Da grande farò l’Interaction Designer
August 27th, 2004 di Silvio Cioniin DA, interaction design | Letture: 5077
Guida pratica e incompleta su dove si insegna l?Interaction Design in Italia
INTRODUZIONE
Quando, da piccolo, mia madre mi chiese cosa volessi fare da grande, senza non pochi dubbi sulle terribili conseguenze che avessi potuto scatenare, risposi: "io?, l?interaction designer mamma!".
Poco tempo fa, a distanza di anni ormai, mia madre mi ha confessato che dietro il suo confortante assenso seguito a quella imbarazzante riposta, c’erano molti dubbi su quale futuro immaginare per me e poi raccontare agli amici. Mi ha anche detto che in ogni caso se a me andava bene, andava bene anche a lei e che nel continuum delle professioni tra il prete e l’astronauta, un posto l’avrei trovato anche io. Perentoria e pratica come sempre, mia madre.
Adesso che mi è stato chiesto di scrivere alcune righe su dove si insegni l’Interaction Design in Italia, mi accorgo che forse ancora l’interaction designer l’ho fatto poco, o niente, mentre l’ho studiato tanto e anche insegnato (se una parola grossa come questa possa essere adatta ad uno come me).
Rimango anche dell’opinione che chi mi ha chiesto di scrivere questo articolo, sa anche di avermi lasciato tra le mani una bella patata bollente, se non altro per il fatto che se da una parte quando si inizia ad elencare si riesce benissimo nell?intento di dimenticare qualcuno che subito, e giustamente, presenta le sue rimostranze, dall?altra pensare di definire in maniera univoca cosa sia l’interaction design e cosa no risulta un?impresa titanica che non sarà certo figlia di questi nostri giorni. Come dire, tempo al tempo.
Quindi confesso subito che sarò incompleto ed estremamente parziale, nel senso di partigiano. Al contempo vorrei poter avere l’occasione di accogliere commenti e rimostranze. L’idea è infatti quella di poter aggiornare questo articolo con le eventuali segnalazioni, in modo da dare maggiore completezza al quadro d’insieme.

DOMUS ACADEMY, MILANO
Incominciamo col parlare di un corso a cui tengo moltissimo e che ritengo tra i migliori in Italia, e non solo. E’ il Master in I-Design (Interactive Design, per la precisione) di Domus Academy a Milano.
Ho lasciato Domus lo scorso luglio, dopo quattro anni di lavoro a fianco di Claudio Moderini, Direttore del Master, e dopo esser stato Coordinatore dello stesso master per le prime tre edizioni (annuali). Il Master è giunto appunto alla sua terza edizione, tuttavia Domus Academy ha una lunga tradizione in questo campo, essendosi occupata di temi legati all?innovazione tecnologica e alla progettazione delle relazioni immateriali con gli oggetti fin dai primi anni 90.
Domus Academy (ora Gruppo Telecom italia) è una scuola post-universitaria di design con una esperienza di formazione e ricerca di oltre 20 anni. Si parla di Interaction Design in Domus dal 92/93 e il primo corso su questi temi intitolato ‘Interface Design Course’, è del 1996. Sulla locandina c’era scritto lo slogan "The new territory of human relations. A new, lighter material culture". Dietro, tra i titoli dei workshop e dei progetti finali si trovavano scritti "sensoriality in the immaterial world", "parallel universe of communication", "smart tools" e "media spaces". Visionari e precursori, in Domus sono senz’altro stati i primi a cominciare questo percorso.
Al Master in I-Design di Domus Academy si dà enorme spazio alla parte di envisioning del progetto, si insegna come generare concept e scenari innovativi, progettare media e servizi interattivi, avendo come riferimento la cultura del progetto (Design Culture). I temi quadro, all’interno dei quali vengono sviluppati i progetti nel Master in I-Design sono: Active Tools, Media Spaces, Service Experience, Digital Languages e People Relation.
Se sembrano un pò ostici, posso assicurare che la prospettiva è, invece, molto interessante. Se vi interessa vedere quali sono i risultati di Domus Academy, non potete far altro che andare a visitare la mostra di fine anno a dicembre. Io non la perdo di sicuro.

