IDEARIUM.ORG è un progetto di Leandro Agrò & Andrea Benassi. Collaborano: Matteo Penzo, Daniele Cerra, Aaron Brancotti, Teresa Colombi, GianAndrea Giacoma e di tutti gli autori.


Mac Mini Vs. OQO

January 21st, 2005 di Fabrizio Ulisse
in , , | Letture: 1992

Appena visto il Mac Mini, soprattutto le sue dimensioni, la prima cosa che ho pensato è stata: Ma diavolo di un Jobs, che ti costava attaccare a ’sta macchinetta un monitor LCD da 7 pollici e una tastierina made in China per farne l’oggetto del desiderio più figo che si sia mai visto, soprattutto ora che dopo due anni di chiacchiere l’OQO finalmente è diventato realtà?

Poi ho capito.

Appena visto il Mac Mini, soprattutto le sue dimensioni, la prima cosa che ho pensato è stata: ?Ma diavolo di un Jobs, che ti costava attaccare a ?sta macchinetta un monitor LCD da 7 pollici e una tastierina made in China per farne l?oggetto del desiderio più figo che si sia mai visto, soprattutto ora che dopo due anni di chiacchiere l?OQO finalmente è diventato realtà?

Poi ho capito.

Premessa per capire il personaggio: mio padre ha cambiato il suo tv soltanto quando non si è più acceso, e solo dopo aver vissuto per un anno con una terribile dominante verde da tubo catodico esaurito. Bene, qualche tempo fa, dopo l?acquisto di un nuovo portatile, decisi di regalargli il mio PC biprocessore per convincerlo ad abbandonare definitivamente il suo vecchio Pentium 200 con 32 mb di ram. Ovviamente ne fu contento perché finalmente poteva leggere i dvd-r , ma la prima delle sue tante obiezioni fu: ?Ma del pc vecchio non si può recuperare proprio niente?? .

Certo, mio padre ha 64 anni, e sarebbe facile giustificare il suo comportamento con l?appartenenza ad una generazione abituata a conservare le cose fino all?inservibilità. Ma questa attitudine è molto più trasversale, trans-generazionale di quanto ci possa far credere il senso comune, e risulta essere completamente assente soltanto nei ventenni di oggi, nati in un contesto di zero valorizzazione degli oggetti artificialmente indotto dall?industria. Per tutti gli altri, inclusi i 30/35enni pur ormai abituati all?aggiornamento (?cambio l?oggetto per avere prestazioni migliori?), permane comunque una sottile "ansia da spreco?, che molti risolvono vendendo il vecchio per comprare il nuovo, o regalando il vecchio a fratelli o cugini (o padri, come io ho fatto con il mio pc?) più per placare la propria coscienza sporca di consumista che per ammortizzare l?impatto economico del nuovo acquisto. Ansia quindi, perché in fondo in fondo sappiamo tutti molto bene che in moltissimi casi stiamo inseguendo un capriccio frutto della seduzione di un prodotto bellissimo ma per noi inutile, piuttosto che soddisfare un bisogno reale (cibo, vestiti) o anche artificialmente creato (il computer stesso, davvero non si può vivere senza?).

Ma torniamo alla Apple, e alla dinamica delle sue scelte di marketing di questi ultimi quattro anni. La prima strada battuta, che peraltro ha raccolto ottimi risultati, è stata proprio quella di sedurre la propria clientela potenziale con dei prodotti ?sostitutivi?, ma più belli, più performanti, più up-to-date. Più sexy, in una sola parola. Un percorso interessante, intelligente, che ha portato a Cupertino un indiscutibile arricchimento del valore del proprio marchio, e anche un po? di dollari, ma quanto a quote di mercato il risultato ha lasciato molto a desiderare. Per lo più, gli acquirenti dei nuovi bellissimi Mac sono stati i già convinti possessori di vecchi Mac (per integrare o sostituire), o neofiti assoluti intrigati dall?accostamento dell?Imac con l?arredamento Ikea, o sedotti dagli ormai mille film in cui si vede un powerbook far bella mostra di se. Ma di switch, ovvero passaggio da Win a Mac, niente da fare. Cosa inventare allora per convincere il ventre molle del mercato informatico mondiale a buttar via le scatolacce grigie?

