La rappresentazione della conoscenza tramite mappe mentali (& dintorni)
September 15th, 2006 di GianAndrea Giacomain conoscenza, KM, mappe mentali | Letture: 5296
Vi propongo una riflessione sui possibili sviluppi di programmi per la rappresentazione, organizzazione e condivisione della conoscenza partendo dalle tradizionali e utili mappe mentali e concettuali.
Le mappe
mentali e le mappe
concettuali sono utili modi di rappresentare graficamente saperi e
conoscenze per facilitarne la comprensione, l’analisi, la comunicazione e
condivisione.
Le mappe mentali, ideate negli anni ’60 da T. Buzan,
partono da un concetto, da una parola, da un insieme, da una idea base e si
dipanano in modo radiale aggiungendo di volta in volta altri concetti, parole e
idee legati tra loro secondo una logica associazionista.
Le mappe concettuali, anch’esse sviluppate negli anni ’60
ma da J.D. Novak, si differenziano dalle mappe mentali in quanto, la
strutturazione delle informazioni è di tipo reticolare e non gerarchico, la
logica organizzativa che la sottende è di tipo connessionista e non associazionista
come nelle mappe mentali. Diciamo molto semplicemente che nelle M.C. si crea
una rete di connessioni (specificate da etichette di spiegazione) tra concetti
mentre nelle M.M. si parte da un concetto centrale e si allarga in modo
gerarchico e radiale per associazioni. Le M.M. e le M.C. sono
tradizionali strumenti di gestione della conoscenza, che possono risultare
molto utili nelle organizzazioni e nel Personal KM.
Queste mappe sono nate per il supporto cartaceo ma
naturalmente hanno avuto un notevole sviluppo mediante la diffusione dei
computer, tecnologia che si presta allo all’esaltazione e potenziamento di
questo strumento. Il computer rispetto al supporto cartaceo permette di
sviluppare mappe molto più complesse, articolate, ordinate e modificabili ma
fondamentalmente la logia di fondo è la stessa delle vecchie mappe.
Vi sono in commercio diversi e validi programmi per lo
sviluppo di mappe mentali e concettuali più o meno complesse. Questi programmi
rendono molto semplice e immediata la costruzione di mappe, incentivandone così
la usabilità, integrando in pochi passaggi diversi formati di file e
informazioni, accrescendone la facilità di condivisione. La diffusione e
abitudine a questi strumenti risultano molto utili quando sono integrati in
gruppo con una avanzata cultura interna di KM. Non dimentichiamo, infatti, che
lo strumento in sé non basta se manca una cultura di interazione con esso che permetta
di sfruttarlo al meglio. Il rischio infatti è quello di vedere il ripetersi di
vecchi logiche organizzative su nuove tecnologie. Questo vuol dire perdere
l’occasione di innescare un circolo virtuoso tra KMT (Knowledge
Management Technology) e utente che oggi è più simile ad una reciproca
influenza e co-evoluzione.
Questo processo risulta ancora più vero quando si parla di
KMT e non di tecnologia in generale. Bisogna, infatti, chiedersi non solo cos’è
materialmente e praticamente una mappa mentale/concettuale ma anche cos’è
psicologicamente?
Se per un attimo ci spostiamo all’interno del sistema
psiche e osserviamo le mappe da questo punto di vista, la prima cosa che
notiamo è che si tratta di una forma di memoria ausiliaria. Un supporto alla
nostra capacità di riconoscimento, rievocazione, ecc.. Questo supporto ai
nostri limiti di memoria serve a compiere analisi, valutazioni, controlli,
feedback, soluzioni, problem solving con più efficacia in senso sia verticale
che orizzontale.
Dal punto di vista interno al sistema psichico, una mappa
mentale è una forma di “mente diffusa”. Voglio dire che le mappe mentali o
concettuali sono strumenti che ricalcano la nostra organizzazione dei pensieri,
ampliando la nostra capacità di memoria fissando i concetti graficamente in un
insieme visibile nella sua totalità con un colpo d’occhio e potenziando la
nostra possibilità di sintesi mediante l’uso di un linguaggio visivo. Niente di
nuovo sotto il cielo, già la scrittura è uno strumento che raccoglie, conserva
e rende condivisibile gli “oggetti” della nostra mente; le mappe sfruttano la
maggiore capacità di sintesi delle immagini e della grafica ricalcando
l’economia organizzativa che la mente ha sviluppato nella sua evoluzione.
Un possibile scenario di sviluppo di questi supporti alla
nostra conoscenza e comunicazione è dato dalla creazione di mappe sempre più
autonome, dinamiche e capaci non solo di fissare e sintetizzare una complessa
rete di pensieri, associazioni, fattori, cause, processi, ecc. ma anche di produrre
feedback sempre più significativi, ricchi, autonomi e imprevisti.
