A proposito de “La Carta di Zurigo”
September 27th, 2004 di Paola Ruotoloin Antonino Saggio, architettura, architettura digitale, architettura terapeutica, De Kerckhove, design evolutivo, design generativo, eisenman, Genetic Algorithm, intelligenza collettiva, intelligenza connettiva, interaction design, interattività emotiva, IT Revolution, MAXXI, realtà virtuale, rivoluzione informatica, Roma, saggio, spaces, Zurigo | Letture: 4299
“La Carta di Zurigo” - “The Charter of Zurich”: l’ampio dibattito trascritto in occasione del 1mo Simposio (ETH, Zurigo, 11 aprile 2000) sulla collana internazionale “IT Revolution in Architecture” - diretta dal prof. Antonino Saggio - vede la nascita di nove punti programmatici per orientare e spiegare i termini e gli obiettivi della ricerca che va sotto il nome di “architettura digitale“. I testi di Eisenman, de Kerckhove, Saggio, sono raccolti nell’interessante libro di Furio Barzon, edito in italiano ed in inglese.
Nell’ humus digitale, espanso dentro il vuoto spongiforme e connettivo che aggrega gli atomi-individui, precipita oggi un seme ibrido: un libro, a tratti sconcertante, che scuote le fondamenta della comune idea di architettura e che aspira a mutarsi in luogo virtuale collettivo per la costruzione di un “Manifesto per una rivoluzione informatica” (F. Barzon).
E’ necessario e consequenziale che il prendere atto delle nuove regole della società dell’informazione implichi la faticosa ricerca di una qualificazione univoca della progettualità architettonica, nella sua connaturata manifestazione della nascente realtà ; simultaneamente ciò conduce ad una riflessione sulla contemporanea condizione esistenziale dell’individuo, proiettato, quasi inconsapevolmente, all’interno di un universo dopato dalle tecnologie informatiche, in cui spazio, sensi, comunicazione ed articolazione cerebrale della stessa pratica alfabetica, vengono trascinati in una globale trasformazione evolutiva che viola le leggi strutturali del nostro framework emotivo.
Difficile addivenire all’evidenza di sé.
Accade, ad esempio, che anche la semplice luce filtrata di un sole indiretto - vivida, piovosa, malinconica - per qualche istante possa stabilire un’identità mentale biiettiva e restituisca nitidamente uno sguardo riflesso nello sguardo: una fisica e silenziosa acquisizione dell’immanenza dell’esistere, attraverso l’incongruente fissione di aggregazioni ancestrali, come la forza di gravità e la forza metamorfica di una “sostanza volatile”, lo “shunting” delle micro-tempeste elettriche delle trame neurali, che pure definisce la nostra estensione spaziale e temporale. E se già l’interazione con l’universo si palesa in rari e vivifici “flash” durante tutto l’arco dell’esistenza, oggi, quindi, la nostra complessione si annoda e si ibrida a quella che si può definire “una nuova natura” (P. Eisenman), espressione dimensionale ulteriore, che l’uomo ha creato e che quasi prende vita a sé: la realtà virtuale.
Questa “Nuova Realtà ” ingenera nella percezione cosciente del sé un campo di forze tanto attrattivo e seducente, quanto alieno e spiazzante.
E’ pur vero che “Le nuove complessità sono sempre esistite, nascoste all’interno delle convenzioni preesistenti”, come afferma Peter Eisenman ne “La Carta di Zurigo”, ma non si può negare che, nel nostro quotidiano, la rivoluzione informatica venga percepita come una mutazione definitiva e nuova, quasi altra da noi: si può dire che essa s’insinui nei nostri schemi biologici, come un gene artificiale innestato a produrre ripercussioni gerarchiche in un’interazione capillare, “linfatica”, con la nostra sfera cognitiva.
La sensazione di cambiamento radicale, metabolico, nei processi linguistici e relazionali è forte (le teorie di de Kerckhove sembrano confermarlo) e stupisce il semplice abbandono che offriamo all’attraversamento dei fluidi informativi di un’entità comunicativa dopotutto estranea, sebbene, allo stesso tempo, così presente nei nostri gesti abituali, intrisa di vertiginosa familiarità .
