IDEARIUM.ORG è un progetto di Leandro Agrò & Andrea Benassi. Collaborano: Matteo Penzo, Daniele Cerra, Aaron Brancotti, Teresa Colombi, GianAndrea Giacoma e di tutti gli autori.


Talento, tecnologia & tolleranza: Richard Florida tra tondini, pizze & mandolini

May 22nd, 2005 di Leandro Agro
in , , , , | Letture: 2688

Qui non facciamo crociate politiche, ma questo Paese è alla deriva ed almeno per dire cose positive…

In questa pagina

- Introduzione
- La lezione di Florida
- Il Workshop Sabatini-Assolombarda
- La battaglia è sul ROI
- Convertirsi alla creatività!
- Ma c’è ancora la creatività italiana?!
- Conclusioni


Introduzione

In questo articolo c’è un confronto/incontro
atipico per queste pagine e per le mie abitudini. Entrano infatti in gioco
personaggi come il Presidente dell’Assolombarda o l’inventore del FuturShow
e questo con i miei "classici" articoli di usabilità ed interaction
c’entrano ben poco. Il fatto è però che oramai la situazione
italiana è così devastata che nessuno
può dichiarasi fuori gioco e non dichiarare le
proprie idee
, perchè anche
l’astensione dal pensiero è oramai una posizione politica.
Ed allora tanto vale dirle chiaramente le due o tre cose che val la pena di
dire. Magari facendo qualche riflessione sulla politica per l’innovazione,
oppure -come oggi- cominciando con il segnalare delle cose che -più o meno-
funzionano.

Ma cominciamo con l’introdurre i due principali attori di questo pezzo:

Sabatini (quello del FuturShow) è una persona che
da veramente la sensazione di VOLERE le cose, e di saper fare in modo che accadano.
Lui ha usato le 3T di Richard Florida come bandiera dell’edizione 2004 del
FuturShow di MILANO e -da allora- è un imprenditore più che mai votato all’innovazione.

Perini -Presidente Assolombarda- è potenzialmente tutto un altro personaggio.
Lui le cose le fa spesso in prima persona, e -da tempo- è un potente amplificatore
del verbo dell’innovazione professato dai Montezemolo di turno. Altro che 3T!
Perini si dichiara un caterpillar fautore delle da 3I!!! ovvero: Innovazione,
Innovazione e Innovazione. E se ciò non bastasse a darvi l’idea della forza
e della spinta che il personaggio-Perini manifesta, allora pensate che lui
alla 3T di Florida ne vuole aggiunge una altra: la TENACIA.

Ma ora, prima di raccontarvi tutto sul WORKSHOP per l’INNOVAZIONE organizzato
da Sabatini & soci, è bene che vi introduca alle "lezioni di Richard Florida".

a sx Richard Florida. A dx, la galleria di P.zza Duomo a Milano
La lezione di Florida


Richard Florida è -per molti versi- il classico giovane professore
universitario americano che -d’improvviso- diventa super-famoso con un libro
che parla di cose tutto sommato semplici. Il suo libro "l’ascesa
della classe creativa
", l’ho segnalato su questo blog già nel 2003, e già allora dicevo
che:"c’è
molto da imparare e molto per riconoscersi, ma anche molto da correggere
e persino qualcosa da tagliare"
. Ovvero…

cover di Il messaggio fondamentale di
Florida è iper-condivisibile: La persone che
fanno mestieri "creativi" attualmente
NON si riconoscono come classe, ma lo sono.
Da questi dipende la crescita
economica su base regionale e la classe creativa predilige quelle regioni
che consentono (o acconsentono) loro di gestirsi secondo precisi "ritualli"
e stili di vita. Il che -in ultima istanza- significa che se non c’è da divertirsi
la sera, se non c’è musica, se non c’è spazio per esperimere ogni forma d’arte,
e se non c’è entusiasmo, allora la classe creativa andrà altrove, e la regione
in questione morirà di stenti.

In questo suo paradigma, Florida prevede che NON saranno più le persone creative
ad andare dove c’è il lavoro, bensì che sia il lavoro ad andare dove ci sono
le persone creative. Ergo, non essere sufficientemente attraente per la classe
creativa significa anche perdere le aziende!

