Virtuality: La Realtà Virtuale ci riprova (e giovediscienza aiuta)
November 6th, 2005 di Leandro Agroin Flavia Sparacino, torino, virtuality, VR | Letture: 5635
In quanto interaction designer, ho sempre guardato con sospetto a quella VR che ti sprofonda in un mondo irreale a dispetto di quello –incomparabilmente ricco- che percepiamo come reale.
Ma che sia il futuro in cui vivremo, o soltanto il prossimo effetto speciale, la VR è sempre lì, e l’interesse lo desta sempre…

In compagnia dell’ottimo Alberto Corti, sono andato a vedere l’apertura della sesta edizione della Virtuality Conference di Torino. Vi dico subito che abbiamo sì trovato un “mondo nuovo”, ma non è stato per nulla virtuale.
Il nostro giro è partito dal Centro Congressi Torino Incontra (ma che diavolo è quella statura rossa nella vasca all’ingresso?), dove –oltre ai seminari di Alberto Menache (FX supervisor, Sony) e Michael Elson (direttore di produzione di film come Harry Potter, Tom Raider, Batman Begins…)- si poteva girare tra un ventina di piccoli stand, vedere numerosi modelli di abbigliamento tecnico/sportivo del futuro, nonché seguire l’evento pomeridiano (al Teatro Colosseo) al quale hanno partecipato anche Piero Angela e Flavia Sparacino.
Prima di raccontarvi del mouse3D, degli effetti visivi a realtà mista, o degli effetti speciali arrivati direttamente dal MediaLab di Boston, voglio dare spazio a qualcosa che non conoscevo e che merita davvero l’attenzione di tutti: il giovedì della Scienza. www.giovediscienza.it
Giovediscienza
Ecco di cosa si tratta: da venti anni, a Torino, una sinergia tra Enti, Aziende e Fondazioni ha reso possibile la realizzazione di folto calendario di eventi di divulgazione scientifica. Così, ad esempio il 3 novembre 2005, ci siamo ritrovati in un Teatro dove circa mille persone hanno potuto assistere gratuitamente al seminario “L’Amore ed altri Effetti Speciali”, con -appunto- Gabriele Cipollitti, Flavia Sparacino e Piero Angela.
Di questo seminario specifico vi parlo tra poco, ma ciò che -ritengo- meriti tutta la nostra attenzione è l’esistenza stessa -ripeto da venti anni- di una iniziativa come il giovediscienza. …io sono oramai abituato a pensare che cose del genere NON accadano in Italia, e sono stra-contento quando trovo qualche segno di vita intelligente qui in Italia e non -necessiamente- al MIT (quello di Boston non la stranezza italiana che usa lo stesso acronimo).
Mi chiedo perché non esiste un giovedì della Scienza in ogni città. Perchè non venga tutto registrato e reso disponibile su una WebTV della Scienza. Mi chiedo chi potrebbe farlo, con quali fondi, e mi viene voglia di contribuire a realizzare questa visione che -spero- qualche vero Ministro dell’Innovazione o dell’Istruzione Università e Ricerca, abbia in sogno.
Il primo grazie a Virtuality, va dunque per meriti tutt’altro che virtuali. Loro hanno dato lo spunto di base al seminario che mi ha fatto scoprire il giovediscienza.
Ma torniamo al Virtuality…
In quella ventina di micro-stand che ho avuto modo di visitare ho notato due principali tecnologie:

