Tecnologie e musei: contemporaneità , copresenza, pervasività .
May 4th, 2002 di stefano cardiniin DA, interaction design, musei | Letture: 3393
Quali sono le tematiche che sono al centro della discussione su come far meglio fruire l’arte con il supporto delle nuove tecnologie? In questo numero ci viene presentata una carrellata di riflessioni che spaziano dall’utilizzo del Web per la creazio
-
“ho qualcosa da dire, prima di iniziare a parlare” -
Il tema del rapporto tra musei e nuove tecnologie sembra essere uno dei più
vasti campi di dibattito sull’IT da almeno un decennio; malgrado la presenza
di dibattito, capita di rado di vedere soluzioni che sembrino diventare una
reale pietra miliare nell’evoluzione tecnologica museale. Piuttosto, in un ambito
frammentato e disomogeneo, si intuiscono ogni tanto soluzioni che parrebbero
applicabili diffusamente, e malgrado questo spesso rimangono misconosciute.
Qual’è il problema? Se lo sapessi, lo risolverei.
L’impressione che ho è che i sistemi museali tendano, per loro natura, ad avere
un’altissima inerzia, e che nel momento in cui esperti tecnologi si trovano
a lavorare assieme a tecnici museali ci sia un problema di comunicazione tra
i due campi. Quindi, le soluzioni tendono ad essere il risultato di un gioco
di ruoli più che di una reale collaborazione: e il risultato ne soffre. Tanto
per tirare acqua al nostro mulino, direi che servirebbero più interaction o
service designer a fare da mediatori tra le competenze.
Mi raccontano che a New York molti musei sono dotati di postazioni a infrarossi
attraverso le quali è possibile scaricare gratuitamente su Palm informazioni
sulle opere, piccole applicazioni e opere d’arte disegnate su commissione per
quella piattaforma. Una soluzione di questo tipo mi sembra fantastica: relativamente
semplice e poco dispendiosa, efficiente, rivolta ad un pubblico in continua
crescita (Palm è ormai diffuso anche tra gli studenti, non è più un simbolo
del top management). Eppure, non mi pare che sia una soluzione così diffusa,
almeno in Italia e in Europa. In questo sistema vedo una contrapposizione non
riducibile tra arcaismo comunicativo (per cui la maggior parte dei musei legge
tecnologia come web, e usa il web solo per creare una paginetta con gli orari
d’apertura e due foto sgranate di opere) e tecnofiducia estrema (il Museo della
Scienza e delle Tecnica di Milano mette a disposizione un software scaricabile
per la navigazione nel museo virtuale avevrtendo che il software è pesantissimo,
inchioda qualsiasi computer più vecchio di sei mesi, e anche se lo mettete su
un PC nuovo con 1 giga di RAM è instabile. E allora, perchè mai dovrei installarlo?).
Con queste premesse, sembra che ci sia ancora davvero molta strada da fare,
e soprattutto sembra che ci si debba ancora mettere d’accordo sulla direzione
da prendere.
Fine dell’osservazione preliminare; da qui in poi, dei punti di vista da cui
è possibile affrontare il problema, scelgo quello del rapporto tra musei e web.
- Tempo, spazio, linguaggio -
E’ un po’ che ci penso: perchè vivendo a Milano da 32 anni e qualche mese non
ho mai visto il Cenacolo, e non sono mai salito sul duomo, mentre sono stato
ben due volte sulla Sagrada Familia a Barcellona, ho visto tre volte il Museu
Dalì a Figueres, e tante altre belle cose in giro per il mondo? La risposta
più semplice, cioè che sono un ignavo, non è sbagliata, ma nemmeno sufficiente
a spiegare una cosa che capita non solo a me, ma ad altre migliaia di persone.
La risposta che mi sono dato è che la causa di questo è l’eccessiva disponibilitÃ
d’accesso; la disponibilità d’accesso, unita alla qualità del contenuto disponibile,
mi sembrano essere due assi su cui valutare e progettare la relazione tra musei
e tecnologie.
Ogni volta che visito un museo fisico, tra me e le opere che vedo esiste una
copresenza spaziale e temporale: siamo nella stessa sala, nello stesso momento.
La visita è transitoria, richiede impegno da parte mia, si manifesta come una
vera e propria occasione da cui trarre il massimo, un momento in cui la linea
spaziotemporale su cui io mi muovo incrocia le linee spaziotemporali su cui
si trovano le opere d’arte. Nell’incontro, è emozionante sia ciò che si vede
e si sente, sia l’unicità dell’occasione: ne è prova il fatto che alcune mostre
temporanee attirino molto più pubblico di permanenti che espongono opere di
qualità superiore.
Alcune opere sono per loro natura uniche: concerti, performance teatrali, balletti
non possono essere replicati se non con variazioni che fanno sì che ogni replica
viva di vita propria. Mostre permanenti ed esposizioni temporanee sono dsponibili,
per periodi più o meno lunghi sull’asse temporale, così come sono disponibili
i panorami, le città , almeno fino a che non capiti qualcosa (un processo di
trasformazione lenta o un evento improvviso, come un terremoto) che ne muti
le caratteristiche. Ciò che unisce tutte queste categorie è la necessità di
trovarsi fisicamente nello stesso luogo in cui si trova ciò che si vuole vedere.
Il web offre la possibilità di superare le barriere fisiche, e potenzialmente
di diffondere un contenuto alla quasi totalità della popolazione dei paesi avanzati.
Vero, e sembra anche bello a dirlo così. Mi vengono solo in mente tre “però”…
1. Il contenuto cambia col mezzo. Come un fax è diverso dal foglio origine,
così un contenuto mediato dal web non è più lo stesso contenuto di partenza.
