IDEARIUM.ORG è un progetto di Leandro Agrò & Andrea Benassi. Collaborano: Matteo Penzo, Daniele Cerra, Aaron Brancotti, Teresa Colombi, GianAndrea Giacoma e di tutti gli autori.


Linee guida e normative per un e-government accessibile

March 19th, 2003 di Emanuele Calo
in , , , | Letture: 4568

Quali sono le linee guida di cui tener conto nell’elaborazione di un progetto accessibile per la PA? E come si sta muovendo l’Italia in questo campo?

“La potenza del web risiede nella sua universalit .
Garantirne l’ accesso a chiunque, indipendentemente dalla sua disabilit , ne costituisce un aspetto essenziale.”

Tim Berners-Lee

L’e-government, cioè la possibilit per tutti i cittadini di interagire con la Pubblica Amministrazione (PA) anche attraverso il web, è una delle sfide più importanti che la PA italiana, insieme a tutti gli stati tecnologicamente avanzati, sta affrontando ed è probabilmente uno dei settori in cui le tecnologie Internet stanno apportando il maggior grado di modernizzazione. E’ quindi evidente come proprio per le PA il problema dell’accessibilit si ponga in maniera stringente.
L’accessibilit è un problema molto complesso, che riguarda non solo il fatto che un sito web, e più in generale, un sistema informatico debbano “essere fruibili senza discriminazioni derivanti da disabilit fisiche o sensoriali, o da condizioni sfavorevoli derivanti dall’uso di strumenti con prestazioni limitate”[5]. In realt realizzare un sito accessibile non vuol dire realizzare un sito destinato ad una parte più debole di utenti, ma un sito che possa essere utilizzato con successo da TUTTI i cittadini-utenti.
In questo articolo vedremo quali sono le linee guida e le iniziative internazionali di riferimento, in modo da poter poi capire come sono nate e si stanno sviluppando le normative italiane sull’accessibilit dei siti web della PA.


Iniziative internazionali di riferimento

Attualmente le iniziative internazionali di riferimento nel campo dell’accessibilit dei sistemi informatici e del web sono due: la Section 508 americana e la WAI del W3C. Le due iniziative si somigliano molto: la prima aderisce quasi completamente alla seconda, ma ne elimina alcune incongruenze. Noi prenderemo in considerazione solo la WAI, perchè è quella che ha influenzato e sta influenzando le normative italiane ed europee.

Il W3C e l’iniziativa WAI
Sebbene vi siano dei progenitori meno noti, di cui per brevit non parliamo, il padre di tutte le iniziative può essere considerato il W3C: uno degli obiettivi istituzionali principali del W3C è infatti quello di rendere il web accessibile a tutti, ed è proprio per questo che, nel 1997, il W3C lanciò la “Web Accessibility Initiative” (WAI)[1]. Nell’ambito della WAI, i vari gruppi di lavoro si occupano di vari aspetti, da quelli tecnologici, a quelli più legati alla formazione ed alla sensibilizzazione. E’ importante osservare che l’accessibilit per il W3C non è confinata all’interno della WAI, ma è trasversale a tutte le raccomandazioni prodotte (per esempio quelle sui fogli di stile CSS e sull’ XHTML), per cui esistono dei gruppi che si preoccupano di armonizzare le attivit che vengono condotte separatamente. Le principali linee di intervento della WAI sono cinque:

  • technology: assicurare che le tecnologie Web supportino l’ accessibilit ;
  • guidelines: sviluppare e definire linee guida per l’accessibilit ;
  • tools: sviluppare strumenti per valutare e facilitare l’accessibilit ;
  • education and outreach: svolgere attivit di formazione e diffusione delle conoscenze:
  • research and development: seguire e partecipare alle attivit di ricerca e sviluppo;

L’attivit della WAI ha prodotto delle importanti linee guida di riferimento, divise in quattro filoni:

  • Le linee guida sull’accessibilit dei contenuti web (Raccomandazione del 5 maggio1999) WCAG 1.0 (Web Content Accessibility Guidelines)

    sono quelle che più ci interessano: spiegano (almeno in teoria, in pratica è tutta un’altra storia) come realizzare o rendere accessibile una pagina web.

