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Arredamento di interni per le pagine web

July 24th, 2003 di Francesco Di Nocera
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Spesso i designer rivolgono agli esperti di usabilit� domande come “dove va messo il menu di navigazione?”, “dove metto i link alle risorse esterne?”. Domande di questo genere hanno in comune il problema della localizzazione di oggetti web.

Spesso i designer rivolgono agli esperti di usabilit� domande come "dove va messo il menu di navigazione?", "dove metto i link alle risorse esterne?". Domande di questo genere hanno in comune il problema della localizzazione di oggetti web (banner, link, ecc.) sulla pagina e sottendono l’idea generale che esistano delle disposizioni migliori di altre. L’analogia con gli spazi abitativi è chiara: l’organizzazione dello spazio deve essere funzionale all’uso che ne faremo. Mettere un tavolo di fronte al forno non ci permetter� di chinarci per controllare la cottura del pollo, un divano posto lateralmente al televisore ci procurer� uno sgradevole torcicollo, e così via. Oltre alla funzionalit� di una disposizione, è necessario tener presente anche un altro aspetto. Spesso, indipendentemente dalla funzionalit� , ci aspettiamo di trovare un certo tipo di organizzazione perché è quella a noi nota, o perché ci viene in qualche modo "naturale" pensare che le cose saranno lì. Immagino sia capitato a tutti noi, trovandoci in casa d’altri, di cercare l’interruttore della luce nel posto sbagliato. Quasi sempre il posto dove lo cerchiamo è quello al quale siamo abituati. Le abitudini, scriveva William James, sono simili a grosse girandole che una volta avviate sono difficili da arrestare.

 

"Il bagno è in fondo a destra"

Almeno così dicono. In assenza di conoscenze specifiche, dove cercheremo il bagno? Stereotipi, abitudini, aspettative, schemi … tutto ciò contribuisce a rendere il nostro mondo più prevedibile e a viverlo nella maniera più efficace possibile. Anche l’interazione con artefatti tecnologici avviene attraverso l’uso di rappresentazioni o schemi che permettono l’ottimizzazione sia dei nostri comportamenti sia delle risorse necessarie per implementarli. Sempre su queste colonne (vedi "il file è in allegato") avevamo gi� affrontato il concetto di schema e avevo mostrato come sia possibile sfruttarlo a beneficio della progettazione di interfacce maggiormente usabili.

 

Cos’è uno schema?

Uno schema è un’organizzazione gerarchica di strutture/processi impiegati allo scopo di rendere più efficace la prestazione. Gli schemi che si trovano nella parte superiore della gerarchia (schemi "astratti", che definiscono compiti complessi come guidare l’auto) possono essere influenzati dall’esperienza, mentre quelli che si trovano nella parte inferiore della gerarchia (schemi "di base" come quelli che definiscono specifiche sequenze motorie) sono strettamente legati ai vincoli strutturali e funzionali del sistema cognitivo. Il che è come dire che alcuni di questi schemi saranno appresi, mentre altri dipendono da come siamo fatti. Per spiegare questo principio faccio spesso il seguente esempio. Provate a leggere ciò che è riportato nella figura successiva.

 

Probabilmente avete letto la sequenza in quest’ordine: riga 1, riga 2, riga 3. Ciò malgrado io abbia provveduto a inserire delle linee di demarcazione per evidenziare l’organizzazione verticale delle sequenze. L’associazione numero-numero e lettera-lettera è molto forte, come pure la tendenza a leggere da sinistra a destra e dall’alto verso il basso. Naturalmente il senso di lettura è appreso, fa parte della nostra cultura. L’associazione di oggetti simili in un’unit� è invece una caratteristica del nostro sistema cognitivo, un vincolo. Non mi soffermerò sui criteri di organizzazione percettiva, i lettori interessati possono fare riferimento all’utile sintesi scritta da Antonio Rizzo per Idearium.

 

Cognitive GeoConcept: una tecnica per lo studio delle posizioni attese

Come possiamo sfruttare queste considerazioni per rispondere alle domande dei designer? Presso il Laboratorio di Ergonomia Cognitiva abbiamo realizzato alcuni studi che sembrerebbero supportare l’idea che esistano disposizioni attese per gli oggetti nelle pagine web. Il metodo da noi sviluppato (Di Nocera, Capponi, & Ferlazzo, 2003) è stato chiamato Cognitive GeoConcept (CG) perché è in grado di fornire informazioni di carattere geometrico in merito all’organizzazione dei contenuti. Come funziona CG? Il processo è molto semplice, si tratta di un compito di "navigazione al buio": ai soggetti viene richiesto di individuare su una schermata vuota la posizione di oggetti (link a funzioni e risorse che tipicamente fanno parte di un sito Internet). La figura successiva mostra una sequenza tipo:

1. ai soggetti viene somministrata una stringa indicante un oggetto (ad esempio "catalogo");

2. i soggetti devono quindi "clickare" sulla porzione di schermo dove si aspetterebbero di trovare il link "catalogo";

3. subito dopo aver risposto, la sequenza continua con un nuovo oggetto (ad esempio, "home").

