K-log, svegliatevi dormienti!
May 28th, 2003 di Francesco Mantovaniin blogosfera, classic, web | Letture: 6533
Era frustrante concludere che non avrebbe potuto essere rosa… decisamente no. Apri’ un nuovo post e scrisse, semplicemente: “Rifare i colori del rivestimento: giallo. Un giallo pulcino”. Sull’aereo il suo capo, smise di sorridere come s
Era frustrante concludere che non avrebbe potuto essere rosa… decisamente no. Apri’ un nuovo post e scrisse, semplicemente: “Rifare i colori del rivestimento: giallo. Un giallo pulcino”. Sull’aereo il suo capo, smise di sorridere come stava facendo poco prima leggendo il breve resoconto del post precedente che descriveva la svolta nel contratto con il fornitore della copertura plastica. Anche quest’ultimo stava leggendo il post… e contemporaneamente dettando il nuovo listino dei colori… il giallo sarebbe aumentato, in ogni tonalita’. Leo Bulero spreco’ cinque secondi ad imprecare silenziosamente; il responsabile della progettazione sorrise battendogli una mano sulla spalla: sollevato dall’improba responsabilita’ di eliminare il cigolio del congegno interno, andava a prendere un caffe’ giocherellando con la trottola… ne convenne, il rumore somigliava maledettamente ad un pigolio”. [e Philip Dick mi perdoni per il plagio]
Lavorano in parallelo, il marketing e la produzione, in questa azienda del prossimo futuro, ed hanno eliminato il sessanta percento delle riunioni che prima li angustiavano, in un turbinio di strategie confliggenti e secondi fini non dichiarati che li rendevano vulnerabili sul fattore chiave: il tempo, il maledetto time-to-market. Ora amministrano l’allineamento attraverso un k-log, pubblicando gli avanzamenti, le modifiche, i cambi in corsa e soprattutto le motivazioni che li hanno generati. Cosi’ facendo possono inoltre attingere alle informazioni sui progetti precedenti non attraverso dati, statistiche ed inutili riepiloghi auto-celebrativi: possono vedere ogni passaggio chiave, leggere il perche’ delle scelte, risalire al processo corretto che ha portato al risultato. E se anche tutte le persone che hanno lavorato su quell’idea sono andate via o sono troppo lontane per essere consultate (o se non vi fidate della vanita’ che influenza ed occlude la loro memoria…), la memoria storica di ogni momento topico e’ disponibile. Di piu’… probabilmente quell’archivio di k-log che stanno consultando non e’ nemmeno loro: l’hanno acquistato da un’altra azienda che ha effettuato un lancio di successo ed ora vende a caro prezzo la knowledge acquisita.
Blog in azienda… la mente corre immediata all’aggiornamento in tempo reale, all’interattivita’, alla possibilita’ di rendere viva con grande semplicita’ tutta la rete Intranet… noccioline. Queste sono le noccioline della “gnueconomi”. Nessuna azienda al mondo investirebbe ancora in uno strumento tecnologico, l’ennesimo, solo perche’ crea informazioni in tempo reale o le fa aggiornare meglio. In molte aziende si lavora per ridurre i siti intranet, per costruire portali di navigazione, per far digerire tonnellate di conoscenza archiviata male e condivisa peggio ad innocenti Dilbert che devono sfangare la giornata attuando il miglior “search and reapply” possibile, ricostruendo il perche’ di decisioni vecchie di anni che condizionano il loro lavoro di domani. Nel tempo che perdono a cercare di capire cosa fare della valanga di dati in loro possesso o dove andare a cercare il “come e’ uscito fuori” di quel tal numero o strategia, i Dilbert sfruttano la loro testa per fare una cosa che, considerando il livello di informatizzazione disponibile, ha un “added value” nullo e crea una zavorra di tempo che fa lievitare in modo terrificante i costi ed abbassare la competitivita’.
Le aziende che lavorano cosi’ perderanno. Moriranno uccise dallo spreco di risorse e da una loro stessa creatura: la mobilita’. In un mondo che piace globale, dove spostarsi di paese e di continente e’ uno scherzo e dove il nucleo familiare e’ ridottissimo al punto da farci apparire ormai non piu’ formiche ma lumache con la casa sulle spalle, giocare a rimpiattino alla ricerca di luoghi di lavoro sempre meno costosi e’ lo sport di tutti. Devono costare meno i viaggi, le case, le infrastrutture, le tecnologie, i servizi, i fornitori… i salari. Si limano i costi visibili, facendo fare bella figura ai CFO nel breve periodo. Ma c’e’ una falla. Il povero Dilbert ha imparato a spostarsi, e, peggio, a cambiare. Ad essere “usa e getta”, esattamente come il suo lavoro gli impone, ma con intelligenza: dovunque va, lui, il knowledge worker, accumula conoscenza, apprende strumenti, metodologie. In cambio riversa le sue idee, in minima parte, e la conoscenza pregressa. Quando va via, porta via tutto, comprese le idee. E l’azienda riparte da capo, spesso impoverita. Cerca un altro Dilbert, investe di nuovo 8-6-12 mesi per ricostruire il bagaglio di informazioni che rende produttivi, per tappare le voragini di conoscenza che si sono aperte. Ma l’altro, quello che se n’e’ andato, molte cose non le ha nemmeno lasciate: nessun manuale per capire a che punto era arrivato, nessun video che riassumesse in dieci ore tutte i progetti che ha provato ad iniziare, le porte contro cui si e’ scontrato, gli errori formali o di contenuto che ha fatto e che il nuovo “impiegato-usa -e-getta” rischiera’ di compiere a sua volta, perdendo punti nella scalata e di nuovo zavorrando le esauste bisacce dell’azienda.