Realtà mista
Una telecamera normalissima inquadra l’ambiente circostante lo stand di questi piccoli maghi della SEAC02, e “riconosce” (pattern recognition) alcuni quadrati di cartone posti sul pavimento. I quadrati di cartone contegono un simbolo e consentono al computer che “legge” l’immagine della telecamera di riconoscere il loro orientamento.
ed ecco che -per magia- l’immagine sul monitor non mostra soltanto quello che la telecamera inquadra, ma vi “immerge” dentro in modo indistinguibile due elefantini che guardano nella direzione corretta!
Mouse 3D
L’altro “aggeggio” degno di nota l’ha portato dalla svizzera Patrice Rouiller (ForceDimension.com). Il “mouse 3D” non è la prima volta che compare nelle fiere (e raramente altrove), ma QUESTO mouse3D mi è parso particolarmente maneggevole, preciso e… adattabile. Di fatto, il mouse in questione può opporre una resistenza al movimento che da l’idea del tipo di oggetto/superficie che -con il mouse 3D- stiamo editando.
Non ho avuto la sensazione che questa “resistenza” opposta sia particolarmente precisa e capace di aprire il mouse3D ad applicazioni “estreme” come il training dei chirurghi.
Il fatto è che -come dice Patrice- esistono migliaia di possibili applicazioni di un mouse3D come il suo. Magari non la navigazione sul proprio desktop per cui -come dice Patrice- basta ancora il mouse tradizionale, ma esiste tutto il settore dell’architettura, dei giochi, delle simulazioni per l’addetramento in ambiti specialistici, e chissà quanto altro ancora.
Ho ringraziato Patrice e prometto di non dirgli nulla su computer controllati con lo sguardo. Dovrei ammettere che l’unica interazione che trovo ancora inefficace, è proprio la manipolazione di ambienti ed oggetti 3D.
la VR, oggi
Consentitemi di dire che “la Realtà Virtuale non è più quella di una volta”.
Sono sparite le maschere inumane ed i guantoni (beh, non tutti), è oramai totalmente introdotta la “augmented reality” che anche l’interaction design indica come la “strada maestra” da usare se proprio serve introdurre un layer virtuale dove “incontrare” persone distanti o accedere a informazioni “contestualizzate”.
Questa VR in cui puoi stare senza sentirti dentro ad una scatola, in effetti mi piace molto di più. E per quanto la strada che io batterò sarà sempre quella del Knowledge Navigator, ammetto che la seduzione della VR ha parecchio senso per tante, tantissime applicazioni, i “giochi” per prima cosa.
Ma Virtuality non è stata solo VR…

Tute da super-sportivi
Le molte tute per l’abbigliamento sportivo del futuro mi hanno fatto pensare al mondo dei super-eroi. L’immagine principale era quella di Edna Mode, la stilista degli Incredibles di Pixar, ed il suo atelier da fantascianza.
Eppure, questi abiti NON sono un effetto speciale. Non sono dei “wearable computers” connessi alle radio venusiane. Sono una realtà applicabile oggi. Fanno un uso meticoloso e iperconcreto dei materiali più moderni come della conoscenza di dettaglio che abbiamo sulle “conseguenze fisiche” di una certa azione, o di un certo sforzo (vi ricordo che si tratta di abbigliamento sportivo da competizione).
Le immagini danno una idea generale del tipo di realizzazione.
Conclusioni, con venatura polemica
Beh…
In una singola giornata di Virtuality non si poteva fare di più, ma lasciatemi concludere con una nota sul seminario pomeridiano del giovedìscienze:”L’Amore e gli Altri Effetti Speciali” si è manifestato per quello che Piero Angela si è affrettato a definire “un fritto misto” (testuali parole sue).
Questo tentativo di percorso a salti tra umanesimo e tecnologia si è trasformato in uno bizzarro e piacevole SUPERQUARK LIVE, che è andato benone sin quando il divulgatore scientifico per definizione ne ha tenuto saldamente le redini.
Poi c’è stato questo slittamento esterofilo “fatto in casa” con la testimonianza della palermitana più nota del Medialab di Boston: Flavia Sparacino.
Vedendo i suoi lavori ed il suo incredibile curricola io ero molto interessato a quello che avrebbe mostrato al seminario. Posso dire di essere praticamente andato apposta.