Nessuna difesa è allertata nello scambio imponente e quasi promiscuo di dati in cui siamo immersi, nessuna analisi razionale funge da firewall nell’inaspettata e globale interconnessione con il mondo: avidamente assorbiamo quanto di nuovo ed accattivante ci viene proposto.
“Siamo architetti: forse proprio per la nostra presenza diagonale tra arte, filosofia, antropologia e tecnica, siamo chiamati a dare forma e luogo all’inequivocabile nuovo genere di spazio che sta emergendo” (F. Barzon); non sorprende, quindi, che proprio dal mondo dell’architettura arrivi un impulso, un indifferibile istinto di situare la realtà virtuale, d’imbrigliarla dentro una rete di coordinate elastiche, creando nuovi e più complessi assi di riferimento, simili a parametri dinamici e flessibili, necessariamente pluridisciplinari, che siano in grado d’individuarne la sostanza “transbiologica” in un mezzo fluido non delimitato, altamente viscoso, come sofisticati sonar cognitivi.
Ecco che “La Carta di Zurigo” diviene una bussola, uno strumento di orientamento, una mappa primaria per una navigazione perlustrativa delle nuove concezioni spaziali, alla ricerca di una rinnovata identità dell’architettura.
Tale mappa è segnata da nove parole chiave, desunte dagli scritti di Peter Eisenman, Derrick de Kerckhove ed Antonino Saggio, appositamente redatti in seguito al vivace dibattito nato in occasione della presentazione, presso l’ETH di Zurigo, della collana di libri “La Rivoluzione Informatica“, nella sua versione internazionale.
Giungla, visione tattile, modelli informatici, trasgressione, interattività , spazio virtuale, nuovi algoritmi, total surround ed interconnessioni dinamiche sono gli elementi di una matrice programmatica tesa a porre le basi di una consapevolezza operativa, di uno stato di coscienza comune davanti all’architettura del futuro, ormai imprescindibile da una tessitura interconnettiva del pensiero, da una rete informativa che metta a disposizione i messaggi di tutti , senza eliminarne nessuno, per integrarli ai propri (D. de Kerckhove).
Ciascuno di questi nove concetti base si attesta come un link da cliccare, penetrando con piacevole stupore nella prefigurazione di una realtà , dopotutto, simultanea a quella che viviamo, già in divenire, più che in germe.
Si offre, così, la possibilità , di decostruire la compresenza di disagio ed euforia che spesso accompagna la nascita di una nuova era ed alleviare la concomitante sensazione di esservi involontariamente inclusi e risultarne partecipi come di non esserlo abbastanza, davvero poco rassicurante.
Tutto questo attraverso un’”architettura terapeutica” (A. Saggio), sotto questo e molti altri aspetti.
Nuovi strumenti teorici, nuovi modi di interpretare e possedere lo spazio mentale, fisico e virtuale che oggi informa le nostre attività sensorie, nuove risorse per fissare relazioni emozionali stabili con il perenne dinamismo delle interconnessioni quotidiane, dentro le quali a volte è facile perdere l’equilibrio: la propensione multidisciplinare dell’architettura si libera, irrora vasi contigui, asperge i desideri dell’uomo contemporaneo, ne soddisfa le aspirazioni, disseta l’ansia di trovare una collocazione nel presente. Se ciò comporta la “trasgressione della natura dell’architettura” (P. Eisenman), che trasgressione sia.
La Storia, anche la più recente, è la password per entrare nei nuovi meccanismi della progettazione architettonica, storia biologica, storia emotiva, storia culturale.
La coscienza collettiva dell’uomo-architetto del ventunesimo secolo interiorizza la propria crescita millenaria e si veste di una sapienza trasversale, interattiva: la percezione spazio-temporale, nel pieno vigore di una struttura cognitiva ormai sedimentata nel tempo, s’immerge nei flussi delle nuove tecnologie informatiche, ravvisa ed accoglie la presenza della natura nella propria costituzione fisica, anela al risarcimento dei suoi lapsus.
