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Alcune riflessioni sull’usabilità della iTV

June 9th, 2002 di Matteo Abba
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L’usabilità della iTV può mutuare solo in parte le cose che sappiamo a partire dall’esperienza del Web. Più facile -forse- rifarsi anche a modelli diversi ed esperienze del tutto nuove…

Alcune riflessioni sull’usabilità della iTV

L’usabilità della iTV può mutuare solo in parte le cose che sappiamo a partire dall’esperienza del Web. Più facile -forse- rifarsi anche a modelli diversi ed esperienze del tutto nuove…

La televisione interattiva ha requisiti propri in termini di definizione dell’interfaccia d’utilizzo. Si potrebbe parlare di equilibrio tra funzionalità d’uso e piacevolezza estetica, assolvendo ad esigenze che si rifanno, in fondo, anche a standard internazionali…

DUE VALORI: ESTETICA E FUNZIONE D’USO
L’aspetto esteriore degli oggetti o, ancor meglio, dei prodotti, ha rappresentato nel tempo (e continua a farlo oggi) una costante significativa per garantirne il successo e l’affermazione presso il mercato ed il grande pubblico. Possiamo quindi riconoscere con certezza almeno due livelli di rilevanza per quanto riguarda l’aspetto di un prodotto:

  • una valenza estetica (trasversale ad ogni oggetto, ciò che oggi, in modo improprio, viene aggettivato come design)
  • ed una valenza pratica, legata alla funzione d’uso dell’oggetto.

    Tra le due, è evidente che quest’ultima rappresenta l’elemento più sedimentato nell’oggetto stesso: a partire dalla forma funzionale l’oggetto diventa uno strumento e assolve il suo compito, il più delle volte essere di servizio e di supporto al singolo. La gradevolezza associata ad un oggetto d’uso comune, quotidiano è un concetto più recente e, se vogliamo anche superfluo sotto alcuni punti vista ed in alcuni contesti specifici.

    IL DIALOGO
    In realtà oggi il lato estetico di qualsiasi oggetto ha assunto un valore intangibile ma allo stesso tempo concreto. Ciò è ancor più vero per quei beni che presuppongono un’interfaccia e, di conseguenza, non sono solo al servizio ma comportano un vero e proprio dialogo con l’utente che li impiega. Come deve, meglio dovrebbe essere questo dialogo? Una definizione che può essere ragionevolmente ritenuta attendibile(*) ne parla come di un’esperienza che sia efficace, efficiente e soddisfacente. Credo che in particolare l’ultimo aggettivo meriti attenzione poiché la soddisfazione d’uso passa sì attraverso una assoluta semplicità d’uso ma non può fare a meno di una gradevolezza tipica del fare, dell’assolvere un compito.

    Il dialogo è una caratteristica tipica di oggetti ed ambienti specifici, oggetti e ambienti che presuppongono un’interazione non univoca (azione-reazione) ma a due vie, nella quale non è solo l’utente a sollecitare il sistema (e quindi il dialogo è già chiuso) ma anche il sistema, potremmo dire ricevente, ha la capacità di rispondere e fornire feedback. E’ il caso evidentemente dell’interazione con i personal computer ma anche, ad esempio, con il cellulare, capace di fornire alternative ad una nostra singola richiesta. Non è il caso della televisione invece, strumento con il quale l’utente ha un rapporto fortemente passivo, dove il dialogo in linea di principio non si apre neppure.

    LA TELEVISIONE INTERATTIVA
    Ma… la televisione interattiva? Già nel nome prevede il dialogo! In effetti è così: la TV interattiva permette al singolo spettatore (meglio, considerato il contesto nuovo, agente) di rispondere ai solleciti ed agli stimoli del sistema. Per portare un esempio abbastanza significativo e noto, è possibile ordinare la pizza tramite la pressione di un bottone sul telecomando per riceverla, fumante, al proprio domicilio entro una decina di minuti.
    Ma questo è solo, appunto, un esempio della potenzialità della TV interattiva. Infatti, se l’operazione (ed il dialogo) sono più complessi, quale è l’interfaccia adeguata? Se l’operazione fosse il TV Banking quale sarebbe l’interfaccia più adeguata ed efficace? Esempi ce ne sono, numerosi e anche significativi ma forse in questa sede può essere più efficace definire alcune linee guida che ormai sono già emerse con evidenza.

    In primo luogo il linguaggio televisivo è pressoché codificato, in virtù di una storia che dura da diversi decenni ed è un codice fortemente mimetico della realtà, replica esattamente quello che avviene nella vita quotidiana. Il linguaggio è quindi plurisensoriale (vista e udito) e, se decontestualizzato dal nostro percepito, complesso. L’aspetto visivo di conseguenza, nella progettazione di un’interfaccia televisiva, sarà dominante, così come il movimento e l’animazione. Già qui viene in primo piano uno stacco netto rispetto a quanto generalmente stabilito per il web che richiede invece minimalismo ed impiego attento ed estremamente misurato delle soluzioni grafiche. La televisione interattiva sembra richiedere, per sua natura, un gradevolezza, una piacevolezza estetica “spinta” non tanto quanto abbellimento piuttosto invece come requisito. Tutto ciò va nella direzione tracciata dagli standard ISO citati all’inizio di questo contributo e quindi può essere interpretato come una conferma implicita dell’esigenza di mediare tra due elementi distinti ma comunque fondamentali: la capacità di impressionare e, nello stesso tempo, la risposta ad un’esigenza pratica, d’utilizzo.

    (*) Si fa qui riferimento allo standard ISO 9241 che oltre a definire i cosiddetti sette principi dialogici (idoneo al compito; autodescrittivo; controllabile dall’utente; conforme alle aspettative dell’utente; tollerante agli errori; idoneo alla personalizzazione; idoneo all’apprendimento) dà anche l’interessante definizione riportata sopra.

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    Matteo Abba

    Matteo Abba
    Laureato in estetica presso l'Università di Pavia, dopo un Master in International Management alla LIUC inizio a prendere confidenza con il web. Sono, a partire dal 1999, concept designer e mi occupo, in particolare, di HCI e e-learning.
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