IDEARIUM.ORG è un progetto di Leandro Agrò & Andrea Benassi. Collaborano: Matteo Penzo, Daniele Cerra, Aaron Brancotti, Teresa Colombi, GianAndrea Giacoma e di tutti gli autori.


E la montagna partorì un topolino

October 12th, 2002 di yus
in , | Letture: 10481

Prendo spunto dalla provocazione di Leandro Agrò sul robot aspirapolvere per condividere con la comunit� Idearium alcune considerazioni sulla robotica.


Prendo spunto dalla provocazione di Leandro Agrò sul robot aspirapolvere per condividere con la comunit� Idearium alcune considerazioni sulla robotica.

Premetto che mi sono occupato di Intelligenza Artificiale (IA) per diversi anni, facendo ricerca scientifica nel campo dei sistemi esperti, la rappresentazione della conoscenza e le reti neurali.
Nonostante gli aspetti teorici dell’IA siano estremamente affascinanti, le applicazioni pratiche non hanno portato ai risultati cui si sperava nei tempi programmati. La robotica, in particolare è il campo applicativo che ho ritenuto tra i meno convincenti.
Vedere così tanti ricercatori affannarsi nel tentativo di fare muovere un tubo di latta con una telecamera dalla stanza fittizia ‘A’ alla cucina simulata ‘K’ passando per il finto corridoio ‘P’ e vederli cosi’ distanti dalla meta mi ha lasciato perplesso più di una volta.

Ormai si sa. Chi si occupa di robotica nel 2002 ha un obiettivo diverso da chi se ne occupava nel 1972, l’anno del boom in IA, quando si fantasticava di robot tuttofare che avrebbero sollevato l’uomo dalla schiavitù del lavoro manuale e si pensava che si fosse ormai vicini alla loro costruzione. Il braccio meccanico di Minsky che si trova nel museo del MIT accompagnato da una didascalia è un indicatore chiaro del fatto che l’epoca in cui si sperava di raggiungere l’obiettivo di costruire un automa come C-3PO di Star Wars è distante.

Il punto è che ci si era entusiasmati troppo presto. Si pensava che si sarebbe riusciti a replicare in pochi anni quello che la natura ha fatto in milioni di anni. Il tentativo è nobile e porter� i suoi frutti, ma siamo lontani da certi traguardi. (nota: un interessante articolo in merito è stato pubblicato dalla rivista RedHerring).

Veniamo ad oggi.
La iRobot, una societ� di Somerville, poco distante da Boston nel Massachusetts, ha tradizionalmente progettato robot con vari sensori per uso accademico o applicazioni ultraspecializzate (vedi la strana figura di latta rossa nell’illustrazione a lato).
Conosco bene questa societ� perche facevamo degli esperimenti su uno dei loro robot presso l’Universit� di Palermo.

Oggi ha lanciato sul mercaro Roomba, una macchina capace di rimuovere la polvere dale superfici piane di ambienti domestici, ossia un aspirapolvere “intelligente”.

La notizia mi ha fatto entusiasmare immediatamente perchè mi ero fatto convinto che una “killer application” per la robotica fosse proprio un sistema automatico per le faccende di casa.
Si, diciamocelo così “senza blandizie e infingimenti” questa è una bella idea, “makes sense”. Cosi, quando la mia vicina Wendy mi ha inviato un email invitandomi a casa sua per conoscere il progettista di Roomba, non ho perso l’occasione per complimentarmi e mi sono precipitato all’appuntamento armato di macchina fotografica.

Ecco Roomba in azione a casa di Wendy. Il robottino e’ una vera delizia. Fa un po di rumore ma non troppo.
E’ dotato di batterie ricaricabili ed e’ semplice da usare. Lo sitrova nei negozi a $199 ed è gi� un successo straordinario.

“Quando abbiamo pensato e Roomba non sapevamo esattamente quale sarebbe stata la reazione del pubblico” – dice Peter, uno dei progettisti – “Abbiamo lavorato sodo per riuscire a mantenere un prezzo ragionevole, utilizzando materiali a basso costo e tanta creativit� nel progetto”.

Roomba utilizza solo un sensore di prossimit� : è il LED a infrarossi montato sulla superficie esterna. Se ne possono comperare a centinaia con $10 in un qualunque negozio di elettronica. La “logica” risiede in un chip che occupa solo 128 byte (si byte non kbyte, solo byte).
Impiegando sensori di maggiore pregio tipo laser ed ultrasuoni i risultati pratici sarebbero risultati di poco superiori.

Peter è certo che i concorrenti staranno sezionando Roomba e mangiandosi le mani dicendo “Oh! Ma e’ ovvio! Com’è che non ci abbiamo pensato prima?”.

Quanto è rumoroso Roomba? Certo lo è, ma non da fastidio se nella stanza ci sono persone che conversano.

La prima generazione non ha una connessione dati wireless tipo 802.11 ma non è escluso che ne sar� Roomba 2.0 ne sar� dotato.

Immaginatevi una applicazione in un albergo, dove decine di Roomba cooperano per “passare l’aspirapolvere” in tutte le stanze di ogni piano, e poi si ritrovano in ascensore per “dare una passata” al piano superiore.

Insomma, complimenti ad iRobot. Ma Roomba sar� vera IA?

Alcuni link
- Robots and Beyond @ MIT Museum

- MIT Artificial Intelligence Lab

- Ray Kurzweil – Scienziato ed Imprenditore IA

- Gestural Engineering by Arthur Ganson’s <<< HIGHLY RECOMMENDED

Leave a Reply

yus

yus
Giuseppe insegna "Applied Innovation in Mobile Computing" ad Harvard University. Founder & Chief Scientist di Altoprofilo, Giuseppe ne ha diretto il Centro di Ricerca a Boston (2000/2002). In qualita di Ricercatore presso la Boston University, Giuseppe si e occupato di Intelligenza Artificiale e Digital Signal Processing. Ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Ingegneria Elettronica, Informatica e delle Telecomunicazioni presso l'Universita' di Palermo. Giuseppe Taibi è Founding Member dell' International Council presso il Belfer Center for Science and International Affairs di Harvard University. Oggi Giuseppe opera come CTO in una interessantissima startup bostoniana.
accessibilità apple architettura architettura terapeutica blogosfera california classic coding colore comunciazione comunicazione CSS DA design design evolutivo desktop domotica drinklink ecommerce edutaiment eGov elearning eMarketing emotional design entertaiment ergonomia eventi eye tracking flash frontiers07 gaming Genetic Algorithm gui human vision idearium identity imac information architecture innovazione instructional design intelligenza collettiva intelligenza connettiva interaction design interattività emotiva interfacce iphone ipod Italia iTV ivrea IxD Jakob Nielsen Jef Raskin KM knowledge management Limerick LO maeda mappe mentali memoria micro display Milano MIT mobile multitouch musei nintendo paperless percezione podcast privacy programmazione realtà virtuale rivoluzione informatica robot Roma scrittura SecondLife siena Singolarità singularity SL social web spaces standard survey test usability usabilità user experience UX Videogames visual design VR w3c web web2.0 wii wireless Zurigo