  • Le linee guida per l’accessibilit dei tool di authoring (Raccomandazione del 3 febbraio 2000) ATAG 1.0 (Authoring Tool Accessibility Guidelines)
    hanno come obiettivo definire l’accessibilit sia del tool di authoring che delle pagine web che esso genera.
  • Le linee guida per l’accessibilit del linguaggio XML (Working Draft del 3 ottobre 2002)
  • XAG (XML Accessibility Guidelines)

    poichè il linguaggio XML non è intrinsecamente accessibile, queste linee guida forniscono suggerimenti in proposito. Attualmente allo stato di Working Draft, quindi non in versione definitiva.

  • Le linee guida per l’accessibilit degli User Agent (Raccomandazione del 17 dicembre 2002) UAAG 1.0 (User Agent Accessibility Guidelines)
    dovrebbero essere d’aiuto nella realizzazione di User Agent (Browser, screen reader, ecc.) in grado di ridurre le barriere di accessibilit del web.

Le linee guida sull’accessibilit dei contenuti web (WCAG 1.0)

Dalla comunit internazionale sono considerate il punto di riferimento per la realizzazione di siti web accessibili. Sono organizzate in 14 linee guida e 63 checkpoint. Ogni linea guida comprende uno o più checkpoint, che descrivono, senza scendere in troppi dettagli tecnici, cosa fare per applicare la relativa linea guida e servono soprattutto per verificare a posteriori se la linea guida è stata rispettata. Ad esempio se la linea guida 1 dice di “Fornire alternative equivalenti al contenuto audio e
visivo” , il corrispondente checkpoint 1.1 recita: “Fornire un equivalente testuale per ogni elemento non di testo
(per esempio, mediante “alt”, “longdesc” o contenuto nell’elemento
stesso)…”
La conformit alle WCAG 1.0 viene distinta in tre diversi livelli, “A”, “AA” e “AAA”, dove il livello tripla A è quello che rispetta tutte le linee guida e tutti i checkpoint associati. Infatti, ad ogni checkpoint è associata una priorit (1, 2, o 3) corrispondente al livello di conformit (la priorit 1 corrisponde al livello A e così via). I tre livelli vengono così definiti:
PRIORITÀ 1 (livello “A”). Lo sviluppatore di contenuti Web deve soddisfare questo checkpoint, altrimenti uno o più gruppi di utenti troveranno impossibile accedere alle informazioni contenute nel documento. È un requisito minimo senza il quale alcuni gruppi di utenti non possono utilizzare i documenti Web.
PRIORITÀ 2 (livello “Doppia-A”). Lo sviluppatore di contenuti Web dovrebbe soddisfare questo checkpoint, altrimenti uno o più gruppi di utenti incontreranno difficolt nell’accedere alle informazioni del documento. Soddisfare questo checkpoint rimuover significativi ostacoli all’accesso ai documenti Web.

PRIORITÀ 3 (livello “Tripla-A”). Lo sviluppatore di contenuti Web può fare attenzione a questo checkpoint. In caso contrario uno o più gruppi di utenti incontreranno alcune difficolt nell’accedere alle informazioni del documento. Soddisfare questo checkpoint migliorer l’accesso ai documenti Web.
Pur essendo un indiscusso punto di riferimento per la comunit internazionale, le linee guida del W3C sull’accessibilit dei contenuti web presentano diverse difficolt di implementazione e alcune incongruenze. Ad onor del vero queste incongruenze sono spesso conseguenza del fatto, arcinoto, che i produttori di browser interpretano in maniera “proprietaria” gli standard del W3C. Comunque il W3C si sta adoperando per una profonda revisione delle WCAG 1.0.

Il futuro prossimo: WCAG 2.0
Le nuove linee guida del W3C sono ancora allo stato di Working Draft, per cui non sono ancora definitive. Quello che comunque sta emergendo è una riorganizzazione, rispetto alle linee guida precedenti, con una diversa presentazione dei concetti base dell’accessibilit web, in una maniera, si spera, più chiara e con un linguaggio il meno tecnico possibile, vista la rilevanza sociale degli obiettivi. Inoltre si è dato maggiore peso ai rapporti intercorrenti tra accessibilit e usabilit . Data l’evoluzione delle tecnologie web, si è anche cercato di assicurare il fatto che i requisiti possano essere applicabili nella maniera più diffusa possibile per le varie tecnologie (non solo browser, quindi, ma anche PDA, telefonini, ecc.). E’ stato ridotto sia il numero delle linee guida (5) che il numero dei checkpoint (21). Obiettivo generale delle nuove linee guida è quello di consentire la creazione di contenuti Web che garantiscano requisiti di percepibilit (in termini di presentazione dei contenuti), di utilizzabilit (riferita agli elementi di interfaccia con l’utente), di navigabilit (in termini di orientamento), di comprensibilit (relativa sia ai contenuti che ai comandi) e di robustezza (capacit dei contenuti di adattarsi sia alle risorse attuali che a quelle future).

