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Riflessioni sui rapporti di lavoro virtuali

July 26th, 2004 di Alessandro Bordicchia
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Quante volte nel corso della nostra vita abbiamo riflettuto sul concetto di distanza? Per quanto mi riguarda devo dire parecchie.

Quante volte nel corso della nostra vita abbiamo riflettuto sul concetto di distanza? Per quanto mi riguarda devo dire parecchie. Facendo un rapido excursus, saltellando all?indietro sui gradini del tempo risalgo ad episodi caratterizzati da contesti, sensazioni, desideri e dispiaceri diversi, ma tutti accomunati da una caratteristica: l?impossibilità di compiere qualcosa.

Ora, che si tratti di non poter raggiungere la ragazza a Londra o un cliente a Pechino, il concetto non cambia. Vero è che la tecnologia ci facilita in questo, abbiamo mezzi super potenti che ci consentono di raggiungere lidi lontani in breve tempo e Internet che ci rende ?visibili? in tutto il mondo, ma tutto questo è sufficiente in una società come la nostra dove i ritmi crescono vertiginosamente?

Lo spunto per questo discorso viene da una e-mail ricevuta da una persona che non conosco personalmente. Trovando il mio contatto su Internet ha pensato di scrivermi, domandando se avevo dei consigli da dare sulla ?creazione di una rete di relazioni adatte?. In questo caso, non fraintendete, parliamo di lavoro! Comunque, la suddetta frase mi ha spinto a riflettere sulla effettiva validità dei rapporti di lavoro ?virtuali?.

Certo se dovessi basarmi unicamente sulle mie esperienze, direi che il lavoro a distanza non ha soddisfatto le mie aspettative visto che, nella maggioranza dei casi, i clienti con cui ho avuto a che fare hanno sempre preteso almeno degli incontri necessari al famoso ?punto della situazione? ovvero riunioni in cui semplicemente si ?formalizzano? i punti trattati via e-mail e si sfogano eventuali isterie represse.
Da un certo punto di vista è comprensibile, l?incontro e lo scambio verbale sono alla base dei rapporti interpersonali ed avere presente una persona fisicamente, concretizza in un certo qual modo anche il rapporto di lavoro.

Con questo non intendo certo sminuire il concetto di collaborazione remota, che ritengo uno strumento valido e necessario, senza il quale molte Aziende avrebbero avuto della serie difficoltà a mettere in relazione le diverse sedi logistiche.

Se volete un esempio tangibile di ?ponte culturale? tra Milano e Boston vi consiglio di leggere questo articolo di Leandro Agrò http://www.leeander.com/mt/archives/000019.html , troverete sicuramente degli spunti molto interessanti.

Da segnalare anche l?interessamento da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Molti sono i progetti in corso d?opera che includono varie forme di telelavoro al fine di incentivare i dipendenti fornendo loro la possibilità di operare da casa, evitando in questo modo continui spostamenti dall?abitazione alla sede lavorativa e limitando i problemi di traffico e inquinamento. All?indirizzo http://www.buoniesempi.it/telelavoro.aspx è possibile esaminare alcuni progetti.

È altresì interessante prendere visione di come le Università abbiano preso coscienza di determinate esigenze in termini di spostamenti avviando dei processi di semplificazione in questi termini. Da qui la nascita delle ormai ben note Università a distanza e di alcuni progetti innovativi come quello dell?Università di Verona che già nel 1998 sperimentava la prima discussione di Tesi in videoconferenza. (http://centri.univr.it/ius/teletesi/video.htm)

Da non sottovalutare infine la grande opportunità offertaci da Internet di interagire con persone che a loro volta possono essere le chiavi di nuove ?porte virtuali?. (Non credo sia necessario un esempio se state leggendo questo articolo?)

Il mio consiglio? Per chi è interessato ad allargare i propri contatti, fondamentale è essere visibile e reperibile e la rete è sicuramente un buon mezzo, ma è altrettanto importante essere presente e lo scotto da pagare è il rendersi disponibile a continui e spesso faticosi spostamenti? almeno fino a quando il teletrasporto non sarà solo un privilegio del capitano Kirk.

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Alessandro Bordicchia

Alessandro Bordicchia
Sono un pubblicitario ma da circa tre anni lavoro come free-lance in ambito web. Attualmente collaboro come interaction designer con Gepin S.p.A. e Seapress srl e sono ideatore e direttore creativo di collaborazioni.com. Mi nutro di immagini, mostre, spot pubblicitari e testi di psicologia. Fra i maggiori clienti: Wind, Tim, Inps, Peroni, Assilt, Caspie, Buffetti.
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