La Nuova Realtà viene indagata nell’inversione processuale dello storico approccio all’avanguardia: “Non più l’arte per l’arte, non più la rigida disciplina architettonica, neppure più l’abbuiarsi ingegneristico potranno essere le nostre guide, ma una rinnovata e attenta lettura dei mondi e delle crisi che ci sono davanti” (F. Barzon).
Gli acting out creativi dell’architettura si muovono oggi dall’insieme al particolare, con successive interrogazioni e verifiche attraverso versatili data base di crescente complessità : “L’architetto invece di essere in cima ad una piramide di scelte da governare e gerarchizzare, cerca un percorso (…) all’interno di scelte che sono interrelate e anche parzialmente indipendenti e casuali rispetto alla sua volontà . E questo avviene a tutte le scale, dall’oggetto ai sistemi territoriali” (A. Saggio)
Comprensibile il disorientamento davanti all’audacia di alcuni sviluppi progettuali della contemporanea ricerca architettonica, veri e propri concetti tradotti in consistenza formale.
Ma una giovane forma mentis non può che andare incontro a ciò che riconosce come intuitivamente affine alla propria modalità di rappresentazione della realtà , nell’attuale ambientazione temporale.
Comprensibile, quindi, anche la sensazione di ebbrezza di fronte alla preconizzazione di un’architettura simbiotica, che si raccolga su di noi e che noi stessi potremmo conformare, come un liquido amniotico, sintetizzato e puro, che assecondi l’espressione dinamica della nostra dimensione corporea ed emozionale, fino alla realizzazione del sogno dell’Interattività emotiva, sogno non proprio così lontano, come il prof. Antonino Saggio ci illustra.
“La Carta di Zurigo” è in qualche modo godibile anche in rete: partendo dalle indicazioni contenute nelle didascalie delle numerose illustrazioni, si può creare un personale folder all’interno dei Preferiti e navigare attraverso teorie ed esiti progettuali di alcuni tra gli architetti maggiormente proiettati verso la Nuova Realtà .
“How does one assess value?” chiede a se stesso ed a noi tutti Peter Eisenman. Questo libro vuole contribuire proprio alla costruzione di una coscienza critica collettiva nei confronti delle nuove estensioni dell’architettura. Siamo di fronte, infatti, a qualcosa di più di una pubblicazione cartacea: questo lavoro “vuole continuare a espandersi e trasformarsi attraverso l’uso di una postazione di rete di carattere innovativo, che permetta l’avanzare delle idee collettive” (F. Barzon). Eisenman, de Kerckhove, Saggio, vi stanno aspettando con l’autore su www.digitalmanifesto.net - Siete tutti invitati.
Ecco i nove punti che formano “La Carta di Zurigo” desunti dal volume citato e ripresi da questa URL:
1. Giungla, Jungle
Non c’è dialettica invece nella giungla, non c’è nessun piano di riferimento. Non riusciamo a distinguere la terra dall’aria, dall’acqua, o la profondità dallo spazio delimitato. La giungla rappresenta quindi un’ottima metafora delle condizioni dello spazio virtuale. […] Questo significa che dobbiamo formulare delle nuove razionalità , adatte al tipo di relazioni spazio-tempo vissute nella jungla. Non dobbiamo limitarci a produrre nuove relazioni spaziali ed immagini. (P. Eisenman)
2. Visione Tattile, Tactile Vision
La prospettiva è la traduzione del tatto in visione, è il “puoi vederlo ma non toccarlo”. Il 3D non è assolutamente prospettico. Il 3D è tattile: è la trascrizione della visione attraverso il tatto. Ci stiamo spostando (siamo solo agli inizi) da una modalità percettiva ad un’altra, completamente diversa, che ci fa passare da una dominante visuale ad una tattile. (D. de Kerckhove)
3. Nuovi Algoritmi, New Algorithms
Le nuove complessità sono sempre esistite, nascoste all’interno delle convenzioni preesistenti. Allo stesso tempo, le attuali potenzialità forniteci dal computer reprimono e nascondono simultaneamente anche altre possibilità operative. Diventa compito di noi architetti costruire i nuovi strumenti e i nuovi algoritmi capaci di produrre i complessi ambienti necessari alla nostra attuale condizione. (P. Eisenman)
