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L’approccio al design di ICT per la società civile secondo Maja van der Velden

October 18th, 2005 di Umberto Abate
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La giustizia cognitiva promuove il design di sistemi informativi focalizzati sui possessori di conoscenza e sull’ambiente dove la conoscenza è situata.

Premessa
Coltivando l’interesse per quell’area di studio che interseca tecnologia e società mi sono imbattuto in un articolo del tutto singolare dal titolo “Programming for cognitive justice. Towards an ethical framework for democratic code” di Maja van der Velden e pubblicato sulla special issue n. 17 di Interacting with Computers.

Nell’articolo si contrappongono le metodologie ed i valori che hanno contraddistinto il design e la creazione di due tra i più importanti portali per la distribuzione della conoscenza attualmente online (il secondo in fase di ultimazione): The Development Gateway della World Bank e The Open Knowledge Network di OneWorld International.

L’autrice sostiene che il modo in cui tali sistemi strutturano l’interazione degli utenti influenza il modo in cui questi concettualizzano la conoscenza, così come quello in cui stabiliscono legami di fiducia con altri utenti e con le istituzioni che possiedono e gestiscono i sistemi stessi. L’articolo infine propone il concetto di “giustizia cognitiva” e sulla sua base presenta un approccio per guidare il design di sistemi di informazione basati sul principio della equivalente validità di tutte le tipologie di conoscenza.

Vorrei offrire qui una versione riassunta, tradotta e quindi inevitabilmente interpretata del lavoro di Maja van der Velden nell’intento di allargare la riflessione su tali tematiche anche nel nostro Paese. Chiunque fosse interessato all’approfondimento può trovare l’articolo originale e le indicazioni bibliografiche qui: (PDF).

Un’ultima considerazione preliminare riguarda il concetto di società civile. Questo è di difficile definizione data l’impossibilità di descrivere i confini dei gruppi e degli interessi che vi sono in gioco. Esistono infatti varie visioni del concetto di società civile già presente nelle opere di Hobbes, Marx, Tocqueville, per passare a Gramsci fino a numerosi autori contemporanei.

In linea con il co-testo dell’articolo, riporto la definizione del Centre for Civil Society at the London School of Economics che l’editoriale della special issue n.17 di Interacting with Computers propone:
“lo spazio di azione collettiva spontanea attorno interessi, scopi e valori condivisi. In teoria, tali forme istituzionali sono distinte da quelle dello stato, della famiglia e del mercato, sebbene in pratica i confini tra lo stato, la società civile, la famiglia ed il mercato siano spesso complessi, sfumati e negoziati. […] Le società civili sono spesso popolate da organizzazioni come enti di volontariato registrati, organizzazioni non governative, gruppi e comunità, organizzazioni delle donne, movimenti sociali, associazioni d’impresa e coalizioni” (Centre for Civil Society, 2004)

Information Systems per la condivisione di conoscenza
La conoscenza è divenuta un concetto cardine nelle politiche di sviluppo sociale ed economico. Ad esempio, la World Bank ha giocato un ruolo fondamentale nel promuovere nuovi modi di fare rete, di gestire e di condividere conoscenza e nel 2001 ha inaugurato The Development Gateway, un portale web per la condivisione delle idee e lo sviluppo della conoscenza.
The Development Gateway è basato su un database centralizzato a cui si può accedere tramite un portale Web che offre strumenti per la ricerca, la condivisione e la discussione di informazione e conoscenza relative allo sviluppo. Esso ricompone ed organizza “conoscenza inaccessibile, frammentata e di incerta qualità sul tema dello sviluppo” (Development Gateway, 2001) in Conoscenza per lo Sviluppo credibile. In tale sistema gli argomenti sono suddivisi per aree e settori ben definiti, i contenuti disponibili sono presentati come “l’informazione e le risorse di conoscenza migliori tra quelle disponibili” (ibid.), e la sottomissione di articoli da parte di utenti viene discussa ed eventualmente approvata da esperti facenti parte del gruppo editoriale e selezionati tra i membri della Development Gateway Foundation. Cioè secondo gli interessi ed i valori della Banca Mondiale.
Il documento World Development Report (World Bank, 1999) discute circa l’estensione della conoscenza attraverso nuove forme IT e sulla gestione della conoscenza per lo sviluppo economico, ed è perciò in linea con gli obiettivi del Development Gateway. Tale documento è costruito sulla base di due assunzioni fondamentali: “la conoscenza è lo sviluppo” .