Premesso che il 90% delle tesi di Florida io le sottoscrivo, su questo
punto ho un ragionevole dubbio personale… occupandomi di innovazione
da oltre dieci anni ed essendo un ibrido un manager ed un designer, io dovrei
essere nella parte super-creativa della classe definita da Florida. Mi chiedo
com’è che è dal 1998 che provo ad andar via da Milano e non
ci sono ancora riuscito! :) )

Il ché non vuole essere una riflessione spiritosa, bensì un
modo di evidenziare -per quanto isolato- un dato di fatto per cui -in Italia-
le 3T di Florida potrebbero trovare delle resistenze.

Ma c’è anche un altro punto su cui val la pena di fare una riflessione,
ovvero: Secondo Florida la classe creativa è composta da scienziati, ricercatori,
designer, ingegneri, imprenditori, addetti ai lavori dei Beni Culturalli,
della comunicazione, dei Media… e persino i Manager!

Già faccio fatica pensando ai paraocchi di certi ingegneri… ma i
MA-NA-GER???
…ma lo sapete quanti manager "creativi" io ho incontrato in dieci
anni di onnorata professione? Una percentuale prossima allo ZERO! Anche perchè per
manager-creativo Florida non fa riferimento al Direttore Sviluppo di una
casa di moda piuttosto che ad un senior art director della Armando testa.
Florida parla in termini di manager=creativio pure che questo lavori nel
tondino, nei servizi o in una fabbrica di biscotti. Insomma, di ragioni per
far polemica ce ne sarebbero ed io NON intendo toglierne. Io credo
infatti che uno dei maggiori vincoli allo sviluppo del Paese non sia l’assenza
di una classe creativa (ma quando mai) bensì l’inconsistenza di una
classe manageriale
che sa fare poco di più che
il contafagioli (definizione coniata non da me, ma da Adriano Olivetti).

E siccome non di tutta l’erba si deve fare un fascio, allora parliamo
subito di manager (anche se qui sono più imprenditori) che qualcosa per l’innovazione
la stanno facendo.

TORNA IN ALTO


Il workshop Sabatini-Assolombarda
La premessa al workshop sulll’innovazione nelle imprese
può essere soltanto una: l’Italia è un Paese in declino. Non
parlo così per motivi
di schieramento e mode politiche. Non me ne può fregar di meno della politica
di schieramento. Parlo così perchè ho avuto la fortuna di fare
impresa. Ho avuto il "merito" di
lavorare con i top-manager di Pirelli, Olivetti, telecom Italia, IBM, Fiat ed
altro e -proprio per questo motivo- da anni dico che l’Italia è in guai
seri.

Se il declino dell’Italia deve essere definito "recessione" o meno,
lo lascio ad altri. Come tradurre invece il fatto che dei miei amici del 97/98
in Italia ne è rimasto soltanto uno (gli altri sono andati quasi tutti
negli Usa), o che io sono tornato a guadagnare come nel 2000, solo che con l’euro
i miei soldi valgono la metà… beh, non c’è molto da dire. E se
i miei riferimenti personali non possono essere oggettivi, allora guardatevi
questi studi, articoli e classifiche sull’italica competitività.

- Storicamente
in ritardo in merito ai processi strutturali - al penultimo posto tra i paesi
UE per spesa IT…

(Censis, 2003)
-
Competitività,
Italia maglia nera. Meglio l’Estonia!
(Lettera Finanziaria di Giuseppe
Turani, aprile 2004)
- World
Economic Forum: Ict, nella classifica annuale Wef l’Italia precipita al 45° posto.
Perse 17 posizioni dall’anno scorso

(LaRepubblica, marzo 2005)
- Eurispes:
Il Rapporto 2005 mostra un Paese senza un progetto
. (La Repubblica, gennaio
2005)

e se non bastasse, sempre secondo i dati del World
Economic Forum
, l’Italia
-nel 2004- è passata dal 41° al 47° posto nella classifica "competitiviness
index". La notizia
commentata da Rai24News
.

ma anche…
- Le
giovani imprese italiane ad alta tecnologia fotografate dal Dipartimento
di Ingegneria gestionale del Politecnico di Milano
(febbraio 2005)

Premesso
dunque che il Paese Italia è più che
alla frutta (oramai siamo precipitati sotto al tavolo a bere sambuca), ecco
che una iniziativa che vuole presentare/portare le aziende sulla via della
creatività era
encomiabile quanto necessaria. Ecco perchè al Workshop sulla
innovazione creativa
organizzato da Sabatini ed Assolombarda
io sono andato di buon grado. Ecco cosa ne è venuto fuori…

pillolaLa prima "banalità" su cui tutti si è d’accordo è che le
aziende avrebbero tutte bisogno una bella pillola della creatività.
Questione
questa che non si risolve con un redesign del logo o uno spot-tv, ma che
bisogna invece trasformare in innovazione di prodotto e di servizio.