Ed ecco l?idea geniale: il computer incompleto.

Ciò che seduce del nuovo Mini Mac non è dato dalle prestazioni incredibili, non è dato dal concetto di all-in-one (come l?iMac o l?eMac), ma semplicemente dal fatto che con pochissima spesa si compra un oggetto sicuramente più piccolo, più bello e più performante del nostro vecchio Pentium III, ma che consente soprattutto di mantenere tutto il corredo di periferiche a inferiore tasso di obsolescenza di cui disponiamo. Tutto qua? Beh, ma in fondo qualunque PC assemblato allo stesso costo consente di mantenere tutte le vecchie periferiche, persino il mio vecchio PC ha consentito a mio padre di salvare ? magari non la RAM o l?hard disk come avrebbe voluto ? ma sicuramente il monitor, la stampante, il mouse e la tastiera.

Tutto vero. Ma attenzione, qui c?è un piccolo dettaglio: la Apple ha costruito una campagna di marketing sull?incompletezza di questo oggetto, giocando di contropiede rispetto ad un panorama di stanca seduzione pubblicitaria ormai privo di argomenti, in un mercato saturo di milioni di prodotti tecnologici di tutti i tipi e di tutte le dimensioni. La Apple ha compreso ? con invidiabile acume ? che quella dell?ansia da obsolescenza è forse l?unica debolezza rimasta ad almeno due/tre generazioni di acquirenti, e l?ha trasformata in punto di forza, sfruttando dimensione peso e prezzo solamente come eccipienti al servizio di un?idea, l?idea di un computer a zero impatto ambientale, integrabile in qualunque scenario informatico, trasportabile con facilità al punto da ridefinire il concetto stesso di computer portatile, in grado di rivalorizzare i nostri averi. In realtà, per paradosso, grazie al Mini Mac tutta la zavorra informatica di cui disponiamo torna a brillare ai nostri occhi, con buona pace del nostro senso di colpa.

E allora, riguardiamo il paragone con l?OQO sotto questa diversa luce: cosa sarebbe successo se Steve avesse speso 100$ in più per appiccicare un monitor e una tastiera al suo Mini Mac ? Semplicemente avrebbe prodotto l?ennesimo meraviglioso, bellissimo, supersexy oggetto tecnologico assolutamente inutile.

Leave a Reply

Fabrizio Ulisse

Fabrizio Ulisse
Dopo aver collaborato con alcuni periodici nazionali scrivendo di arte e musica, nel <strong>1992</strong> entra a far parte dello staff del tv network nazionale <strong>Videomusic</strong> come segment producer e curatore di programmi, iniziando a coltivare interesse e passione per i new media.<br /><br />Nel <strong>1996</strong> inizia ad occuparsi a tempo pieno di web e information architecture. <br /><br/>Tra gli altri, ha contribuito a vario titolo a progetti per: De Agostini Multimedia, Finsiel, Telecom Italia, Ford Italia.
accessibilità adv apple architettura architettura terapeutica blogosfera classic coding colore comunciazione comunicazione DA De Kerckhove design design evolutivo desktop domotica drinklink ecommerce edutaiment eGov eisenman elearning eMarketing emotion emotional design ergonomia ergonomia cognitiva eye tracking flash frontiers frontiers07 gaming google gui human vision idearium identity information architecture innovazione instructional design intelligenza collettiva intelligenza connettiva interaction design interattività emotiva interfacce internet iphone ipod IT Revolution Italia iTV ivrea IxD Jakob Nielsen Jef Raskin KM knowledge management Limerick meetthemediaguru micro display Milano MIT mobile musei paperless percezione podcast privacy programmazione qualità realtà virtuale report rivoluzione informatica robot Roma scrittura SDP SecondLife siena Singolarità singularity SL spaces standard test UI usability usabilità user experience UX visual design voice VR web web2.0 wii wireless xerox youtube