Prima Conferenza Nazionale del Gruppo Italiano del Colore
November 10th, 2005 di Angelo Morettiin color, conference | Letture: 1571
Si è tenuta nei giorni 20 e 21 ottobre 2005 presso l’Università degli Studi "Gabriele d’Annunzio" di Pescara la prima conferenza nazionale del Gruppo Italiano del Colore.
Ecco cosa è successo.
Si è tenuta nei giorni 20 e 21 ottobre 2005 presso l’Università degli Studi "Gabriele d’Annunzio" di Pescara la prima conferenza nazionale del Gruppo del Colore che si è costituito nell’ottobre dello scorso anno a Parma in occasione del VII Convegno di Colorimetria della SIOF (Società Italiana di Ottica Fotonica). Il Gruppo del Colore, come simili realtà di altri Paesi, intende favorire l’aggregazione e gli incontri culturali di chi in Italia si occupa di colore e luce da un punto di vista scientifico e professionale.
Quello di Pescara è stato il primo appuntamento ufficiale del Gruppo del Colore, al quale hanno partecipato numerosi studiosi ed operatori del settore e si è trattata di un’occasione per condividere e confrontare le varie esperienze su un argomento che ha forti caratteristiche multidisciplinari.
Durante la due giorni pescarese i vari contributi sono stati raggruppati in sette sessioni ognuna delle quali riguardava in modo specifico i vari aspetti della disciplina del colore: la sua natura fisica e psicologica, gli elementi fenomenologici e teorici della percezione cromatica, gli aspetti tecnici della misurazione strumentale e del controllo di qualità, il suo ruolo nell’industria, nella grafica, nell’arte, nell’architettura, nel design, nella moda e nella comunicazione.
Le sessioni, che hanno visto come chiarmen i più importanti ricercatori ed accademici della scena italiana del colore, durante la prima giornata di lavori erano:
- Il colore nei beni culturali (restauro e conservazione)
- La percezione del colore ed i suoi modelli
- Il colore nell’architettura e nell’urbanistica
- Il colore nei beni culturali (vernici e pigmenti)
e nella seconda giornata:
- Progettazione e controllo cromatico nella qualità di prodotti e manufatti
- Colore, design e comunicazione
- Modelli e metodi matematici e digitali per luce e colore
Ha chiuso la kermesse pescarese l’assemblea del Gruppo del Colore nella quale si è deciso che la prossima conferenza si terrà a Milano.
Gli inteventi sono stati trattati da vari enti di ricerca provenienti da tutto il territorio nazionale ed hanno affrontato i vari argomenti con grande precisione e rigore scientifico, tutti di altissimo livello e di grande interesse scientiffff… ntiffff…. fffff…. arg…. crr…. crrrr….. vrkkk…. Crrrkkk… wwrrrkkk….. crrrrr….. crr…. crrrr….. vrkkk…. Crrrkkk… wwrrrkkk….. crrrrr….. crr…. crrrr….. vrkkk…. Crrrkkk… wwrrrkkk….. crrrrr….. crr…. crrrr….. vrkkk…. Crrrkkk… wwrrrkkk….. crrrrr….. crr…. crrrr….. vrkkk…. Crrrkkk… wwrrrkkk….. crrrrr….. Crrrkkk… wwrrrkkk….. crrrrr….. crr…. crrrr….. vrkkk…. Crrrkkk… wwrrrkkk…..
ma accidenti siamo su Idearium, qui bisogna dire altro, la cronaca ve la andate a leggere sulla "Gazzetta dello Sport" !!!
Qui si parla di noi ed allora che ricordo mi è rimasto quindici giorni dopo il congresso?
L’impressione è che gli interventi siano stati molto sbilanciati sugli aspetti fisici del colore e solo pochi, direi 4 o 5 su oltre 50, hanno affrontato il problema della percezione del colore. Questo mi fa dire che forse ci si è occupati più di pigmenti che non di colore, più di fisica nel senso classico del termine che della sensazione di colore.
Io credo che il colore è qualcosa che ci creiamo noi, delle misure oggettive che sono diverse da quelle soggettive, di quella cosa che io chiamo “Fisica Glamour” (e su questo invito gli amici lettori a guardare i miei precedenti interventi su Idearium sulla nascita del movimento della Fisica Glamour) vale a dire lo studio e l’analisi del mondo che noi ci ricreiamo dall’energia che ci arriva dal mondo fisico esterno a noi, con problematiche che spaziano nella filosofia: ma allora cosa è reale? Il mondo fisico esterno a noi o la ricostruzione che noi ne facciamo?
