Neuromarketing
May 28th, 2003 di Alessandro Bordicchiain eMarketing, eye tracking, web | Letture: 5719
La nuova frontiera del marketing o un’esperienza alla “Arancia meccanica”?
Metti insieme esperti di neuroscienze e di marketing, ed ecco coniato un nuovo termine: “Neuromarketing”, ovvero il sistema di analisi dell’attività celebra
Come funziona
Attraverso la risonanza magnetica viene effettuata una scansione con la quale si registra l’attività celebrale durante l’esposizione ad immagini o messaggi pubblicitari.
Le reazioni agli stimoli vengono registrate attraverso un procedimento che rileva l’attività dei neuroni. Questa attività comporta un consumo di ossigeno che viene compensato attraverso l’afflusso di sangue. L’emoglobina si occupa di questo trasporto e le sue molecole hanno una differente carica magnetica quando sono ossigenate. A questo punto entra in gioco il FRMI, un dispositivo che, attraverso l’emissione di onde magnetiche è in grado di ricevere un segnale dalle molecole che hanno ricevuto l’ossigeno. Alla fine alcuni software di visualizzazione e rendering si occupano di trasformare i dati in immagini, mettendo in risalto con colori differenti le zone celebrali in attività .
Le fasi dell’indagine
Per ogni progetto, che in media richiede almeno dieci settimane e 500 mila dollari, vengono selezionati accuratamente dei "protagonisti" che variano dal cowboy allo scienziato al bambino di cinque anni. Per ognuno di loro vengono formulati dei test che mirano alla stimolazione di uno o più sensi e le reazioni vengono catturate tramite la risonanza magnetica. Segue poi una fase di "incubazione" nella quale psicologi ed esperti raccolgono dati e formulano delle teorie che successivamente diventano delle soluzioni.
All’apparenza potrebbe sembrare tutto molto semplice, ma esiste un problema di fondo che può mettere in discussione l’efficacia di questa nuova tecnica. Bisogna tener conto del fatto che la neurologia non è una scienza esatta poiché fondata su basi teoriche. Questo sicuramente non condiziona l’osservazione dei comportamenti celebrali ma rende complessa l’interpretazione dei fenomeni ad essa correlati.
Vero è che esistono delle teorie che mettono in correlazione alcune zone del cervello con reazioni quali il gradimento o la repulsione, ma siamo sicuri che siano sufficienti per sviluppare una strategia di marketing?
Per saperlo basta aspettare che diventi un nuovo business.





October 7th, 2007 at 4:03 pm
Salve! Sono una studentessa di Comunicazione d’impresa, marketing e pubblicità (CIMP) alla Lumsa di Roma, sto cercando materiale per poter sviluppare la mia tesi in Neuromarketing! potete aiutarmi inviandomi quanto di pertinente in vostro pèossesso circa l’argomento?
Grazie
Valeria!