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EasyTechWeb

April 8th, 2003 di Victor Zambrano
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Nel mondo del web, come gia’ visto anche in altri settori di alto contenuto tecnologico, continua a vedersi una tendenza a la “supertecnologicizazzione” ovvero l’uso de la tecnologia per che c’e', oppure “perche so come farlo”.

Nel mondo del web, come gia’ visto anche in altri settori di alto contenuto tecnologico, continua a vedersi una tendenza a la “supertecnologicizazzione” ovvero l’uso de la tecnologia per che c’e', oppure “perche so come farlo”.

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Apriamo il browser, e subito ci troviamo in un mare di websites innondati con gadgets, scripts, java applets, plug-ins che la maggioranza delle volte, non apportano piu’ che complessita’ a schemi o processi sufficentemente semplici come per essere risolti con campi, links o gif animati, per dire.

Un giorno scopriamo PHP NUKE, che ci permette di configurare dinamicamente il contenuto di una pagina web, due secondi dopo vediamo centinaia di siti ai quali le puoi cambiare il colore a scelta propria (uguale al fenomeno skin, non male per essere analizzato da solo)*. Ed e’ qua dove ci domandiamo se nonostante lo sviluppo della coscenza web per parte del pubblico, molto di quello che si fa sul web si fa perche si puo’ fare.

In alcuni dei casi, possiamo ammetere che gran parte di questi sites sono esperimentali, e che ci vuole un po di testing e di ricerca per consolidare sistemi che si adattino bene al processo di sviluppo di un media cosi versatile, e per permettere al pubblico e agli programmatori e designers di “scegliere” quelli piu’ adatti, piu’ friendly, piu’ usabili. e poi vediamo pure tedenze di navigazione, d’interfaccia e di presentazione della informazione che appaiono, diventano trend, e a volte scompaiono dimostrando un momento tecnologico o una particolare visione che rimarra’ se un successo, oppure se ne andra’ veloce come era arrivata.

Pero, lasciando lo spazio giusto per queste ricerche massive o personali, la scena generale continua ad essere piena di “overscripting” da parte dei programmatori, o peggio, dei designers che hanno trovato metodi o forme di aggiungere queste in un modo semplice, tramite i programmi wysiwyg, o javascripts downloadabili da siti specializzati, flash movies prefatte, o codice copia-e-incolla.**

*+** Immaginiamo per un momento se questi web gadgets fossero impiantabili sui nostri siti web a volonta’, come dei plug-ins che ci permettono di customizzare la loro navigazione, il loro look (come gli skins), la loro “usabilita’”. Pero’ forse lasciamo questi pensieri per un altro articolo, huh?

Forse finora si e’ data molta importanza all’aspetto tecnologico del web. Forse poco all’aspetto utilitario dello stesso medium. Al suo uso, al suo fine.

Immaginate una macchina con una bussola. - Ok -, direte, - quello ci aiuterebbe a trovare la nostra strada, o al meno distinguere quando stiamo andando nel senso errato -. Bene. Adesso immaginiamo una macchina con un computer proprio affianco il posto del autista. … Come primo pensiero possiamo immaginare che sarebbe una funzione molto utile, giacche’ ci permetterebbe di avere una quantita’ quasi infinita d’informazione utile li’ per essere usata nei momenti di necessita’ (mappe, indirizzi, informazione, intrattenimento, porn, informi, eccetera). Ma questa fonte infinita d’informazione, dotata di un mouse e di una tastiera, ci forzerebbe di fermarci ogni volta che abbiamo bisogno di consultarla (credetemi, sarebbe un po pericoloso non fare cio’). E quello cambierebbe la nostra forma di guidare, dentro un mezzo che principalmente serve per muoversi. Utilita’ che altera l’uso del mezzo, forse tergiversando la sua funzione primaria.

E qua non voglio dire che sia sbagliato metterci un computer, ma forse si potrebbe andare oltre, mettere un paio di neurone in piu’ a lavorare, e trovare un modo di collegare, di associare due processi cosi’ dissimili, per augmentare entrambi, e proporre un nuovo modo di guidare, piu’ adatto a cio’ che guidare ci significa, a cio’ che guidare ci proporziona.

