ZELDMAN: Il 99,9 % dei siti web è obsoleto
September 29th, 2003 di Fabrizio Ulissein CSS, standard, web, zeldam | Letture: 5123
"Il 99,9 % dei siti web è obsoleto".
"Un terribile morbo affligge quasi tutti i siti oggi presenti su web, dalle modeste homepage personali fino ai portali delle gigantesche coroporazioni. Astuto e insidioso, il morbo
"Il 99,9 % dei siti web è obsoleto".
"Un terribile morbo affligge quasi tutti i siti oggi presenti su web, dalle modeste homepage personali fino ai portali delle gigantesche coroporazioni. Astuto e insidioso, il morbo è spesso irriconoscibile perchè basato su norme consolidate. Anche se i vostri clienti e i manager dei siti web ancora non ne sono consapevoli, il 99,9% dei siti web è ormai obsoleto. Questi siti possono funzionare ed essere ben visualizzati nei browser più noti, in versione 4 o 5. Ma al di fuori di questi ambienti provvisti di ampia tolleranza all’errore, i sintomi del morbo hanno già iniziato a mostrarsi."
Era il grido di allarme di Jeffrey Zeldman lanciato in anteprima sulle pagine di Digital web, e divenuto primo capitolo di uno dei libri più attesi nella -seppur breve- storia del web design, che sarebbe stato dato alle stampe di lì a qualche mese, "Designing with web standards".
La frase, l’articolo, il libro, arrivavano dopo una lunghissima battaglia per la definizione (e adozione) di linguaggi e regole comuni per la creazione e visualizzazione di contenuti e applicazioni su web, una battaglia durata quasi quattro anni, e combattuta dalle pagine di webstandards.org , ai tavoli riunione del W3C, e nei corridoi di Microsoft, Netscape e Opera, le aziende produttrici dei più noti e diffusi browser. Dai frutti di questa battaglia nascevano infatti le nuove versioni dei "navigatori", e con esse, grazie al supporto coerente e uniforme delle specifiche definite e raccomandate dal W3C, la possibilità finalmente concreta di diffondere le nuove metodologie di progettazione e sviluppo per il web al di fuori dei circoli ristretti degli indipendenti e degli sperimentatori folli. Ora il libro è in via di traduzione in italiano, e ci aspettiamo che rivoluzionerà anche in Italia, come negli USA, il modo di progettare per il web. Ma di cosa parla questo libro? Per capirlo facciamo un salto indietro.
Ma cosa sono questi standard?
"C’era il DHTML per Netscape 4. C’era il DHTML non compatibile per Internet Explorer 4, che per lo più funzionava solo su Windows. C’era JavaScript non-DHTML per Netscape 3 e codice non-DHTML per IE3. Poteva esserci codice ottimizzato per browsers non di marca o più vecchi. In breve, anche la pagina meno interessante richiedeva più forchette di un ristorante. Alcuni sviluppatori si limitavano a due versioni (una per IE4 e una per Netscape 4), e lasciavano all’utente la scelta di installare un browser 4.0 o perdere le speranze. Altri con budget inferiori scommettevano su un solo browser, e finivano col perdere la scommessa (se non la camicia)."
Quando nacque HTML il web era molto lontano dal successo di pubblico che abbiamo conosciuto verso la metà degli anni ‘90. Le informazioni distribuite in rete erano ancora poche, e il visual appealing dei dati scientifici resi disponibili da università ed enti governativi americani era un problema tutto sommato relativo. HTML, linguaggio di markup "figlio" del vecchio SGML, conteneva quindi poche istruzioni, quante ne occorrevano per poter formattare un documento con le opzioni più comuni: interruzione di linea, definizione di paragrafi e liste, formattazione in grassetto e corsivo, 6 livelli di headings per definire titoli e sottotitoli, e poco altro. Ma l’improvviso boom di Internet come innovativo strumento di comunicazione trascinò verso il web il grande pubblico, e primi imprenditori della new economy reagirono con inusitata ed eccessiva prontezza, costruendo grattacieli su quelle piccole e fragili fondamenta che avevano funzionato fintanto che pochi studenti e ricercatori utilizzavano il web per ottenere in tempo reale informazioni aggiornate di biologia molecolare. Anche Microsoft e Netscape, i produttori dei due browser più diffusi, reagirono con prontezza iniettando in quelle fragili fondamenta - e in assenza completa di linee guida comuni - tutte quelle funzionalità di interattività e di multimedialità che potevano far comodo ad un mercato in rapidissima espansione. Il risultato di questa escalation fu che nella seconda metà degli anni ‘90 progettare un sito web era divenuta una corsa a ostacoli, fra mille tecnologie proprietarie (per ogni singola versione di ogni singolo browser), un codice di markup ormai rigonfio di attributi di presentazione implementati in molti modi diversi, e una prima applicazione di CSS assolutamente priva della necessaria affidabilità .
Bisognava fare qualcosa, e bisognava farla in fretta.
