IDEARIUM.ORG è un progetto di Leandro Agrò & Andrea Benassi. Collaborano: Matteo Penzo, Daniele Cerra, Aaron Brancotti, Teresa Colombi, GianAndrea Giacoma e di tutti gli autori.


Fotorealismo: fisica glamour (La musica è come i capelli)

October 23rd, 2002 di Angelo Moretti
in , , , | Letture: 6392

Sì, adesso credo di avere abbastanza coraggio per potermelo chiedere: ma a cosa serve il fotorealismo
Fotorealismo: fisica glamour

(La musica è come i capelli: non servono a niente ma nessuno ne vuole fare a meno)

Sì, adesso credo di avere abbastanza coraggio per potermelo chiedere:
ma
a cosa serve il fotorealismo?


Sì, adesso credo di avere abbastanza coraggio per potermelo chiedere: ma a cosa serve il fotorealismo
Fotorealismo: fisica glamour

(La musica è come i capelli: non servono a niente ma nessuno ne vuole fare a meno)

Sì, adesso credo di avere abbastanza coraggio per potermelo chiedere:
ma
a cosa serve il fotorealismo?

Tanto per capirci premetto cosa intendo per fotorealismo in modo
che non nascano equivoci. Intanto cosa non è per me il fotorealismo?
Non è l’immagine che sembra vera, confondibile con una scena reale:
definizione poco chiara e soggettiva e spesso l’effetto di realismo è
ingannevole (ma cosa è poi la realt� ?). Io dico che il fotorealismo
è la rappresentazione visiva di una scena realizzata mediante l’uso
di modelli matematici che simulano il comportamento della luce: non è
poco, c’è tutta l’interazione luce-materia e il comportamento della
radiazione elettromagnetica in un ambiente. Per capire meglio ma soprattutto
se ne avete voglia leggete sulle pagine di Idearium il mio intervento "Fotorealismo,
il colore e il terzo escluso".

Sono ormai oltre quindici anni che me ne occupo e ho sempre avuto paura
a chiedermi a cosa servisse il fotorealismo: che abbia passato così
tanto tempo su qualcosa che non serve? Il tempo passava ed io procrastinavo.

Io sono un grande procrastinatore, tra i migliori che conosco: la
mia fidanzata Sofia mi ha dato un ultimatum come neanche Bush è
capace.

Eppure qualche segnale nel passato lo avevo avuto.

Ricordo.

Eravamo nella seconda met� degli ottanta e partecipavo ad
un dibattito sulla computer grafica in una nota scuola post-diploma milanese
con un avviato indirizzo di grafica computerizzata tridimensionale. Durante
l’incontro gli studenti a fine corso presentavano con orgoglio, giustificato
dal tempo e dall’impegno che avevano dedicato, i loro lavori di rendering
computerizzato; i risultati erano molto d’effetto, le immagini ottenute
veramente accattivanti, di grande impatto visivo e a loro dire molto realistiche.
A quel tempo mi stavo occupando dello sviluppo di un algoritmo matematico
che descrivesse il comportamento fisico della luce quando incide su una
superficie di un certo materiale e tale algoritmo avrebbe integrato un
sistema di sintesi di immagini: sapevo bene quali miglioramenti alla rappresentazione
avrebbe portato in termini di realismo di immagine. Mi permetto allora
di contestare la qualit� realistica delle immagini degli studenti
dicendo che a me come a qualsiasi altro osservatore sarebbero apparse false,
chiunque si sarebbe accorto che erano come delle specie di disegni e se
si fosse scattata una fotografia di una corrispondente scena reale la differenza
sarebbe stata evidente. La risposta dei ragazzi, che se ne erano avuti
a male della mia osservazione, fu pronta e a loro volta mi attaccarono:
"Ma perché dovrei fare una immagine confondibile con una scena reale
quando questa scena posso fotografarla?". Bene, credo che riuscii a parare
il loro contrattacco perché alla mia risposta non replicarono: "E
se devo fotografare qualcosa che non c’è?". I ragazzi rimasero zitti:
ce l’avevo fatta, avevo dato una risposta più a me che a loro. Certo,
la replica fu molto facile, furono delle ottime spalle, mi avevano dato
la battuta su un piatto d’argento.

