Next-GUI: cosa ci attende dopo il PC
October 22nd, 2003 di Leandro Agroin eye tracking, gui, nextUI | Letture: 6512
Doverosa premessa
La futurologia non è il mio settore, ed anche l’usabilitÃ
-alla quale dico sempre sono in "prestito"- è una materia a
cui rimane poco da scoprire e moltissimo lavoro da fare. Ecco perchè
Doverosa premessa
La futurologia non è il mio settore, ed anche l’usabilità -alla quale dico sempre sono in "prestito"- è una materia a cui rimane poco da scoprire e moltissimo lavoro da fare. Ecco perchè -per oggi- vorrei guardare oltre lo steccato della "miseria delle attuali interfacce", e tornare a pensare al design dell’interazione.
Nel farlo, la sensazione è quella che i più ritengano il design dell’interazione come l’eterna promessa. E siccome nella tecnologia anche le promesse invecchiano, ho pensato che fosse ora di dare una spolverata al baule delle promesse in prototipo, e vedere a che punto siamo.
Lo stato dell’arte delle GUI
Che giorno è oggi?
Di preciso non lo so, ma ho la sensazione che sia il giorno in cui si possa dire con certezza che le attuali GUI sono diventate vecchie!
Sino all’avvento della Rete Internet, la conoscenza a cui avevamo accesso tramite computer, stava in un certo posto specifico: sul disco del PC che avevamo sul tavolo, su un certo CD, o -al massimo- nel PC della stanza accanto.
Certo c’erano già molte eccezioni: reti complesse in mano all’esercito, banche, istituzioni governative, grandi compagnie etc.
Tutte situazioni che consentivano già di avere la netta percezione che "i dati fossero altrove". Ma per quanto si trattasse di una eccezione diffusa, questa non ha rappresentato la modalità in cui la maggior parte delle persone pensavano al sapere. Il sapere, come anche l’informazione di dettaglio, stava sempre in un luogo ben preciso.
La metafora del desktop fu un modo eccellente di interpretare questa fase in cui le informazioni erano "locali". Poi -con l’esplosione del web- abbiamo cominciato ad avere dei dubbi…
Beh, il monopolista dei sistemi operativi è senza dubbio Bill Gates!
Cosa hanno fatto in Microsoft quando si sono resi conto che la conoscenza dell’intero pianeta era disponibile ma delocalizzata? che la gente non capiva più bene dove stavano i propri files, oppure cosa era web e cosa no?
Hanno cambiato lo sfondo di scrivania!
Immagino la riunione interna dova qualcuno disse:"siamo convinti, che un panorama tranquillizzante con erba verde e cieli azzurri, possa consentire all’utente di avere un miglior feeling con i computer".
E in casa Apple? ...beh, si, quel piccolo produttore con la mela morsicchiata, etc…
Beh, in casa Apple, hanno più o meno tenuto il concetto di desktop (l’hanno inventato loro), solo che ora fanno schizzare le finestre su e giù per lo schermo come fosse un enorme movie flash stracolmo di transizioni.
Alla Apple si comportano come se volessero stressare al massimo quello che si può fare con il mouse (Vedi: Exposé), oppure come se non sapessero più cosa farne della strapotenza computazionale dei suoi G5.
Linux? si sà , le GUI non sono il suo forte. E anche gli altri che ci hanno provato -comunque- non sono sopravvissuti.
Ma serve un’altra GUI?
Cosa si può fare migliorare il modo in cui la gente usa i computer?
…Il mondo intero conosce già una via per usare i computer: il mouse ed una GUI.
Se ancora oggi non siamo stati in grado di liberarci dell QWERTY per i costi di ri-apprendimento che avremmo, figuriamoci se possiamo cambiare il paradigma di interazione uomo-PC.
Ciò nonostante:
La sensazione è che le GUI stiano già facendo il massimo per facilitare l’interazione uomo-macchina, e che se davvero si provasse a fare un ulteriore balzo in avanti, questo NON potrebbe essere seguito anche dal mouse.
Definizione di mouse: scatoletta con pallina che senza mai mutare -dal 1960 ad oggi- è rimasta attaccata al nostro PC.
Ma se cambia la GUI, cambia il mouse. E viceversa.