4. Modelli Informatici, Information Models
L’informazione è strutturata attraverso l’elettronica in modelli che hanno forma continuamente modificabile e riplasmabile. L’architettura è chiamata a guardare a fondo anche “dentro” questo modello informatico per comprenderlo, per utilizzarne le regole più profonde e le caratteristiche più peculiari, per raccontare con i propri mezzi un capitolo della trasformazione di questi decenni. (A. Saggio)
5. Spazio Virtuale, Virtual Space
Non stiamo più operando solo con due spazi, lo spazio fisico e quello mentale, ma abbiamo aggiunto una terza zona di esplorazione: lo spazio digitale, il cyberspace, lo spazio virtuale, chiamatelo come vi pare. (D. de Kerckhove)
6. Trasgressione, Transgression
Gli algoritmi importati dalla scienza aerospaziale, dalla produzione automobilistica e dagli effetti speciali cinematografici possono attualmente portare alla modificazione, alla trasformazione e alla trasgressione della natura dell’architettura in una maniera che mette in questione e rende insostenibile quella stessa natura. (P. Eisenman)
7. Interattività , Interactivity
Possiamo inoltre far trasformare l’architettura in maniera intelligente in risposta al mutare delle situazioni climatiche o ambientali e possiamo anche farla mutare al mutare di scenari d’uso. Non soltanto si possono modificare interattivamente una serie di meccanismi legati direttamente all’elettronica (dalle luci agli elettrodomestici, alle musiche, ai sistemi di controllo) ma anche i materiali stessi, che possono mutare con delle microfibre nei rivestimenti, nel vetro, addirittura nei nuovi marmi e cambiare nella grana, nella porosità , nella capacità di assorbimento del suono o del colore. L’architettura insomma può reagire, ma può anche inter-reagire e cioè adattarsi al mutare dei desideri degli utenti attraverso scenari percorribili come se fossero un ipertesto. (A. Saggio)
8. Interconnessione dinamica, Dynamic interconnection of data
Il centro della Rivoluzione informatica non sono tanto le informazioni, il loro immenso numero o la perenne mutevolezza, quanto la capacità degli atomi informativi d’essere interconnessi, interrelati. In quest’inizio secolo stiamo navigando in un momento di trapasso da una prima fase di applicazione dell’informatica nei suoi aspetti più evidenti e superficiali ad una fase molto più matura in cui l’informatica sta entrando direttamente nell’essenza stessa dell’architettura. La sfida che ci è di fronte non è solo quella di fare un’architettura che sia narrativa e metaforica, come lo è parte di tutta l’architettura di oggi, ma come riuscire a realizzare un’architettura che possa incorporare questo livello complesso, interrelato, mutante, estremamente dinamico, che caratterizza il fulcro del paradigma informatico. (A. Saggio)
9. Total surround
La realtà virtuale, come ogni altro medium interattivo che includa la presenza del cursore nello spettro dello schermo, è un effetto “total surround” (totalmente immersivo, NdT), un vero rimpiazzamento della realtà , una sua sostituzione, fondamento dei valori dei nuovi ambienti. (D. de Kerckhove)
NOTA: Si ringrazia e-ArtMagazine per la gentile collaborazione
Vai all’intervista di Alessandro Bordicchia in occasione del 2ndo Simposio (MAXXI, Roma, 7 febbraio 2007) sulla collana “IT Revolution in Architettura“, fondata e diretta da Antonino Saggio nel 1998 ed edita, dall’ottobre 2005, dall’ Edilstampa, casa editrice dell’ANCE, con una nuova veste grafica e 7 nuovi titoli.
Vai all’ audio integrale del 2ndo simposio pubblicato nel Blog di Antonino Saggio, con gli interventi di Pio Baldi, Margherita Guccione, Antonino Saggio, Antonello Marotta, Alberto Iacovoni, Silvia Manteiga, Dimitri Papalexopoulos, Paola Ruotolo, Alexander Levi & Amanda Schachter, Kresimir Rogina