Ricordo ancora.

Anni dopo, forse un paio, faccio il prof alle scuole superiori e
mi capita l’anno integrativo serale del Liceo Artistico di via Hajek a
Milano. L’anno integrativo gli studenti lo fanno quando vogliono: serve
a far durare il liceo artistico cinque anni come le altre scuole superiori
e così poter accedere all’universit� senza lo sconto di un
anno: eh sì, lo so, suona come punitivo: "Non fate i furbi!! Fate
cinque anni come tutti gli altri!!". L’anno integrativo non ha programma
ministeriale, l’insegnante svolge un corso monografico su ciò che
crede più adeguato e questo, seppur comodo divertente e interessante,
non fa che confermare, conoscendo la mentalit� dominante in certi
ambienti, il carattere punitivo del corso: state qui a passare un anno.
Ma eccomi qua! Faccio un bel corso sul fotorealismo, credo poi che non
possa che arricchire la cultura di persone con interessi artistici rivolti
alla rappresentazione visiva. Sì, ero proprio convinto: piace a
me e piacer� sicuramente ai ragazzi. Dovete sapere che il corso
serale era frequentato da persone di venticinque-trent’anni, insomma degli
adulti che l’hanno gi� provata, gli uni, e provato, le altre: gente
con spiccata personalit� , non ragazzini. Mi vogliono bene ed io
ne voglio a loro, c’è reciproca stima e rispetto e qualcuno di loro
li vedrò per qualche anno successivo: ora ho saputo che fanno gli
artisti ed alcuni fanno opere niente male. Allora parto con il mio corso
sul fotorealismo. Forse quello che mi voleva più bene di tutti gli
altri e che ricordo lavorava come conducente di pullman con gi�
un paio di figli a carico un giorno sbotta: "Occuparsi di queste cose è
da criminali nazisti!! Usare tempo ed energie mentali per ottenere delle
figurine sempre più precise: quanta intelligenza sprecata!! Ma fate
qualcosa di più utile!!". Me la prendo proprio a male, subisco,
in classe se ne accorgono tutti e tentano di difendermi e confortarmi,
non so come replicare: il giorno dopo il conducente di pullman, che si
era reso conto del mio sconforto, mi chiede scusa e mi regala un libro
di computer grafica ma la crepa dentro di me era aperta, non certo con
lui, anzi non dovevo che ringraziarlo. No, questa volta non ero riuscito
a rispondermi.

È tutto vero.

Bhe, sono stati due bei campanelli d’allarme sui quali il grande procrastinatore
ha fatto finta di niente ma il tarlo era partito.

Allora mettiamola così: a chi serve il fotorealismo?

Dunque, tratta la luce e quindi serve ai progettisti della luce: loro
devono fotografare qualcosa che non c’è, questa risposta me la ero
data, e magari misurare livelli di illuminazione. Parlo con alcuni di loro
e mi dicono che le loro simulazioni sono fatte con una approssimazione
del 20% e sono contenti così: la precisione non giustifica la spesa:
il fotorealismo, così come lo intendo io, a loro non serve.

Potrebbe servire al cinema o ai pubblicitari, ma un film si guarda
soprattutto per la storia che racconta ed i pubblicitari sono moto attenti
ai costi: anche se un’immagine non è poi così fotorealistica
non importa, l’importante è che costi poco. Ed i costi poi sono
importantissimi: nessuno vuol pagare un’immagine fotorealistica per quello
che vale, si accontentano di un risultato peggiore ma a minor costo; a
chiunque venga proposto immagini di sintesi fotorealistiche si ferma davanti
al costo.

Ce n’è abbastanza per fare un bel funerale al fotorealismo e
credo proprio che non serva a nulla e si tratti solo di accademia.

Questa mia idea è rafforzata da quanto leggo in un articolo
di una rivista on-line del Poilitecnico di Milano. Scrive Ruggero Pierantoni:

"Ci
si può legittimamente chiedere se la pretesa della presentazione
ottica di un edificio o di un interno […] non sia, tutto sommato, un passo
del tutto inutile della progettazione indotto dallo sviluppo dell’informatica
cui non corrisponde nessun reale vantaggio per l’architetto. Io sarei tentato
di considerare questa attitudine, in breve, come una moda temporanea cui
studi e professionisti non ritengono opportuno rinunciare nel rischio che
una parte della loro clientela non richieda il loro lavoro proprio per
il fatto che l’assenza del prodotto simulativo possa suggerire loro l’idea
sostanzialmente pericolosa che quello Studio o quel professionista non
sia attrezzato come tutti gli altri."