Quando in un film ci mostrano il futuro, non ci sono mouse in giro…
Sarà perché siamo influenzati da Hollywood, che sentiamo di doversi liberare del vecchio mouse, o c’è dell’altro?
In fondo è risaputo che
- La storia dell’innovazione tecnologica procede a "strattoni", mentre da troppo tempo nelle GUI manca una discontinuità rilevante (la metafora del desktop è targata ‘80, e tutti i tentativi di sostituire o innovare profondamente il mouse sono sin qui falliti).
- I computer non sono mai stati veloci e miniaturizzabili come adesso (Eppure, il tuo PC, non sa neanche come ti chiami).
- Le reti wireless locali e le reti telefoniche a banda larga consentono l’accesso rapido ai contenuti. Da pochissimo, anche per gli utenti mobili (nessuno si stupirà vedendo come -tra pochissimo- si potrà vedere il telegiornale dal cellulare).
- L’intera conoscenza dell’umanità è -o sarà presto- pubblicata su Internet: connessa attraverso una incommensurabile rete di hyperlink.
Tutte cose che poco hanno a che fare con:
- chi vuol mettere windows XP anche sulla lavatrice, e controllare che i panni che si intendono lavare siano "certificati" longhorn. LongHorn/Palladium sono nomi che non vi dicono nulla?
- chi vuol rimpicciolire tutto ciò che normalemente sta dentro un video (palmare, TV, computer), e metterlo dentro ad un video più piccolo (il telefonino).
… - e con lo scatolo beige accanto al cestino, ed il suo albero di natale con metri di ghirlande e nugoli di periferiche ed input device.
Insomma, non avete anche voi la sensazione che manchi qualcosa?
GUI altrove. Prove tecniche di futuro
Si può avere un mondo senza PC-beige, ma con tutte le comodità offerte dall’Information & Communication Technology?
A pensare che sia possibile ci sono certamente i produttori di hollywood, ma anche un buon numero di seri ricercatori, nonchè di "nuovi" designer dell’interazione. Ma facciamo un breve viaggio tra alcune modalità -alternative- di azione/interazione con luoghi, device e media.
1) La prima fermata è Europea.
I precursori dell’interaction design in Italia sono stati quelli di Domus Academy, il cui centro di ricerche -dal 1995 ad oggi- ha sfornato moltissimi progetti. Attorno ed accanto a Domus Acedemy si sono intrecciate le vicende della specialissima facoltà di Scienze della Comunicazione di Siena (con il Siena Design Project), e di Philips Design. Questi tre crogioli di intelligenze hanno sfornato i più interessanti progetti del panorama europeo, ed alcuni tra questi sono: POGO, New Nomads.

In fondo, l’approccio europeo, è molto vicino alla teorizzazione dell’Invisible Computer di Donald Norman. Dal centro ricerche di Domus, come da Siena e da Ivrea, nascono di continuo concept di quelli che Norman chiamerebbe infodomestici: artefatti digitali attorno ai quali processi e relazioni, confluiscono in uno strumento dedicato ad una specifica funzione. Producendo device (e non solo) semplificati, ma dalla straordinaria capacità di comunicazione verso il "sistema" che gestisce le informazioni relative ad un certo utente ed un certo compito.
2 ) Fermata obbligatoria al Medialab di Boston!
La creatura fondata da Nicholas Negroponte che -negli anni- ha sfornato un incredibile numero di progetti e realizzazioni. Al medialab sono nate le prime sperimentazioni sul Wearable Computer (poi finemente rivisto da Philips Design), e moltissimi progetti legati al "riconoscimento intelligente" del contenuto di una immagine (in foto vedete come un computer riconosca la sagoma ed la postura di un uomo). Wearable computer e virtual reality alle spalle, oggi al MEDIALAB vanno molto di moda i Tangible Media e le interfacce tangibili. …E vi assicuro che vedere una segreteria telefonica interamente fatta in PIETRA, beh… lascia di sasso.
3) L’ultima fermata la facciamo nel comparto "pervasive computing", con Motorola!
Tra il 2001 ed il 2002, Motorola si è sforzata di comprendere il futuro delle compagnie del suo genere. Così, con il supporto di un team internazionale (in realtà molto italiano) di interaction designer, ha prodotto degli scenari (umts) di grande interesse.
Per i dettagli c’è del progetto Motorola c’è questo raro PDF (1Mb).