La normativa sull’accessibilit in Italia.
La situazione normativa sull’accessibilit in Italia è caratterizzata, rispetto ad altri paesi europei, dal solito ritardo, ma anche da alcuni elementi di novit e di unicit in campo mondiale. Ma andiamo con ordine. L’Italia, come stato membro dell’UE, fa riferimento alle direttive dell’Unione Europea.
Quest’ultima ha aderito da subito al progetto WAI del W3C e si è molto impegnata, dal suo punto di vista, per promuovere l’accessibilit : infatti nel Giugno 2000, il Consiglio Europeo ha emanato il piano d’azione e-Europe 2002 [3] elaborato nel dicembre 1999 e presentato a Lisbona nel marzo 2000. L’iniziativa si articola su 10 punti principali, uno dei quali (il settimo) è l’accesso alle informazioni da parte dei disabili. A questo proposito il Consiglio Europeo è perentorio:
I siti web delle pubbliche amministrazioni degli Stati membri e delle istituzioni europee e i
relativi contenuti devono essere impostati in maniera tale da consentire ai disabili di accedere
alle informazioni e di sfruttare al massimo le opportunit offerte dal sistema di amministrazione online
”. Inoltre sempre nello stesso piano era previsto che la Commissione Europea e gli Stati Membri avrebbero dovuto applicare gli orientamenti dell’iniziativa WAI ai siti web pubblici entro il 2001(!). Poichè questa scadenza è stata ripettata solo in parte, la UE, con una comunicazione dell’aprile 2002, ha fatto slittare la scadenza dell’adeguamento dei siti internet delle PA entro la fine del 2003, ricordando che il 2003 è l’anno europeo dei disabili.
Il piano d’azione eEurope 2005: una societ dell’informazione per tutti [4] ingloba ed amplia gli obiettivi del piano precedente, ivi compreso quello dell’accessibilit .

Parlavamo prima di elementi di unicit della realt italiana, e sicuramente uno dei più singolari è quello che la Presidenza del Consiglio dei Ministri è, salvo novit dell’ultimo minuto, l’unico caso al mondo di un Uffico del Primo Ministro membro del W3C: questa scelta, fatta dal Presidente del Consiglio D’Alema nel 2000, è figlia di una cultura burocratico-amministrativa tutta italiana [11]. In altri paesi, una circolare del Primo Ministro verrebbe recepita nel più breve tempo possibile dai ministeri e da tutta la PA centrale e periferica; in Italia, probabilmente, una circolare che tenda a rendere obbligatoria l’accessibilit dei siti web della PA, non avrebbe una grande efficacia (e così purtroppo è stato…). A questo punto, si è preferito intraprendere la strada della autorevolezza al posto di quella della autorit , facendo diventare la Presidenza del Consiglio un punto di riferimento anche e soprattutto di conoscenza sugli standard del W3C per offrire a tutte le altre amministrazioni pubbliche un patrimonio di conoscenza e una visibilit che possono essere, per un pubblico amministratore italiano, più allettanti del “semplice” rispetto delle regole e delle norme. Questa strategia è stata seguita, come vedremo, anche nella recente direttiva del Ministero dell’Innovazione sull’utilizzo del dominio “.gov.it” Al di l di operazioni comunque legate più all’immagine e alla costruzione di un marchio di credibilit , la Presidenza del Consiglio ha anche intrapreso altre iniziative come quella della circolare di cui stiamo per parlare.

La circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Funzione Pubblica del 13 marzo 2001

Questa circolare, detta le “Linee guida per l’organizzazione, l’usabilit e l’accessibilit dei siti web delle pubbliche amministrazioni”[5]: essa fa riferimento al piano d’azione e-Europe 2002 e all’iniziativa WAI del W3C e vuole essere comunque uno strumento di orientamento generale, senza essere vincolante, per tutte quelle PA che vogliano rendere accessibili le proprie presenze on-line. Il documento in particolare è destinato a chiunque, all’interno delle PA, abbia responsabilit di progettazione, realizzazione e manutenzione di sistemi informativi web-based. I concetti presenti in questo documento, probabilmente ovvi per molti addetti ai lavori, risultano quasi rivoluzionari ancora oggi, se si pensa alla mentalit tipica del burocrate italiano: l’utilizzo della rete viene infatti considerato strategico per tutte le PA, perchè consente di migliorare la produttivit del lavoro all’interno degli uffici pubblici e di aumentare il livello dei servizi offerti al cittadino in termini di qualit , efficienza e trasparenza. Le direttive principali contenute in questa circolare si muovono su tre filoni: il contesto organizzativo, l’usabilit e l’accessibilit . Per quanto riguarda il primo aspetto, il Web viene visto come una «tecnologia organizzativa». In quanto tale permette di lavorare insieme ad altri e di condividere informazioni tra uffici, di realizzare pratiche di integrazione tra basi di dati e tra procedure, nonché forme di collaborazione con soggetti esterni a una determinata amministrazione; fornisce, inoltre, il supporto tecnologico per la realizzazione di servizi evoluti ai cittadini. Per quanto riguarda l’usabilit la raccomandazione è sintetica, ma precisa: “I siti devono essere usabili. L’usabilit del Web implica che le informazioni debbano essere organizzate e strutturate in maniera da garantire la massima fruibilit .” Per quanto riguarda l’accessibilit , la circolare è altrettanto chiara: “Ogni sforzo deve essere fatto perché i siti Web dell’amministrazione pubblica siano accessibili“. E’ presente anche un allegato contente un estratto molto sintetico di alcune linee guida WCAG.

Questa circolare, pur non andando al di l dell’enunciazione di principi generali e affidandosi soprattutto alla buona volont dei destinatari, rappresenta comunque una tappa importante nel cammino dell’e-government italiano verso l’accessibilit .

La circolare AIPA del 6 settembre 2001
Passano pochi mesi e l’AIPA emette la circolare “Criteri e strumenti per migliorare l’accessibilit dei siti web e delle applicazioni informatiche a persone disabili”[6]. Il documento si rif esplicitamente alla circolare precedente e alle linee guida del progetto WAI. Probabilmente il concetto più importante presente in questa circolare, più complessa e dettagliata tecnicamente della precedente, è quello della progettazione universale, mutuato dal W3C: “Il grado più elevato di accessibilit si consegue attuando il principio della ‘progettazione universale’, secondo il quale ogni attivit di progettazione deve tenere conto della variet di esigenze di tutti i potenziali utilizzatori. Questo principio, applicato ai sistemi informatici, si traduce nella progettazione di sistemi, prodotti e servizi fruibili da ogni utente, direttamente o in combinazione con tecnologie assistive.
L’applicazione del principio di progettazione universale può presentare dei limiti e, in alcuni casi, porre vincoli alla creativit . Nel caso dei siti web, i vincoli riguardano le modalit di attuazione delle varie soluzioni tecniche, piuttosto che il contenuto e l’estetica dei documenti, per cui non si traducono in limitazioni della possibilit espressiva”
Questa affermazione di principio esclude nettamente la possibilit di realizzare versioni doppie dei siti, una accessibile e l’altra per utenti “normali”. La circolare contiene poi tutta una serie di direttive di accessibilit che sono un sottoinsieme delle linee guida WCAG 1.0, depurato di quegli aspetti di più difficle realizzazione. Con questo l’AIPA ha cercato di rendere meno ardua la strada dei progettisti e degli sviluppatori impegnati a rendere accessibili i siti web della PA.
Una curiosit : di questa circolare esiste tuttora sul sito dell’AIPA, anche se non presente sulle pagine ufficiali, una versione “estesa” [7] che affronta con maggiore dettaglio i contenuti della versione “ufficiale”.

La direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 maggio 2002 sull’utilizzo del dominio “.gov.it” e sul portale “italia.gov.it”
Il promotore di questa direttiva è il Ministero per l’innovazione e le tecnologie che ha registrato e attivato il dominio di secondo livello .gov.it. In pratica, negli intenti del ministero questo domino dovrebbe essere riservato ai soggetti della PA che vogliano adottare una efficace strategia di e-government. Per poter utilizzare questo dominio e potersi integrare col portale “italia.gov.it” destinato a fare da unico punto di accesso in Italia ai servizi online della PA per il cittadino, un’amministrazione dovr conformarsi alle condizioni presenti in questa direttiva. Un modo “soft” per spingere verso l’e-government i burocrati italiani: piuttosto che imporre agli amministratori il rispetto di circolari e norme, gli si dice che se vogliono fregiare il sito della loro amministrazione del dominio “istituzionale” .gov.it che rappresenta anche una specie di bollino di qualit del sito, devono rispettare certe regole, fra le quali, manco a dirlo, è presente il rispetto dei criteri di accessibilit delle linee guida del progetto WAI e della circolare AIPA di cui abbiamo parlato sopra. Tra le altre regole da rispettare troviamo quelle relative all’usabilit , al rispetto della privacy del cittadino, alla sicurezza mediante carta elettronica. “L’obiettivo del dominio è quello di aggregare i siti ed i portali delle Amministrazioni statali
che gi erogano e che erogheranno servizi istituzionali con un adeguato ed omogeneo
livello di qualit , sicurezza ed aggiornamento dei servizi stessi.
La necessit di rendere omogenei i servizi offerti comporta che l’iscrizione al dominio verr
condizionata ad alcuni criteri essenziali finalizzati ad assicurare le caratteristiche predette.
Analogamente il portale nazionale consentir agli utenti un agevole accesso ai servizi
erogati dalla pubblica amministrazione in modo omogeneo, aggregato e completo.”

La proposta di legge 3486.
Dalla fine del 2002 l’Italia ha finalmente una proposta di legge sull’accessibilit dei siti web pubblici. Presentata inizialmente dagli onorevoli Campa e Palmieri il 16 dicembre 2002, ha raccolto più di 80 firme di altri onorevoli. La proposta intitolata: “Norme per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse telematiche pubbliche e di pubblica utilita’ da parte dei cittadini diversamente abili” [9] rappresenta il primo provvedimento legislativo italiano in tema di accessibilit dei servizi online della PA e non solo.

I contenuti principali di questa proposta di legge riprendono in parte quelli della circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica del marzo 2001, a cui fanno riferimento. Molto forte è anche il collegamento alle raccomandazioni del W3C, il cui recepimento sembra addirittura automatico, nel senso che, secondo diversi pareri degli addetti ai lavori, dal testo della prima stesura, si evince che viene imposta per legge l’aderenza alle raccomandazioni del progetto WAI, ed ogni qualvolta queste raccomandazioni cambieranno, automaticamente cambier il contenuto della legge italiana (!). Deve essere inoltre garantita non solo l’applicazione delle raccomandazioni del W3C sui contenuti (WCAG), ma anche quelle sugli User Agent (UUAG), sui tool di authoring (ATAG), e sull’XML (XAG). Un altro aspetto interessante della legge è che essa è riferita non solo ai sistemi informatici della PA, ma anche a quelli di pubblica utilit , cioè agli “enti pubblici economici, alle societ pubbliche che si occupano di informazione, alle biblioteche pubbliche, alle aziende private concessionarie di servizi pubblici, agli enti di assistenza pubblici, alle aziende di telecomunicazione pubbliche, alle aziende esercenti servizi in convenzione con enti pubblici, alle aziende municipalizzate regionali e a quelle a partecipazione pubblica, nonché a tutti gli organismi che beneficiano di finanziamenti pubblici nazionali o dell’Unione europea”. Sono inoltre previste agevolazioni fiscali per chi rispetta subito i dettami della legge, e sanzioni pecuniarie per chi, entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, non adegua il proprio sito. L’Art. 4 della legge si preoccupa inoltre dell’integrazione del lavoratore diversamente abile all’interno del processo di sviluppo dei servizi telematici. Come autorit garante dell’accessibilit pubblica in Italia viene designato il Ministero dell’Innovazione e delle tecnologie, che si dovrebbe preoccupare di effettuare azioni di controllo, aggiornamento, formazione, sensibilizzazione (sembra quasi che, per quanto riguarda l’accessibilit , il Ministero dell Innovazione si sostituisca all’ufficio italiano del W3C!).
Alcune Considerazioni
L’arrivo di una proposta di legge sull’accessibilit in Italia non può che essere salutato con entusiasmo da tutti gli interessati, dai professionisti del settore ai cittadini, siano essi diversamente abili o meno. E’ innegabile però che i contenuti di questa proposta di legge hanno suscitato alcune perplessit : ad esempio, pur essendo lodevole l’intenzione di agganciare la legge italiana alle raccomandazioni del W3C, non si capisce come si potr far rispettare le raccomandazioni sugli user agent, sui tool di authoring e sull’XML: ad esempio, è impensabile che i produttori di browser realizzino versioni localizzate che rispettino i dettami della legge italiana. Peraltro, uno dei problemi fondamentali delle raccomandazioni WCAG è la verifica di conformit , per niente univoca e attualmente affidata ad un mix di metodologie che implicano la coesistenza di pacchetti di validazione automatica (Bobby, Torquemada,…) e di test con utenti disabili. Come verr regolato questo aspetto? Aspettiamo il regolamento tecnico. E’ naturalmente fuori discussione il ruolo orientativo del W3C, ma è obiettivamente difficile pensare di legare così strettamente alle racomandazioni del W3C una legge, che deve essere il più possibile chiara, univoca, e adottare dei meccanismi di controllo e verifica che siano il più possibile oggettivi.
Al di l delle leggi che comunque non possono risolvere tutto (nel campo dell’accessibilit il detto italico “fatta la legge trovato l’inganno” è facilmente applicabile) ciò che più conta è che sembra che la consapevolezza del problema dell’accessibilit in Italia stia crescendo sempre più, a tutti i livelli, da quello politico a quello industriale. Speriamo che non passi tutto alla fine del 2003, anno europeo del disabile…

