Attraverso lo specchio
February 22nd, 2004 di Dario Rodighieroin interaction design, specchio | Letture: 6687
Mentre l?imperatore fissava il suo volto riflesso nello specchio, esso divenne prima una macchia rosso sangue e poi un teschio dal quale gocciolava muco. L?imperatore si girò inorridito. ?Vostra Altezza?, disse Shenkua, ?non rivolga altrove lo sguardo. Ha semplicemente visto il principio e la fine della Sua vita. Continui a fissare lo specchio e vedrà tutto ciò che è e che può essere. E quando avrà raggiunto il più alto grado di stupore, lo specchio stesso Le mostrerà quelle cose che non possono esistere…?
Ching Nung, ?Tutto intorno agli specchi?
Lo specchio è un artefatto nato in antichità , creato per vedere la propria
immagine riflessa. E’ un oggetto che ha sempre incuriosito ogni persona nel
suo modo affascinante di comunicare con se stessi.
Nell’estratto del testo di Ching Nung, lo specchio muta le proprie caratteristiche:
mostra al re il passato, il presente ed il futuro, ampliando la comunicazione
sulla linea temporale.
Nella città di Parigi, un centro di ricerca ha creato una tecnologia che rende
possibile la realizzazione di questo personale artefatto e dei suoi sviluppi
allo snodarsi dell’articolo: si tratta di un monitor piatto con una piccola
camera digitale al centro di esso. Grazie a quest’ultimo accorgimento è possibile
riprodurre la propria immagine da un punto di vista personale, poter fissare
il proprio sguardo.

Nella fotografia esiste un curioso esercizio per aumentare la propria sensibilitÃ
al variare del tempo: fissando una macchina alla finestra di casa e scattando
ad intervalli di pochi minuti è possibile realizzare una sequenza che cattura
i movimenti dilatati nel tempo. Il tempo, le persone, gli oggetti e le ombre
si trasferiscono in una linea temporale interamente percorribile dall’autore.
Nel medesimo modo l’utente dello specchio utilizza questa linea temporale che
spazia fra passato e presente ed è in grado di navigarla attraverso l’interfaccia:
egli può vedere tutte le trasformazioni di se stesso all’interno dello specchio.
Dopo aver scritto "Alice’s Adventure in Wonderland", Lewis Carroll
pubblicò nel 1872 la prosecuzione della storia, "Through the Looking Glass".
Nel primo capitolo di questo libro Alice arriva in un nuovo ambiente attraversando
lo specchio di casa. In questo caso esso viene utilizzato come un mezzo di comunicazione
fra ambienti, fra spazi.

Unendo le caratteristiche degli specchi di Ching Nung e Lewis Carroll, ovvero
il tempo e lo spazio, si arriva alla creazione di un grafico cartesiano.

Da un insieme infinito di ambienti nasce un collegamento fra due di loro:
infatti, attraverso lo specchio, due persone si guardano e interagiscono scambiandosi
oggetti; possono stringersi la mano e vedersi, possono parlare guardandosi negli
occhi e creare insieme nuovi artefatti.

Questa immagine di M.C. Escher crea con sottile precisione l’idea di lavorare
simultaneamente su un oggetto comune attraverso uno specchio. L’astrazione di
questo concetto si contrappone a una realtà di cooperazione descritta più chiaramente
nella xilografia successiva.

Dal matematico olandese possiamo recepire la nascita di un’idea (sempre da
uno specchio e quindi dalla collaborazione attraverso l’uso dell’interfaccia)
ed il concretizzarsi della stessa in un oggetto fisico. In questa figura è possibile
vedere un lato solo dello specchio, ma è facile supporre che dalla parte opposta
si stia creando l’altra metà dell’animale alato.
Ora il concetto esposto da Escher sarà trasportato su un’interfaccia fisica:
i larghi schermi. Essi sono strumenti tecnologici di recente introduzione, caratterizatti
da schermi touch-screen con misure di 40-50 pollici. Analizzando il loro metodo
di interazione cercheremo di comprendere quanto un’interfaccia mascherata da
specchio possa risultare utile.

Una tipica situazione di collaborazione fra persone si manifesta davanti a
una lavagna: nel nostro esempio abbiamo l’Individuo A e l’Individuo B che cooperano
alla creazione di un documento. Essi discutono, scrivono e cancellano; sfogliano
libri per placare le loro divergenze.

Proviamo ora a separare i due individui, iniziare a pensare a loro come due
persone che lavorano in ambienti separati.
Cerchiamo quindi di riunirli a lavorare sullo stesso supporto, ma da due ambienti
differenti. Per fare questo, mentre l’Iindividuo B rimarrà immobile, applicheremo
all’Individuo A due trasformazioni: la prima sarà una rotazione di 180°, la
seconda una simmetria attraverso il piano di lavoro. Prestiamo attenzione al
verso di scrittura del documento in lavorazione.
L’ultima operazione consiste nell’unire nuovamente i due ambienti.
Osservazioni: il primo caso si riconduce a una semplice situazione di lavoro
su un documento condiviso. Essa si rivela funzionale solo nel caso in cui ogni
individuo non veda l’immagine del suo collega dall’altro lato del monitor. Infatti
le modifiche al documento non coinciderebbero con i movimenti perchè il documento
non raggiungerebbe la fusione nel limbo del piano di lavoro.
Invece nel secondo caso il documento coincide per entrambi: ogni individuo
vedrebbe il documento nel verso corretto di lettura, mentre la manifestazione
del collega, rifratto attraverso la superficie dello specchio, lavorerebbe sul
documento al contrario. L’inconsuetudine del collega riflesso, si annullerebbe
con la sua precisione di lavoro sul documento.
In questo modo andremo a ricreare due realtà soggettive dove l’Individuo A e
l’Individuo B lavorano rispettivamente con le riflessioni dell’Individuo B bis
e quelle dell’Individuo A bis.

Il mio migliore amico è lo specchio, perché quando piango non
ride mai.
[Jim Morrison]
Bibliografia e Diritti d’Autore:
Using
proximity as an interface to video-mediated communication
Alice
Through the Looking Glass - testo di Lewis Carroll e disegni di Sir John Tenniel
MILK
- multimedia interaction for learning and knowing (large screen)