Flavia ci ha raccontato che -in futuro- vivremo in case che hanno un monitor a parete che sarà come una finestra su CityNew, il suo progetto che trasforma le notizie in paesaggi urbani navigabili saltando da un grattacielo all’altro con i gesti.
A me vien da chiedere: Flavia, sei sicura?
Secondo te io farò ginnastica davanti ad una parete solo per leggere il giornale? Sicura che posso leggerlo in poltrona usando tecnologie completamente diverse dal CityNews?
E mia mamma, come pensi che farà lei? I grattacieli? In Italia il palazzo più alto ha trenta piani… Non è che se ne può fare una versione con i colli della Toscana?
…
Ma aldilà di battute senza malizia che non vorrei fossero scambiate per polemica, sapete cosa penso io?
Io dico che in un paese come questo LE MILLE PERSONE del Colosseo sono praticamente degli eroi. Gente che reagisce -anche solo con la presenza- all’abbrutimento televisivo, alla malgestione della Ricerca ed alla non-cultura tecnologica nazionale. Gente che non può sapere -con questo sistema attuale- che in Italia esistono anche perle di aziende e scienziati che cambiano -loro sì- il mondo in cui viviamo.
Per loro, i computer che si guidano con lo sguardo (e non c’è bisogno di andare al Medialab di Boston…), e la maggior parte dei discorsi che fanno persone come te (o anche me) sono fuori dall’orizzonte. Loro però hanno il giovedìscienza.
Chi sale su quel palco, dovrebbe quindi farlo con tutto il senso di responsabilità di cui è capace. Mostrando e spiegando il nuovo e non badando troppo alla autopromozione, o enfatizzando il proprio personale successo con dei video (ben quattro) sottotitolati in giapponese (per fortuna solo uno).
Semmai -a questa gente del Colosseo- andrebbe spiegato perché non può essere l’Italia ad avvalersi di una mente come quella della Sparacino.
Insomma, io penso che si debba parlare di scienza, tecnologia, innovazione, etc, oppure -se dobbiamo fare promozione- farla in negativo e far comprendere che c’è una netta distinzione tra il sentimento di orgoglio di chi pensa che sia bello avere una italiana in gamba al MIT, e la frustrazione di chi pensa che invece potremmo (e dovremmo) essere orgogliosi di quello che l’Italia è in grado di fare qui (e non dei “cervelli” che perde in nome dell’emigrazione forzata per mancanza di alternative).
Io concludo positivamente asserendo che, Fuga dei Cervelli o meno, in Italia qualcosa resta. Ho visto computer che si guidano con lo sguardo, avatar fotorealistici che reagiscono in tempo reale a domande fatte a voce per telefono, macchine ibride, pannelli fotovoltaici ad altissima resa… e non sono certo un ministro con le chiavi di tutte le aziende italiane. Mi rendo però anche conto che a via di pensare che gli italiani abbiano l’anello al naso, qui ci stiamo giocando il Paese.
Propongo dunque onore e gloria per gli Usa e la loro leadership tecnologica, ma occhio a non diventare ridicoli come -ad esempio- ogni tanto fanno quei giornalisti che vanno a cercare le super-tecnologie in california e pubblicano -sempre per esempio- sul Corriere un articolo che può essere smentito con una semplice ricerca su Google.
Svegliamoci per fovore.
W quindi il giovediscienza e coloro che avranno la forza di replicare questo genere di iniziatve.





October 4th, 2007 at 4:34 pm
Buongiorno!
visto che sei venuto due anni fa e hai scritto un bellissimo articolo, spero che troverai stuzzicante la prossima edizione! Virtuality torna a Torino dal 6 al 9 Novembre per la sua ottava edizione, e prende nu nome nuovo: VIEW. Nome nuovo e programma strepitoso…. con una sezione fantastica di games!
Il sito per tutti i dettagli è www.viewconference.it, comunque metto qualche anticipazione: ci saranno grandi nomi come Ken Perlin (quello del Perlin noise…), Grant Major di Weta e Glenn Entis di Electronic Arts, Lucia Modesto (quella che ha disegnato tutti i caracters dei 3 SHREK), talks da tutte le Majors (4 solo da Pixar!), anteprime di film e anche specifiche masterclasses offerte da Softimage, Autodesk, ‘Nvidia e altre aziende.
Se ti interessa (come spero proprio!) ti possiamomandare il comunicato stampa… la conferenza stampa sarà il 9 Ottobre…
sperando di rivederti a Torino, ciao, Paolo
October 5th, 2007 at 2:46 pm
Ciao Paolo,
a questo giro, qualcuno dell’organizzazione di Virtuality mi aveva già chiamato come relatore. Sto aspettando conferma… In ogni caso un salto vengo a farlo volentieri.