Nel ragionamento che dovrebbe stare alla base dello sviluppo di un museo in
rete, non si può fare a meno di fare i conti con la qualità intrinseca di ciò
che viene mostrato, e ciò che viene mostrato non è l’oggetto, ma un suo simulacro.
2. L’allegoria non è adeguata: il sito web di un museo tende quasi sempre
ad assomigliare ad un libro più che al museo che rappresenta (quando non assomuglia
ad un semplice volantino, o a una brochure). Come un libro, un sito web esiste
potenzialmente ovunque, ha una risoluzione limitata, offre punti di vista predeterminati.
L’aspirazione a creare un museo online è limitata già dal nome che a questo
strumento viene assegnato: più che simulare il museo, applicandogli a posteriori
la patina dell’elettronica, bisognerebbe forse definire un’entità totalmente
nuova, anche dal punto di vista del nome.
3. La massima diffusione di un contenuto rischia di svilire l’interesse;
il web rischia di diventare l’equivalente moderno di un archivio polveroso,
in cui tutto è presente, ma nulla emerge dal grigiore complessivo. L’utopia
del “tutto, sempre e ovunque” è contraddittoria in sè: se tutto fosse sempre
disponibile, nulla sarebbe veramente interessante, se non per gli specialisti
di ciascun settore.
Insomma, credo che nell’applicazione del concetto di museo al web serva una
ridefinizione delle caratteristiche linguistiche e temporali, in conseguenza
del superamento delle limitazioni spaziali e dei vincoli del mezzo.
- Una proposta, in progress -
Nel corso di quest’anno ho tenuto un corso al Politecnico, assieme a Luca Buttafava
e Duccio Cosimini; tra i lavori sviluppati dagli studenti ce n’è stato uno che,
malgrado i vincoli dettati dal tempo limitato e dal fatto che il lavoro si inserisse
in uno scenario più ampio, ritengo particolarmente interessante. Il tema del
progetto era la creazione di uno spazio ibrido digitale / reale che potesse
essere utilizzato dagli studenti di Domus Academy come vetrina per i propri
lavori, spazio di comunicazione sia verso l’interno della comunità che al pubblico.
Di grande impatto è stata la riflessione che ha portato a disegnare due pezzi
d’arredamento che agiscono da ponte tra il mondo fisico e la parte digitale
del sistema.

Un tavolino è contemporaneamente espositore per oggetti fisici (sia bidimensionali
- disegni - sia tridimensionali - modelli e prototipi) e strumento per la pubblicazione
online dei materiali esposti: sostanzialmente, accade che tutto ciò che viene
fisicamente esposto nei tavolini-espositori è contemporaneamente presente online.
Il tempo di permanenza online è legato alla permanenza fisica nell’espositore,
e la procedura di pubbllicazione è totalmente automatica, in modo da affrancarsi
dai tradizionali processi di scansione, fotografia, ottimizzazione delle immagini…
Ciò che può essere aggiunto è un commento vocale, o una parte di documentazione
scaricabile in formati diversi a seconda delle esigenze (e in questo caso è
prevista l’intenzionalità della pubblicazione), ma il fatto rilevante è che
ad un livello base la connessione tra realtà e web è assolutamente implicita
nel sistema.
Una funzionalità aggiuntiva del tavolo è la possibilità per i visitatori di
aggiungere commenti scritti attraverso una tastiera estraibile.

Una lampada a muro è sia un oggetto illuminante, sia uno schermo che su richiesta
dell’utente mostra contenuti online, consente di scaricare dati attraverso una
porta bluetooth, mostra i commenti aggiunti dai visitatori.
I due pezzi di arredamento svolgono ciascuno funzioni radicalmente diverse rendendole
però compatibili tra loro: il tavolo è una vera superficie d’appoggio a tutti
gli effetti, ma mostra il suo contenuto come fosse parte di un museo e trasferisce
dati alla rete; la lampada illumina lo spazio, ma modificando la qualità della
luce emessa serve anche come output del sistema e può modificare automaticamente
il proprio comportamento reagendo alla prossimità dei visitatori, o rispondendo
ad input precisi.
Più che di un sistema effettivamente risolto nei suoi dettagli, si tratta di
un avanzato brief di progetto che apre una possibile via di sviluppo per progetti
successivi; in particolare è interessante il ragionamento in corso sulla modifica
dei sistemi di pubblicazione e sull atransitorietà dei dati disponibili online,
che tendono non più a costituire un gigantesco archivio che lavora per accumulo,
ma una finestra su un’attività , con tutte le limitazioni che sono proprie di
questo approccio, e che rendono potenzialmente più vivo ed interessante il sistema.
Grazie per il bel lavoro svolto e per i materiali a: Francesca Bolognini, Ailadi
Cortelletti, Michele Cecchini, Emanuela Conidi, Laura Castelli, Laura Benedetti.
- Inerzia? -
In conclusione, credo che dovendo individuare un elemento che più di tutti sia
freno ad una reale evoluzione nel rapporto tra il web e i musei, lo troverei
nell’inerzia: inerzia linguistica, inerzia formale legata alle strutture espositive,
inerzia dei sistemi che governano le istituzioni museali. Non per niente molte
delle cose più innovative che si vedono in giro sul tema sono legate a realtÃ
piccole, o giovani, o poco istituzionali. Resta da capire come sia possibile
trasportare le esperienze di questo tipo nelle grandi istituzioni. Se qualcuno
lo scopre, ci tenga aggiornati.
da vedere
MUVI - Museo Virtu
ale della memoria collettiva di una regione
http://www.url.it/muvi/index.htm
Yugop - a metà tra mostra personale autogestita e portfolio
http://www.yugop.com/
Museo della scienza e della tecnica di Milano
http://www.museoscienza.org/Default.htm




