La E di E-Learning e la macchina del caffè
July 24th, 2003 di Pina Mangifestain elearning | Letture: 2335
Tra un cd rom in autoistruzione e un download un caffè ci sta proprio bene….
Quella E prima di Learning può stare per electronic, enterprise, exploration, engagement, easy, empowerment, everywhere, extended, enriched….eppure la E che mi sta più a cuore è quella di experience!
Al di l della tecnologia, dei vantaggi economici, degli ipertesti, della tensione verso collaborazione e creativit , della facilit di utilizzo, della libert di scelta e personalizzazione, nonché dell’assenza di limiti spazio-temporali….., una grande molla all’utilizzo di percorsi formativi e-learning è quella esperienziale.
Una comunit di apprendimento on line (per tante dinamiche poco lontana da una in presenza per altre così “distante”) vive di interazione, partecipazione, comunicazione nella community area.
I membri della comunit – studenti, formatori, esperti, staff tecnico, …. – agiscono e reagiscono in una dimensione orizzontale. (Come tutor on line, spesso mi sono trovata a combattere con i miei links emozionali!)
Gestire una comunicazione scritta (sincrona o asincrona), avendo il compito di facilitarla all’interno della community, significa trasferire entusiasmo, stimoli, motivazione, valorizzando ogni singolo apporto.
Ecco perché coinvolgono tanto i giochi di ruolo.
Si propone un’esperienza: la partecipazione è attiva e coinvolgente, viva quanto vera, seppure ideale e simulata. Le emozioni in Rete sono messe a nudo e non a caso una citazione - un po’ vecchiotta nella concezione internettiana del tempo - è oggi ancora di gran “moda”:
«High tech – high touch è una formula che uso per descrivere il modo in cui rispondiamo alla tecnologia. Ogni volta che una nuova tecnologia viene introdotta nella societ , ci deve essere il contrappeso di una spinta umana che ristabilisce l’equilibrio – cioè high touch – se no la tecnologia viene respinta. Più c’è high tech, più occorre high touch»
.John Naisbitt, “Megatrends”, 1982
(Nel 1982 Internet circolava solo in alcune universit e nessuno ne immaginava la sua diffusione attuale).
In generale l’high touch è la qualit della relazione di un’impresa o un’organizzazione con i suoi clienti, per cui è necessaria un’attenzione particolare alla personalizzazione del contatto con i singoli utenti. Jonh Naisbitt ha abbracciato diversi temi, che non sono attinenti in maniera specifica a questo articolo, ma è bene ricordare in sintesi la sua riflessione sulla tecnologia come parte indissolubile della nostra evoluzione culturale e sulla necessit di equilibrio tra la tecnologia e tutta la ricchezza dell’essere umano.
La rapida crescita della tecnologia vede emergere in chi la utilizza un desiderio di comunit e un bisogno di tempi personalizzati.
La “filosofia” dell’high tech/high touch applicata all’e-learning potrebbe anche essere riassunta nella espressione “yin/yang”. Tecnologia e umanit sono oggi in equilibrio?
L’elearning dovr tendere verso questo equilibrio, se non vuole perdere i suoi utenti.
Attualmente, per esempio, le proposte blended di elearning, ovvero quelle che integrano metodologie innovative di apprendimento e incontri in presenza nelle aule, risultano vincenti.
I formatori in Rete devono essere in grado di trasferire un calore, un tocco umano.
Il tocco umano? Gli utenti e-learning a volte chiedono anche più di un tocco, chiedono quasi un abbraccio, una mano afferrata, … ma mai uno strattone!
Che ben vengano, dunque, corridoi virtuali, aree per il caffè, scaffali di biblioteche a portata di clic, senza dimenticare che:
- se i corridoi sono vuoti, aumenta il silenzio;
- al bar il caffè non è mai buono di prima mattina;
- guai a sistemare i libri a seconda del colore, come in un salotto dove tutti quelli dalla copertina gialla sono messi in un angolo per fare pendant con le tende.
I rapporti interpersonali nella comunicazione on line possono essere vissuti intensamente o con passivit e resistenza estrema. Un buon formatore in rete deve essere anche un buon “animatore”, promuovendo la socializzazione all’interno della comunit di apprendimento. Senza coinvolgimento attivo, la comunit di apprendimento rischia di rimanere sulla carta (sarebbe meglio dire “sullo schermo”). I vari username acquistano una identit quando si sviluppa una molteplicit di scambi e aperture, contraddistinte da fiducia. Anche in Rete ci si può fidare/affidare di/a qualcuno “a naso” (sarebbe meglio dire “a mouse”). La electronic proximity (vicinanza telematica) è qualcosa che puo’ scattare o meno. Più un formatore riesce a promuoverla nel singolo come nel gruppo, più aumentano le possibilit di ottenere e far ottenere buoni risultati durante e alla fine del processo formativo. Qual è la password della e-proximity? Forse quella stessa “e” che sta per experience?
Nell’elearning è importante tener conto del fattore umano e dei valori di relazione personale. Tramite uno strumento personalizzato come la posta elettronica, con pieno rispetto della privacy nel rapporto comunicativo uno a uno, alcuni username diventano persone vive, palpabili, difficili da dimenticare. A volte molti si confidano, si aprono, vincono la propria resistenza telematica. Sar forse l’apparente anonimato del Web? La sensazione di cancellare ciò che si è scritto?
Mai come in una simulazione si è più veri. Nella finzione, paradossalmente, si rischia di essere più veri, più se stessi che non nella realt .
Arriva poi la Netiquette a cercare di mettere un po’ tutti d’accordo sulle modalit di comunicazione on line, e le sue regole vengono trasferite anche negli ambienti virtuali di apprendimento, eppure basterebbe a volte solo un po’ di buona educazione:
se si esce da un’aula fisica per scambiare due chiacchiere al bar…. prima di dire la propria, si ascolta il tema di cui stanno parlando gli altri… e se gli altri stanno parlando appassionatamente di calcio, a chi verrebbe in mente di chiedere ad ognuno qual è il suo film preferito?
Buon caffè a tutti!
“L’internet è un luogo, un ambiente, fatto di persone e delle loro miriadi di interazioni. Non è meramente una tecnologia ma un modo di collaborare, condividere e aver cura gli uni degli altri. Le imprese che riconoscono i valori umani dell’internet avranno più probabilit di successo nei mondi artificiali dell’era digitale perché capiranno che l’artificiale è radicato nella realt e la realt ha la radice nei nostri cuori.”
Vint Cerf, uno dei “padri” di Internet