Secondo molti dei relatori che si sono avvicendati al tavolo (a proposito:
ma se è un workshop che c’entra il tavolo per i relatori?), la creatività NON
può
può essere -per le aziende- semplicemente qualcosa che comprano da fuori
quando hanno un surplus da investire, ma deve essere una parte integrante
-un motore- dell’azieda stessa. Se no, non si sopravvive a noi stessi e soprattutto
non si sopravvive alla concorrenza ed alla CINA!

…capisco che molti di voi che leggono sorrideranno perchè non
ci voleva lo Stato Maggiore dell’intelligentia italiaca per capire queste
tre righe che -al massimo- necessitava non della applicazione del buon senso…
Ma così è l’Italia,
ed è meglio che l’abbiano capito oggi (anche se in pochi) che nessuno
mai.

Inoltre… se proprio vogliamo dirla tutta: ma quando mai le aziende hanno
investito in creatività i loro surplus? Casi rari, e non certo una regola.

Insomma, la paura della CINA fa 90 e qualche imprenditore ri-comincia a parlare
di modello Olivetti (quella di 40anni fa, vedi: Fondazione
Adriano Olivetti
)
e del ruolo dei designer nella strategia ed innovazione di prodotto. Speriamo
che duri.

Prima di arrivare però a questa visione tipo big-picture, la discussione
del workshop si era arenata su almeno un paio di trabocchetti e/o falsi
idoli:

1) la definizione di classe creativa… Non scrivo "chi se ne frega" perchè non
è bello, ma lasciatemi dire che non si mettono 100 persone in una stanza
per farle discutere di una definizione se non le si è avvisate a priori
che quello sarebbe stato il tema a cui sarebbe stato dedicato metà del tempo.
Senza offesa per nessuno.

2) la confuzione per cui l’economia generata dalla classe
creativa sia autoreferenziale.
Ebbene, mi vien da dire che l’economia dell’esperienza è qualcosa di
oramai presente anche in Italia. Questa è una economica fatta di visite
ai musei come di ragazzini che spendono oltre al 20% delle loro paghette
in videogiochi. Ma è certamente
-la nostra- soltanto una sparuta copia del fatto che -nel
New England- la prima area economica per fatturato sia la Creative Economy
(vedi
questi studi del Creative
Economy Council
) che va dalle fine arts agli acquari, dall’industria
del software ai media digitali. Nel Massachussett, una delle prime aziende
per fatturato (credo la prima) è la
AVID, che produce HW e SW per il montaggio video!

3) …dobbiamo comprendere che l’11 settembre lo hanno avuto sia le compagnie
aeree che il software, sia le società Internet che i consumi, ma NON
l’ha avuta il comparto dei videogiochi!
la Activision, la Electronics Art e le ale altre come Ubisoft
e LucasGames non hanno mai smesso di crescere!
Segno delle rinnovate
necessità di intrattenimento, ma anche segno della robustezza di
certi approcci. Dove il palmare perde, il gambeoy e l’iPod fanno le aziende
ricche!

Ma allora…
Se siamo tutti d’accordo che l’innovazione creativa è essenziale per
le aziende (al punto da dover essere introdotta o almeno acquistata come
servizio) e se sappiamo che business-atipici come quello della creatività in
senso stretto possono diventare il motore di una regione, cosa frena l’Italia
-che possiede il 70% dei Beni Culturali del pianeta- di diventare un eden?

TORNA IN ALTO


La battaglia è sul
ROI
Sabatini si è guadagnato la mia stima quando ha spiazzato tutti con una
affermazione che era più o meno questa:"in tempi di recessione e globalizzazione
questi, dove i confini perdono parte del loro significato, i Governi perdono
buona parte del loro potere di azione diretta sulla creazione e distribuzione
di ricchezza, le merci viaggiano senza dogane ed il talento non meno, gli IMPRENDITORI
devono farsi carico di una precisa responsabilità sociale. In una regione -come
la Lombardia- dove il 92% delle imprese ha meno di dieci dipendenti, l’imprenditore
deve trovare il modo di contribuire alla redistribuzione della ricchezza verso
coloro che hanno contribuito a produrla e -in sostanza- accontentarsi di un 7/8%
di ritorno sul capitale investito".