Grazie. Vi invito a leggere l’intero intervento scaricandovi il PDF

I modelli fisico-matematici su cui si fondano gli algoritmi per il fotorealismo
sono in continuo sviluppo. Fino a pochi anni fa i modelli più
sofisticati che descrivevano lo scattering luminoso sulla superficie di
un certo materiale ipotizzavano che la luce incidente su una superficie
venisse da questa riflessa senza penetrarla e poco tempo fa è stata
presentata un’evoluzione di questo modello in cui si ipotizza che la luce
prima di essere riflessa entra un po’ nella materia e poi ne esce fuori:
anche per questo motivo si avrebbe una riflessione non solo nella direzione
speculare in cui l’angolo di incidenza è uguale all’angolo di riflessione
come ci è indicato dalla fisica scolastica.
Le immagini ottenute
con questi nuovi algoritmi migliorano notevolmente la qualit� delle
precedenti sulla resa visiva di materiali come il marmo od anche il tessuto
della pelle umana.

…e allora? Il mio amico conducente di pullman rafforzerebbe il suo
parere ed io imparerei cosa c’è di peggio dei criminali nazisti.

Mettiamola così: ribaltiamo il concetto di fotorealismo
e partiamo dal risultato. Guardiamo le belle figurine che si sono ottenute:
alcune ci sembrano più vere di altre. Se ci viene detto che una
data figura rappresenta una statuetta di marmo sapremmo dire, in base alla
nostra esperienza, se la figura che guardiamo è verosimile o no.
Più ci appare verosimile, più il modello fisico usato per
la simulazione dello scattering luce-materia è corretto, ed il discorso
si potrebbe estendere a tutto lo spettro elettromagnetico. Possiamo quindi
dire che il fotorealismo è una specie di prova del nove per valutare
qualitativamente le validit� delle leggi fisiche che descrivono
l’interazione tra il campo elettromagnetico (ma se via piace di più
chiamatelo luce) e la materia. Creiamo un’immagine di sintesi che rappresenta
un oggetto di un certo materiale, la guardiamo e se ci sembra vera diciamo
che il modello fisico usato funziona bene: è una verifica qualitativa
delle leggi fisiche, niente misure, niente strumenti, niente laboratori,
ci siamo noi che guardiamo e giudichiamo: le teorie e i modelli fisici
tremano aspettando il nostro giudizio estetico!!

Guardiamo e giudichiamo in base alla nostra esperienza.

Lasciatemelo dire, da impaurito studente di fisica quale ero questa
è proprio una bella rivincita sulla temuta disciplina. Me ne sto
seduto e comodo, non devo fare altro che guardare e dire se quello che
vedo sembra vero o no: se mi sembra vero do l’ok altrimenti pollice verso:
che bello!!

E allora ripenso a quel periodo da studente, alla seriet� applicativa
della fisica.

Come ottenere energia pulita e a basso costo?

Quanto le radiazioni ci fanno male?

E che dire dell’innegabile utilit� delle applicazioni di fisica
medica ma soprattutto della fisica applicata in cucina?

Ed invece noi siamo qui a fare le belle figurine, a guardarle e giudicarle:
quanta frivolezza se confrontata alla seriet� dei precedenti argomenti:
questa
è fisica glamour!!

Ma attenzione!!

Diamo dignit� alla frivolezza.

Spero che nel corso della vostra vita vi sarete senz’altro resi conto
che, citando Oscar Wilde, si può resistere a tutto tranne che
al superfluo
, ma il punto non è precisamente questo, il punto
è nella fisica glamour. Si è detto che guardiamo e giudichiamo
in base alla nostra esperienza. Questa frase, apparentemente banale, che
descrive un comportamento che teniamo un numero infinite di volte nell’arco
della nostra giornata, ha un peso scientifico quasi insostenibile.

Guardare, giudicare, esperienza sono tre termini pesantissimi.