La politica aziendale cosi’ come la conosciamo oggi ha i giorni contati: dall’ideazione del prodotto, al contratto di fornitura di materie prime, al modo di leggere le indagini che analizzano il mercato, tutto il nostro mondo viaggia sulla velocita’ di esecuzione che porta il prodotto la’ dove serve. Chi arriva primo, guadagna piu’ a lungo, e, cosa ancora piu’ importante, se si parla di un prodotto innovativo, ogni volta che si parte, si perdoni la spericolata utilizzazione della legge di Moore, mancano solo pochi mesi all’inizio del fallimento (18 per i microchip, 36 per un’automobile, 4 per un videogioco…). Questo time-to-market esasperato si puo’ considerare funzione di molte variabili, ma se tra queste pensate di annoverare la knowledge, la competenza, l’esperienza nell’esecuzione dei passaggi e l’innovazione per contaminazione di idee… ecco, avete trovate la vera chiave per cui un k-log puo’ rivoluzionare un’azienda. Come “diario di progetto”, condiviso ed aperto ad input mirati da parte del sistema, smette di essere un banale strumento di comunicazione e si fa strumento di estrazione e trasmissione della conoscenza, anche di conoscenza tacita (quella cioe’ che le persone non sono in grado di condividere perche’ non sanno di possedere). Diventa il motore della conoscenza interna, liberando Dilbert dal compito gravoso di ricostruire il passato e lasciandolo libero di pensare e di aggiungere valore. Come “diario di bordo”, facilita la navigazione nel mare magno della vita aziendale, si fa memoria storica delle direzioni intraprese e traduce in tangibile concetto la follia di percentuali e strategie che esemplificano fino a rendere tutto grossolano. Se non grottesco.
Ecco perche’ chi pensasse di introdurre il blog in azienda passando dalla finestra della Comunicazione Interna commette lo stesso errore di chi anni fa, cercava di spiegare, in un’aula piena di Dilbert, che il motore di ricerca e’ piu’ efficente quando sono state definite in anticipo tutte le chiavi da utilizzare nella query cosicche’ il risultato appaia immediato al primo posto… cominciai a chiedermi a cosa servisse cercare qualcosa di cui si conosceva gia’ ogni elemento cardine, scambiando cosi’ il web per una specie di enciclopedia, peraltro un po’ scomoda e parecchio inaffidabile. Chiunque utilizzi la Rete sa che cercarvi informazioni e’ una specie di caccia al tesoro, nella quale il piu’ delle volte e’ sufficiente scrivere “18 mesi microchip” per ricordare che e’ la legge di Moore quella che cercavi e scoprire anche che c’e’ chi la contesta ed i suoi perche’… ecco, anche il blog non puo’ essere svilito a questo modo, sottoutilizzato, o cadra’ inesorabilmente nel dimenticatoio, nel novero delle cose “simpatiche ma inutili” che gli americani bollano con uno snob “nice to have”.
Ma per non fallire ad un appuntamento che ritengo, ogni post di piu’, rivoluzionario per il modo di leggere l’ipetestualita’ in azienda, bisogna sconfiggere il Cerbero che governa la porta d’ingresso delle Corporation: l’immobilismo prevenuto che scarta ogni idea che non batta un solco conosciuto con un semplice “ma fa fare piu’ casse, o e’ la solita cosa che fa perdere tempo ai dipendenti?”. Il bandolo della matassa sta tutto qui: dare ai k-log il valore che hanno, non solo come infrastruttura e mezzo, ma anche come vero e proprio prodotto finale, senza cadere nella trappola che ha bruciato gran parte della gnueconomi… un k-log potra’ funzionare solo quando sara’ chiaro che nel futuro delle aziende uno dei prodotti da difendere ed eventualmente, da vendere, sono gli archivi di informazioni relativi ai progetti e processi che ne hanno determinato il successo o l’insuccesso. Un asset tangibile, monetizzabile, a cui il singolo dipendente contribuisce, diventando creatore non solo del prodotto su cui lavora, ma anche della knowledge relativa, sulla quale e’ valutato come e piu’ che per i successi pratici che porta. E dietro di lui dovranno lavorare dei Content Manager capaci di insegnare a scrivere k-log, di filtrarne i contenuti, di collegarli tra loro e realizzare contaminazioni, mentre il Knowledge Manager gestira’ gli archivi, creando ed aggiornando le mappe della conoscenza interna, comprera’ e vendera’ sul mercato archivi di conoscenza, secondo necessita’.
Se non riusciremo a creare questa rivoluzione insieme a tante altre che sono rimaste imprigionate nella bolla della “gnueconomi”, la conoscenza continuera’ a svanire, restando intangibile, e la massa di informazioni, spesso inutile, ci travolgera’, in un incubo da cui non potremo che svegliarci come il mitico Arthur Dent di Douglas Adams: “con un sincero, autentico grido d’orrore”.