Non so se qualcuno realizzerà mai le idee di Motorola, ma guardando Xelibri c’è da pensare che comunque qualcuno ci stia provando.

Ma attenzione: a cambiare drammaticamente i paradigmi di interazione, può anche essere il media. Fate un giro alla Anoto, alla eInk. Leggetevi poi le notivà in termini di "carta intelligente", e provate poi a miscelare gli scenari della telefonia con un media flessibile ed intelligente come la carta.
(Sembra si avveri il sogno del personal media di Nicholas Negroponte: Imagine folding up today’s newspaper only to unroll it tomorrow and find tomorrow’s news. Now, researchers have made a plastic electronic material that could make such fantasies come true).
Esiste un paradigma emergente?
Beh, diciamo anche le cose come stanno: Wearable computer, grandi schermi, tangible media, carta intelligente… in effetti se ne parla oramai da un certo numero di anni, e la sensazione è che si tratti di tentativi che NON stanno dando i frutti sperati.
Se girate per le pagine del MediaLab, di Wearable computer non parla più nessuno.
Le interfacce ed i nuovi paradigmi di interazione relativi ad i grandi schermi (utili sopratutto nelle interfacce pubbliche), rimarranno ancora per alcuni anni in attesa che i prezzi delle componenti hardware si abbassino.
Sulla questione grandi schermi, c’è però una gigantesca eccezione: ecco a voi il videotelefonino più grande del mondo! un vero e proprio sistema di videoconferenza condivisa full-immersion, dotato di un sistema di ricezione/trasmissione audio assolutamente innovativo. Sarà la realizzazione cocreta di un concept di interaction design un pò vecchio ma assolutamente affascinante. (la notizia su Ananova)
Tangible media: Al posto della segreteria telefonica in pietra per ora abbiamo soltanto le bellissime (e non tangible) sfere luminose "ambient-orb": lampade wireless dai colori soft e cangianti che -con il loro colore- possono dirti se ti è arrivata una nuova email, se un tuo amico/a è entrato in chat, etc etc
Restiamo con i piedi per terra
Quello che emerge da questa carrellata di progetti/concept "vecchi" e nuovi, è che non solo siamo tecnologicamente in grado di liberarci dagli scatolotti beige, ma anche che abbiamo almeno un paio di altri possibili paradigmi di interazione a cui affidarci per il futuro. Pensare oltre la GUI, il mouse e sopratutto oltre la cornice del monitor, è il modo per comprendere le nostre reali potenzialità tecnologiche e progettuali. Ma prima di giungere ad una qualche conclusione, parliamo di alcuni fatti recenti e di una grande assente.
La grande assente di questo viaggio in tre fermate è la "voice recogniction" e il cosidetto "voice control", ovvero: poter comandare un computer/sistema direttamente impartendo gli ordini a voce.
Il motivo di questa assenza è che di sistemi di voice recogniction ne esistono da tempo. Possiamo tranquillamente usarli per dettare un testo al computer (ho un amico che ha dettato un intero libro al suo PC. Anche se poi ha dovuto togliere a mano i vagiti del suo ultimo figliolo), ma NON possiamo comandarci una intera interfaccia.
Capiamoci bene: tecnicamente sarebbe anche fattibile e -in realtà - già da alcuni anni i computer Macintosh consentono di impartire ordini a voce (solo in inglese). Il limite di questa tecnologia è però duplice: nessun controllo dell’enviroment (per cui entra nel microfono anche la radio di sottofondo) e nessuna capacità di selezione.
Quest’ultimo punto è il punto cardine: le GUI basate sulla metafora del desktop sono del genere "select and click", dunque -per poter far eseguire un comando al computer- si deve associarlo ad un qualche genere di selezione. Ora, come si può dire a voce al PC di selezionare l’icona in basso a destra, accanto a quella blu? Evidentemente non si può.
Infine, quanto è scalabile e sicura una soluzione basata sul solo voice control? Pensate alla curva di apprendimento a cui sono sottoposti sia il PC (per imparare la vostra inflessione e le parole nuove) che l’utente. Poi rispondetevi da soli.
E allora, da dove arriverà il futuro?
Nel breve -probabilmente- avranno la meglio i paradigmi UMTS (vi segnalo questi poco orginali ma divertenti scenari prodotti per WIND), ma per andare alla ricerca della vera innovazione bisognerà guardare a tecnologie di derivazione militare.
