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Una o due curiosità su Jef

March 13th, 2005 di Giorgio Venturi
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Jef Raskin è stato qualcosa di più di uno studioso di interface design: musicista, inventore, insegnante di bicicletta. Volete sapere perché? Seguitemi in questo breve racconto.

Jef Raskin è nato nello stesso anno in cui è nato il primo ‘cervello elettronico’ (ENIAC), nel 1943; secondo qualcuno è stato l’inventore del Mac. Si è occupato di un po’ di tutto, ovviamente: è stato definito dal NY Time[1] uno “spirito rinascimentale”. Secondo me, è stato semplicemente un tipo interessante, e di questo voglio parlare.
Certo, si è occupato prevalentemente di Interazione Uomo-Macchina (HCI), ed è per questo che più spesso viene ricordato: a me piacerebbe però parlare prima di un’altra sua grande passione: l’aerodinamica. Jef aveva un grande laboratorio in casa e costruiva una grande quantit� di aerei radiocomandati; ha affinato questa arte per più di 30 anni. Sospetto che a Jef sarebbe piaciuto occuparsi solo di aerodinamica, non di HCI.

Non ci credete? Il suo primo brevetto è proprio nella costruzione delle ali (1975); un anno prima avvia anche una propria azienda (‘Jef’s Friends Model Aircraft Co.’)[2], che vende un innovativo e economico aeroplano in scatola di montaggio. Questo idea però non viene accettata dall’ufficio brevetti[3]. Raskin afferma di aver comunque avuto un ROI del 100% sull’investimento, ma sta di fatto che non rimane a fabbricare aeroplani: tre anni più tardi torna ad occuparsi di computer (la sua prima passione sin dai tempi del liceo) diventando il dipendente n.31 dell’Apple nel 1978.

La mongolfiera

Jef Raskin ha insegnato moltissimo, principalmente alla University of California, San Diego. Cosa? Storia dell’arte, Computer Art, Computer science, Matematica, Musica. Persino lezioni di bicicletta. Ha scritto un centinaio di pubblicazioni. Non ha conquistato il dottorato (PhD) però, anche se ci prova un paio di volte: prima al dipartimento di “computer science”, poi a quello d’Arte.

Jef ama insegnare, creare ponti tra diverse discipline, mindsets; a San Diego insegna programmazione a studenti di corsi d’arte e umanistici e – di converso – teoria musicale a scienziati e ingegneri. Jef suona sin da piccolo ed è un abile organista. Per un certo periodo, infatti, partecipa a mostre ed esposizioni; i suoi lavori sono stati esposti anche al MoMa (Sì, il Museum of Modern Art of New York). Dopo cinque anni, stufo del paludato ambiente accademico, fa sacco e fagotto: a bordo di una mongolfiera si innalza sopra l’ufficio del preside, suonando un flauto speciale da lui modificato; quando il preside è uscito fuori, gli ha urla le sue dimissioni.

Ma ci pensate? Jef a questo proposito afferma: “a quel tempo ero un professore d’arte e mi sembrava artistico andarsene a quella maniera”.

Perché, perché ho inventato Burrel…

Ma quanto c’è di vero in queste storie? Raskin è un narratore eccezionale (vedi qui e anche qui); come tutti i narratori, si diverte però a colorare, arricchire le sue storie. C’è un aneddoto molto divertente a proposito e ce lo racconta Burrel Smith, l’ingegnere che ha progettato la prima architettura del Macintosh: “qualunque cosa tu inventassi, prima o poi stai certo Jef avrebbe affermato che c’aveva pensato prima lui”.

A Jef piaceva parlare a “singhiozzo”, alla Ghezzi per intenderci, interrrompendosi spesso e Burrel lo imitava in una specie di intervista virtuale, incrociando le dita come faceva di solito: “Perché, perché, perché ho inventato il Macintosh…”.Quando l’intervistatore gli faceva notare che il Macintosh l’aveva inventato Burrel, Raskin ribatteva ovviamente “Perché, perché, perché ho inventato Burrel…”. Insomma a Raskin piaceva ‘volare’ e non solo sulle ali degli aerei radiocomandati che costruiva nel suo laboratorio.

Jeff e Steve: non c’eravamo tanto amati

Quando arriva alla Apple il sogno di Jef è realizzare un computer alla portata di tutti: potente, economico, estremamente usabile. Queste idee le mette nero su bianco nel 1979: “Computer by Millions”. Si occupa all’inizio della creazione di manuali e poi di tutta la documentazione Apple. Secondo Jef, quello era un punto di osservazione ideale. Passa dalla documentazione a dirigere per due anni il progetto del Macintosh, il modello a basso costo della Apple, destinato al mercato consumer di fascia bassa. In seguito, viene estromesso dal grande boss della Apple, Steve Jobs. Sar� quest’ultimo a passare alla storia.