Naturalmente, ogni stimolo viene presentato più volte e in maniera casuale all’interno della sequenza. Le coordinate mediane di ogni oggetto vengono poi impiegate per l’analisi dei dati. Ad esempio, nel nostro caso abbiamo impiegato le coordinate per creare una matrice di distanze da analizzare attraverso la cluster analysis, una tecnica statistica che fornisce indicazioni in merito all’associazione tra categorie (i lettori interessati ai dettagli statistici possono contattarmi al mio indirizzo di posta elettronica). In tal modo è stato possibile risalire ai criteri organizzativi utilizzati dagli utenti esperti e inesperti che avevano partecipato all’esperimento.

Gli esperti sembrerebbero organizzare lo spazio della pagina in funzione di cinque raggruppamenti:

1. user input (funzioni che necessitano di un input da parte dell’utente);

2. user commitment (funzioni che prevedono il coinvolgimento dell’utente in attivit� legate al sito);

3. company info (funzioni che forniscono informazioni sull’azienda);

4. corporate identity (funzioni che prevedono il coinvolgimento in attivit� dell’azienda che vanno oltre il sito in sé);

5. access to resources (funzioni che permettono l’accesso alle risorse).

Gli inesperti hanno invece mostrato un’organizzazione basata su sei raggruppamenti di cui tre erano in comune con gli esperti (user input, access to resources, corporate identity), uno coinvolgeva funzioni di carattere generale (come "home" e "aiuto"), e due non sono risultati interpretabili.

In aggiunta a questi cluster, "controlla la tua posta" è risultato essere un link separato dagli altri. Ciò non sorprende, considerando che molti utenti inesperti impiegano Internet quasi esclusivamente per controllare la loro mailbox su siti come Libero, Supereva, ecc. È possibile che "controlla la tua posta" abbia per gli inesperti delle caratteristiche salienti che non permettono alcun legame con altre funzioni.

Quali sono le indicazioni per la progettazione suggerite da questi risultati? Considerando che tre dei raggruppamenti sono comuni ad esperti ed inesperti, il sito potrebbe essere organizzato collocando in aree distinte le funzioni che necessitano di un input da parte dell’utente, le funzioni che prevedono il coinvolgimento in attivit� dell’azienda che vanno oltre il sito in sé, e le funzioni che permettono l’accesso alle risorse. Naturalmente, questo vale unicamente per un ipotetico sito che preveda i link da noi utilizzati per l’esperimento. Inoltre, CG permette anche di ottenere informazioni su dove questi gruppi di link dovrebbero essere posizionati.

 

Alcune domande ancora senza risposta

Questo primo lavoro serviva unicamente a verificare la bont� della tecnica, ma molte domande rimangono ancora senza risposta. Attraverso alcuni esperimenti, attualmente in corso, vorremmo ora stabilire:

1. quante ripetizioni dello stesso stimolo e quanti soggetti devono essere impiegati per ottenere delle stime stabili: se CG deve essere impiegato come tecnica d’uso comune è estremamente importante che gli esperti di usabilit� sappiano di quanti utenti e stimoli necessitano, così da sfruttare la tecnica al meglio anche quando i tempi sono ristretti.

2. se i movimenti oculari confermano lo stesso pattern dei click: i movimenti oculari (molto più precoci dei click nel processo di elaborazione delle informazioni) potrebbero costituire degli indicatori migliori della posizione attesa.

3. se è possibile ottenere organizzazioni più o meno diversificate per esperti e inesperti utilizzando oggetti meno eterogenei di quelli impiegati per il primo esperimento: data la natura sperimentale del compito, gli stimoli utilizzati nell’esperimento descritto sopra erano molti di più di quelli che solitamente si trovano in home page, ciò ha sicuramente avuto un effetto sui raggruppamenti emersi.

 

Troppo complicato?

Naturalmente, è possibile usare CG anche senza impiegare complicate manipolazioni statistiche. Il livello di raggruppamento (qualitativamente valutato sulla base della rappresentazione grafica) è gi� di per sé un buon indicatore dell’esistenza di una posizione attesa: alcuni stimoli saranno maggiormente raggruppati di altri. La figura successiva mostra due pattern esemplificativi, uno per il link "home" raggruppato prevalentemente in alto a sinistra, l’altro per il link "gioca e vinci", che risulta invece estremamente disperso.


Queste informazioni sono sufficienti per "arredare" una home page. Così come per un appartamento in cui desideriamo collocare oggetti d’arredamento, è possibile risalire a dove mettere i nostri oggetti web. L� dove sia più facile e utile trovarli.

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Francesco Di Nocera

Francesco Di Nocera
Francesco, ricercatore universitario, lavora presso il <strong>Laboratorio di Ergonomia Cognitiva</strong> del Dipartimento di Psicologia dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza e insegna Introduzione all'Ergonomia presso la Facoltà di Psicologia 2. <br /> <br /> Ha lavorato come Research Associate presso il Cognitive Science Laboratory della Catholic University of America di Washington D.C. partecipando al progetto <strong>NASA</strong> "Human-Biology Based Adaptive Systems in Support of Space Exploration". <br /> <br /> E' membro fondatore del Centro Interuniveristario per la Ricerca sulla Sicurezza Stradale.
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