Parallelamente alla nascita di XML, il linguaggio che avrebbe trasformato completamente le logiche di interoperabilità di dati e concetti fra diverse applicazioni, iniziò quindi un percorso di definizione di specifiche e linee guida che avrebbero costituito una sorta di roadmap per superare il far west senza tragici traumi, considerando la moltitudine di dpcumenti ed applicazioni - anche critici - già presenti su web.
Fu così che lentamente la guerra fra browser terminò, Microsoft e Netscape (che impiegò anni a riscrivere completamente il codice del suo prodotto ormai irrimediabilmente compromesso nella discutibile versione 4.x) si impegnarono assieme agli ingegneri del W3C e ad alcuni punti di riferimento della community dei web designer radunati sotto la bandiera del WaSP (Web Standards Project) nella definizione di specifiche comuni, fino al rilascio delle ultime versioni dei browser più noti in cui viene ormai garantito un supporto stabile a XHTML 1.0 e 1.1 (riformulazione di HTML in XML e "ponte"fra queste due filosofie di markup) e a CSS 1 e (parte del) 2.
Ed è proprio dal "dialogo" fra questi due linguaggi - XHTML e CSS - che nascono i nuovi approcci metodologici al web design, dapprima messi a punto in "laboratorio", testati sui motori di rendering dei nuovi browser conformi, ed ora divulgati dalle pagine di "Designing with web standards". Il libro, con dovizia di particolari, ci aiuta a organizzare il nostro lavoro per il web in un modo completamente nuovo, portandoci per mano attraverso le specifiche, le linee guida, i piccoli problemi di implementazione e le soluzioni per minimizzarli, gli esempi più noti destrutturati e offerti su un piatto d’argento per imparare finalmente a spendere meno (e quindi a guadagnare di più) e a lavorare meglio. Chi non lo vorrebbe?
Non ci sono più scuse
"Non molto tempo fa, per i guidatori era normale gettare dal finestrino le lattine di birra vuote; Anni dopo si è giunti alla conclusione che forse non si trattava del miglior modo di gettare la spazzatura. La comunità dei web designer sta vivendo una trasformazione simile, e gli standard web sono la chiave di questa trasformazione."
I nuovi browser compatibili con gli standard web definiti e raccomandati dal W3C, si stanno diffondendo rapidamente; ora davvero non abbiamo più scuse per abbandonare i vecchi metodi e abbracciare la progettazione secondo gli standard. Ma in cosa consiste questo approccio?
- Struttura (XHTML)
Ritornando alle origini, con XHTML è stata restituita al codice di markup la sua funzione primaria, ovvero strutturare documenti con tag almeno proto-semantici. In sostanza, non è tramite codice di markup che si deve definire il tipo di carattere da visualizzare, o il colore di uno sfondo di una tabella. E’ invece tramite markup che si deve definire l’inizio e la fine di un paragrafo, l’organizzazione coerente di titoli e sottotitoli, la definizione di liste, le aree logiche che verrano utilizzate per impaginare il layout. - Presentazione (CSS)
Utilizzando i fogli stile (CSS), vengono definite tutte quelle regole che spiegheranno a browser ed altri dispositivi come deve essere visualizzato il documento, in termini di colori, caratteri tipografici, interlinee, gabbie di layout, ecc. - Comportamento (DOM e ECMAscript)
L’ideazione di un Document Object Model standard, e di un linguaggio di nome ECMAscript (un JavaScript standard e liberamente adottabile dai produttori di browser) consente inoltre agli sviluppatori di poter ideare comportamenti interattivi finalmente comprensibili da tutti i browser conformi agli standard. Non sarà più quindi necessario realizzare script diversi per ogni versione di browser; sarà sufficiente scrivere codice una sola volta, ed essere certi che verrà interpretato ovunque nello stesso modo
Questa triade di linguaggi, oltre ad essere largamente condivisa (in quanto standard), risolve anche moltissimi problemi di sviluppo, in quanto:
- Semplifica la progettazione
questo approccio è più facile dei mille trucchetti necessari per tenere in piedi una pagina HTML fortemente orientata alla presentazione. - Semplifica la manutenzione
Per modificare elementi grafici di un intero sito (anche di migliaia di pagine) è sufficiente cambiare un unico foglio stile. - Aumenta la compatibilitÃ
I siti realizzati in questo modo sono assolutamente visualizzabili anche con browser archeologici, sia su desktop che su handhelds. - Aumenta l’accessibilitÃ
Scrivendo codice di markup valido XHTML, automaticamente si svolge già gran parte del lavoro necesario per rendere le nostre pagine conformi con le linee guida WAI/WCAG 4. - Predispone per il futuro
XHTML è un primo step per abbracciare XML, il vero linguaggio per la definizione della struttura semantica di un documento interoperabile. Usare XHTML/CSS/DOM oggi vuol dire predisporre il proprio lavoro per la transizione definitiva
Davvero non abbiamo più scuse. E’ tempo di riordinare le nostre web-stanzette costruendo più velocemente e più economicamente mobili più solidi. Così. la prossima volta che dovremo ridpingere le pareti, non dovremo più buttar via tutto e ricominciare da capo. Vi pare poco?




