Killer Wireless Museum
May 1st, 2002 di Leandro Agroin california, classic, interaction design, MOMASF, musei, wireless | Letture: 7999
il Moma, il Golden Gate, gli iPaq, i visitatori.
Questo articolo tratta di un’esperienza vissuta. Di un giro ingiro per la California del Nord che, una volta tanto, mi ha permesso di stare dall’altra parte della staccionata: di ritrovarmi ad essere UTENTE di un sistema “tecnologico” installato al MOMASF
Ho preso una stanza in zona Fishermn Wharf. Adoro quell’angolo di San Francisco che mi permette di scorgere il Golden Gate, la Pyramid Tower, l’Isola di Alcatraz e –in pochi metri- ritrovarmi davanti ai centinaia di rumorosissimi leoni marini del Pier39.
Adoro San Francisco. Amo tutta la California del Nord. Le sue cittadine. I boschi. I panorami mozzafiato. L’Oceano stracolmo di creature ricche di fascino. La musica e… i Musei.
A San Francisco i musei possono essere molto diversi tra loro. C’è l’Exploratorium, ovvero il più grande e coinvolgente museo della Scienza. C’è l’austera Legion of Honor con le sue sale perfettamente adatte ad accogliere le sculture più imponenti. Ci sono migliaia di gallerie e fondazioni ma, il museo per eccelenza, è sempre di più il SFMOMA. Musem of Modern Art di San Francisco.

Questo Museo è esso stesso un’opera d’arte. Le sue dimensioni sono imponenti. L’architettura è assolutamente unica. Forme e materiali sono rigorosissime , e consentono di muoversi con rapidit� entro i tre livelli della struttura. Ma soprattutto, il SFMOMA, è all’avanguardia nella tecnologia che -in passato- avremmo definito delle audioguide.
Entrando, mia moglie ed io, abbiamo comunciato la nostra visita muovendoci rapidamente tra i diversi ambienti del museo. L’arte moderna, intesa come un mix di Van Gogh e caffettiere in ceramica, è infatti un territorio dalle molteplici emozioni e dalle diverse velocità .
Insomma, se tra voi non c’è alcun critico d’arte che me ne voglia, posso tranquillamente ammettere che al SFMOMA ci sono alcune opere stratosferiche , ma anche alcunei pezzi di banalit� eclatante (a meno di non credere che l’intera casa di mia nonna sia un’opera d’arte).
Dopo una ventina di minuti ho scorto alcuni altri turisti con un iPAQ tra le mani.
Eravamo stati a Palo Alto pochi giorni prima e, ricordo benissimo, abbiamo parcheggiato la nostra auto proprio davanti al Wireless Research Lab di Compaq.
L’iPaq in mano a quella gente ha fatto scattare in me il ricordo delle interessantissime discussioni fatte con la gente del MCL di Siena, e riportato alla mente i test con gli iPaq che stavano effettuando al Boston Research Center di Altoprofilo.

Mi sono subito convinto che di certo si trattava di una rete wireless 802.11 che usava gli iPaq come terminali e un qualche server di Video Streaming per distribuire contenuti relativi alle opere d’arte.
Insomma, al SFMOMA, stava accadendo qualcosa di importante…
Il supergadget di casa Compaq, ha bloccato il percorso naturale della mia visita e -in pochi secondi- mi sono ritrovato a cercare dove –all’interno del museo- se ne potesse avere uno e finalmente vivere un’esperienza di fruizione del museo veramente coinvolgente.
Nota: leggete l’articolo Compaq’s partnership with the San Francisco Museum of Modern Art
15 minuti di fila.
Non per giungere alla più ambita piazzola di osservazione del l’esterno del SFMOMA. E neanche per vedere uno dei pochi veri quadri importanti. 15minuti di fila per il noleggio gratuito (a patto di lasciare lì una carta di credito) di un iPaq dotato di doppia cuffia audio.
Fico avere la doppia cuffia, ho pensato subito. Così, Carmen ed io ci siamo imbracati e siamo ripartiti per i corridoi e le sala del SFMOMA.
Le mie aspettative erano al massimo.
Tic, ping, tic-tic, ping, the second floor is about …, ping, tic-tic
3 minuti dopo ho subito il distacco di mia moglie. Stufa di attendere o di ascoltare le conseguenze del mio armeggiare con l’interfaccia pen-based dell’iPaq. Ha liquidato il tutto dicendo:”così non ci si gode il Museo! E poi questo filo (della cuffia legata all’iPaq che io tenevo in mano) intralcia ”.
3 minuti!
