Ars Electronica 2005: Quando l’arte diventa tecnologica
November 27th, 2005 di Christian Giordanoin Ars Electronica, report | Letture: 1276
Ars Electronica è il festival che -dal 1979- riunisce artisti eclettici a scienziati innovatori.
Dal 1979 ogni anno viene organizzato nella, relativamente piccola, cittadina di Linz (Austria), un festival che anno dopo anno, grazie al progresso tecnologico ed alla sua penetrazione nella vita di tutti i giorni, riesce a riunire un pubblico di turisti ed operatori sempre più eterogeneo da tutto il mondo, da artisti eclettici a scienziati innovatori.
Nonostante le dimensioni e che non siano in molti a parlare inglese, è incredibile l’internazionalità e la relativa importanza mediatica che assume questa città che, grazie a edifici avveneristici, scuole e laboratori di ricerca e ottimi servizi per i visitatori (internet senza fili quasi ovunque), ospita egregiamente la manifestazione.
Per ogni edizione viene scelto un tema che rispecchi al meglio le tendenze contemporanee o che cerchi di stimolare al meglio gli artisti, tra cui i “soliti” del MIT Media Group come Golan Levin e Zachary Lieberman ad intrattenere con le loro performance di effetto che spesso vengono esaltate grazie alla collaborazione di artisti di settori abbastanza diversi, come per esempio attori di teatro.
Per quest’ultima edizione (2005) è stato scelto come titolo “Hybrid, living in paradox”, mentre l’anno precedente, per esempio, era “Timeshift, The World in Twenty-Five Years”. Indipendentemente dal tema scelto a Linz è possibile assistere allo “state of the art” in fatto di installazioni interattive o di performance supportate dalla tecnologia.
L’obiettivo dell’evento è sicuramente stupire, stupire a tutti i costi, come sicuramente ha fatto il Cockroach Robot del MIT, e come lo fa ogni anno dal 2003 il gioco di liquido magnetico “Protude, Flow“, ma è certo che in qualità di designer mi è stato difficile trattenermi dal criticare l’apparente inutilità di molti progetti. Essendo però pur sempre il presupposto iniziale il fatto che si tratti di arte, non tocca sicuramente a me mettere in disussione la selezione proposta ma trovandomi ora a scrivere un report per Idearium mi permetterò di focalizzarmi sulle idee che si sono più distinte ai miei occhi per il loro potenziale apporto funzionale o tecnico alla società includendo magari qualche progetto artistico che non lascerebbe nessuno indifferente.
Tra tutti i progetti quello che più assomigliava ad un prodotto commerciale è stato Tenori-on by Yahama, addirittura molti, essendosi innamorati all’istante nel provarlo, sono andati fiduciosi su internet a verificarne prezzo e disponibilità.
Purtroppo invece non è al momento ancora in commercio e si spera vivamente che lo sarà presto; secondo il sito il motivo è che si trova ancora in stato di sviluppo, penso perchè avendo già per le mani un progetto molto interessante dal punto di vista ludico lo si voglia preparare al meglio per la sfida del mercato, magari proponendolo pure ad un audience composto da musicisti professionali più che amanti di gadget tecnologici.
Ciò che a prima vista può sembrare un videogame dall’aspetto alieno in realtà è una drumbox che stravolge completamente il concetto di timeline lineare monodimensionale, che è ben chiaro a chi fa musica (o media time based). Con la sua interfaccia, composta per la maggior parte da una griglia di bottoni luminosi, è possibile posizionare suoni in uno spazio bidimensionale in cui la timeline viene reinterpretata in svariati modi, tra le diverse modalità può essere una pallina che si muove rimbalzando tra i suoni o può essere dei cerchi concentrici che riproducono i suoni quando entrano in contatto con loro. Oltre a questi paradigmi, nuovi per prodotti di consumo ma non a chi conosce artisti come Masaki Fujihata, Tenori-on, grazie a disegni luminosi che i bottoni possono creare ed alla sua connettività, promette di attirare l’utenza anche grazie alle sue doti comunicative. Sicuramente un prodotto da tenere sotto occhio.
Rimanendo un pò nel campo ludico un progetto che sembra già ben sviluppato è Topobo. Una specie di Lego per creare creature che combrende articolazioni che possono essere programmate manualmente. Con un semplice tasto infatti possiamo registrare un movimento che verrà poi replicato. Interessante perchè permette di far muovere robot senza l’ulizzo di computer e software aggiuntivo, cosa invece utilizzata dall’illustre predecessore Lego Technic.
Tra i progetti che voglio citare ci sono quelli che hanno vinto i Prix Ars Electronica. Le categorie sono: Computeranimation/Visual Effects, Digital Musics, Interactive Art, Net Vision, Digital Communities e The Next Idea. Visto anche il contesto in cui mi trovo, mi soffermerò solo in alcune di queste.
In Digital Communities, l’open-source con Free Software Foundation e il P2P con BitTorrent, grazie al modo con qui stanno rivoluzionando lo scambio di cultura tra utenti, riescono ad affiancarsi a community nel senso classico, come quella indiana Akshaya, che ha come merito quello di cercar di coinvolgere parti della popolazione solitamente estranea al mondo di Internet, come gli agricoltori per esempio. La categoria che dovrebbe promettere molto, ovvero “The Next Idea”, presenta un progetto simpatico di cui si è già sentito parlare in giro, o forse erano progetti similari, che non sembra brillare per il suo apporto innovativo.
