Viviamo circondati da schermi di ogni genere, ma qual’è il ruolo di noi utenti?
February 22nd, 2004 di Leandro Agroin interaction design, micro display, schermi | Letture: 4600
Lo schermo che abbiamo dinanzi otto ore al giorno, quello del telefonino-transformer che ci portiamo dietro, quello della TV alla ricerca del suo futuro, quello striminzito del nostro micro-onde, comunicano con noi secondo paradigmi che si sono evolu
INTRO
Lo schermo che abbiamo dinanzi otto ore al giorno, quello del
telefonino transformer che ci portiamo dietro, quello della TV alla ricerca
del suo futuro, quello striminzito del nostro micro-onde, comunicano con noi
secondo paradigmi che si sono evoluti seguendo ognuno vie diverse. Tutti alla
ricorsa del loro particolare modo di inventare il futuro.
E così, la fotocopiatrice del vostro ufficio ha un pannello sensibile
al tatto e -accanto- una selva di pulsanti. Il boiler per bere l’acqua in ufficio
un LCD programmabile con scritte scorrevoli e ben 4 tasti (per bere un bicchiere
d’acqua). Il videoregitratore usa abusivamente la TV a cui è collegato,
mentre il computer di casa non riesce a fare la stessa cosa. C’è un razionale
inerente noi utenti in tutto questo? e dove potrebbe portarci?
UN PRIMO TENTATIVO DI CLASSIFICAZIONE RAZIONALE
Classificare le diverse tipologie di display non è stato affatto semplice,
ed è comunque evidente come questa classificazione non possa essere
definitiva.
Ovviamente, la classificazione che stiamo tentando è inerente la relazione
tra schermo ed interazione uomo macchina, e dunque il primi fondamentale parametro
di caratterizzazione è se lo schermo viene utilizzato come mezzo per
l’output (es. il monitor del PC) o come input (es. un palmare pen-based).
Definito l’asse fondamentale INPUT/OUTPUT, bisognava trovare
un modo evidente per differenziare le “n” tipologie di schermi. Un modo per
distinguere -con continuità - dall’lcd monoriga al megaschermo. In tal senso,
più che colore/risoluzione etc, ad influenzare le funzionalità ed il rapporto
con l’utente è la dimensione.
Altri elementi di cui abbiamo tenuto conto per costruire un diagramma che comprendesse
quasi tutte le tipologie di display sono:
- la differenziazione tra schermi di tipo personale (cerchi gialli) e condiviso/pubblico (cerchi celesti).
- il fatto che sia schermi di INPUT che schermi di OUTPUT, possono essere più
o meno “evoluti” e fornire semplici feedback o rappresentare vere e proprie
aree di lavoro/comunicazione.
- la considerazione per cui lo schermo da personal computer da cui partire (lo
zero della nostra scala) fosse il 9 pollici del primo macintosh.
Ecco dunque la prima release dello schema:

LA BATTAGLIA PER LA CONSERVAZIONE
per quanto sia semplice questo schema, si presta ad analisi e riflessioni
abbastanza interessanti.
- Innanzitutto, i cerchi
sono marcatamente spostati verso sinistra/centro del diagramma. Questo
a dimostrazione che gli schermi con cui -sin qui- si interagisce, sono -provabilmente
per limiti della tecnologia- tipicamente di dimensioni piccole o comunque inferiori
a 20″ (il regno sopra ai 20″ è ancora saldamente in mano alla
televisione).
- l’area a maggiore diversità /densità di display è quella
per cui il display fornisce feedback (ma non è un’area di lavoro) e viene usato attraverso tasti
posti accanto allo schermo stesso.
ed ancora, è facile notare come:
- quasi tutti gli schermi di tipo pubblico/condiviso, indipendentemente
dalla dimenzione e dal contesto d’uso, appartengano alla stessa regione orizzontale
del diagramma.
Questo non deve certo stupire, anzi è una conseguenza abbastanza ovvia che
-schermi pubblici/condivisi- sono quasi sempre associati a macchine specializzate
nello svolgimento di una sola -specifica- funzione. Ed, in effetti, questa
differenziazione è una delle più forti nell’intera categorizzazione degli schermi:
dal punto di vista dell’interazione, gli schermi delle macchine monofunzione-
sono sopratutto utili a dare il feedback o -al più- in grado di suggerire all’utente
quale tasto vada premuto. Le macchinette da ufficio tipo boiler, macchinetta
per il caffè, fotocopiatore, distributore di snack, sono un classico esempio
di display appartenenti a questa categoria.
- in modo opposto, i cerchi che rappresentano i display
di uso più personale,
sono suddivisi sopratutto in due aree: i piccoli schermi tipo telefonino/gameboy,
e gli schermi più grandi tipo PC.
Tra questi due aggregati si sta combattendo una dura lotta per la sopravvivenza.
Il pervasive computing bussa forte alla porta e mira -almeno a
livello di dati e servizi- a ridurre drasticamente la presenza di PC, e sostituirla
con ambienti e agenti “intelligenti”, nonchè device sempre connessi e -di base-
monofunzionali.
…eccovi alcuni link per esplorare alcuni degli approcci che vogliono togliere
di mezzo il PC:
- Centre for pervasive computing
- The Unfinished Revolutions
- The invisible computer
- ebiquity.ORG
- Pervasive 2004 Conference
Chiaramente, un mondo dove al posto dei PC ci sia un ambiente
intelligente diffuso, necessiterebbe di un modo tutto nuovo di interagire con
il “sistema”. Ecco dunque che l’attuale paradigma schermo (output) + mouse
(input) verrebbe a cadere e -gli schermi che ora vediamo nel quadrante alto
destra- provabilmente finirebbero per cambiare sensibilmente il loro posizionamento
o estinguersi.
Ma questa visione legata al pervasing computing è soltanto una delle possibili
e -da parte mia- neanche quella che considero più provabile.
In effetti, almeno dal mio personale punto di vista, quella che andrà in scena
è una vera e propria battaglia per la conservazione. Una battaglia dove i
sistemi presenti hanno tutta una serie di armi affilate, e dove l’innovazione
-tanto più sarà drastica- tanto più faticherà ad imporsi.

