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Usabilità , Accessibilità e Qualità . Che rapporto hanno con la ‘’Creatività ‘’?

February 23rd, 2003 di Giorgio Venturi
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Usabilità e Accessibilità sono due termini spesso utilizzati nel campo dell’Interaction Design; Io vorrei parlare di quelle persone che non vedono Usabilità e Accessibilità come due aspetti distinti, ma inseriti in un unico quadro di riferimento:

“Spero che ai tuoi studenti insegni la Qualità â€
("Lo Zen e l’arte della manutenzione delle motociclette"
R.Pirsig, capitolo 15)

Usabilità , Accessibilità e Qualità . Che rapporto
hanno con la "Creatività "?

Usabilità e Accessibilità sono due termini spesso utilizzati
nel campo dell’Interaction Design; molti di voi già li hanno utilizzati
almeno una volta.

Brevemente, l’usabilità non può essere valutata a prescindere
dagli utenti che utilizzano effettivamente il prodotto, dagli obiettivi che
questi cercano di raggiungere, dall’ambiente
in cui ciò avviene
.
Facciamo un esempio. Dobbiamo sviluppare un programma di scrittura. Dato che
non esiste un prodotto usabile per tutti, ne facciamo due.
:-D

In un caso, lo progettiamo per garantire la massima semplicitÃ
di apprendimento: poche funzioni (quelle più comuni), ben riconoscibili
nell’interfaccia grafica. Nel secondo caso inseriamo tutte le funzioni
immaginabili, dando la possibilità di personalizzare l’interfaccia o
di utilizzare anche la tastiera.
Il novellino preferisce sicuramente il primo: non deve perdere tempo per capire
come funziona.
Ma se vuole invece scrivere un libro, deve diventare esperto nell’utilizzare
il secondo. Per l’utente esperto, il secondo programma diventa a quel punto
più soddisfacente, efficace e efficiente (=usabile) del primo, anche
per scrivere una lettera. Per garantire l’usabilità non basta il buon
senso o l’esperienza del progettista; è necessario al contrario coinvolgere
un campione rappresentativo di utenti in tutte le fasi di sviluppo del prodotto.
L’accessibilità è invece "l’usabilità di un prodotto,
servizio, ambiente o strumento, per persone col più ampio raggio di capacità ".

In questo articolo non descriverò ulteriormente nessuno dei due termini
(1); in Rete esistono una serie di risorse, per chi volesse
approfondire uno dei due rami di studio. In questo articolo, o per meglio dire
in questo "Chataqua"(2), vorrei invece parlare di
quelle persone che non vedono Usabilità e Accessibilità come due
aspetti distinti, ma inseriti in un unico quadro di riferimento: la Qualità .
Inoltre, descriverò perchè dopo aver definito la QualitÃ
la contrapposizione Usabilità vs. Creatività perde di significato.

I. Immaginate una scrivania

Esistono molti tipi di disabilità : ciascuna di essere comporta problemi
che vanno affrontati in modo specifico. Normalmente, quando si affronta questo
problema vengono implicitamente descritti i problemi degli utenti non-vedenti
e ipovedenti.

Circa un anno fa ho collaborato assieme alla Fondazione Bordoni alla Valutazione
di Accessibilità alcuni siti, in occasione del convegno webxtutti.
In quell’occasione fui colpito dagli ostacoli che persone non vedenti sperimentavano
prima solo di riuscire a connettersi ad Internet. In molti casi, la possibilitÃ
di cercare un’informazione su Internet è limitata dalla difficoltÃ
che chiunque avrebbe ad utilizzare gli strumenti di interazione (JAWS, ma anche
la Barra Braille). Anche imparando, l’utente si trova di fronte ad un ostacolo
molto importante: immaginare la scrivania. Ora, vi chiedo un notevole
sforzo di immaginazione. Provate a convincervi di non avere più nessun
ricordo su come si usa un computer. Poi, una persona vi inizia a spiegare Windows.
Vi descrive la scrivania, vi spiega che gli oggetti che sono posti sopra sono
i file e i programmi. A quel punto, grazie ad uno screen-reader provate a navigare
attraverso lo spazio appena descritto (ovviamente con i cursori). Risultato:
dovete avere molta, ma molta pazienza per imparare ad utilizzare lo strumento.
Immaginate poi se qualcuno vi sposta le icone… :-(
Lo stesso tipo di difficoltà viene affrontato col Web: l’architettura
delle informazioni è stata progettata per essere fruita in modo quasi
esclusivamente visivo: le informazioni sono disposte sui due assi, mentre l’utente
non vedente possiede solo una dimensione: il tempo. Alcune cose vengono prima,
altre vengono dopo. Provate ad utilizzare LinxViewer
su una pagina di Repubblica per capire ciò di cui sto parlando.