Nella visione della Banca Mondiale la povertà nei cosiddetti paesi in via di sviluppo è il risultato di gap di conoscenza e di problemi di informazione. A questo si affianca la visione utilitaristica secondo cui ciò che è buono per il mercato è buono per le persone. Ne consegue che non si riconoscono i tipi di conoscenza che non siano rilevanti per la costruzione di economie di conoscenza.

La seconda assunzione è che la conoscenza è un bene pubblico, trasferibile fintanto che i mercati mancano di fornire la conoscenza necessaria allo sviluppo. Ciò implica non solo la trasferibilità del bene conoscenza da dove è disponibile a dove è necessario, ma anche l’introduzione di una misura tra conoscenze alternative. Il Gateway è ovviamente chiamato a dominare lo spazio di tali alternative.
Per dirlo in maniera forse più esplicita con le parole di Joseph Stiglitz (2000), che scrive in qualità di Chief Economic Officer della World Bank:
“ [La Banca Mondiale] può avere un altro ruolo: certificare la qualità delle fonti e dei messaggi; in un mondo rumoroso, con molte teorie alternative in lizza per un palcoscenico centrale, c’è bisogno di qualche mezzo per dare ordine a tale cacofonia, stabilendo credibilità”.
fig 1

Sebbene la struttura del portale Development Gateway (fig.1) offra, grazie al suo controllo centralizzato, il vantaggio di avere un alto livello di sicurezza, fiducia ed affidabilità per i suoi utenti, per contro ha lo svantaggio che tutta l’informazione ha bisogno di essere inserita prima nel database centrale per poi essere accessibile agli utenti di Gateway.

Questo è stato il punto centrale di critica esposto dai rappresentanti di organizzazioni appartenenti alla società civile durante la fase di design del progetto Gateway, in quanto tale architettura dava totale disposizione alla Banca Mondiale di monitorare e gestire i contenuti offerti. Gli esponenti della società civile domandarono invece un sistema trasparente capace di promuovere relazioni di fiducia tra gli utenti.
Fu in tale contesto che OneWorld International, una coalizione di più di 2000 organizzazioni di 90 diverse nazioni, promotrice della giustizia sociale e dello sviluppo sostenibile, presentò una piattaforma tecnica alternativa alla World Bank in una proposta intitolata “A Distributed Global Gateway for Knowledge-Sharing in Civil Society” (OneWorld, 2002). La Banca mondiale non discusse la proposta con OneWorld e si perse all’interno della discussione Gateway (Armstrong, 2003).
fig 2

La proposta riemerse successivamente all’interno del G8 e fu approvata dal Local Content and Appropriate Tools Working Group (Dot Force, 2002). Questa è attualmente in fase di implementazione sotto il nome di Open Knowledge Network (OKN) e alcuni progetti pilota sono stati implementati in India, Kenya e Senegal (vedi fig.2). OKN è stato presentato al pubblico al World Summit on the Information Society a Ginevra, nel Dicembre 2003.

OKN è un sistema che offre una struttura flessibile e dinamica e che supporta le iniziative di informazione tra comunità povere e marginali attraverso valori e standard condivisi: contenuto locale, gente locale, linguaggio locale (OKN, 2003). Gli utenti possono pubblicare informazione attraverso internet ma anche attraverso telefono, wireless, radio, ecc. OKN non riconfeziona la conoscenza ma offre ai possessori locali della conoscenza, ai produttori e ai ricercatori una struttura decentralizzata e globale per condividere informazione con il dominio pubblico, inteso come un tipo di struttura sociale in cui beni comuni sono condivisi. Una delle sfide di OKN è di prevenire il mercato dalla privatizzazione della conoscenza locale e allo stesso tempo di proteggere gli hubs locali dalle infrazioni sui copyrights. Infatti OKN offre Open Knowlege Licence, una licenza per i materiali di proprietà condivisi su OKN.
OKN è basato su un sistema di condivisione files peer-to-peer (p2p). Perciò può essere paragonato a sistemi come Freenet e Gnutella in quanto non esiste un database centrale o un “centro di comando”. Grazie al controllo decentralizzato, il sistema è altamente flessibile, trasparente e rispettoso dell’anonimato. Gli hubs devono istallare il software OKN e rendere così possibile la condivisione di file non ristretti a pagine web ma aperti a formati e a mezzi di comunicazione diversi come internet, radio, mobile e accesso offline (per comunità il cui collegamento ad internet è particolarmente costoso).