Guardare significa che stiamo raccogliendo qualcosa dal modo
esterno a noi, in particolare si tratta di onde elettromagnetiche nella
banda delle frequenze visibili.


Giudicare significa che traduciamo quelle frequenze che abbiamo
raccolto.


Esperienza, gi� l’esperienza, che cos’è? un data-base
dentro di noi? È la nostra storia? È quello che ci ricordiamo?
Ditemelo voi cos’è, io non l’ho ancora capito.


Guardiamo e giudichiamo in base alla nostra esperienza. Ci siamo noi
come parte integrante della natura fisica ed interagiamo con essa, la percepiamo
e la interpretiamo. C’è qualcosa che succede l� fuori di
noi, che ci viene addosso e che noi raccogliamo con i nostri percettori
e traduciamo in sensazioni. È quello che succede con la luce: la
fuori di noi ci sono onde elettromagnetiche con frequenza visibile (ma
anche altre) che interagiscono con la materia e tra di loro, ci investono
e noi le traduciamo in sensazione di colore che ci permette di distinguere
una scena.

Ma questo non riguarda solo la luce ma anche il calore, il suono e
più in generale tutti i nostri sensi. Percepiamo la luce e i
colori, interpretiamo le vibrazioni dell’aria come rumore o musica, valutiamo
le particelle sospese nell’ambiente come profumo o fetore.

Insomma la natura è la fuori di noi con il suo comportamento,
ma ci siamo parte anche noi, e la interpretiamo creando la realt� .
Ma come avviene questa interazione tra noi e il mondo naturale esterno?
Come lo interpretiamo? Possiamo quantificarlo? Quale è la realt� :
quello che succede l� fuori di noi o la nostra interpretazione?

Questo è il glamour della fisica.

Certo, è importante sapere anche gli effetti biologici che la
natura ha su di noi: quali onde elettromagnetiche possono far cuocere le
nostre cellule? Per favore, qualcuno mi sa dire seriamente che succede
con i telefonini o con i forni a micro-onde schermati male? E con le linee
elettriche ad alto voltaggio?

Ma non è questa la fisica glamour, lì noi non interpretiamo,
subiamo.

Il glamour interagisce, interpreta, percepisce.

Sofia è una splendida africana che racchiude in sé
tutta l’irruenza della natura come solo l’Africa nera è capace,
ma quanti problemi di sopravvivenza nella sua terra! Da quando me li racconta
non riesco ad avere il coraggio di dirle che mi occupo di queste cose:
non le interessano e ha ben altro per la testa, questa volta non me la
caverei solo prendendomi del criminale nazista: gli africani sanno usare
molto di più il corpo della parola.

Leave a Reply

Angelo Moretti

Angelo Moretti
Laureato in Fisica all'Università Statale di Milano con una tesi di laurea sull'apparenza visiva della materia presso il Laboratorio di Eidomatica del Dipartimento di Scienze dell'Informazione.<br><br>I suoi campi di interesse sono l?interazione luce materia, la sintesi forealistica di immagini, la teoria e la percezione del colore: tutto ciಠè riassumibile nel termine "Fisica Glamour" della quale si sente promotore.<br><br>E' coautore del testo "Sintesi di delle Immagini per il Fotorealismo" edito da Franco Angeli.
accessibilità apple architettura architettura terapeutica Ars Electronica blogosfera classic coding colore comunciazione comunicazione DA De Kerckhove design design evolutivo desktop domotica drinklink ecommerce edutaiment eGov eisenman elearning eMarketing emotional design ergonomia ergonomia cognitiva eye tracking flash frontiers frontiers07 gaming gestalt google gui human vision idearium identity information architecture innovazione instructional design intelligenza collettiva intelligenza connettiva interaction design interattività emotiva interfacce internet iphone ipod IT Revolution Italia iTV ivrea IxD Jakob Nielsen Jef Raskin KM knowledge management Limerick MAXXI meetthemediaguru micro display Milano MIT mobile musei paperless percezione podcast privacy programmazione qualità realtà virtuale report rivoluzione informatica robot Roma scrittura SDP SecondLife siena Singolarità singularity SL spaces standard test usability usabilità user experience UX visual design voice VR web web2.0 wii wireless xerox youtube