IA: invisibile ma strategica
November 13th, 2002 di Luca Rosatiin classic, faccette, information architecture | Letture: 7391
Il carattere -in buona parte invisibile dell’IA- contribuisce spesso a non farne percepibile il valore. Così, nel quadro attuale di drastico ridimensionamento degli investimenti nel settore IT, l’IA può apparire così come un surplus ingiustificato
Il concetto di Information Architecture
- The combination of organization, labeling and navigation schemes within an information system.
- The structural design of an information space to facilitate task completion and intuitive access to content.
- The art and science of structuring and classifying web sites and intranets to help people find and manage information.
- An emerging discipline and community of practice focused on bringing principles of design and architecture to the digital landscape.
(Rosenfeld - Morville, Information Architecture for the World Wide Web, 2nd Edition, O’Reilly, 2002, p. 4).
Queste sono le 4 definizioni formali di IA che Rosenfeld e Morville danno nel loro libro. Soltanto la 3 e la 4 indicano un legame diretto fra IA e media digitali.
Il concetto di architettura dell’informazione non nasce infatti col Web, ma affonda le sue radici in discipline classiche come la biblioteconomia.
Esso nasce quindi con il problema della classificazione, della conservazione e del ritrovamento dell’informazione.
Con l’avvento del Web, tuttavia, il concetto di IA ha trovato un nuovo campo di applicazione che ha determinato la nascita di una vera e propria disciplina autonoma.
Ciò si deve soprattutto all’opera di Rosenfeld e Morville, che hanno ripensato le scienze librarie in funzione di Internet: le peculiarit� di questo mezzo, e dei contenuti che in esso circolano,
pongono infatti all’architettura dell’informazione problematiche nuove che esulano da quelle della biblioteconomia classica. Così Rosenfeld e Morville le schematizzano.
IA concept Books Websites Components Cover, title, author, chapters, sections, pages,page numbers, table
of contents, index.Main page, navigation bar, links, content pages, sitemap, site
index, search.Dimensions Two-dimensional pages presented in a linear, sequential order. Multidimensional information space with hypertextual
navigation.Boundaries Tangible and finite with a clear beginning andending. Fairly intangible with fuzzy borders that “bleed” information into
other sites.(Fonte: Rosenfeld - Morville, op. cit. p. 6).
Una istruttiva (e divertente) collezione di definizioni di IA è reperibile nel sito di Christina Wodtke.
Invisibilit� dell’IA
Much of our work is intangible; many people … have only a superficial understanding of information architecture (Rosenfeld - Morville, op. cit. p. 12).
Le 4 fondamentali aree di azione dell’IA sono:
- Organization
- Labeling
- Navigation
- Searching
Ciascuna di queste componenti comporta uno sforzo progettuale solo in parte visibile. Le macroaree secondo cui un sito è organizzato, le etichette usate per tali categorie,
e gli strumenti di navigazione sono solo la punta emergente dell’Information Architecture Iceberg.

IA Iceberg
Prendiamo come modello un caso concreto: Boxes & Arrows, rivista online dedicata alla information architecture.

La home di B&A e la sua ‘IA visibile’
L’IA visibile in questo screenshot si riduce a pochi elementi:
- le tab (che esplicitano il sistema di organizzazione e fungono da navigazione primaria)
- il menu di destra (che ospita scorciatoie in homepage; e la navigazione secondaria nelle altre aree).
Esiste inoltre un ’secondo strato’ di IA, una IA nascosta non immediatamente percepibile e classificabile come tale,
costituita da funzioni che permettono, una volta selezionato un item, di trovarne degli altri:
- Read more articles in [this category]
- link al profilo dell’autore nella sezione “Authors”, contenente la lista di tutti gli altri articoli dell’autore.