Apriti cielo!
Su questo punto nessuno degli associati all’Assolombarda presenti in sala ha
detto una sola parola di sostegno. Ovvero: innovazione SI, ma non scherziamo
con il portafoglio.


Ebbene, riflettete su questo: perché la Olivetti è stata smantellata?
Perché
faceva PC schifosi che solo il Governo Italiano poteva comprarsi? No. In fin
dei conti sarebbe bastato INNOVARLI! La Olivetti è stata la prima fabbrica
al MONDO ad avere la produzione in serie di personal computer ed una delle più illustri
società italiane di sempre. All’estero la Olivetti è ancora oggi
più nota della
Pirelli! …però, la Olivetti faceva meno del 20% di margine sul capitale
e l’informatica dava segni di stanchezza. Quindi c’erano solo due strade: quella
dell’innovatore che avrebbe potuto fare della Olivetti una Apple all’italiana
(amo J. Ive ed il suo iPod, ma non creso che Sottsass e gli altri sarebbero stati
da meno se ne avessero avuto l’occasione), o quella "finanziaria" che
prevedeva di smantellare l’informatica e riciclarsi nel business nuovo della
telefonia. Nacque così la
OMNITEL, e la finta concorrenza tra gli amici di sempre. Infine, nel verde marchio
della telefonica italiana, apparve la macchia rosso sangue della Vodafone, ed
un importante pezzo delle speranze italiane di poter essere interpreti dell’innovazione
finì nelle tasche di pochi manager "creativi".
…certo, la Omnitel ha avuto un ruolo importante nella percezione della gente.
E’ nata la concorrenza (almeno formale). E’ stata spodestata e -per molti versi-
migliorata a forza la Telecom Italia. Si sono creati molti posti di lavoro (mentre
c’è ancora gente Olivetti in sciopero), ma quello
che io faccio fatica ad accettare
è la rinuncia alla via dell’innovazione.
…perchè come il caso Olivetti più recente dimostra, Innovazione e percentuale
di ritorno sul capitale, possono diventare nemici per la pelle. E sul ROI e la
sua re-distribuzione val comunque la pena anche di riprendere questa nota dell’Herald
Tribune che ha pubblicato uno studio dell’OCSE sui salari nei paesi industriali: Nel
1975 andavano ai dipendenti il 73 % dei ricavi industriali, nel 2003 il 64%.

TORNA IN ALTO


Convertirsi
alla Creatività!

Morta -ma rivivrà a breve- la Olivetti, ecco che ha senso riflettere su casi
come quello FIAT. Avrebbe senso un Gruppo FIAT senza l’auto? Il fatto che General
Motors abbia dato fantastililardi di dollari alla FIAT pur di non averci più
a che fare, è stata una cosa buona o cattiva?
E sopratutto, che ruolo ha l’innovazione oggi in FIAT?

OlivettiBeppe Grillo ha scolpito nella mia mente l’idea che al Centro di Ricerche FIAT
ne sappiano veramente tante. Inoltre, non manca certo all’Italia una ampia scelta
di designer d’auto capaci di creare tendeze rapide ed effimere o veri e propri
nuovi stili di vita. Ed allora? cosa manca alla FIAT?
Forse il coraggio! …e devo ammettere che a me la nuova PANDA piace. Forse la
foza delle idee. Perchè non sempre basta una carrozzeria, e il mondo occidentale
dovrebbe proprio ripensare il concetto di mobilità.

Forse gli aiuti di Stato! perché chi paga le tasse la FIAT l’ha salvata già un
certo numero di volte, ma la proprietà rimane agli Agnelli e -ora- finirà sopratutto
alle Banche. Fine tristissima e morte lenta, se paragonata a quanto -in Francia-
è stato invece fatto dalle "parastatli" Renault o Citroen. Loro
si, che innovano. Da vent’anni almeno.