II. L’accessibilità normativa

Se non lo sapete ve lo dico ora: negli Stati Uniti esiste la Sezione 508. Cos’è?
È una normativa che stabilisce che i siti web delle agenzie federali
devono essere conformi ad una serie di linee guida. Queste linee guida sono
molto, molto simili a quelle proposte dal W3C col WAI (Web Accessibility Initiative).
Il problema del WCAG
(Web Content Accessibility Guidelines) è che ci sono alcuni aspetti oggettivamente
misurabili (riguardano il codice) e altri che invece sono solo valutabili soggettivamente.

Guarda caso, alla fine gli aspetti che vengono presi in considerazione sono
solo i primi. L’accatiemmellaro quindi prende un validatore (Bobby, ma anche
l’ottimo Torquemada®,
made in Bordoni) e poi inizia a sottoporre le pagine ad una serie di parsing,
fino a che il validatore gli dà l’OK. Secondo voi, queste pagine sono
accessibili? Solo ad un livello superficiale. La presenza di un tag ALT su un’immagine,
la posso verificare col parser. Che la descrizione sia invece significativa,
è tutto un’altro paio di maniche.
Ammettiamo infine di aver fatto una valutazione soggettiva e di trovato una
serie di problemi. Quali sono i più gravi? Quali devono essere corretti
immediatamente, quali in un secondo tempo? Quali possiamo ignorare?

III. L’accessibilità va fatta con gli utenti

L’accessibilità va quindi studiata attraverso dei test di usabilità .
Sorpresi? Ebbene sì, mentre N&N
pubblicizzano LIFT
, il parser ultimo grado per Dreamweaver, io affermo che
l’Accessibilità va studiata assieme agli utenti. Del resto, continuo
a leggere paper di autori importanti che parlano di valutazione automatica dell’usabilità .
È come affermare che una macchina può fare del buon Design. Mah.

IV. Gli artigiani dell’accessibilitÃ

Certo, la soluzione non sta solo nel testing, o nel Design Centrato sull’Utente.
Esisti una comunità di designer (o artigiani, a me piace più chiamarli
così), anche qui in Italia, che affrontano efficacemente il problema
dell’accessibilità . Il più noto tra questi è senza dubbio
Marco Trevisan, sulla rete noto come "Bazzmann",
e la sua comunità (humana).
Questi Designer hanno precedentemente affrontato il problema, spesso con i siti
della Pubblica Amministrazione. La soluzione tecnologica (XHTML, fogli di stile)
comporta la separazione tra contenuto e forma. È interessante notare
come i siti creati secondo questa filosofia tendono ad eliminare le tabelle
per l’impaginazione dei dati. Risultato: i cluster di informazioni vengono distribuiti
nello spazio visivo, ma possono anche essere fruiti in modalità lineare.
Non voglio entrare oltre nella progettazione dell’accessibilità : è
un argomento molto vasto e complesso e esula dall’argomento di questo Chataqua.
Voglio invece fare una domanda provocatoria: perchè una persona sola
(inter pares nella sua comunità ), un "artigiano", riesce
a fare meglio di un’azienda nel campo dell’accessibilità ?

