Ma il web 2.0 esiste?
July 29th, 2006 di Alberto Cortiin social web, web2.0, wikipedia | Letture: 4517
Provando un semplice esperimento ho cercato il termine “web 2.0″ su Wikipedia, versione italiana, per fare meno fatica…
Ecco l’illuminante (?) risposta: “Con il nome Web 2.0 o Internet 2.0 si intende un generico stato di evoluzione di Internet e in particolare del World Wide Web” (Wikipedia).
Alcuni hanno tentato di definire il Web 2.0 come una serie di siti web con interfaccia, facilità e velocità d’uso tali da renderli simili alle applicazioni tradizionali che gli utenti sono abituati a installare nei propri computer.
Spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX (Gmail.com usa largamente questa tecnica per essere semplice e veloce).
I propositori del Web 2.0 affermano che questo differisce dal concetto iniziale di web, retroattivamente etichettato Web 1.0, perché si discosta dai classici siti web statici, dall’e-mail, dall’uso dei motori di ricerca, dalla navigazione lineare e propone un World Wide Web più dinamico e interattivo.
Gli scettici replicano che il termine Web 2.0 non ha un vero e proprio significato, in quanto questo dipende esclusivamente da ciò che i propositori decidono che debba significare per cercare di convincere i media e gli investitori che stanno creando qualcosa di nuovo e migliore, invece di continuare a sviluppare le tecnologie esistenti.”
Non si può dire che gli scettici non abbiano argomenti a loro favore: mentre il mondo, e il web che non è altro che una delle sue manifestazioni, continua a crescere ed evolvere, alcuni si fermano a cercare di definire un web 2.0.
Il web è in continua e costante trasformazione ed è ormai di per se stesso un organismo infinito (forse dimostra l’esistenza stessa dell’infinito), istanza del nostro universo e della nostra società: ubbidisce a regole che nascono nel dialogo e nella massa, non in un disegno tracciato e semplicemente descrivbile. Un organismo caotico indeterminabile e ingovernabile.
E se, in tutto ciò, cominciassimo a guardare al web 2.0 non fosse altro che il web? E se anche fosse il 3.0?
Ma proviamo a dare delle definizioni:
- web 2.0 per chi vive di interfacce:“una serie di siti web con interfaccia, facilità e velocità d’uso tali da renderli simili alle applicazioni tradizionali che gli utenti sono abituati a installare nei propri computer. Spesso vengono usate tecnologie di programmazione particolari, come AJAX”. Un po’ come dire l’automobile 2.0 è quella con l’ABS e un po’ di altre diavolerie per rendere più semplice la guida, che non è altro che l’interazione con l’automobile stessa (secondo il principio: interfaccia modello abilitante all’uso di una tecnologia che permetta di accedere a un contenuto, anche nella forma di servizio). Convinti tutti?
- web 2.0 per chi vive di tecnologia: web semantico, vi ricordate? Tutto il web in XML, il web del contenuto puro, ricercabile, presentabile, strutturabile in modo trasversale. Forse questo quando ci sarà rappresenterà un vero 2.0, di cosa però? del web? forse dei dati contenuti nel web e del modo di strutturarli e interconetterli, ma questo è il web?
- web 2.0 per chi vive di giornalismo: è quello di chi deve riempire le colonne di un quotidiano. Mai letto articoli di Giuseppe Turani, per citarne uno? Provate e ci saremo capiti. Consiglio quello sugli Avatar su Affari & Finanza di Repubblica del 17 luglio…
- web 2.0 per chi vive di web: è quello per i clienti gonzi delle web agency, media agency, cross media agency, agenzia di viral marketing (cioè anche i miei clienti). Per vendere sempre la stessa cosa a un prezzo accettabile basta cambiargli nome, senza avere idea di cosa rappresenta un nome.
Ma, forse, il web 2.0 non è altro che la presa di coscienza di massa della realtà del web, il web sociale: tutto questo si può vedere come un modo di accedere al dialogo, inteso come mezzo per la trasmissione dell’informazione (che nella storia è stato tutto: tribù, bassorilievo, incunabolo, libro, radio, parola susurata al vento), nella sua accezione più alta, o forse solo più attuale, di mezzo di comunicazione interattiva omni direzionale, pervasivo, assoluto e infinito. Web come istanza del mondo reale, semplice evoluzione del dialogo e quindi dell’uomo, della società, il web è il suo contenuto e il contenuto del web è il dialogo, l’essenza dell’uomo, il primo mattone della società.
Il punto d’arrivo di una lenta evoluzione della stessa pulsione, tensione verso la diffusione dell’informazione, del dialogo, della conoscenza:l’unica evoluzione del web è sociale, attraversa la nostra consapevolezza in ogni giorno della nostra vita, pulsa nella società, pervade ogni istante della nostra vita. E’ la rottura dell’establishement, più forte delle rivoluzioni, più veloce dei movimenti di massa, perché ha abbattuto le barriere, i vincoli dell’unità di tempo e spazio (pensate al mal di testa di Aristotele oggi…), portando l’uomo al primo stadio di evoluzione non più legato alla crescita biologica, ma alla consapevolezza della differenza sociale. Forse non esitste più il Sapiens Sapiens, ma qualcosa di nuovo.
vabbè sarà il caldo…
Come sempre un passo avanti nell’evoluzione della società porta con se le sue potenziali aberrazzioni e il rischio della semplice rinormalizzazione verso gli abituali modelli di comportamento della società oligarchica: la possibilità di controllo del messaggio (o del media?) passa per il rincitrullimento della massa, che è la stessa che dovrebbe generare il messaggio: per ora è sempre avvenuto così.
Beh, se il web 2.0 rappresenterà una vera società 2.0, società del dialogo e dell’espressione libera, una vera rivoluzione lo sapremo (forse) solo nei prossimi anni, quando la percentuale di massa in grado di pensare come un individuo, e quindi di contribuire realmente al valore del pensiero di massa, ricordiamo che la massa ha una pulsione, ma l’individuo singolo plasma l’evento e crea la storia, sarà superiore a quella di oggi e non sarà controllata indirettamente e subdolamente.
Poi scopriremo se essere una società 2.0 sia veramente un bene.
La cosa bella e che non esistendo una definizione in realzione a tutto posso dire quello che voglio e nessuno mi può dire che ho torto… al massimo che non è d’accordo, ma parliamone, apriamo un dialogo: questo è un post 2.0. Un po’ come se accanto alla Stele di Rosetta ci fossero state tante pietre pronte, con scalpelli e martelli….





August 15th, 2006 at 8:52 pm
Il web 2.0, come tutti gli altri strumenti di interazione attiva, si imporrà indipendentemente dall’uso più o meno intelligente che se ne farà (a tal proposito ne ho accennato di recente, se può interessare, qui http://marketingpark.blogspot.com/2006/08/quando-il-web-20-diventa-unoccasione.html) perchè spesso mi imbatto in segnali scoraggianti, tentativi di ridimensionamento o delegittimazione, ma il progresso farà comunque il suo corso.
TZ