Guardate ai tablet-PC così tanto acclamati da Microsoft e soci. Quanti
ne avete visti in giro? Non parlo di quelli che potete trovare in dotazione
ad Atenei e aziende che li hanno adottati al termine di una trattativa commerciale,
bensì di tablet-pc che un vostro vicino di casa o collega ha comprato
scegliendolo tra le “n” opportunità informatiche esistenti.
…sono convinto che ne avete visti ben pochi. Ora guardate al vostro computer
-di qualunque genere sia- e leggete la seguenza delle prime cinque lettere
della tastiera. Se non sono AEIOU (le vocali sono le lettere più usate)
ma QWERTY è perchè
quasi cent’anni fa questi erano i limiti imposti dalle macchine da scrivere
con asticelle in legno!
La QWERTY esiste perchè a suo favore ha giocato il costo di riconversione
del know-how che eserciti di segretarie avevano faticosamente acquisito, a
cui si può aggiungere la naturale tendenza termodinamica alla conservazione
dei sistemi in equilibrio.
Anche i PALM, gli iPAQ e oggetti simili, dopo un paio di anni ruggenti (1998/2002)
hanno cominciato ad avere un netto declino. Basti pensare che la APPLE -ovvero
l’azienda che con il suo Newton prima e iMate dopo inventò sia il concetto
di palmare che di laptop pen-based- (Apple)
abbandonò il mercato già nel 1997/8. Anche se c’è da sottolineare
come gli
utenti
Newton non hanno mai smesso di esistere!
Questa sui palmari è una lotta molto dura, e che si gioca su più fronti. Principalmente
sono i cellulari moderni (Nokia 7700 /
Nokia N-GAGE /
UMTS NEC
e606 e modelli futuri…)
ad erodere il terreno a palmari & dintorni, ma -sempre dal mio punto di vista-
questa è comunque solo la visione industriale della battaglia in corso. …e
naturalmente non ci sarebbe nessun dubbio sull’esisto di questa battaglia se
milioni di utenti andassero a comprare sistemi pen-based. Quello che vedo io
è: non c’è un numero di persone sufficiente (massa critica) che usa device
pen-based. Questo favorisce la resistenza del “vecchio” paradigma PC+mouse,
nonchè rende “statico” in OUTPUT il ruolo dello schermo.
Ma perchè la gente fatica ad “innamorarsi” di un qualche nuovo modo di interagire
con i propri oggetti digitali?
Dal mio punto di vista il “disordine” delle mille proposte di interfaccia
dei vari palmari, telefonini, lettori MP3, etc fatica ad imporsi per i seguenti
motivi:
- mancanza di proposte coerenti in termini di “funzionalità e contesti d’uso”
- conseguente mancanza di uno standard emergente
Facciamo un esempio:
la disponibilità di banda larga
sempre e ovunque e -in particolare- su terminali mobili, dovrebbe subito far
pensare ad una innnovazione desiderabile ed un successo sicuro. Invece -io
come voi- abbiamo sentito come un brivido lungo la schiena perchè abbiamo tradotto
le mie parole in una sigla: UMTS. …ed un milioni di dubbi ci sono venuti
alla mente.
Ora, l’UMTS avrà mille difetti e potrà non essere la risposta giusta all’istanza
broadband sempre e ovunque, ma ha comunque senso interrogarci su perchè faccia
tanta fatica ad esprimere il suo potenziale.
In italia la TRE (H3G) ha venduto circa 400mila telefoni di terza generazione
e dice di poterne vendere anche oltre un milione di pezzi. Il problema è che
NON ci sono ancora un numero sufficiente di terminali.
…il punto è che TIM ha trenta milioni di SIM vendute!
Dove voglio arrivare?
Uno dei motivi della mancanza di terminali è che una società leader
come NOKIA semplicemente non crede in una funzione come la VIDEOCHIAMATA. Cosa
su cui la TRE fa leva come fosse la killer-app.
Ecco che dunque NOKIA produce telefoni che fanno TV (il 7700 pen based) e videogiochi
(N-Gage con joypad), mentre la TRE compra telefoni-portacipria giganti.
…tutti alla ricerca di un modo di proporsi al mercato che possa avere successo
ma proponendo “n” diverse modalità di interazione e perdendo tutti opportunitÃ
di adozione. E così, circondati da miriadi di schermi tutti pronti a supportarci
nel versare un bicchire d’acqua, scaldare il cibo, farci un caffè, ascoltare
musica, leggere le email etc. ci troviamo quindi ancora in piena zona DONALD
NORMAN, nel pieno tentativo di sopravvivere al mai finito momento di caos dell’interazione.

