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Filosofia del Design

May 15th, 2003 di Francesco Di Nocera
in , , | Letture: 2275

Il designer è in una qualche misura responsabile del futuro della nostra specie. È vero che la tecnologia fa solo quello che vuole l?essere umano, ma è anche vero che l?essere umano può volere solo ciò che la tecnologia può fare.

Ci sono cose che cambiano il mondo in maniera irreversibile, come il Cristianesimo,
la scoperta dell?America e la psicoanalisi (ci piaccia o meno, non riusciremmo
nemmeno ad immaginarcelo un mondo senza lapsus freudiani e motivazioni sconce).
Più recentemente, la tecnologia ha cambiato il mondo: Internet non
è che l?ultima (in senso temporale) frontiera. Filosofia del DesignIl mondo è cambiato,
lo dicono tutti (d?altronde non esistono più le mezze stagioni ?).
È cambiato anche il design? Se sì, come? È forse necessario
ri-pensare questo insieme di pratiche? Chiunque sia convinto che il design
abbia bisogno di una pausa di riflessione apprezzerà questa raccolta
di saggi di Vilém Flusser recentemente pubblicata in lingua italiana
da Bruno Mondadori con il titolo di ?Filosofia del Design?.

Vilém Flusser, ?filosofo della tecnologia?, è nato a Praga
nel 1920 ed è scomparso nel 1991 in un incidente d?auto nella sua
città natale dopo un?assenza di circa 50 anni. Emigrato a Londra,
difatti, Flusser è successivamente vissuto in Brasile e in Francia
guadagnandosi da vivere nell?industria elettronica.
Forse non tutto il libro risulterà accessibile (o interessante) all?interaction
designer, la prima parte è sicuramente molto più interessante
della seconda, ma vale davvero la pena leggerlo. È un vero peccato
che non abbiano trovato posto in questo volume anche le sue considerazioni
sulla telefonia (Kleine Philosophie der Telefonie).

Tra forma e contenuto
Di cosa parla questo libro? La ricerca di Flusser è prevalentemente
linguistica. Il filosofo va all?origine dei termini e utilizza i loro significati
come pretesto per la discussione. Un sottotitolo possibile per questo libro
è ?tra forma e contenuto?. Buona parte della discussione, difatti,
è orientata a individuare come progettare l?una e cosa sia l?altra.
Ad esempio, cosa significa ?materiale?? Secondo Flusser, qualsiasi significato
possa avere la parola ?materiale?, non può essere il contrario di
?immateriale?. La forma, difatti, è quella che in primo luogo fa apparire
la materia. La forma del tavolo è reale, è il contenuto del
tavolo ad essere solo apparente. Delirio platonico? Non proprio. Flusser
sottolinea come non ci si possa limitare ad applicare forme comode ai fenomeni,
ma occorra scegliere le più comode fra quelle che si adattano ad essi.
Se la forma è il ?come? della materia, e la materia il ?che cosa?
della forma, allora il design è uno di quei metodi per conferire forma
alla materia e farla apparire così e non in altro modo.
La materia nel design è dunque il modo in cui appaiono le forme.
Ma il modo in cui le forme appaiono non è forse legato a doppio filo
con la loro funzione? Nel corso della vita quotidiana gli oggetti non ci
interessano forse più per gli usi che possiamo farne che per le loro
caratteristiche realmente osservabili? Designer è, dunque, chi sceglie
se e come rendere esplicito l?uso degli oggetti.

L?usabilità come dono
Flusser cita Goethe, il quale raccomandava all?uomo di essere «nobile,
generoso e buono». Così il designer viene esortato a donare
qualcosa agli altri. Infatti, l?idea portante di questa Filosofia del Design
è che l?usabilità degli artefatti derivi direttamente dalla
generosità del progettista. Più il designer è ?generoso?,
più è facile che doni agli altri un tagliacarte che sia facile
da maneggiare pur senza disporre di alcuna conoscenza speciale. Leggendo
questo libro ho avuto l?impressione che queste riflessioni abbiano il potenziale
per diventare una base di partenza per una vera e propria etica dell?ergonomia.
I designer hanno bisogno di un?etica? Secondo Flusser, sì. Nel suo
viaggio tra le parole importanti del design, l?autore approda a méchos,
termine che indica un dispositivo escogitato per trarre in inganno, quale
una trappola, di cui il cavallo di Troia è un esempio. Da ciò
ne consegue che un designer è un subdolo cospiratore che tende le
sue trappole. Non si tratta di una visione negativa tout-court. Secondo Flusser,
chiunque decida di diventare designer prende una decisione a sfavore del
bene puro. È inevitabile: occorre scegliere se essere santi oppure
designer, perché ovunque ci sia uno scopo, c?è il diavolo in
agguato. A supporto di questa tesi provocatoria, Flusser risale all?etimologia
della parola ?oggetto?: se un oggetto è un ostacolo (obiectum),
chiunque si trovi a progettare oggetti d?uso in realtà non fa altro
che gettare ostacoli sul percorso altrui. Il designer non può fare
nulla per evitarlo, anche se le sue intenzioni sono emancipative. Non
si tratta dunque di motivazioni, ma di metodo. Quanto più, in fase
di realizzazione del mio progetto, dirigo l?attenzione sul semplice oggetto,
tanto più l?oggetto sarà d?intralcio per chi verrà dopo
di me e il margine di libertà nella cultura verrà a restringersi.