USED Clothing ha come obiettivo quello di registrare via RFIP ai nostri vestiti informazioni, come lo storico di chi li ha indossati, per poi ovviamente tramandarle a chi in quel momento avrà in possesso il capo. A parte il fatto che sarebbe bello avere vestiti, specialmente di questi tempi, che durino così tanto da poter passare di mano a più persone (anche se comunque i negozi di vestiti usati, o mercatini che ne vendono, sono ovunque), in questi tempi, specialmente dopo le ultime mosse di Google, inizio a tenere troppo alla mia privacy per essere entusiasmato da questa idea.
La categoria che più mi ha interessato, se non altro per la mia professione, è stata NetVision. Quest’anno sono stati premiati progetti e persone molto differenti. Hanno avuto il riconoscimento il famosissimo web designer all’avanguardia Yugo Nakamura, tra i suoi lavori posso citare il suo recente AmazType, il singolare sito vote-action.com, progetto a scopo politico che è stato capace di risquotere molto successo visto appunto che all’asta c’erano voti per le elezioni americane (operazione ovviamente illegale che ha determinato la chiusura del sito dopo il tempo di prassi che è stato sufficiente a far parlare di sè), infine è stato premiato anche Processing, progetto che conosco benissimo e in cui nel mio piccolo collaboro attivamente, se non altro come tester.
Per chi non lo conoscesse, Processing è una piattaforma open source basata su Java che permette di creare applet con un meta-linguaggio semplificato e nettamente più abbreviato dell’originale Java. Il suo merito è quello di permettere a studenti di digital design di avvicinarsi in modo relativamente indolore al mondo della programmazione, materia sempre più fondamentale quando si vuole esprimere creatività attraverso un computer. Processing è un ottimo supporto per molti artisti per dilettarsi con la Generative Art e per molti designer per sperimentare con la visualizzazione di sistemi di dati complessi (Information Visualization).
Entrando nel tema dell’Information Visualization, molto caldo da un pò di tempo, è degno di nota il progetto realizzato in collaborazione con diverse organizzazioni spagnole esibito all’Ars Electronica Futurlab chiamato GNOM. Il suo obiettivo e mostrare le interazioni tra geni in ambito scientifico.
Un altro progetto del Futurlab è Archiquarium, il quale è un sistema comprendente una mappa stampata di grande dimensioni e diversi PDA che permette grazie a RFID di consultare e collezionare informazioni riguardo il festival e delle sue versioni precedenti.
Sul sito del Futurlab è possibile visionare tutti i loro progetti in cui per la quasi intera totalità è possibile riconoscere obiettivi molto più consistenti che quello solo artistico. E’ degna anche di nota la pagina sul loro sito relativa ai loro prodotti.
Passando per il centro di Linz non si potevano non notare le magnifiche creature di Theo Jansen, Sand Beasts. Theo ha ricevuto pure il più importante dei premi ed è stato re indiscusso dell’evento. Cosa divertente è che il computer lui lo ha utilizzato solo per studiare la fisica delle articolazioni dei suoi animali, infatti loro sono composti di sola plastica e funzionano con l’aria. La cosa che mi ha colpito maggiormente è stata la passione con cui lui le ha create e le sta continuando ad evolverle. Qui si tratta assolutamente di un lavoro di una vita, cosa che porta alla mente gli artisti di altri tempi, e la sua conferenza è stata pura poesia! Tecnicamente ci sono delle soluzioni molto interessanti e mi ha impressionato vedere come è possibile ricreare un’intelligienza artificiale meccanicamente, addirittura sfruttando la comunicazione binaria dei nodi dovrebbe essere possibile aggiungere a queste bestie la memoria.
Ha colpito per l’utilizzo di diversa tecnologia “on the edge” il piano interrato dell’Ars Electronica Center, dedicato quasi interamente al Virtual Reality che bene o male negli anni si è trasformata più in Mixed Reality. Era possibile salvare su card trasparenti di plastica, in stile Minority Report, scansioni 3D o video riprese con bluescreen e poi utilizzarle per modificare ritoccare i dati con software di disegno sperimentali o utilizzarli in giochi di ruolo tridimensionali.
Interessate sono state anche le partnership con altri istituti internazionali, in particolare mi è piaciuta l’esibizione dei progetti di una universtià indiana. D’impatto certe loro grafiche, molto avvolgenti certe loro installazioni, in una veniva ricostruita una narrazione in un vagone della metropolitana, e divertenti certe loro scelte low-tech, come questa interfaccia basata su mini tubi catodici.
Essendo entrati inevitabilmente nell’ambito artistico concedetemi di nominare i progetti che più mi hanno trasmesso emozioni. Quello che ho più apprezzato è stato sicuramente RMR, chi vuole sapere il significato di questa abbreviazione può leggerlo in quest’altra foto. Di bello c’era sicuramente la realizzazione dei video e l’utilizzo dello stress fisico come mezzo per immedesimare meglio l’utente nell’esperienza.
Un progetto che invece è stato esposto con molta accuratezza in termini architettonici e che per via di tutti gli aspetti considerati si è mostrato ben sviluppato è stato Life Support Systems, Vanda, di Mateusz Herczka. In questa installazione vengono rappresentati graficamente gli impulsi che un’orchidea trasmette ad un sensore. Per motivi di tempistica, una pianta manda impulsi ogni svariati minuti, essa veniva sollecitata con una fonte di calore costantemente. Ho visto partecipare l’autore ad un forum e devo dire che si è rivelato molto in gamba.
Conlusioni:
Come prima esperienza ad Ars Electronica, seppur di sfuggita, devo dire che è stata molto piacevole, e quindi, se non per staccare dal lavoro almeno per incontrare amici che vivono in svariate parti del mondo, sono sicuro che non sarà l’ultima. Nel caso sia riuscito con questo report a far incuriosire qualcuno di voi, non esitate a scrivermi una mail che magari si berrà una birra insieme da quelle parti.