Jeff e Steve non si sono mai amati, e lo voglio raccontare attraverso un altro aneddoto; Jef viene incaricato di ridisegnare lo schema generale della sintassi del linguaggio Pascal, utilizzato dall’Apple II: un interessante esempio di design dell’informazione. Il poster visualizza tramite quattro flowchart tutte le possibilit� di combinazione dei diversi lemmi che compongono il linguaggio di programmazione; l’obiettivo di Raskin è di produrre una mappa dell’informazione facile da leggere e ricordare, gradevole a vedersi e in grande formato: ideale insomma da appendere dietro a ogni scrivania dei programmatori della Apple. L’idea più interessante dello schema riguarda lo schema di colori: a ognuno di essi corrisponde una specifica tipologia di lemma: condizione, variabile, statement, ecc. Questa codifica consente di leggere rapidamente lo schema, anche da lontano. Jobs vide e approvò il lavoro di Raskin ma, secondo lui, non ne capì l’importanza: per Jobs il poster era solo una specie di pezzo d’arte e quindi affidò la realizzazione definitiva ad un grafico privo di background tecnico, senza più consultare Jef.

Il risultato finale perde buona parte della sua utilit� . Jef, potete scommetterci, questa se la lega al dito. In seguito le cose sono andate come sapete.

La mente e la matematica

Jef era un appassionato di matematica ed era convinto che la mente umana (e non solo) possedesse in modo innato capacit� logico-matematiche: una serie di invarianti, di meccanismi che definiscono le nostre capacit� a prescindere dalla nostra et� , sesso, background culturale e livello di esperienza.

In effetti, la psicologia cognitiva ci insegna che percezione, memoria e attenzione sono aspetti governati da questi meccanismi invarianti. Raskin in particolare seleziona tra questi aspetti il “locus of attention” (possiamo consapevolmente concentrarci su un solo oggetto alla volta) e la formazione delle abitudini d’uso. Raskin non crede alle interfacce grafiche e all’uso del mouse: nel suo ultimo libro (‘The Humane Interface’) afferma che queste interfacce esibiscono una grande quantit� di ‘modi’ e rendono difficile il richiamo dell’informazione (‘ma dove avevo messo quel file? …’).

Jef crede nella creazione di specifiche information appliances (come Norman, ma prima di Norman). Le soluzioni di interface design da lui proposte (CopyCat, ma anche Archy), anche se discutibili e a volte utopiche, hanno il merito di farci riflettere su quello che comunemente accettiamo come standard o convenzione di design.

Jef: il nostro viaggio è appena cominciato

Insomma, dove sta la verit� ? Jef è stato veramente il padre del Macintosh? Oppure si è preso il merito di altri? Ha veramente volato con una mongolfiera sopra il campus di S. Diego, California, come un personaggio di un film di Tim Burton? Alla fine, non è che mi interessi più di tanto. Le idee di Jef Raskin hanno le loro radici in un misto di curiosit� , multidisciplinariet� , propensione al gioco e tensione etica (sì). Queste qualit� fanno parte della nostra disciplina e Raskin le incarna un po’ tutte. Magari le sue idee non le condividete, ma lo spirito, quello sì.

E se questo racconto vi ha fatto conoscere qualcosa in più su di lui e riflettere allo stesso tempo su quello che siete anche voi ora, allora è servito a qualcosa di più grande.

“A man tells his stories
so many times that he becomes
the stories. They live on after him.
And in that way, he becomes immortal”.

Da Big Fish, Tim Burton


[1] 28 Febbraio 2005

[2] L’azienda verr� rifondata nel 1992.

[3] 1974 Western Wind, a radically inexpensive radio-controlled training aircraft

Credits: le foto sono prese dai siti di Jef.Raskincentre.org e Folklore.org

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Giorgio Venturi

Giorgio Venturi
Occupo una posizione di ricerca Marie Curie in Thalesgroup, Nederland. Studio nuove modalità di l'applicazione dei Fattori Umani (HF) e dell'Interazione Uomo-Macchina (HCI) ai grandi processi di sviluppo industriale. <br><br>Mi sono occupato negli ultimi quattro anni di tematiche relative all'usabilità, al Design Centrato sull'Utente (UCD), all'accessibilità del Web, all'e-learning, allo studio della soddisfazione soggettiva dell'utente di prodotti interattivi.<br><br>Hanno fruito dei miei lavori tra gli altri Wind Telecomunicazioni S.p.A., il Ministero degli Esteri e delle Comunicazioni. Ho collaborato in passato con la Fondazione Ugo Bordoni, col Dipartimento Sociologia e Comunicazione di Roma, con Interact.
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