Quale “senso” ha la web experience?
July 2nd, 2003 di Alessandro Bordicchiain user experience, UX, web | Letture: 2319
Navigare sul web è viaggiare senza muoversi e per di più, nella maggior parte dei casi, si tratta di un viaggio senza una destinazione ben precisa, pieno di insidie e sorprese
Quante volte ci è capitato di navigare saltando da un sito all’altro alla ricerca disperata di una qualsiasi informazione?
Nella classica "modalità investigativa" riempiamo il nostro monitor di finestre fluttuanti alle quali diamo una veloce occhiata e, sulla barra degli strumenti, il nostro motore di ricerca abituale è pronto a saltare fuori per generare nuove schermate che probabilmente chiuderemo senza ricordare di non aver prestato loro alcuna attenzione.
La disperata ricerca della "parola chiave" o di una metafora che in qualche modo richiami la nostra attenzione continua solitamente fino "all’esaurimento" o al perseguimento dell’obiettivo.
Chiaramente non tutti gli utenti hanno comportamenti di questo genere e soprattutto, la frenesia nelle azioni è condizionata anche dal fattore esperienza e dal contesto in cui ci si trova. Tuttavia esistono delle reazioni che accomunano tutti i navigatori, esperti e non. Vi è mai capitato di essere notevolmente stanchi dopo ore di connessione? È la fatica contratta di gesti e movimenti repressi a causare la stanchezza del nostro corpo.
Sono molteplici i sensi che entrano in gioco(vista, udito, tatto) e di conseguenza si scatenano tempeste di sensazioni enterocettive che non hanno un riscontro esterocettivo.
Navigare sul web è viaggiare senza muoversi e per di più, nella maggior parte dei casi, si tratta di un viaggio senza una destinazione ben precisa, pieno di insidie e sorprese. Di conseguenza gesti come il ritmico contrarre le mascelle o dei micromovimenti che coinvolgono in particolar modo gli arti inferiori sono nella norma.
Queste esplosioni percettive all’interno del nostro corpo influenzano chiaramente la web experience e, dopo un prolungato utilizzo di internet, è facile provare un senso di insofferenza, cattiva concentrazione e assumere posture dannose.
Una possibile soluzione sarebbe quella dare libero sfogo ai propri sensi, ma questo non è sempre possibile a causa del contesto (Vi è mai capitato di ridacchiare o scuotere la testa in modo incontrollato e solo dopo accorgervi che un vostro collega vi guarda con aria incuriosita?) e comunque non allevierebbe quel senso di insoddisfazione tipico di chi si disconnette senza aver trovato quello che cercava.
Importante è sicuramente rendere "comodo" il proprio sito in modo da accogliere l’utente e accompagnarlo nel proprio viaggio, evitando di bombardarlo con variazioni impreviste e link senza uscita e soprattutto fare in modo di rendere le informazioni facilmente accessibili e classificabili anche ad una semplice occhiata.
Per quanto riguarda lo sfogo dei sensi credo che dovremo aspettare di utilizzare ,come Keanu Reeves, interfacce con le quali la navigazione assomiglia ad un incontro di katate ed i comandi sono parole chiave che aprono le porte di un mondo misterioso" per allora mi auguro di non lavorare in un open space!




