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Ars Electronica 2006 – Semplicity VS. Complexity

September 21st, 2006 di Christian Giordano
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Anche quest’anno in Linz ha avuto luogo un’altra edizione del festival di Ars Electronica, il quale aveva come tema “Semplicty”. Nonostante sia stato percepibile un trend negativo in termini di affluenza, posso facilmente dire che l’edizione di quest’anno lascerà inevitabilmente un segno rimarcabilmente positivo nella storia di questo evento…

Basti pensare che il curatore dei simposi era il leggendario guru del M.I.T. John Maeda in persona. Tra i primi a sperimentare in software artisticamente reattivo, famosi i suoi Reactive Books (1994-1999), e a creare fantastiche immagini generate interamente da codice eseguito da un computer. Se questo non bastasse, per la prima volta è stata introdotta nel programma una giornata interamente trascorsa nello straordinario Monastero di St. Florian, nel quale si ha avuto la possibiltà di assistere ad un’impressionante speech di oltre 2 ore del famosissimo artista giapponese Toshio Iwai riguardante la sua carriera, iniziata da bambino quando i genitori gli dissero che d’ora in poi i giocattoli se li sarebbe dovuti creare da sé. Immaginate che emozione si possa provare nel parlare di tecnologia ed arte circondati da performance sperimentali in un sito risalente al 400!
Quando si va a Linz una cosa comunque è certa, indipendentemente da quanto tempo uno decida di fermarsi, data l’intensità degli avvenimenti, non sarà mai possibile vedere tutto. Consapevole di questo e del fatto che più avanti molte conferenze sarebbero state messe a disposizione a mo di webcast, come infatti è accaduto, ho deliberatamente deciso di evitare molti forum focalizzandomi più su exhibition e performance, cose da vivere assolutamente in prima persona. Devo aggiungere oltretutto che fino ad ora le parti di discussione del festival, a parte rare ma piacevoli eccezioni, non sono di particolare interesse, e i video che ho appena visionato in differita sono per certi aspetti un pò la riconferma.

Riguardo il tema del festival nutrivo forti dubbi perché in qualità di designer il tema “semplicità” mi sembrava quanto meno vago ed inflazionato, e quindi poteva risultarmi banale. Di interessante però ho trovato la sua giusta contrapposizione con “complessità” e quindi l’allacciamento con il concetto di “Emotional Design”. Infatti John non poteva non evitare di confermare che a volte abbiamo bisogno di complessità, questo appunto per aumentare il nostro piacere nell’utilizzo di un prodotto e che dagli studi di Norman può direttamente incrementare l’usabilità, e quindi la percezione di semplicità del suo utilizzo. La scelta del tema certo non si può definire casuale considerando che proprio a Linz Maeda ha presentato in anteprima europea il suo nuovo libro supportato guarda caso da Philips: “The Laws of Semplicity”. Libro leggero in termine di dimensione, del resto doveva essere di “semplice” lettura, che al momento però non vanta di ottime critiche.
E’ stato affascinante assistere a certe metodologie che John usa per fare riflettere su certi temi, chiedendo, per esempio, ai partecipanti delle sue discussioni di collezionare immagini inerenti. Riguardo questo tema, per fare un esempio, Burak Arikan, un ex studente del M.I:T., ha inviato una composizione di 4 bandiere sfuocate pesantemente, e nonostante un’incredibile perdita di dettaglio queste erano ancora identificabili. In questo caso la sfocatura ha funzionato da filtro per rimuovere le informazioni non rilevanti.

Nelle discussioni curate da Maeda che ho potuto rivedere sembrano di particolare interesse gli interventi di Sam Hecht, collaboratore in qualità di designer della famosa Muji, Walter Bender, scienziato che parla della realizzazione del controverso portatile da $100 (dando più informazioni di quelle date di recente dal più diplomatico Negroponte), e l’eclettico Gary Chang, innovativo architetto cinese. La casa progettata da quest’ultimo con tutte le componenti racchiuse nel pavimento di legno lascia esterrefatti. La presentazione di Hugh Herr, la quale mostra l’impianto di sensori nel corpo umano per comunicare con il computer, per la maggior parte del tempo non impressiona particolarmente, fino a quando mostra un progetto di CyberKinetics dove un paraplegico, grazie ad un sensore impiantato nel cervello, riesce a controllare il cursore del computer. Fantascienza!