Riferimenti
[1] La Web Accessibility Initiative del W3C:

[2] Le Web Content Accessibility Guidelines 2.0
[3] Il piano di azione e-europe 2002
[4] Il piano di azione e-europe 2005
[5] La circolare della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento Funzione Pubblica del 13 marzo 2001
[6] La circolare AIPA del 6 settembre 2001

[7] Versione estesa della circolare AIPA
[8] La direttiva sull’uso del dominio .gov.it
[9] Proposta di legge 3486: Norme per il diritto di accesso ai servizi e alle risorse telematiche pubbliche e di pubblica utilita’ da parte dei cittadini diversamente abili
[10] La lista di
discussione
sulla Proposta Di Legge 3486

[11] Pierluigi Ridolfi (a cura di), I disabili nella societ dell’informazione - norme e tecnologie, Franco Angeli

Leave a Reply

Emanuele Calo

Emanuele Calo
Ingegnere elettronico, web designer dal 1997, lavora per Svimservice spa di Bari e si occupa di usabilità /accessibilità  e user experience.<br /> <br /> Ha progettato la User Interface di Cup-Net, uno dei primi sistemi italiani per la prenotazione delle visite mediche sul web, attualmente in esercizio in alcune AUSL pugliesi.<br /> <br /> Attualmente sta realizzando, su piattaforme open source, l'Enterprise Information Portal per il Sistema Informativo Sanitario Pugliese. Dal 1999 collabora col quotidiano "Corriere del Giorno" di Taranto. Collabora occasionalmente con "Computer Programming" e "Open Source".
accessibilità adv apple architettura architettura terapeutica blogosfera classic coding colore comunciazione comunicazione DA De Kerckhove design design evolutivo desktop domotica drinklink ecommerce edutaiment eGov eisenman elearning eMarketing emotion emotional design ergonomia ergonomia cognitiva eye tracking flash frontiers frontiers07 gaming google gui human vision idearium identity information architecture innovazione instructional design intelligenza collettiva intelligenza connettiva interaction design interattività emotiva interfacce internet iphone ipod IT Revolution Italia iTV ivrea IxD Jakob Nielsen Jef Raskin KM knowledge management Limerick meetthemediaguru micro display Milano MIT mobile musei paperless percezione podcast privacy programmazione qualità realtà virtuale report rivoluzione informatica robot Roma scrittura SDP SecondLife siena Singolarità singularity SL spaces standard test UI usability usabilità user experience UX visual design voice VR web web2.0 wii wireless xerox youtube