INTERACTION INSTITUTE OF IVREA, IVREA (TO)
Non si può certo pensare di passarla liscia se non si fa riferimento in questo elenco all?Interaction Design Institute di Ivrea, anzi devo dire che è sicuramente una delle realtà più interessanti e importanti nel panorama italiano.
E’ un master biennale quello di Ivrea, la scuola è diretta da Gillian Crampton Smith, ex Royal College of Art di Londra (School of Computer Related Design, se vogliamo essere precisi).
L?Interaction-Ivrea è nato quattro anni fa per volere di Telecom Italia; ricordo di esser stato presente il giorno dell’inaugurazione, e subito mi ha affascinato in qualche modo. Di cose interessanti ne produce moltissime. Tanto per citarne alcune, lo scorso anno a novembre ha organizzato e ospitato l’International Symposium on the Foundations of Interaction Design, quest?anno durante il Salone del Mobile a Milano, in Triennale, ha organizzato una mostra imponente dal titolo "This is Today".
L’Interaction-Ivrea è orientato alla pratica. Gli studenti sono chiamati a realizzare veramente i loro progetti, o meglio a realizzare prototipi funzionanti dei loro progetti. La mostra "This is Today" raccoglieva i progetti realizzati dagli studenti di Ivrea a conclusione del loro master e devo dire che ha avuto un grande impatto sul pubblico. Ad un pubblico attento però, a chi sta un po’ più addentro ai temi dell’Interaction Design, non sarà certo sfuggito come concept veramente innovativi alla base dei progetti presentati non c’erano e molti di questi ripresentavano paradigmi di interazione già visti in altri progetti del passato. Insomma idee veramente nuove, con un possibile impatto sul mercato, ne ho viste poche ma il pregio di averle viste tutte più o meno funzionanti e testabili al momento, rivelando una forte propensione e attenzione verso la tecnologia, non lo si può certo non riconoscere e apprezzare. Confesso che un’esperienza ad Ivrea un po? mi manca.
UNIVERSITA? DEGLI STUDI DI SIENA, SIENA
Un altro posto a me molto caro, se non altro per averci speso la mia perduta giovinezza, è Scienze della Comunicazione a Siena.
Dal 1994, Antonio Rizzo si occupa a Siena di formazione e ricerca nel campo della Human Computer Interaction (è stato il primo a offrirmi per merenda pane e Norman), degli Human Factors, User Centered Design e progettazione dell’attività (Acitivity Theory).
Ancora non riesco a spiegarmi come, ma negli anni 1996 e 1997 è riuscito a far partecipare Scienze della Comunicazione all’Apple Design Project, una gara di design riservata ad un gruppo selezionatissimo di università (partecipava anche Domus Academy ed è in una di quelle occasioni che ho scoperto che esisteva, e conosciuto il nostro onnipresente Leandro Agrò), organizzato dall?Advanced Technology Group della Apple.
Il Prof. Rizzo è a capo di una linea di ricerca in Interaction Design presso il Dipartimento di Scienze della Comunicazione, è responsabile del Siena Design Project e da pochi mesi Presidente di Arsnova, Accademia delle Arti Multimediali di Siena.
Il Siena Design Project, giunto alla sua seconda edizione, se si conta il numero zero dello scorso anno, è un concorso internazionale di design che raccoglie differenti realtà universitarie e gruppi di ricerca europei.
Il SDP rappresenta una realtà in crescita che ha offerto nelle due passate edizioni spunti interessanti, e rappresenta sicuramente per gli studenti che vi partecipano un momento di incontro e confronto da non sottovalutare.

MASTER IN INFORMATICA PER UMANISTI ?UNIMIB, MILANO
Un?altra interessante realtà in ambito universitario, è il MIU, Master in Informatica per Umanisti, istituito presso l?Università di Milano Bicocca. Tra gli insegnamenti spicca quello in Interaction Design, tenuto da Leandro Agrò e Matteo Penzo.
