IDEARIUM.ORG è un progetto di Leandro Agrò & Andrea Benassi. Collaborano: Matteo Penzo, Daniele Cerra, Aaron Brancotti, Teresa Colombi, GianAndrea Giacoma e di tutti gli autori.


Mamma, perche’ le interfacce vocali fanno schifo?

March 24th, 2006 di Diego Montefusco
in | Letture: 1461

Quanto ancora ci vorra’ perche’ le interfacce vocali seguano il destino che meritano, cioe’ di essere levate dalle mani dei tecnocrati e finire in quelle dei designer?

Le interfacce basate sui sistemi di riconoscimento vocale (ASR - Automatic Speech Recognition) sono spesso sbandierate come la prossima generazione del customer care telefonico: molte aziende, per lo piu’ all’estero ad esser sinceri, implementano sistemi per migliorare il servizio al cliente, migliorarne la soddisfazione, aumentare la percentuale, rispetto ai sistemi a toni (”premi uno, premi due”), delle chiamate andate a buon fine.

Quello che in realta’ succede e’ che molto spesso I sistemi a riconoscimento vocale non raggiungono questi obiettivi, perche’ non rappresentano un passo avanti in termini di usabilita’. Utenti frustrati continuano a optare per un operatore umano alla prima occasione possibile (”operatore! Voglio un operatore!”) in una vasta percentuale dei casi, spesso il 40-60% delle volte, sostanzialmente non meno che in un sistema a toni. Altrettanto spesso, utenti anche volenterosi, si ritrovano a non sapere cosa dire per proseguire nell’interazione o incorrono in un numero tale di errori (”mi scusi, non ho capito”) da esser dirottati dall’applicazione stessa sull’operatore umano.

Questa situazione NON e’ determinata dalla tecnologia: i sistemi di ASR raggiungono tranquillamente percentuali di riconoscimento corretto del 97%, e migliorano di continuo. No, I problemi degli odierni sistemi vocali sono il risultato - semplicemente - di cattivo design. Benche’ I reparti marketing delle aziende parlino di migliorare la soddisfazione del cliente, o di aumentare l’automatizzazione dei servizi di customer care, il processo “usuale” di design e’ affidato ai tecnici se non addirittura agli sviluppatori, che prendono decisioni basate sulla facilita’ di integrare il front-end vocale con il “loro” back-end, o semplicemente copiando I sistemi a toni gia’ esistenti. E generalmente senza il minimo riguardo per, o competenza su, l’usabilita’ del sistema, gli obiettivi aziendali e dell’utente.

History repeating, come cantavano I Propellerheads: agli albori del Web chi faceva I siti web? Gli accatiemmellisti, naturalmente. Poi qualcuno ha tirato fuori la testa dal sacco e ha notato che c’erano eoni di cultura del visual design a cui attingere, e che - al di sopra di un server apache o di una pagina di codice HTML - comunque si trattava di creare un atto di comunicazione, e che come tale andava approcciato e progettato. Ora nessuno si stupisce piu’ che ci siano web agency le cui competenze stanno nella corretta strutturazione dell’informazione, nel creare interfacce usabili (in base a parametri oggettivi) e via cantando.

Con le interfacce audio siamo invece - storicamente - all’epoca degli accattiemmellisti.

3 Responses to “Mamma, perche’ le interfacce vocali fanno schifo?”

  1. baldo Says:

    devo dire che non mi sono ancora capitate interfacce ARS nella vita di tutti i giorni.

  2. laura Says:

    Concordo su tutto. Purtroppo pare che alle aziende servano vagonate di programmatori (chiamati anche michevolmente BIPEDI)e nessun esperto di usability o design… anche se in alcuni casi direi semplicemente di nessuna persona dotata di buon senso.

    Esempio pratico in Olanda, dove ho vissuto per 4 anni: chiami l’ufficio delle tasse per pagare, quindi a maggior ragione sono MOLTO interessati ad aiutarti.

    La prima domanda è SOLO in Olandese e ti chiede qualcosa che la metà dei residenti in Olanda (che ha un imigrazione fortissima) non capisce.

    Spingo un tasto a caso.

    La seconda domanda (dopo essere entrata nel menù sbagliato)è se voglio il menù in Inglese o in Olandese… ma non poteva essere questa la prima domanda?

    Con umana resistenza.
    Laura

  3. diosolsa Says:

    sono contento che nn siano soli i programmatori che hanno a che fare coi designer manager e quadrupedi vari ad essere stressati

Leave a Reply

Diego Montefusco

Diego Montefusco
<em>Sono finito nella Rete nel 1991 e da allora non sono piu' riuscito ad uscirne.</em><br /> <br /> Ho passato buona parte degli anni 90 a scrivere di Internet e grafica 3D interattiva su riviste di mezzo mondo, e a tenere conferenze e lezioni universitarie. Nel 97 sono approdato prima a Video OnLine come online customer care manager e poi a Tin.it come product manager. <br /> <br /> Ho vissuto gli anni del boom di Internet a Silicon Valley e per qualche mese sono anche stato virtualmente miliardario, poi la pacchia e' finita e siamo tutti tornati coi piedi per terra, e senza un conto in banca in notazione esponenziale. <br /> <br /> A San Francisco, nel 2000, sono stato tra i fondatori di una startup nel campo delle applicazioni vocali, che e' stata acquisita da Tiscali, per la quale ho seguito il lancio del portale vocale Tiscali by Phone in otto nazioni e sette lingue, oltre a vari altri prodotti. <br /> <br /> Dal 2004 lavoro come VUI (<strong>Voice User Interface</strong>) Designer per una "boutique" californiana, VoicePartners. Passo il mio tempo libero a cercare di far funzionare auto e moto d'epoca, con risultati tali da convincermi che e' meglio che continui a portare il pane in tavola con le interfacce vocali.
3D accessibilità apple architettura architettura terapeutica Ars Electronica atm BarCamp blogosfera classic coding colore comunciazione comunicazione DA design design evolutivo design generativo desktop domotica drinklink ecommerce edutaiment eGov elearning eMarketing emotional design ergonomia eye tracking flash frontiers07 gaming gestalt google gui human vision idearium identity information architecture innovazione instructional design intelligenza collettiva intelligenza connettiva interaction design interattività emotiva interfacce iphone ipod Italia iTV ivrea IxD Jakob Nielsen Jef Raskin KM knowledge management leeander Limerick MAXXI micro display Milano MIT mobile musei paperless percezione Pierre Lévy podcast privacy programmazione realtà virtuale rivoluzione informatica robot Roma saggio scrittura SDP SecondLife siena Singolarità singularity SL spaces standard test torino UMTS usability usabilità user experience UX visual design voice VR VUI w3c web web2.0 wii wireless