Cosa vuol dire convertirsi alla creatività allora, oggi?
Dal mio punto di vista significa comprendere che Sabatini ha ragione quando parla
di 7/8% di ROI. Significa che gli aiuti di Stato vanno dati in cambio di innovazione
e di PROPRIETA’ che finisce nelle tasche dei cittadini che pagano le tasse. Chiarisco
il concetto: io non capisco perchè quando lo Stato italiano salva la
Fiat sono i cittadini che pagano, e senza avere nulla in cambio. Al contrario
se a salvare la FIAT sono le Banche allora la proprietà del Gruppo cambia
eccome.

Convertirsi alla
Creatività significa anche far leva su ciò in cui l’Italia -ancora per poco-
può accorciare rapidamente le distanze dai primi della classe: Biologico, Moda,
Design e -mi permetto di dirlo- design dell’interazione.
Oggi, qualunque prodotto
è un mix di prodotto + informazioni sul prodotto + servizi relati al prodotto.
Noi
italiani possiamo e -ritengo- dobbiamo essere i primi della classe per la capacità
di creazione del valore attorno al prodotto e dobbiamo farlo sopratutto in quella
alta gamma che non teme la CINA e -anzi- può essere esportato e venduto
in Cina insieme a quella "esperienza attorno al prodotto" che il gusto
sofisticato e ipertecnologico della Cina ci chiede sin da oggi.

Insomma,
mentre il nostro Ministro Stanca si sforza di Informatizzare la PA, io predico
l’arricchimento -tramite ignezione di interaction design- di tutto ciò che
intendiamo produrre e -magari- esportare.
Per questo -in un altro mio articolo- parlavo delle politiche per l’innovazione
citando anche la "tutela" delle
Scuole di Design che coniugano innovazione, tecnologia, moda e digitale. Per
questo, ritengo che l’Interaction Design sia un asset strategico per il nostro
Paese. Sopratutto se le catene di montaggio per il PC sono andate perse e -soprattutto-
oramai non avrebbe del tutto senso rifarle. Le nuove STAMPANTI
della rinnovata fenice OLIVETTI
, sono il frutto di un design capitanato
dall’italia e con fronti Usa, ma verranno tutte prodotte in Cina. …ed
ecco cosa ne pensa Beppe Grillo
: Perché non
delocalizziamo il management in Cina e teniamo le nostre aziende in Italia?

TORNA IN ALTO


Ma c’è ancora la creatività
italiana?

Chi pensa che l’Italia sia ancora indiscutibilmente la numero uno nel design,
nella moda ed in altri campi attigui, deve fare ammenda. Non è più così!
Già nel 1997, quando io frequentavo la Domus Academy, su 100 studenti iscritti
nei vari Master soltanto 5 o 6 erano italiani.
Abbiamo formato le migliori menti della Korea, del Giappone, del Sud America
e -ultimamente- anche della Cina. Oggi l’emergenza è il tessile prodotto e smerciato
a basso costo. Domani (ed intendo un domani moooolto vicino) la Cina -che già
produce più laureati di qualunque altro Paese al mondo- sarà capace di batterci
sul nostro stesso terreno.
Così, se la
divisione computer di IBM è stata acquisita dalla cinese LENOVO
,
non mi stupirei se aziende come Kartell, Beghelli, FoppaPedretti e le 100 altre
che fanno l’Italia finissero per l’essere sole difronte ad una offerta economica
di acquisto delle giganti cinesi.

Abbiamo tempo a sufficienza per usare la residua creatività italiana?
Forse SI, ma dobbiamo subito generare un alto numero di commesse! Le aziende
devono investire nell’innovazione di prodotto. Il Governo deve darsi da fare
a tutti i livelli per dare DENARO e spazio di espressione alla classe creativa
italiana.
Dobbiamo rimanere un Paese aperto! e visto che glli orientali che hanno affollatole
nostre scuole stanno smettendo di arrivare, dobbiamo guardare a Sud e trovare
nuovi stimoli e contaminazioni nelle culture mediterrranee e nordafricane.

Tutti, dobbiamo fare il massimo per dare spazio e vigore
alla creatività. Ecco una lista di azioni concrete che -ruolo per ruolo-
dovremmo mettere in campo:

- Il governo deve ingererare grandi commesse nell’architettura, tutelare il design
italiano, aprire le porte alle culture diverse che vogliono "Imparare" dall’Italia.
-
Le aziende mainstream devono finanziare la cultura. Humus indispensabile e
variegato per la nascita e la sopravvivenza della creatività!
- Le aziende medie e piccole devono darsi da fare per creare innovazione di prodotto,
generando commesse per creativi e designer esterni.
- le associazioni nate attorno ai temi dell’innovazione e della creatività devono
creare un dialogo con la cittadinanza, contribuendo a rendere consapevole l’opinione
pubblica
- chi si occupa di formazione
deve dare più skill di business ai designer e fare di tutto per contribuire a
creare più opportunità perché i designer entrino e vivano dentro le aziende
- tutti gli addetti ai lavori della classe creativa dovrebbero fare found raising.

