Blogs, monologo esteriore, fuffa e cultura
May 28th, 2003 di Fabrizio Ulissein blogosfera, web | Letture: 4841
“Sono come i fuochi di segnalazione che si usavano anticamente dalla cima delle collline per diffondere le notizie di paese in paese”, disse una volta il software designer Jorn Barger per spiegare il funzionamento di quei siti da lui stesso definiti
Ma quando Peter Merholz, web designer e fondatore dell’agenzia Adaptive Path, nei primi mesi del 1999 pubblico’ sul suo weblog la frase “Per quel che vale, ho deciso di pronunciare la parola ‘weblog’ come ‘we blog’. O ‘blog’, per brevit ”, non aveva probabilmente idea della velocit con cui tale neologismo si sarebbe propagato, spinto anche dal vento in poppa che proprio in quei mesi moltiplicava le dimensioni e il traffico della madre di tutte le reti.
Blog, ovvero uno spazio personale o collettivo su web dove poter pubblicare ogni giorno o più volte al giorno, in tempo reale e anche senza specifiche conoscienze tecniche, links, informazioni o riflessioni di qualunque tipo. Uniche regole più o meno consolidate: l’ordine cronologico inverso dei propri scritti, o “posts” (in alto i più recenti), e un riferimento temporale (in genere la data e l’ora). Nati per segnalare nuovi siti interessanti al popolo della rete, come il celeberrimo “What’s new” di Netscape che per anni, a partire dal 1993, ha accolto ogni giorno i naviganti alla loro prima connessione mattutina, i blog ormai sono divenuti dei veri e propri giornali personali, ognuno con il proprio stile, con le proprie tematiche e con il proprio corredo di links ad altri siti o altri blog che l’autore sente vicini per gusto o comunanza di interessi. Ed è stata forse proprio questa la forza propulsiva che ha trasformato l’insieme dei bloggers (=autori dei blog) in una vera e propria comunit , una rete nella rete che pur nell’esaltazione delle singole individualit ha definito via via un lessico ed una espressivit comuni o complementari, un intrigante gioco di rimandi, citazioni, botta e risposta e commenti a distanza, contribuendo in modo determinante al ritorno alle origini e rilancio di un Web alla ricerca di se stesso dopo lo sboom di questi ultimi due anni. Ed è proprio qui la risposta alla domanda che potrebbe sorgere spontanea, ovvero “ok ma… cosa c’è di nuovo rispetto ai milioni di siti personali creati con più o meno gusto e maggiore o minore sforzo grazie alle migliaia di offerte di spazio in hosting gratuito?”: il blog è divenuto un codice condiviso, tanto rigido e semplice nella sua impostazione, quanto flessibile ed elastico nella sua interpretazione, nessuno l’ha inventato, ma moltissimi l’hanno raffinato e chiunque può ancora farlo, è un approccio immediato e diretto alla comunicazione, e soprattutto fa circolare idee e pensieri più rapidamente di qualunque altro mezzo. Non era forse per questo che fu inventato il web?
Insomma, avviare un blog è facile e veloce, basta avere qualcosa da dire. E forse proprio per questa ragione è il blog tematico la vera rivoluzione del 2002. Politica, arte, medicina, vini e cibo, sport, videogiochi, musica… basta navigare da un link all’altro per rimanere stupiti dal numero dei siti strutturati in questo modo ormai presenti in rete, ma anche dalla variet degli argomenti che vengono trattati ogni giorno (o quasi) con passione, acume, autorevolezza, simpatia. Certo, da molti anni esistono solide community di interessi convergenti che si sono via via concretizzati in blog collettivi per lo più legati a tecnologie informatiche aperte (ad esempio Slashdot), basati su noti software open source come PHPNuke; ma la diffusione a macchia d’olio di un approccio orizzontale all’informazione è un fenomeno relativamente recente (in Italia recentissimo). E’ forse la fine del giornalismo? La morte dei portali? Il crollo dei santuari dell’informazione? Niente di tutto questo. Eppure uno strumento di informazione autogestito così semplice come il blog sta modificando il confezionamento e la diffusione dell’informazione anche sul piano tecnologico. E la spiegazione è semplice: pur nella straordinaria variet ed eterogeneit percepita dalla prospettiva del navigatore, in realt i software e i servizi “professionali” che consentono di pubblicare il nostro blog non sono poi molti, sono quasi tutti di elevato livello, e includono quasi sempre (o sono previste a breve) funzionalit basate su nuovi standard di interoperabilit . Ad esempio è ormai comune la possibilit di avere automaticamente una versione in XML del proprio blog, che consente una più fluida disponibilit delle informazioni per inediti servizi di aggregazione di contenuti, o per la diffusione su nuovi device internet-enabled; ancora più interessante il trackback, una novit introdotta da Movable Type e gi proposta da altri sistemi di content management come Nucleus, che consente di poter avere automaticamente in calce ai propri post dei link a post presenti su altri blog che trattano lo stesso argomento.
Non è quindi difficile immaginare che il fenomeno dei blogs continuer a crescere, rappresentando certamente una importante modalit alternativa di diffusione e interconnessione di informazioni. Anzi, è proprio questo aspetto che ha fatto scattare il segnale d’allarme da parte di chi vede, nella diffusione di massa di questo strumento, un pericoloso veicolo di informazione “de-responsabilizzata”: sul mio blog scrivo quello che mi pare (anche falsit ed errori) senza dover rendere conto a nessuno. Tuttavia si può osservare che non esiste una sostanziale differenza fra sito personale e blog, eccetto il fatto che una maggiore standardizzazione formale potrebbe teoricamente portare sullo stesso piano di un sistema semanticamente più strutturato le parole della casalinga di Voghera e quelle del famoso giornalista di Repubblica o del Corriere; molto probabilmente però, sar proprio la stessa standardizzazione a fornire all’utente tutti gli strumenti (metadati in primis) per poter valutare in modo critico l’attendibilit o meno dell’informazione. Quindi, tralasciando gli aspetti legali di questa problematica, non si può ravvisare nello strumento blog un pericolo per l’informazione, quanto piuttosto un importante passo verso il rilancio della missione originaria del web: “Il world wide web è concepito per essere un mondo omogeneo in cui sia possibile accedere in modo semplice e coerente a TUTTE le informazioni, da ogni fonte” come disse il suo ideatore Tim Berners Lee nel 1993.





June 14th, 2007 at 9:42 pm
hi all.