Ma la confusione della proposta commerciale delle big-companies non è sempre e
solo frutto di diverse visioni industriali. Il solito malcostume progettuale
continua ad imperversare e creare mostri: Fare un biglietto alla macchinetta
automatica che troviamo nella metropolitana milanese è praticamente un terno
al lotto (ma quanti pulsanti ci vogliono per far in modo che un utente possa
acquistare il suo biglietto?).
Così come una lavastoviglie NON è meno
complessa di un boiler per l’acqua, ma -tipicamente- non comunica attraverso
uno schermo.
I pochi anni di vero successo dell’alternativa
pen-based, sono stati quelli in cui l’offerta industriale era più limitata
e più coerente! Oggi, la diversità degli “n” oggetti portatili,
sta uccidendo i palmari e dando ragione a dei cellulari che però rimangono
bloccati al modello di interazione inizialmente proposto dal GSM. La confusione
della proposta rende più semplice il lavoro alle resistenze conservative.
QUALCHE IDEA SULLE PROSPETTIVA FUTURE
Siete convinti di avere appena acquistato uno schermo ultrapiatto? Bhe, comparatelo
alle soluzioni della Universal
Display e guarda
il filmato di demo (broadband/Real) della tecnologia
FOLED (Flexible Organic
Light Emitting Device). Questo è -quasi certamente- un pezzo del futuro
dei diplay.
Ma se Universal Display promette monitor sottili e flessibili, c’è chi
-come FOGSCREEN-
vi consente persino di passare attraverso il diplay. …ed intendo letteralmente
attraverso!

FogScreen is a novel and intriguing method for forming a superior
quality physically penetrable dry fog display, a fog screen. The key features
are that the screen is flat and thin, enabling high-quality projections, and
walk-through is possible.
“The FogScreen feels dry and cool to the touch. It creates
a magical effect as if the images are floating in thin air”.
Ecco un video
MPEG che mostra come funziona Fogscreen.
…certo il successo di queste tecnologie dipenderà dal prezzo con cui verranno
messe sul mercato e dalla quantità di persone che le adotterà , ma proprio il
termine “adozione” ci fa tornare al ruolo della HCI ed alla legge
darwiniana per cui le sole tecnologie a sopravvivere sono quelle usabili.
Ebbene si, questa è la mia visione. L’era delle tecnologie-accrocchio
che un pò funzionano ed un pò no, è definitivamente tramontata.
La gente -noi tutti- ci rendiamo conto ogni giorno di più del nostro
ruolo di potere rispetto al successo di ogni genere di prodotto commerciale:
se qualcosa è su uno scaffale,
il potere di comprarlo o di farlo sparire dal mercato, è nelle nostre
sole mani.
Beh, prima di chiudere mi sarebbe piaciuto darvi un’idea della relazione tra
tecnologie degli schermi, loro risoluzione e dimensione. Non sono riuscito
a trovare delle ricerche recenti (chi ne avesse può scrivermi), ma questa immagine
è comunque sufficientemente indicativa di quanto accade oggi e dell’approccio
industriale al discorso display.

Il mio commento finale è: se non mettete anche
un parametro di HCI nei vostri schemi, è tempo perso. …e questo è valido anche per i micro-display,
ma questo è un altro discorso.