Ogni canale di distribuzione è identificato con una organizzazione che produce informazione. Gli hubs che ritengono una certa organizzazione fidata possono decidere di allacciarsi a tale canale. Il collegamento tra associazioni e hubs può verosimilmente facilitare la creazioni di reti di fiducia in quanto se l’hub A confida dell’hub B adotterà anche i canali scelti dall’hub B.

Conoscenza e Diversità
Auto-organizzazione, flessibilità, diffusione, sono caratteristiche chiave di un sistema ad alta diversità (De Landa, 1997; Johnson et al., 1998; Shiva, 1997). L’auto-organizzazione è intimamente legata con la capacità che ha un sistema nel controllo locale, nell’interazione con il suo ambiente per adattarsi e rinnovarsi (Shiva, 1997). Il design che rafforza la capacità di auto-organizzarsi di una comunità aiuta a coltivare la diversità della conoscenza presente in tale comunità. È all’interno di tali diversità che si riscontrano approcci efficienti allo sviluppo locale.

Il design di ICT ricade su questo grado di flessibilità e tipo di risposta. Esperienze con sistemi di conoscenza in organizzazioni distribuite indicano che i sistemi centralizzati offrono una consistenza, controllo e qualità sul contesto globale, ma che mancano di efficacia quando si devono adattare su scala locale (formati, linguaggi, mezzi). È esattamente il grado di flessibilità che un sistema offre, che permetterà o meno agli utenti di adattarlo alla varietà del locale.

Programmare per la giustizia cognitiva
La giustizia cognitiva è quel concetto già presente nell’insegnamento di Gandhi e riformulato da Visvanathan (citato in Kraak, 1999) secondo il quale tutti i tipi di conoscenza sono egualmente valide e mutuamente coesistono in relazione dialogica. La giustizia cognitiva implica inoltre che non esiste quella cosa chiamata “gap di conoscenza” che può essere riempito da un sistema per la gestione della conoscenza. Le persone basano sempre le loro azioni sulla conoscenza, per quanto questa possa sembrare imperfetta ad altri.

La giustizia cognitiva promuove il design di sistemi informativi focalizzati sui possessori di conoscenza e sull’ambiente dove la conoscenza è situata. Ne risulta che il processo di design stesso diviene un dialogo di valori e interessi diversi.
In tale approccio, le persone sono riconosciute come gli agenti di cambiamento nelle loro comunità e società. Esse sono percepite come i conoscitori, come partecipanti di un processo di comunicazione dove avvengono dialoghi di equivalente valore. La tecnologia impiegata per facilitare il cambiamento può essere democraticizzata sullo stesso principio.

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Umberto Abate

Umberto Abate
Dopo essermi laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Bologna mi sono specializzato con un master of science in Intelligent Systems alla University of Sussex.<br/> La formazione umanistica iniziale ha così trovato un contesto entro cui definirsi meglio e applicarsi, fornendo attenzione ai valori e strumenti di analisi nell'ambito delle tecnologie e della intelligenza artificiale.<br/> <br/> Oggi mi interesso di creazione di ambienti vicini all'essere umano, in altre parole di ciò che può rendere più naturale l'interazione tra un individuo e il suo contesto (in cui le tecnologie sono sempre più diffuse).<br/> <br/>Le tematiche e le discipline interessate vanno dalle scienze cognitve, allo studio del linguaggio, delle forme di rappresentazione e significazione, al design, fino alle dinamiche sociali su scala globale e locale. Sostenitore di forme di politica territoriale, mi piace contribuire alla creazione di spazi di incontro.<br/> <br/>Temo la diffusione di forme di vita sempre più amateriali, desemantizzate e alienanti.<br/> <br/> Attualmente mi occupo di progettazione web e, appena posso, viaggio e fotografo.<br/>
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