produrre meravigliose architetture di luce. Quel robot per cui il suo padrone arriverà ad uccidere per rabbia colui che -senza avvisarlo- lo ha “riaggiustato”.
domanda: a che scopo creare una macchina che prova emozioni quando potremmo dedicare tempo e cervelli a sollavere gli uomini da fame, guerra e bisogni?
MINSKY: we need help to do it!
…in pratica, perché senza emozioni non avremo mai una macchina intelligente! e per risolvere alcuni grandi problemi abbiamo bisogno di tutto l’aiuto di cui possiamo dotarci.
domanda: ma poi che ne facciamo di una macchina intelligente ed emotiva? cosa se ne fa una persona “normale” di un computer?
MINSKY: ..si prepari una domanda migliore.
domanda (in inglese per evitare incomprensioni da traduzione): come facciamo a convincere le agenzie finanziatrici la ricerca nello smetterla di spingere la ricerca verso la performance meccanica sempre maggiore e puntare seriamente alla ricerca nell’AI.
MINSKY: non ci sono programmi che consentano di supportare una buona idea per un periodo sufficientemente lungo (5/10 anni)… …o forse perchè un progetto di ricerca così ambizioso dura più di un governo in carica.
Per questo io ce l’ho con Gates: lui è la persona più ricca del mondo e potrebbe spendere il suo denaro in modo profondamente diverso da come fanno i governi.
domanda: cosa ne è degli approcci di AI basati sulla simulazione? perché non pensa che possano dare risultati soddisfacenti nel campo dell’AI?
MINSKY: come puoi simulare qualcosa che non conosci!
domanda (ultima! la fa GianAndrea): come la mettiamo con i sistemi auto-organizzativi e le tesi della complessità?
MINSKY: complexity don’t solve problems! il modo in cui il cervello funziona NON è mettendo insieme tutte le cose. Minsky non ama la romantica teoria della complessità. La chiave sono -secondo Minsky- le dinamiche.
UPDATE: Sullo stesso evento vi segnalo il post su Intense Minimalism





May 28th, 2007 at 1:50 pm
“Molti sembrano certissimi che nessun calcolatore potrà mai essere senziente, cosciente, dotato di volontà propria, o in qualche altro modo “consapevole” di se stesso. Ma che cosa ci rende tutti così sicuri di possedere poi questa meravigliosa qualità? E’ vero che se c’è qualcosa di cui siamo sicuri, è proprio questo: “Io sono consapevole, dunque sono consapevole”. Ma cosa significano in realtà queste convinzioni? Se l’autoconsapevolezza significa sapere che cosa accade nella propria mente, nessun realista potrebbe sostenere a lungo che le persone abbiano molta intuizione, nel senso etimologico di “vedere dentro”. In effetti, le prove che noi siamo autoconsapevoli, cioè che possediamo qualche attitudine particolare a scoprire ciò che accade dentro di noi, sono davvero molto deboli”
Marvin Minsky
Buona lettura!:
http://www.ufologia.net/Public/data/Fausto%20Intilla/2007527164748_Androidi%20-%20di%20Fausto%20Intilla.pdf
November 1st, 2007 at 11:56 am
Ciao, ultimamente ho approfondito l’argomento dell’Intelligenza Artificiale leggendo il libro di Minsky “La società della mente”, sul quale ho scritto delle riflessioni che vorrei suggerirti:
http://www.lordalcol.com/blog/2007/10/31/la-societa-della-mente-minsky/