Di progetti di design, come potete immaginare, non ce n’erano poi così tanti. Nel Future Lab, che solitamente è il posto nel quale vengono presentati i prodotti più interessanti, a parte un paio di progetti di Information Visualization, di non estremo interesse, il focus sembrava più orientato su input device, come multitouch screen, tavoli reattivi con interfacce proiettate, insomma, cose più trendy che innovative.

Il Brucknerhaus, edificio che ospita principalmente forum e performance, non offriva progetti di particolarmente stupore, basti pensare che uno di questi era PingPongPixel. Un’eccezione c’era però, proprio accanto all’interessantissimo progetto appena citato (scusate il tono ironico ma l’ultima cosa che speravo di vedere era l’ennesimo display a matrice). Si tratta di CabBoots di Martin Frey, un’interfaccia per la navigazione di pedoni consistente in suole di scarpe con struttura in legno, almeno per il momento, e connessione wireless. Grazie al suo meccanismo è possibile fare pressione affinché il piede durante il suo appoggio prenda un certo orientamento, suggerendo quindi la direzione in cui muoversi. Quest’invenzione, seppur all’inizio possa sembrare un miscuglio tra arte e fashion, è basato su un concetto molto forte, e cioè guidare le persone con uno strumento tattile e non invasivo. Non a caso il primo target di riferimento potrebbero essere persone non vedenti. Considerando la complessità del prodotto di cui stiamo parlando è facile capire come ci si
trovi di fronte a qualcosa che dovrà radicalmente cambiare in fatto di finitura. Lo stesso Martin cita studi per usare cuscinetti d’aria invece di hardware in legno, in questo case potete facilmente immaginare quale potrebbe
essere un eventuale collaboratore o competitore. Sì, proprio la stessa che ha di recente collegato le scarpe all’iPod.
Ci sarebbe stato un altro progetto che avrei voluto provare a fondo il cui nome è Song for C, se non altro perché basato su ultimissime tecnologie mobile e perché il contenuto poteva risultare di mio gradimento, si tratta di una specie di thriller multicanale. Utilizzando streaming video e video messaggi si ripromette di tenerci con il fiato sospeso ovunque dovessimo trovarci. Purtroppo il prodotto è disponibile solo in tedesco e l’interattività risulta molto limitata, visto che è possibile cambiare solo un paio di inquadrature di qualche filmato. Peccato!

L’O.K. Centrum, che ospita sempre le installazioni di rilievo, ne esibiva un paio di sicuro effetto. La star della mostra era senza ombra di dubbio Robotic Chair. utilità ovviamente nulla, ma sicuramente forte la sua componente espressiva e tecnica considerando che si tratta di una sedia composta di 6 pezzi che, dopo essersi auto smontarsi improvvisamente, si ricompone da sola grazie ad un sistema di computer-vision e collegamenti wireless. Altro progetto molto suggestivo è stato il Sonic Bed_London, grosso letto in legno con alla base un sistema di alto parlanti che ha poco da invidiare a quelle delle discoteche. L’oggetto tramite questa apparecchiatura registra e riproduce sonarità molto suggestive.
Altro singolare progetto è Outerspace by Andre Stubbe e Markus Lerner. In realtà non si tratta altro che di un braccio robotico relativamente semplice, che però grazie a dei sensori tattili e ad una reattività molto interessante, sembra si interagisca con qualcosa più simile ad un essere che ad un robot. In questo caso il concetto di “semplicità” forse ci calza a pennello.

Tra tutti i diversi premiati volevo solo ricordare la menzione ricevuta dall’Arduino Group, composto in buona parte da italiani. Questo gruppo di volenterosi, diversi provenienti da IIDI (Institute Interaction Design Ivrea), in questi ultimi anni si sono distinti prima di tutto per lo sviluppo di un una piattaforma open-source per physical-computing, chiamata appunto Arduino. Ottima per la sua semplicità a scopi educativi e di prototipazione. Partendo da quella la community sta crescendo affiancandosi, quasi inglobando, altri progetti rigorosamente open-source, tra cui il potente PureData ed il nuovo OpenFrameworks (non a caso sito non ancora attivo). L’insieme crea a tutti gli effetti un ambiente completo per la creazione di progetti interattivi articolati tra il fisico, il sonoro ed il visuale abbordabile anche per i meno informatizzati.