Sul sito di Leandro Agro’, (www.leeander.com) ho trovato una settimana fa, una citazione personale sul web e i frigoriferi, e cito:

“Il web sar una tecnologia funzionante quando –anche per mia mamma- assomiglier al frigo, quando ho fame, apro il frigo e prendo qualcosa (il latte) senza interrogarmi sulla mia relazione con il frigo”(1)

Mi e’ sembrata interesante come paragone. Ma approfondiamone un po, si? (non per questionarla, ma per analizzare la nostra relazione con la tecnologia)

Se ci chiedono qual’e la raggione principale per avere un frigo a casa, diremmo senza dubbi “per conservare gli alimenti”. Basicamente questa e’ la funzione del frigo a casa, in ufficio, nel negozio del macellaio. E guardate che ho sottolineto basicamente. Per una raggione: quando compriamo un frigo, il fatto che raffrede o congele il cibo non e’ la nostra unica variabile coinvolta nella pressa di decisione. Scegliamo un frigo (o ci fanno scegliere un frigo) anche per la dimensione, il colore, il marchio, per quanto e facile di aprire, o di pulire, o di riempire, o di svuotare. Ma possiamo dire che queste sono anche funzioni del nostro frigo? Io direi di si’. Formano parte della nostra decisione, in molti casi. Dunque il frigo non e’ cosi’ invisibile ai nostri occhi almeno il giorno del suo acquisto (e nei giorni successivi, se scorda col colore generale della cucina…)

Pero’ facciamo uno scambio di paragone, per studiare un po’ piu’ profondamente il problema che analizziamo. Ed ecco che cambiamo il frigo per una semplice matita, o una penna (biro’, rollerball, ecc.) meglio.

Se ci ciedono quale e’ basicamente la funzione di una penna, diremmo (quasi all’unisono?) “per scrivere. Basta? Forse, ma in quel caso, perche’ il mercato e strapieno di modelli diversi di penne? Oops. Ci sono tante penne diverse. Qualcuno ci direbbe che ci sono tante proprio per farci comprarne altre penne, per darci la impressione che ne abbiamo bisogno. E magari ha ragione. Ma quando ognuno di noi compra una penna, cosa compra? Cosa cerca?

1. Self expression
2. Una impugnatura piu’ ergonomica

3. Un colore che vada d’accordo col taccuino che abbiamo in tasca
4. Un marchio
5. All of the above

Dunque, forse la penna, (o la matita se ci mettiamo a pensare un po’) non e’ solo un’istrumento che ci permette di scrivere, benche’ alla fine se non scrive, magari sarebbe meglio buttarlo.

Dovunque sara’ usato avra’ una faccia che ci mostrera’, siano queste computer, pda’s, muri e pareti elettroniche, embedded systems, o “frigoriferi intelligenti”. E sara’ questa faccia, (questa interfaccia?) cio’ che vedremo, toccheremo e utilizzaremo. Con i suoi colori, e le sue forme, che alla fine saranno i colori e le forme del web. E saranno quelle faccie che dovremo affrontare. Speriamo che siano affrontabili, e forse non sarebbe molto chiedere che ci permetessero di fare quello che vogliamo fare, quello cui ci dovrebbero permettere di fare, non solo l’imparare come usarle dato il loro livello di complessita’.

E speriamo che non sia solo la tecnologia cio’ che dobbiamo imparare ad usare.

N.A. Diciamo che, sebbene abbia fatto un’analogia del genere, tra il web e le matite (o le penne e il frigo), sapendo che il web no sono ne matite ne frigoriferi, ci faccia un po pensare sul web, sulle matite, e sui vostri frigoriferi. Ne sarei molto gradito.

(1) Questa frase non e’ piu’ online, non provare a cercarla, limitiamoci ad usarla come esempio.

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Victor Zambrano

Victor Zambrano
Laureato in architettura (in caracas, ve) nel 97, dopo quattro anni di lavoro come graphic designer (due curando la immagine grafica della università, e due come freelancer), ho frequentato il Master in Design presso la Domus Academy, con un paio di pantaloni di snowboard come progetto di tesi.<br><br>Dal 2000 collaboro con <a http="http://www.domusacademy.it" target="_blank">Domus Academy Research Center</a>, Jozeph Forakis Design, e <a http="http://www.inarya.it" target="_blank">Arya Design</a>, negli ambiti di interaction, graphic, web e visual design, principalmente.
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