Quest’ultima è una frase importante.
Nel mio ultimo viaggio negli States ho visto persino i Vigili del Fuoco -eroi
dell’America post 9/11- fare raccolta di denaro nei centri commerciali. Ora,
io vorrei che lo Stato Italiano continuasse a garantire ai nostri Vigili del
Fuoco un adeguato supporto ecnomico (e so che da qualche anno non è più così),
ma sopratutto comprendo che la classe creativa deve riconoscersi come tale e
cominciare a sbracciarsi.

Volete gli spazi per suonare? Volete organizzare mostre e serate? Cominciamo
ad ALLEARCI tra noi, fare network e -se necessario- fare casta. L’importante
è ottenere maggiore spazio per le nostre idee e la nostra espressione. Siamo
nell’era di Internet: dov’é il limite?

TORNA IN ALTO


Conclusioni
Il
workshop sulla creatività organizzato da Sabatini in Assolombarda è stata
una delle poche cose che ho visto muoversi nello stagno italico. E’ poco.
Trattasi di poche bolle d’aria emerse dal fondo. Però ribadisco
la necessità
di cominciare con il dar forza a quello che c’è!

Lo dico per il workshop che ho condiviso soltanto in parte. Lo dico per
quelle persone, idee ed associazioni che si danno da fare -da anni- per
far vivere il teatro d’avanguardia, l’arte che non è ancora "moderna" o
di moda, per posti come Idearium.org, comunitazione, flashability, storielaterali
e tutti gli altri. Lo dico per coloro che fanno cultura nel mondo della
formazione e -al contempo- fanno grande l’Italia nell’immaginario (oramai
c’è quasi solo quello) internazionale.
Val la pena di dirlo per tutte quelle aziende italiane che sono
leader nel loro settore, e mi piace cominciare da ATRIA (del Paesello siciliano
in cui vive la famiglia di mia moglie), NONINO, SCALDASOLE. Aziende che
rappresentano un esempio fondamentale in un Paese dove l’unica grande azienda
capace di innovare che è rimasta è il Gruppo FINMECCANICA.

Ma dar forza a ciò che esiste già (il che significa che -se
devo scegliere- non devo dare priorità a Ponti sullo Stretto) ma
cominciare dai piccoli segnali come:
- non arroccarsi con tavoli da relatore se si sta organizzando un workshop
- non omettere di presentarsi all’inizio di un intervento "soltanto" perché
sono un onorevole o un politicante di un qualche rango (sinceramente io
come classe creativa me ne frego del rango di un politico)
- non aggredire chi ha una tesi diversa sul significato profondo del mesteriere
di imprenditore oggi

e sul tema della creatività…
- non pensare che i grafitari siano sempre e solo teppisti
urbani, intestardendosi su questa tesi anche quando si scopre che tra essi
ci sono veri artisti e professionisti strapagati anche dalle multinazionali.
Almeno dentro ai workshop sulla creatività intesa come ultima speranza
per questo disastrato Paese, dovremmo essere più aperti verso quelle situazioni
che -di fatto- denunciano l’evidente assenza di spazi utili a far fruire
la creatività.
- non pensare che CRAVATTA sia sinonimo di COMPETENZA e PEARSING sinonimo
di PERDENTE.

La TOLLERANZA è un elemento fondamentale della ricetta Florida, e non c’è
tecnologia e talento che basti senza di essa. Il che significa che non
possiamo accontentarci del 77° posto che l’Italia si è "guadagnata" nella
classifica della Freedom House sulla libertà di stampa (vedi il PDF
della classifica
), e che non possiamo fare due mesi di discussioni
ogni volta che si deve decidere se è lecito o meno ospitare il gay-pride
a Milano. …dibattito che mi pare un pò anacronistico in una città che
non avrebbe senso di esistere sulle carte geografiche senza quella via
Montenapoleone che per metà è proprietà di Dolce & Gabbana!