L’impressione è che esistano due mondi culturali separati, uno fisico-scientifico ed un altro artistico-progettuale, uno matematico e l’altro intuitivo, che sembra vadano per le proprie strade. Ed il campo del colore è il luogo dove queste due strade dovrebbero incontrarsi e questo ancora mi pare non accada, solo alcuni stanno indagando in questa direzione e senza saperlo fanno della Fisica Glamour.
Io credo che non sia tanto importante lo studio del colore; provocatoriamente dico che il colore è inutile e superfluo, a volte dannoso (Coloristi reagite!! Mandatemi insulti via mail!!). Per creare immagini a colori si consuma energia; gli schermi a colori dei nostri telefonini esauriscono più rapidamente la batteria di quelli in bianco e nero ma la quantità e qualità di informazione che ci mandano è uguale se non a volte confusa proprio dal colore.
Credo inoltre che il colore distragga dai contenuti di un racconto; in un film in bianco e nero l’autore deve concentrarsi molto di più nella narrazione e lo spettatore non è distratto e sviato da effetti colorati. Amici lettori vi è capitato di rivedere oggi i vecchi varietà del sabato sera trasmessi in bianco e nero dalla RAI? Walter Chiari? Mina? Celentano quando era tranquillo?
C’erano più contenuti in un programma leggero in bianco e nero del sabato sera che in cento puntate a colori di Porta a Porta (ma chi ha il coraggio di guardarne anche solo due?).
Chi poi ha la mia età (50 cari amici, sì 50) e segue il calcio si ricorda con maggiore affetto dei mondiali di Mexico70 in bianco nero piuttosto dei colorati Spagna82 anche se li abbiamo vinti.
Sarei quasi tentato di dire che per elevare il livello culturale di una nazione bisogna avere la televisione in bianco e nero. Quanto sono più espressive ed evocative le foto in bianco e nero rispetto a quelle a colori! Quindi il colore non lo penso poi così importante. Poi i miei amici lettori più attenti ricorderanno la mia sorella africana, lei sì di un bel colore, che mi dà del perditempo perché mi occupo di queste cose. Ma non solo lei: ciao Zucola.
Quello che invece ritengo importante è capire come noi vediamo il colore, come funzioniamo noi non il colore; il colore è solo un pretesto per comprenderci e vista la forte interdisciplinarietà dell’argomento credo che questo sia il terreno ideale per farlo. Questa è la Fisica Glamour: chi siamo noi quando immersi nella Fisica Classica.
Questo credo che nel congresso non sia stato sufficientemente marcato; so però che è stato il primo congresso nazionale del Gruppo del Colore e sono sicuro, conoscendo il valore delle persone che lo compongono, che il gruppo crescerà e prenderà la giusta direzione.
Delle due giornate pescaresi mi è rimasta una frase, indimenticabile, saggia, precisa, lucida pronunciata da Osvaldo Da Pos: “Il colore va guardato”: saggezza bertoldiana.
Ed è lì che bisogna andare.
Invito i lettori interessati a tenersi informati su queste pagine sul prossimo congresso di Milano dove vedrete che tutto andrà meglio.
Però amici lettori vi voglio rassicurare. Per la prima volta nella storia della Scienza il modo accademico ha sentito il termine "Fisica Glamour": era venerdì 21 ottobre 2005 a Pescara alle 13.17 orario siderale: missione compiuta, cari amici!
Per quello che riguarda il mio intervento a Pescara -se proprio vi interessa- qui potete vedere le slide (FLASHPAPER). (c’è dentro parecchia Fisica Glamour).
Ma per voi, cari amici alla lettura, c’è un grande regalo: se cliccate qui potete prendervi le mie slide powerpoint (sono 1,3 mega, usate il tasto controll/mela per scaricare il file collegato al link).
E se volete potete iscrivervi alla mailing list del Gruppo del Colore alla pagina:
http://filibusta.crema.unimi.it/mailman/listinfo/gruppodelcolore
Buon divertimento.
E se volete scrivetemi a: angmore@inwind.it
Saluti a tutti ed alla prossima che sarà tra breve: ogni tanto ritornate.
Angelo Moretti
Novembre 2005