A mio parere sono tre i principali i versanti su cui
sviluppare le mappe del futuro:
style='font-size:10.0pt;font-family:Symbol'>· snelli
sistemi esperti e A.I. per produrre piccoli processi di auto-organizzazione;
style='font-size:10.0pt;font-family:Symbol'>· la
grafica per descrivere sistemi complessi dinamici e adattivi, attrattori,
frattali (vedi interessanti esempi nel sito
href="http://www.visualcomplexity.com/vc/">visualcomplexity.com);
style='font-size:10.0pt;font-family:Symbol'>· il
fattore emotivo.
L’ipotesi di scenario è quella di passare dalla fase in
cui le mappe mentali e concettuali sono prolungamenti, supporti per la nostra
mente ad una seconda fase in cui le mappe cominciano ad avere una maggiore
autonomia e a comportarsi come piccole e semplici forme di cognizione, di
auto-organizzaizone.
Quello che si può iniziare a chiedere alle mappe di nuova
generazione è di includere, oltre alle loro tradizionali funzioni, quella di
accrescere la loro autonomia di elaborazione dei dati per produrre dei feedback
che alimentino un circolo virtuoso di reciproca informazione e influenza tra
software e utente. Le mappe del futuro devo crescere con l’utente aiutandolo e
imparando insieme a lui. In particolare, per il Personal KM, può diventare
utile un sistema di “mappatura” integrato al sistema operativo del PC che
cerchi di utilizzare più informazioni possibili per produrre una
rappresentazione del nostra quotidiana gestione delle informazioni e conoscenze
(e-mail, contatti, progetti, argomenti, significati, links, ecc., ecc.).
Un altro versante su cui sviluppare le future mappe è
quello di poter agire più approfonditamente sulle regole di organizzazione
delle connessioni, delle variabili stesse che sottendono la rappresentazione di
una sapere che sarà più dinamico, mutevole e multipolare.
Un’altra componente potrebbe essere un maggiore
coinvolgimento e rappresentabilità del fattore emotivo che sottende la nostra
organizzazione della conoscenza, delle scelte e dei comportamenti. Sottesa alla
razionalità delle nostre strategie e analisi, c’è un campo di fattori emotivi
che non sono sempre così espliciti e uno dei possibili obiettivi delle future
mappe sarà proprio quello di fornirci una funzione di “specchio” del nostro
modo di pensare e comportarci.
La psiche è un sistema ipercomplesso, emergente dal
sistema nervoso e senso-motorio. I recenti sviluppi delle neuroscienze, delle
scienze cognitive (integrate con le più valide intuizioni della psicologia
dinamica) stanno dando vita ad un terreno fertile di aggiornate teorie della
mente e nuovi modelli di organizzazione del sistema psichico da cui l’A.I. e
robotica sta pescando a piene mani (vedi per esempio all’CSAIL ma non solo). Sono convinto che si possa iniziare seriamente ad investire sullo
sviluppo si software con cui interfacciarsi i quali, senza particolari potenze
di calcolo e A.I., possano mostrare una sufficiente autonomia nel produrre
feedback significativi che facilitino la nostra gestione e produzione di
conoscenza.
Sappiamo che non ha senso commercialmente un programma di
KM troppo complesso e pesante, come riuscire allora a creare un programma
sufficientemente “intelligente” ma costi e dimensioni accettabili per un PC?
Come sta avvenendo, per esempio, anche per lo sviluppo di
avatar sempre più smart dal punto di vista della comunicazione e della
intelligenza emotiva, il punto di è partire da una profonda conoscenza della
psicologia e della comunicazione reale. Le maggiori conoscenze scientifiche sul
“sistema utente” permettono di ridurre il numero di informazioni necessarie al
“sistema software” per interagire in modo coerente. La crescente conoscenza dei
processi, dei vuoti, gli automatismi e degli schemi universali di
organizzazione della comunicazione, o in questo caso, della organizzazione
della conoscenza può compensare le ridotte possibilità di calcolo.
Dopo tutto, non c’è niente di più pratico che partire da
una buona teoria.





January 27th, 2007 at 3:06 pm
C’è molto di più dietro una mappa concettuale … se volete chiedetemelo … vi invierò uno degli articoli da noi pubblicati.
June 22nd, 2007 at 11:27 am
salve sto scrivendo una tesi su sviluppo dei software per mappe
volevo chiedervi dei commenti in merito all’uso se lo trovate più utile del cartaceo o se vi trovate meglio con i software per mappe
grazie
July 1st, 2007 at 12:45 pm
OK SE ME LI MANDI MI FARESTI UN GRANDE FAVORE GRAZIE