La ricerca orientata ad applicazioni militari, sta sviluppando delle interacce del tipo EvPac, eye-voice point and click (eyegaze). Con questi sistemi, la selezione avviene semplicemente guardando un oggetto a schermo. Subito di seguito, il comando vocale, applica una azione alla selezione specifica. In pratica è possibile "fare CLICK" su un oggetto indicato con gli occhi.
Ma come talvolta accade, persino le tecnologie nate in ambito militare, possono rapidamente divenire motivo di progresso per tutta la società . C’è dunque da pensare che si potrà presto comandare una GUI con gli occhi e con la voce. Sono in molti a crederlo, e tra questi c’è un personaggio alquanto speciale: Ron Jacob.
Ron non è il classico Guru alla Nielsen, ma è uno che ha una tonellata di pubblicazioni. Ha lavorato per la Marina degli Stati Uniti e -basandosi sulle sue ricerche- ha motivo per credere che il "puntamento oculare", sarà il mouse del futuro. D’altro canto, anche in Danimarca hanno preso molto sul serio gli "eye-controlled media".
Date un occhio a questi lavori, e poi ditemi se state ancora pensando all’ergonomia/usabilità /interaction design in termini di:"da che lato mettiamo il logo nella homepage? flash si o no?, etc".
Per migliorare l’usabilità di un qualsivoglia sistema -io ritengo- sia anche il caso che il computer capisca qualcosa di più.
L’intelligenza artificiale stenta a darci soccorso, ma mi chiedo: può davvero essere intelligente una macchina che non ha cognizione sensoriale?
Certo, i computer "vedono" se gli mettiamo in testa una telecamera, ma non hanno una cognizione ci ciò una immagine possa rappresentare e significare.
La possibilità di indicare al computer un oggetto attraverso il nostro sguardo, edi far eseguire un comando attraverso la nostra voce, ha l’effetto dirompente di usare la nostra capacità cognitiva e darla "in prestito" alla macchina.
L’effetto di ritorno di questa "intuibilità " delle nostre azioni di utenti, non è soltanto quello di far sembrare più intelligente la macchina, ma anche quello di renderci più efficaci e consentirci di agire in modo più naturale.
Ed ancora: Oltre a promettere sfaceli nel settore dei giochi, questa modalità (stile) di interazione, ben si presta a favorire l’accesso al computer anche quando si sia in presenza di alcune tipologie di disabilità .
Conclusioni
Penso si possa asserire che l’interaction design ha vissuto gli ultimi due anni praticamente fermo al parcheggio. Ora siamo invece in una fase di attraversamento/transizione dove -il mercato- prova progettare il futuro per prove ed errori.
Non è una cosa nuova, anzi: accade abbastanza spesso che quando una innovazione sia prossima al mercato, i ricercatori istituzionali cedano il passo ai più celeri ed affamati sperimentatori delle companies industriali.
Certo, il modo in cui essi operano è talvolta davvero poco scientifico, ma questo consente anche un rapido attraversamento della fase delle tecnologie-puzzle (fase sperimentale che la ricerca produrrebbe solo con decenni). Questo però ci darà provabilemente modo di testare meglio l’idea degli infodomestici, e -in fondo- anche quella per prove ed errori è una modalità evolutiva interessante. …anche perchè nessuno può escludere a priori che -partendo da "cineserie" alla thinkgeek- si inventi il futuro per serendipità .
Mentre tutti viviamo questa fase di stridente contrasto tra l’aspettativa delle "macchine volanti" e la situazione di "parcheggio" in cui è rimasto bloccato il futuro hollywoodiano della tecnologia, c’è chi cerca di guardare avanti e realizzare concretamente qualcosa di drammaticamente nuovo. Certo, in questo ventaglio di opportunità , può diventare davvero difficile comprendere in quale direzione muovere il prossimo singolo passo. Ma noi abbiamo fiducia e riteniamo che -da qualche parte- il futuro sia già in fase di debuggin. Che sia un Tholos in ogni angolo, od una GUI ad ologrammi, la rivoluzione ci appare già pronta dietro l’angolo.
Rimanete sintonizzati, perchè ho la sensazione che Idearium.ORG ne saprà qualcosa!




