Blogout: 13 diari dalla rete
July 25th, 2003 di Alessandro Marziin blogosfera | Letture: 1960
Circa dieci anni fa Ted Nelson apriva l’introduzione del suo Literary Machines 90.1 con queste parole: “All’improvviso, tutti parlano di ipertesti. Si sente questa parola dovunque. A una conferenza nel marzo 1987 l’ho sentita nove volte attraversando

Oggi, anche se l’argomento è diverso, lo scenario si presenta simile e, con buona pace del sig. Nelson, la cui figura è ancora oggi in ugual misura oggetto di adorazione e scherno, trovo legittimo ed interessante partire proprio da lì per provare a spiegare il perchè di un lavoro come Blogout..
All’improvviso, dunque, tutti parlano di “blog”, in quella che potremmo definire la sede naturale rappresentata dal web e nella sua trasposizione di massa rappresentata dai media classici. E, al tempo stesso, si definiscono interpretazioni, si costruiscono modelli, si creano categorie intorno a questo tema, analizzato e descritto nelle sue diverse angolazioni e sfaccettature.
In Blogout - e so bene quanto di paradossale e contradittorio ci sia nella frase in sé - nulla di tutto ciò avviene: anche se si inserisce con forza nel dibattito sull’argomento, non è un libro sui blog. Piuttosto che fornire definizioni, indicazioni, analisi o teorie, suggerisce a ognuno di interpretare e verificare l’effetto dato dalla trasmigrazione di una nuova forma di scrittura verso un’altra - non vecchia ma semplicemente altra. Senza contraffazioni tecniche - che sarebbero davvero semplici in questo caso - e al di là di qualsiasi ritocco editoriale, confrontarsi con ciò che accade quando la scrittura traghetta se stessa verso un nuovo spazio. Un percorso, quindi, ma aperto, dinamico, ridefinibile: un percorso di senso, che parte dagli autori ed arriva a chi legge intrecciando strade differenti, in equilibrio tra loro e, prima ancora, si snoda idealmente e trova forma nei sentieri inconsueti che portano dal web alla carta.
In questo, l’esercizio della lettura prende anch’esso direzioni diverse; l’indice, da indicazione forzata, diviene una convenzione simbolica, una porta verso altre porte. La lettura di Blogout dalla prima all’ultima pagina avrà un senso; la stessa passando da un autore all’altro avrà un senso; ancora, saltando da un post all’altro avrà un senso. Leggendolo più volte, inventando ogni volta un nuovo percorso, si otterrà ogni volta un significato differente. Perchè Blogout è un insieme di percorsi di senso in cui i significati diventano centrali rispetto alle definizioni, alle tecnologie, ai modelli. E, piuttosto che dare risposte, pone altre domande, come sempre accade quando la ricerca dei significati diventa prioritaria.
Da leggere mettendo da parte le considerazioni tecniche e le divagazioni semantiche, quindi, per lasciare spazio alle storie, autentiche, degli autori; ad occhi chiusi per meglio coglierne le tonalità espressive, le variazioni cromatiche. Dietro i nick, dietro i soprannomi fantasiosi, le persone: non si parla di blog ma i blog parlano, ecco la possibile differenza. Autori, con gli strumenti del nostro tempo, come costruttori di significati.