Tecnologia, errore e responsabilitÃ
La questione non è banale: non appena viene introdotto un utensile
si può parlare di una nuova forma dell?esistenza umana. Dunque il
designer è in una qualche misura responsabile del futuro della nostra
specie. È vero che la tecnologia fa solo quello che vuole l?essere
umano, ma è anche vero che l?essere umano può volere solo ciò
che la tecnologia può fare. Inquietante, vero? Di chi sarÃ
dunque la responsabilità dei limiti che la tecnologia imporrà ?
Per gli utensili del passato vi è il tacito accordo che la responsabilitÃ
morale per un prodotto sia da attribuire unicamente alla persona che ne fa
uso. Se una persona pugnala un?altra con un coltello essa è l?unica
responsabile, non il designer del coltello. Tuttavia, in futuro la questione
potrebbe non essere più così semplice. Chi si dovrebbe considerare
responsabile per un danno causato da un sistema automatico? Di chi è
la responsabilità morale? Del designer? Dell?industria che produce
quella tecnologia? Se i designer non si occupano di queste questioni si può
venire a creare una situazione di totale assenza di responsabilità .

Io robot
Prendiamo ad esempio l?automazione adattiva, vale a dire quell?insieme di
tecnologie in grado di cambiare modalità operativa in maniera dinamica,
adeguandosi allo stato funzionale dell?operatore. Questi sistemi integrati
uomo-macchina offrono la possibilità di eseguire operazioni che i
due elementi presi singolarmente non potrebbero eseguire. Tuttavia, ogni
volta che due o più agenti interagiscono per raggiungere uno scopo,
possono insorgere conflitti.

Flusser utilizza come esempio un sistema bellico pilota-mitragliera in cui
il casco indossato dal pilota sia l?interfaccia. Una strizzata d?occhio può
dare il via all?attacco. Di chi è la responsabilità se la fitta
rete di relazioni che intercorrono tra pilota e casco, tra casco e mitragliera,
fallisce e un colpo parte e colpisce un obiettivo sbagliato solo perché
il pilota ha ammiccato?
Il primo problema da risolvere per questa classe di tecnologie è a
chi spetti la decisione finale di eseguire o meno un?operazione. In secondo
luogo, bisognerebbe decidere se l?automazione deve suggerire o imporre l?esecuzione
dell?operazione. In teoria, ogni passaggio al controllo ?meccanico? è
fatto sulla base di una limitazione delle abilità dell?operatore umano.
È etico lasciare decisioni importanti alla macchina quando è
a rischio la sicurezza dell?essere umano? Sia l?operatore, sia la macchina
possono prendere il controllo della situazione. Entrambi, quindi, necessitano
di essere limitati. Come è possibile individuare questi limiti? A
mio parere, esistono almeno due modi: limitando l?automazione, oppure attribuendo
all?essere umano dei poteri in più in funzione di un qualche principio.
La prima soluzione ricorda molto la seconda legge della robotica di Asimov:
l?automazione dovrebbe obbedire agli ordini dati dall?essere umano, eccetto
quando questi possono danneggiare l?essere umano stesso. Sfortunatamente
la tecnologia odierna non permette di garantire la sicurezza a tutti i livelli,
e il discernimento è difficile da implementare in una macchina. La
seconda soluzione è invece quella di dare poteri aggiuntivi all?essere
umano. Ad esempio, il potere di veto. Che sia diventata necessaria una Magna
Charta per difendere i ?diritti? dell?operatore umano?

L?arte di far scienza
Forse ci stiamo spingendo troppo oltre, verso il confine che separa la scienza
dalla fantascienza. Ma esiste questo confine? In passato occorreva distinguere
fra scienza e arte. Flusser ci ricorda che, a partire dal Rinascimento, la
cultura è stata rigidamente scissa in due rami: quello scientifico,
quantificabile e ?duro?, e quello artistico, qualificativo e ?morbido?. Tuttavia,
alla fine del XIX secolo la parola design si inserì nella breccia
e andò a formare un ponte fra le due branche e questa distinzione
è oggi diventata inutile. Questo non significa che possiamo fare a
meno di entrambe, o che siamo autorizzati a scegliere quella che di volta
in volta ci fa più comodo. Quel che realmente significa è che
il designer dovrebbe diventare oggi più consapevole del suo potere
e delle responsabilità che questo comporta, perché tutto dipende
dall?intenzione e dunque dal progetto (design). Che il sole giri intorno
alla terra o la terra intorno al sole è solo una questione di design,
che questa recensione privilegi alcuni dei saggi presenti nella raccolta
è stata una scelta funzionale a uno scopo (parlare di automazione)
e, dunque, a un design. Che sia preferibile tenere il designer all?oscuro
di tutto ciò? Per dirla con le parole dello stesso Flusser: «in
Mesopotamia (il designer) veniva chiamato profeta. Sarebbe più appropriato
chiamarlo Dio. Ma grazie a Dio lui non lo sa e si considera un tecnico o
un artista. Possa Dio conservargli questa convinzione».

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Francesco Di Nocera

Francesco Di Nocera
Francesco, ricercatore universitario, lavora presso il <strong>Laboratorio di Ergonomia Cognitiva</strong> del Dipartimento di Psicologia dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza e insegna Introduzione all'Ergonomia presso la Facoltà di Psicologia 2. <br /> <br /> Ha lavorato come Research Associate presso il Cognitive Science Laboratory della Catholic University of America di Washington D.C. partecipando al progetto <strong>NASA</strong> "Human-Biology Based Adaptive Systems in Support of Space Exploration". <br /> <br /> E' membro fondatore del Centro Interuniveristario per la Ricerca sulla Sicurezza Stradale.
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