Lo SPIRITO!
Bisogna
cominciare a capire che esiste uno SPIRITO o -se preferite-
una ENERGIA che sta nell’ambiente e che consente alla creatività di
germogliare e crescere robusta.
Uno SPIRITO che non può vivere in una città sporca ed inquinata (quindi
-prendete nota- la città deve farsi bella).

Non può esistere ripresa senza SIMBOLI e SEGNALI che diano coraggio
e siano un riferimento per tutti!
Così, come dopo il 9/11 il Ponte di Brooklyn NON poteva essere spento e la
gente di NYC ha preferito fare una colletta per pagare le bollette piuttosto
che vederlo spento. …Anche noi dovremmo curare e spendere per ravvivare
il nostro spirito.

http://www.deakin.edu.au/international/education-abroad/Non è consentito fare ERRORI e sprecare occasioni come
la riapertura del Pirellone.
Io ci abito vicino. Ero lì la notte dell’incidente
aereo ed ho guardato a quel palazzo per tutta la durata dei lavori. Così, quando
un giorno le luci azzurre si sono accese lungo tutta la facciata ho avuto
un balzo al cuore. Ho sentito che ci eravamo lasciati alle spalle la fase più
dura e si stava cominciando a rinascere!
Poi -dopo l’inaugurazione ristretta a politici e vip- le luci si sono "normalizzate"
e l’azzurro si è spento prendendo -ogni notte- una casuale forma che
non è in grado di comunicarmi nulla. Definitivamente dandomi l’idea che questo
Paese non ha gli strumenti per credere in se stesso e la conferma sta proprio
nelle ricette "americane" che importiamo ieri dalla generazione dei Negroponte
ed oggi dai professori in vena di boom editoriale come Richard Florida. …
Ma chiedetevi anche, in fondo cosa ha l’America in più degli altri, se non
la capacità immensa di darsi dei simboli!

TORNA IN ALTO

 

 

 

One Response to “Talento, tecnologia & tolleranza: Richard Florida tra tondini, pizze & mandolini”

  1. Daniel Says:

    I couldn’t understand some parts of this article andolini, but I guess I just need to check some more resources regarding this, because it sounds interesting.

Leave a Reply

Leandro Agro

Leandro Agro
Founder of Idearium.org, the first Italian eZine/community for UX designers, and co-producer of the Interaction Frontiers conference. Design & Vision Director at Kallideas Spa + Partner at SrLabs Srl. Leandro has more than 12 years of experience as an interaction designer and manager of IxD teams. He specializes in next generation user interfaces that provide human-like interaction with intelligent virtual assistants. At Kallideas, in Milan, Italy, Leandro is providing detailed specifications for the behaviors of such virtual assistants, including gesture, language, and social skills; defining emotional models that let these assistants respond to the moods of users; and designing visual user interfaces and voice-recognition systems. Before joining Kallides, Leandro was Advanced Design Director at the innovative startup SrLabs, where he focused on eyetracking for the usability market. While there, he led a design team that created the first hands-free, multimodal GUI with voice and gaze input. . Previously, he was co-founder and Vice President of a large eConsultancy with offices in Milan and Boston. Leandro studied interaction design at the Domus Academy, in Milan, Italy. He is actively involved with the Milano Bicocca University, TorVergata University, and others. Leandro is a prolific writer on topics from IxD, usability, and UX to natural, multimodal user interfaces. http://www.leeander.com
accessibilità apple architettura architettura terapeutica blogosfera california classic coding colore computer comunciazione comunicazione CSS DA design design evolutivo desktop domotica drinklink ecommerce edutaiment eGov elearning eMarketing emotional design entertaiment ergonomia eventi eye tracking flash frontiers07 gaming Genetic Algorithm gomma gui human vision idearium identity imac information architecture innovazione instructional design intelligenza collettiva intelligenza connettiva interaction design interattività emotiva interfacce iphone ipod Italia iTV ivrea IxD Jakob Nielsen Jef Raskin job KM knowledge management Limerick LO maeda mediateca micro display Milano MIT mobile musei nintendo paperless percezione podcast privacy programmazione realtà virtuale rivoluzione informatica robot Rodney Brooks Roma scrittura SecondLife siena Singolarità singularity SL social web spaces standard survey test usability usabilità user experience UX visual design VR web web2.0 wii wireless Zurigo