L’IA ‘nascosta’ di B&A
Non solo l’IA, ma tutto il design di B&A è improntato alla massima semplicit� . Tale semplicit� finale è in realt� soltanto la scorza visibile
di una IA profonda e invisibile: una logica di organizzazione dei contenuti piuttosto raffinata, in grado di assicurare flessibilit�
e scalabilit� alla soluzione. (Mi chiedo, per inciso, quanti clienti in Italia comprerebbero un design apparentemente così ‘povero’ o quante web agencies vi scommetterebbero).
Fino a poco tempo fa la navigazione di B&A si limitava infatti a 2 sole tab: “Current” e “Previously”.
È proprio la comparsa delle nuove tab (”Category” e “Authors”) e delle funzioni ad esse legate (Read more, e link all’autore) a svelarci i segreti di questa IA.
Gli articoli della rivista sono classificati secondo una solida strategia Bottom-Up (strategia che riflette la logica dei database relazionali).
Un sistema di metadati fornisce per ogni articolo una serie di meta-informazioni (come la data, l’autore, la categoria e probabilmente altre che non conosciamo)
tale da assicurare una classificazione sfaccettata (faceted classification) dei contenuti; ovvero, la possibilit� di sfogliare i vari articoli secondo logiche differenti (data, autore, categoria etc.).
Questo costituisce un adaptive system, cioè un sistema capace di conformarsi a una pluralit� di logiche di accesso: questa è la findability.
Oltre che flessibilit� verso l’utente, questa strategia assicura forte scalabilit� al sito, permettendo di generare in automatico nuove aree di contenuto, indici e associazioni fra i contenuti medesimi.
Bene voluttuario o di prima necessit� ?
Questo carattere in buona parte nascosto dell’IA contribuisce spesso a non renderne percepibile il valore. L’IA può apparire così come un surplus ingiustificato,
soprattutto nel quadro attuale di drastico ridimensionamento degli investimenti nel settore IT.
In realt� l’IA costituisce un bene necessario per assicurare a qualunque soluzione web utilit� , concretezza, e ritorno sugli investimenti (ROI).
Tuttavia sono proprio le modalit� con cui tale concretezza viene valutata a produrre uno scambio dei segni, bollando come accessorio ciò che invece è primario e viceversa.
Il web è uno scenario complesso, in cui si intrecciano una pluralit� di piani e competenze: l’IA aiuta appunto a mantenere uniti questi aspetti, consentendo un approccio integrato che tenga conto del contesto, dei contenuti e degli utenti.
La sfida che ogni architettura dell’informazione è chiamata a raccogliere è quella di creare sistemi flessibili in grado di soddisfare al contempo gli obiettivi del committente e le aspettative dell’utente finale.
La situazione italiana e quella USA
Lo scenario in cui la IA mostra maggiore vitalit� è certamente quello americano. Anche qui l’esplosione della bolla speculativa del web ha fatto le sue vittime: fra queste anche Argus Associated, il gioiello creato da Rosenfeld e Morville nel 1991.
La prima societ� di consulenza focalizzata sulla IA, che ha contribuito a consolidare la disciplina e a formare molti architetti dell’informazione, dopo un decennio di successi ha chiuso i battenti nel 2001.
Tuttavia, ciò non ha però impedito, pur fra difficolt� , lo sviluppo di questa disciplina emergente. L’esperienza di Argus ha fatto da apripista a molte altre iniziative.
La nascita della mailing list SIGIA-L e i summit ASIS&T Information Architecture
hanno permesso agli Information Architect di rafforzarsi come comunit� di professionisti, e di condividere idee e metodologie.
Altre importanti realt� di riferimento e aggregazione sono:
- Le comunit� info-arch.org e ia wiki
- La rivista Boxes & Arrows, interamente dedicata a IA e temi correlati
- L’ultima nata: AifIA (Asilomar Institute for Information Architecture), un’associazione non-profit per la promozione della IA, rivolta ad architetti di tutto il mondo.
Se l’intangibilit� dell’IA costituisce un problema comune, tuttavia in Italia la coscienza del valore strategico di questa disciplina sembra fra le più basse in assoluto.
La carenza, nel nostro Paese, di strutture, risorse e strumenti dedicati alla IA costituisce un segno inequivocabile.
La scarsa popolarit� che l’IA possiede in Italia determina un circolo vizioso: da un lato quasi nessun committente comprende che flowchart e layout dovrebbero essere il risultato finale di un accurato processo di ricerca e di analisi posto a monte
(con propri deliverables); dall’altro lato le societ� fornitrici di servizi web, dovendosi adeguare al mercato, non possono certo permettersi indagini sui profili d’utenza, l’elaborazione di metadati o di thesauri per una piu rigorosa classificazione dei contenuti.
In Italia, sono pochi i siti sensibili alle tematiche della IA; fra questi:
- webusabile.it, con una sezione dedicata appunto alla IA
- usabile.it di Maurizio Boscarol
- Fucinaweb, che di recente ha ospitato anche una intervista a Rosenfeld e Morville, in occasione dell’uscita del nuovo libro.
Per quanto riguarda invece le risorse monografiche, vanno segnalate alcune iniziative recentissime o in fieri:
- È appena nato InformationArchitecture.it, il primo sito italiano interamente dedicato alla IA
- Bazzmann.com ospiter� a breve una sezione focalizzata sui temi della IA
- infine, questo stesso numero di Idearium, vuol essere la prima di una serie di iniziative volte a promuovere l’architettura dell’informazione in Italia.
È auspicabile quindi che tali iniziative si rafforzino anche in Italia, permettendo una maggiore diffusione della disciplina e la nascita di comunit� di interesse, all’interno delle quali condividere esperienze, strumenti e problemi.
Link sull’argomento
- Rosenfeld - Morville, Information Architecture for the Worl Wide Web, O’Reilly, 2002
- Christina Wodtke, Information Architecture: Blueprints for the Web, New Riders, 2002
- Chiara Fox, Re-architecting PeopleSoft.com from the Bottom-Up
- Janice Fraser, Re-Architecting PeopleSoft from the Top Down