In qualità di artista Maeda ha esibito al Lentos Museum i suoi “motion paintings” che presentò alla fondazione Cartier lo scorso anno, titolo Nature, con i quali cerca di evocare le forme presenti per l’appunto in natura.
Seppure l’ultima delle emozioni trasmesse nel visionarli è proprio la semplicità, l’indiscutibile qualità della loro fattura ne rende obbligatoria la visione, specialmente se si apprezza l’astrattismo.

Ma l’artista che ha impressionato in questi ultimi tempi, a tal punto da rubare la scena al guru del M.I.T., è il giapponese Toshio Iwai. Nonostante di recente stia bazzicando tra diversi festival, grazie a progetti come Tenori-On, di cui parlai anche lo scorso anno, è stato in grado per via della sua allucinante, nella vera accezione del termine, installazione Morphovision a presentare a Linz un inedito racconto della sua vita. Il focus è stato ovviamente basato sulle animazioni, o più precisamente immagini animate. Durante la sua carriera Toshio ha evoluto più volte il concetto di zeotrope, fino a quest’ultima nella quale il computer raggiunge un ruolo fondamentale, sottolineando però più volte come tutto sia nato da un’invenzione così remota e mostrando quindi estrema fiducia su come antichi progetti come questo possano portare ancora per molto tempo artisti a creare nuove cose altrettanto sorprendenti.

Altra performance di rilievo è stata sicuramente quella organizzata da Tmema (alias Golan Levin e Zachary Lieberman). Il duo infatti per questa edizione ha deciso di non utilizzare nuovo materiale ma di performare un “medley” di loro quattro passati progetti intervallati da lezioni d’eccezione da parte di Erkki Huntamo, Media Archeologo all’UCLA, riguardante la storia dell’utilizzo delle mani nei media.

Concludendo il capitolo performance, l’ultima di cui sento il dovere di parlare è Visualizing Stravinsky. Si tratta di un concerto di musica classica con complesso arricchimento visuale supportato dai trendy occhiali 3D polarizzati, che molto semplicemente ricreano le due immagini non in base al colore ma in base alla direzione delle linee (verticali o orizzontali). Mentre l’orchestra suona “Le
Sacre du Printemps” una ballerina su black screen si muove e balla. In regìa grazie al computer, con software basato su OpenFramworks, vengono catturate, effettate e contestualizzate nella visualizzazione 3D le sue mosse, a volte anche solo di porzioni del corpo. Sicuramente un fantastico connubio tra musica, danza ed informatica. Purtroppo si trattava di un’anteprima e consiglio a chiunque sia interessato, come sicuramente lo sono io, di documentarsi e verificare l’eventuale tournee di quest’imperdibile opera.

Nel caso non vi abbia annoiato troppo con le spiegazioni, o con le mie critiche forse troppo personali, vi invito a visionare una selezione delle foto scattate e dei video da me catturati durante l’intero festival.

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Christian Giordano

Christian Giordano
Dopo svariati anni nella progettazione e sviluppo di esperienze interattive (studiando, facendo ricerca, sperimentando e GIOCANDO), Christian sta iniziando ad avere idee chiare sia su come un prodotto interattivo debba essere e sia su come le nuove tecnologie potrebbero supportarlo. Siccome questo campo è ancora relativamente immaturo, molto ancora dovrà essere pensato. Riguardo la ricerca, è particolarmente interessato in come un'esperienza puಠessere progettata considerando le differenze nell' interazione dei singoli utenti, ed è anche il motivo per cui al momento sta sperimentano con flussi di informazione di natura molto differente, partendo anzitutto dall'interfaccia fisica con cui l'utente fornisce gli input. Christian Giordano's site and blog @ http://cgws.nuthinking.com
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