Una buona versione di me, soprattutto in vacanza, avrebbe mollato l’aggeggio alla prima guida ma, con la scusa di non voler ripetere i 15 minuti di coda per restituire l’oggetto (e recuperare la mia carta di credito) lo smanettone che c’è dentro di me prese il sopravvento. “Quando mi ricapiter� di poter provare questo aggeggio dentro ad un Museo?”
Dissi così a me stesso e ricominciai la mia battaglia pen-based.
Da un buon quarto d’ora non stavo più vedendo nulla del Museo.
Avete mai provato ad andare ingiro guardandovi le scarpe?
E leggendo un libro? Compilando un cruciverba?
Questo insomma era il mio primo feedback. O guardi le opere del museo o usi l’iPaq.
Capisco che raccontata così possano venire in mente molti dubbi ma esaminiamo insieme la situazione.
I momenti in cui ci si ferma dinanzi un’opera d’arte sono spesso momenti statici. Il resto del tempo è invece un continuo muoversi, facendo browsing nello spazio del museo. Spesso alla ricerca di percorsi di scoperta e punti di osservazione personali. Unici come noi. Unici perché direttamente connessi a ciò che noi sapevamo gi� prima di entrare nel museo. Unici perché il nostro background, la nostra sensibilità , il nostro umore e nel nostre aspettative di quell’istante, sono uniche.
Non è possibile usare un’interfaccia pen-based mentre si cammina.
Constatazione tanto banale quanto imprevedibile se non la si prova. Non sto parlando di stare in piedi alla macchinetta aziendale del caffe e prendere l’appunto di un numero telefonico. Sto parlando di muoversi in uno spazio che non si conosce, tentare di orientarsi tra sale, shop, servizi e uscite, e selezionare nell’interfaccia di un palmare il filmato video che si vuole vedere. No way.
Guardare un video mentre si sta in piedi difronte ad un Van Gogh.
Al SFMOMA, che io ricordi, non ci sono opere di Van Gogh. Questo non significa però che io non abbia tentato di guardare alle opere esposte con la stessa intensit� di interesse che avrei mostrato per una tela del mio pittore preferito.
Altra cosa è tentare di soffermarsi difronte ad un’opera. Cercare il video dell’intervista all’autore. Vedersi il video mentre si rimane in piedi nel gruppetto della gente interessata a quella stessa opera.
Un disatro. Tu non guardi l’opera. Gli altri sono divisi in tre categorie:
- quelli che guardano lo schermo del tuo iPaq
- quelli che sono dietro di te e non capiscono perché tu gli tolga la visuale se devi giocare al GameBoy
- quelli che hanno un iPaq come il tuo ma non hanno ancora capito come si fa a far partire i video
Tic, ping, tic-tic, ping, the 3rd floor is about …, ping, tic-tic
Se avessi cercato il bagno mi sarei perso tutta la serie (in realt� poco interessante) di ceramiche del diciottesimo secolo.
…mentre lo smanettone che c’è in me si lasciava la scena fischiettando per non far notare il suo imbarazzo, la parte di me più equilibrata e soprattutto in vacanza, lo scrutava con occhi scuri e si dirigeva con passo lesto al bancone dove riconsegnare l’aggeggio.
Passando dinanzi ad alcune panchine della zona ristoro ho visto degli altri turisti che, comodamente seduti, smanettavano ancora con l’iPaq.
Per un attimo ho udito una vocina che diceva “ecco come si usa senza problemi…”. Ma subito una voce più grossa (e con lo sguardo ancora più truce) ha tuonato “questo è l’ultimo stadio! Lo smanettone che si isola persino in un posto ricco di fascino come il SFMOMA”.
La coda per la restituzione non c’era. Gi� così ero stato uno degli ultimi a restituire il gadget.
Questa pessima esperienza, rapidamente rimossa dai ricordi della vacanza, mi ha comunque dato modo di approfondire le mie riflessioni in merito al tema guide museali e, una volta rientrato a Milano, ho partecipato anche al International Cultural Heritage Informatics Meeting (3/7 settembre 2001 - Politecnico di Milano).
Appunti per il prossimo sistema di Guida dei Musei
La guida potrebbe giovarsi di sapere CHI sono.
La guida DEVE sapere DOVE SONO (all’interno del Museo)
La guida DEVE rappresentare la mia MEMORIA dell’ESPERIENZA MUSEALE.
La guida DEVE continuare ad OCCUPARSI DI ME anche dopo che ho lasciato il museo (può –ad esempio- mandarmi delle email che annunciano le nuove mostre o promuovono un CD un poster…)
La guida DEVE ASSOUTAMENTE sapere dove sono i bagni, dove il bar interno, a che ora chiude lo shop, come far arrivare un TAXI.
La guida può anche essere utilizzata per segnalare eventi interni ed esterni al museo, così come può essere utile per mettere in comune i propri interessi con quelli di altri visitatori.