V. La Qualità non deriva dai processi industriali

La mia tesi, altrettanto provocatoria, è che la Qualità non
può essere industrializzata o serializzata
: Pirsig,
nel suo libro "Lo Zen e l’arte della Manutenzione delle Motociclette",
afferma che la Qualità può essere raggiunta seguendo una serie
di principi, legati prevalentemente all’esperienza, all’attenzione, alla concentrazione,
alla "libertà mentale" di chi opera. In ultima analisi, alla
"passione" messa nell’attività . All’inizio del libro la moto
di Pirsig ha un guasto. Alcuni meccanici, all’interno di un’officina, fanno
una serie di errori nel comprendere quale sia la causa di un certo difetto meccanico.
Ciò è dovuto principalmente alla disattenzione, alla mancanza
di passione di queste persone per il proprio lavoro.

Nel nostro caso, esistono tutta una serie di Designer, Project manager, sviluppatori,
ecc. che si mettono al lavoro senza una comprensione del Contesto d’Uso per
cui stanno lavorando. O che ne possiedono una descrizione meccanicistica e superficiale.
Per coloro che lavorano in un’azienda, vi invito a osservarvi intorno e a contarli.
Sono parecchi vero? ;-)
La Qualità , quindi, non è qualcosa che possiamo "normare"
o "produrre in modo standardizzato". Possiamo solo avvicinarci ad
essa, gradualmente. Per passi. Riflettendo ogni volta, senza preconcetti, sulle
conseguenze che le nostre azioni hanno sull’Interazione che andiamo a creare.

VI. La Qualità batte la "Creatività " 1 a 0

Da questo punto di vista, il dibattito tra "Usabilità " e "Creatività "
non ha alcun senso, perchè non ha senso il dualismo, tipico della Logica
Aristotelica, tra Emotività e Razionalità , tra Romaticismo e Ragione,
tra l’approccio orientato a creare le Emozioni e l’approccio orientato alla
creazione della Funzionalità . L’idea di Qualità è un monismo
che comprende il dualismo e al tempo stesso lo supera.
Donald Norman, in un recente numero di Interactions (Vol
IX,4
), si avvicina all’idea di Qualità , proprio sotto questa prospettiva.
Descrive infatti il valore dell’emotività e della funzionalitÃ
di quell’oggetto che l’ha reso famoso, la teiera (3), e sui
loro rapporti di dipendenza tra questi due concetti. Il suo prossimo libro avrÃ
infatti come argomento l’Emotional Design, a completare il "Norman-Pensiero"
in un’idea di Qualità che va oltre l’Usabilità .

Note
(1) Ho già descritto i termini usabilitÃ
e accessibilitÃ
nel mio sito.
(2)Vecchia parola che indica il sermone degli evangelisti
vagabondo che vagavano per gli Stati Uniti nel 1800. Questi sermoni procedevano
per balzi, metafore, paradossi.

(3) Gli americani infatti fanno il caffè con
la teiera. Più che di una Caffettiera del Masochista dovremmo parlare
di una Teiera del Masochista…

 

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Giorgio Venturi

Giorgio Venturi
Occupo una posizione di ricerca Marie Curie in Thalesgroup, Nederland. Studio nuove modalità di l'applicazione dei Fattori Umani (HF) e dell'Interazione Uomo-Macchina (HCI) ai grandi processi di sviluppo industriale. <br><br>Mi sono occupato negli ultimi quattro anni di tematiche relative all'usabilità, al Design Centrato sull'Utente (UCD), all'accessibilità del Web, all'e-learning, allo studio della soddisfazione soggettiva dell'utente di prodotti interattivi.<br><br>Hanno fruito dei miei lavori tra gli altri Wind Telecomunicazioni S.p.A., il Ministero degli Esteri e delle Comunicazioni. Ho collaborato in passato con la Fondazione Ugo Bordoni, col Dipartimento Sociologia e Comunicazione di Roma, con Interact.
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