Devo dire che ogni anno accetto volentieri l?invito di Leandro a tenere una lezione da lui. Non ho mai capito perché invita proprio me. Se perché quello che dico risulta un po’ sconcertante agli occhi di chi mi ascolta o solo perché riesco ad ingarbugliare anche quei pochi concetti che ho chiari in testa ma sempre con un risultato accattivante. Nemmeno quando ci sarà l?occasione glielo chiederò. A volte è meglio così.
Al MIU (che si appresta ad inaugurare il suo quarto anno di corso), l’Interaction Design si fonde con l’insegnamento di "Progettazione di Prodotti e Servizi Multimediali". Ciò comporta una prospettiva fortemente centrata sugli aspetti legati utente e l’esperienza che questi ha nell’utilizzare un oggetto tecnologico o un servizio/sistema informatico.
Considerato che spesso gli studenti sono di provenienza puramente umanistica, questo corso non consente l’approfondimento pratico e/o la realizzazione di prodotti. Il suo scopo è tuttavia importante perché apre la visione di quegli umanisti che vogliano seriamente confrontarsi con la tecnologia (e non soltanto avere un qualche rudimento di informatica o di programmazione).
MASTER TACI ? UNIVERSITA? TOR VERGATA, ROMA
Unica "anteprima" di questa carrellata, è il Master che l?Università di Roma ‘Tor Vergata’ sta organizzando per il 2005. Il TACI, ovvero "Master in Tecnologie Avanzate di Comunicazione Interattiva" affronterà temi interessanti quali la progettazione di spazi sensibili e l?entertainment interattivo (Nell?ambito del TACI, ruotano anche attività come quella dedicata alle Natural User Interfaces).
Parlando del TACI, il Prof. Carlo Giovannella ?uno dei promotori del Master- ci ha detto:?il percorso sara’ quanto piu’ possibile personalizzato?, ma anche che intendono partire dall?UML per finire a prototipi e ?con gli studenti più adatti- spingersi sino alla progettazione hardware. Vale la pena tenerlo d?occhio.
CONCLUSIONI
Come ampiamente anticipato, l’elenco è tutt’altro che esaustivo. Mille le realtà piccole e grandi che si occupano con metodo del "progetto della tecnologia e delle relazioni" e delle sue componenti ergonomiche, sociali, o ?semplicemente- seduttive. Uno per tutti il Politecnico di Milano, dove ?seppure approccio e criteri siano molto distanti da quelli delle scuole sin qui descritte- esiste da anni una profonda cultura del progetto. Al "Poli" dove ?di recente- si è aggiunto il Master in Ergonomia tenuto da Sebastiano Bagnara, vengono formate ottime professionalità sopratutto in ambiti specifici (es. automotive).
Sempre a Milano, esistono "n" altre opportunità per entrare nel mondo del "Made in Italy", ma queste si allontanano man mano dall?approccio di "interaction"? Insomma, di cose da dire ce ne sarebbero ancora molte, ma i distinguo che sin qui abbiamo voluto celare, verrebbero fortemente a galla.
In merito a me, vi devo svelare un piccolo segreto: io non sono un Interaction Designer. Piuttosto mi definisco un Interactive Designer. E quale sia il passaggio tra Interaction ad Interactive non è certo da affrontare in queste poche righe finali, tuttavia non c?è certo da preoccuparsi. Quali siano le sfumature, per non far torto a mia madre e alle sue delicate certezze, rimango sempre lì nel mezzo, in un punto indefinito tra il prete e l?astronauta.
Alla prossima
Silvio Cioni
silvio@cioni.net





April 8th, 2009 at 9:43 am
in questo periodo sto valutando se come specialistica intraprendere un corso di interaction design; avendo fatto lo IUAV il primo posto dove guardo è allo IUAV..qui il corso di interaction design fà parte di comunicazione visiva: basta selezionare i corsi pertinenti dal’ “offerta didattica”..i principali insegnanti sono Gillian Crampton e Philip Tabor.
www.interaction-venice.com