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Usabilità : yin o yang?

February 23rd, 2003 di Fabrizio Ulisse
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Dalle FAQ di Zeldman.com:
- Perchè prendete in giro l’esperto di usabilit� Jakob Nielsen?
- Noi rispettiamo Jakob Nielsen. Avremmo però preferito che non ci avesse vietato di mangiare maiale.


Ma non dovevamo parlare d’amore?

Credevamo di aver lasciato alle nostre spalle le epiche battaglie della modernit� occidentale tra architetti e ingegneri, tra orgogliosi creatori di mondi impossibili e fieri costruttori di mondi necessari, tra angeli caduti che sfidavano le leggi della fisica, e eroi dell’umanit� che domavano la materia. Credevamo, ma sbagliavamo. Risolto che fu questo dissidio, in grazia del comune terreno della scienza dei moderni materiali biologici, degli studi sull’impatto ambientale, dei capolavori della tecnologia anti-sismica, non abbiamo potuto tirare un sospiro di sollievo che eccoci catapultati nel medioevo digitale, dove nella calda/fredda indeterminazione quantistica tutto è possibile e nulla è permesso, dove la seduzione del predicatore tuona come la parola di un dio sconosciuto su un gregge di sbandati e derelitti, perchè nel regno dei ciechi, gli orbi sono i re.

In questo scenario, Curt Cloninger di lab404.com ha scritto un divertente articolo pubblicato dal digital magazine A List Apart (diretto da Jeffrey Zeldman), nel quale sostiene una tesi sufficientemente bizzarra per essere presa sul serio: la contrapposizione fra Usabilit� Osservante e Grafica Fondamentalista altro non sarebbe che il sempiterno incontro scontro fra Yin e Yang, maschile e femminile, emisfero destro e sinistro del cervello, sintetizzato da due tra le espressioni più forti che le rispettive culture abbiano mai prodotto:


Jakob Nielsen: “Boo.com ha chiuso. Che liberazione. Boo è stato uno dei pochissimi siti di elevato profilo lanciati in questi tempi, a voler correre il rischio di violare i miei principi di design preferendo il glamour all’usabilit� . E’ la prova che il design esageratamente immaginoso non funziona”.
Gene Na (co-founder della web agency Kioken:“La scorsa settimana abbiamo dovuto chiudere con la Sony. Non ci volevano ascoltare, e allora abbiamo chiuso (…) Quello che i clienti qualche volta non capiscono è che meno parlano, meglio è. Noi sappiamo cos’è giusto.”

Gi� , non è abbastanza chiaro? Il signor Nielsen “articola” le sue convinzioni in forma di parola, scritta o orale che sia, dove Kioken tradisce la vocazione all’empatia femminina asserendo: “i clienti (…) meno PARLANO meglio è”. Impensabile per un esperto di usabilit� (progettuale o valutativa che sia, ma questa è un’altra storia) costruire un interfaccia senza un wireframe. Impensabile per un fondamentalista grafico produrre un foglio di carta con crudi e rigidi segni neri.

Marziani Vs. Venusiani


Lo schemino è ancora di Cloninger. Poco serio? Ma no, lasciate andare per un attimo la dominante maschile (se l’avete), e concentratevi. Del resto questo quadretto non è del tutto nuovo: il raffronto ricorda molto da vicino la straordinaria comparazione fra Apple e Microsoft ideata da Douglas Coupland (autore noto per il best-seller “Generazione X”) in quel dimenticato capolavoro che fu “Microserfs” (1995), in cui si dichiarava con incontrovertibili esempi che Microsoft rappresenta lo Yin e Apple rappresenta lo Yang, (almeno in era pre-Windows XP / Mac Os X…). Al termine della comparazione, la frase riassuntiva: “La Apple è responsabile di avere elevato non solo il salario potenziale delle donne, ma anche di aver offerto loro la sensazione di avere il controllo della tecnologia, dopo che si erano sempre sentite dire che era impossible per una donna avere a che fare con i computer“. Vero. A proposito, chiss� cosa pensava Mr. Nielsen dell’interfaccia del Mac Os 7.5.5?
Se leggiamo questo quadro con la necessaria libert� intellettuale, non possiamo non osservare che la maggior parte dei test di usabilit� sono incapaci di valutare il successo di un sito in termini di trasmissione di emozioni, perchè la maggior parte degli utenti (ahem, la maggior parte degli esseri umani), ha difficolt� ad articolare i pensieri, specialmente se posti di fronte a domande a risposta multipla. Ma soltanto perchè una positiva esperienza interattiva non può essere misurata, non vuol dire che non sia avvenuta. Del resto, potremmo mai chidere alla Nike di non fare più siti come questo? Certo, a questi ragazzi non sarebbe costato nulla evitare di far aprire tre-dico-tre finestre per farmi arrivare ad un subsite, ma tant’è…. E tanto più quindi il sito sar� Venusiano, tanto meno sar� inquadrabile secondo i consolidati schemi “maschili” dell’usabilit� .
Tuttavia, quando sto cercando di comprare un biglietto per il treno online l’unica emotivit� che riesco a provare è la paura di far tardi
da un importante prospect e rischiare di perdere un contratto. E, perso fra mille stupide animazioni in Flash, e stordito a colpi di gif animate sulla nuca, se potessi avere fra le mani il giovanotto che ha concepito quel sito gli caverei senza dubbio con una tenaglia i suoi piercing dal naso.

Il binocolo di Hegel….

Osservare dalla finestra lo scontro titanico fra Usabilisti Osservanti e Fondamentalisti Grafici può provocarci un irrefrenabile desiderio di schieramento, ma qualcuno, al chiuso del suo studiolo, lavora in silenzio per costruire hegelianamente una sintesi che sia il frutto maturo della frizione continua di questi due elementi. Nomi come Jeffrey Zeldman, Joshua Davis o Todd Purgason ci conducono ogni giorno più al di fuori da questa insensata bagarre, in grazia del loro attento e costante lavoro sugli standard W3C, sulla sperimentazione di esperienze interattive realmente condivisibili, con un occhio attento alla funzione ed uno all’emozione, ma con percorsi tecnici e test continui sulle mille diverse combinazioni di browser / OS, con le mille diverse combinazioni etniche e culturali di individui, traendo ispirazione dal buon senso empirico e dalla constatazione scientifica che la vera battaglia per la qualit� dell’esperienza utente si combatte al di fuori del sito web, sul piano delle regole (gli standards) e sul piano culturale (la comprensione del valore della comunicazione interattiva). Insomma, ancora una volta, l’incontro fra tesi e antitesi, uomo e donna, Yin

e Yang.

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Fabrizio Ulisse

Fabrizio Ulisse
Dopo aver collaborato con alcuni periodici nazionali scrivendo di arte e musica, nel <strong>1992</strong> entra a far parte dello staff del tv network nazionale <strong>Videomusic</strong> come segment producer e curatore di programmi, iniziando a coltivare interesse e passione per i new media.<br /><br />Nel <strong>1996</strong> inizia ad occuparsi a tempo pieno di web e information architecture. <br /><br/>Tra gli altri, ha contribuito a vario titolo a progetti per: De Agostini Multimedia, Finsiel, Telecom Italia, Ford Italia.
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