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Usabilità normativa o usabilità empirica?

October 23rd, 2002 di Luca Rosati
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L’articolo offre una personale riflessione sul rapporto fra valutazioni euristiche e valutazione empiriche di usabilit� .

Lo spunto è venuto dalla lettura del case study sul redesign dei siti Audi.de e Audi.com e di alcune recensioni a Homepage Usability di Nielsen.

Analisi empiriche: il concetto di Perceived Affordance

Per il redesign del sito Audi, Razorfish ha effettuato un test con utenti su due prototipi di interfaccia, una con menù di navigazione a sinistra, l’altra con menù a destra.
Il test non ha evidenziato discordanze di rilievo fra le due.

Though there is research about expectations of the location of page elements in a layout, such research does not correlate breaking these expectations with actual usability (see: Michael Bernard, http://www.internettg.org/newsletter/dec00/article_bernard.html and Jakob Nielsen, http://www.useit.com/alertbox/991114.html). That is, while users normally anticipate a left-hand navigation, positioning the navigation elsewhere does not necessarily result in usability problems.
Don Norman’s concept of affordance - the perceived properties of a thing that determine how it is to be used - seems to be a better predictor of usability than conforming to standards or matching patterns to user expectations. With the Audi site, it is clear what is navigation and what is not.

Vale a dire che ciò che è cruciale è la capacit� degli utenti di riconoscere gli oggetti di una pagina per ciò che sono, e di usarli pertanto di conseguenza: che il menù sia a sinistra (posizione più canonica e consigliata dalle euristiche) oppure a destra non fa grande differenza per l’utente, se il menù è riconoscibile come tale. è il concetto di Perceived Affordance.

Euristiche: pillole pronte all’uso?

In una sua recensione a Homepage Usability di Nielsen, Fabrizio Comolli non nasconde i limiti dell’approccio euristico dell’ultimo Nielsen, ma osserva anche che

questo chiede il mercato. Il mondo del web business, qui e ora, di questo ha bisogno: non metodi, non problemi, ma pillole pronte all’uso. E Nielsen gliele d� . è un’indicazione interessante, anche questa. Questa è l’aria che tira.

Comolli osserva anche come dall’analisi dei processi e dei modelli Nielsen si sia sempre più orientato verso le ricette o le grammatiche. Aver creato una sorta di grammatica dell’usabilit� è insieme il pregio e il limite di Nielsen. Il pregio: avere delle linee guida per evitare gli errori più gravi, in assenza di specifici test con utenti. Il difetto: fare di tali linee guida dei dogmi. Nel mondo del web business e delle web agencies, quanti compiono o possono compiere effettivamente test con utenti? Se anche ci sono le competenze e le intenzioni, spesso è proprio il cliente a non volere test. E allora le euristiche possono essere d’aiuto.

Ma anche nell’ambito della linguistica, dall'’800 a oggi il concetto di grammatica si è fortemente trasformato: da normativa a descrittiva. La lingua la fanno i parlanti, grammatiche e vocabolari possono solo rilevarne gli orientamenti. Così, credo, dovrebbe essere per le euristiche: strumenti per orientarsi ma non prescrizioni inviolabili. Conferire loro il valore di leggi è depistante.

Anche perché sull’attendibilit� di certe euristiche si possono sollevare dubbi. Un’altra recensione di Homepage Usability, quella di Maurizio Boscarol, sottolinea infatti “un’altra capriola metodologica del nostro autore”:

nel libro non si fa menzione ad una - dicasi una - osservazione empirica (con soggetti) delle home page. Si parla genericamente di ‘review’, nell’originale americano, che suona tanto come: ‘ci siamo messi a tavolino, e, sulla base della nostra esperienza, abbiamo fatto un brainstorming per fare le pulci alle pagine…’
Il che è un metodo valido, senza dubbio: abbiamo gi� detto che i costi dei soggetti sono a volte troppo alti, e certe analisi possono comunque contribuire a semplificare il lavoro dell’analista di usabilit� . Ma la cosa curiosa è che qui le linee guida (che dovrebbero essere la summa dei risultati di diverse osservazioni di utenti alle prese con i siti) sono derivate dalle analisi, e non il contrario!

Una soluzione di buon senso al problema

Se le euristiche avessero valore di legge, ha ragione chi sostiene che l’usabilit� va contro la creativit� . Ben vengano invece le linee guida se intese come tali: orientamenti di massima passibili di essere infranti.

Così come la lingua la fanno i parlanti, il web lo fanno gli utenti. A loro spetta quindi l’ultima parola. Ecco perché Steve Krug nel suo Don’t Make Me Think, parla di Advanced Common Sense. A dirimere le controversie più infuocate (come quelle che spesso sorgono all’interno del team di lavoro) non servono le ricette (ciascuno ne ha), ma l’osservazione sul campo. Il Buon Senso degli utenti ci mostrer� allora che la posizione del menù o il colore dei link sono questioni spesso irrilevanti: ciò che conta è la capacit� d’uso. E questa, a sua volta, dipende dalla capacit� dell’utente di riconoscere gli oggetti per ciò che sono e usarli di conseguenza (la nozione di Perceived Affordance).

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Luca Rosati

Luca Rosati
La passione per le tassonomie è il filo rosso che lega tutti i miei interessi: dalle Lego alla linguistica al Web. Dopo la laurea in Lettere con una tesi in linguistica generale, ho approfondito i temi del rapporto fra linguistica e informatica, con particolare riguardo agli atlanti linguistici informatizzati. Ho conseguito un Master in Tecnologia e Comunicazione Multimediale al Politecnico di Torino, e dal 2000 lavoro come Content Manager e Information Architect.<br>Mi piace contaminare i saperi e le discipline. Ai canonici interessi da umanista, affianco quella per i vini rossi invecchiati.
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