Digital Identity e Privacy-Fobia
March 19th, 2002 di Fulvio Sconfienzain identity, privacy | Letture: 1917
L’importanza dello sviluppo di una Identita’ nel mondo digitale e’ fondamentale sia per le aziende che operano in Internet che per gli utenti. E’ un modo di pensare che gia’ oggi tocca molti aspetti della comunicazione di una azienda ed influisce sul
Molto spesso conosco delle persone. Arrivo, stringo loro la mano, dico il mio nome e a volte do loro il mio biglietto da visita. Spesso si parla di lavoro e queste persone mi chiedono di aiutarle a definire o a rivedere l’identita’ di un prodotto, di un servizio o di un’azienda.
La cosa incredibile, e’ che in 2 minuti iniziamo a parlare: è sufficiente che la persona davanti a me sappia il mio nome, veda come sono vestito, il mio taglio di capelli, le mie scarpe… e fra di noi si instaura un dialogo.
Tutti questi elementi dicono chi sono, cosa voglio ascoltare e di cosa posso parlare.
Nel mondo reale, in 2 minuti la mia identita’ e’ abbastanza chiara. Mi piacerebbe essere riconosciuto cosi’ rapidamente anche nel mondo digitale. Sogno il giorno in cui ci saranno strumenti tecnici che mi permetteranno di entrare in Internet ed essere subito riconosciuto: in quel momento immagino che potro’ ascoltare solo quello che avro’ voglia di ascoltare e diro’ solo quello che avro’ voglia di dire. In quel momento la mia identita’ sara’ messa a confronto con quella del sito in cui entrero’ e l’esperienza che vivo’ dipendera’ principalmente dal dialogo che nascera’.
Qusta identita’ diventera’ una parte fondamentale della comunicazione di una azienda.
Prima di parlare della DIGITAL IDENITY di una azienda e’ pero’ utile definire una IDENITY come spesso si deve fare anche per la comunicazione offline.
E’ interessante pensare che spesso in alcuni esercizi di brainstorming si inizia cercando di mettere a fuoco un brand, un sito o una azienda paragonandolo ad un persona: si cerca di capire se sia uomo o donna, dove potrebbe vivere, come si potrebbe vestire, che musica ascolterebbe, quali sarebbero i suoi hobby, i suoi colori preferiti, etc.
Abbinare questo genere di informazioni ad un brand o ad una azienda e’ spesso sufficiente per identificare in modo chiaro ed univoco la personalita’ e lo stile che la comunicazione deve seguire. Nella comunicazione tradizionale spesso si usano dei testimonial per rappresentare la personalita’ e lo spirito di un brand agli occhi del consumatore. La cosa funziona tanto che a volte determinati personaggi vengono usati per sopperire con doti personali a carenze di informazione o di qualita’ di prodotti/servizi.
Per definire una digital identity questa personalita’, sia essa di un brand o di una azienda, dovrebbe essere portata online divenendo capace di interagire con gli utenti.
I siti di oggi non hanno una personalita’ esattamente “brillante” dal punto di vista del dialogo, io personalmente li vivo spesso come dei centralini. Non sanno chi sono: io chiamo, mi dicono “digiti 1 per questo o digiti 2 per quello…”. Possono sapere il numero da cui telefono, il mio nome se lo dico, forse capiscono dalla voce se sono uomo o donna, ma niente di piu’.
Ogni volta che chiamo fanno le stesse domande e alla fine mi danno sempre quello che chiedo… mai una sorpresa, una cosa che non sapevo prima, che non mi aspettavo di trovare e che mi fa piacere scoprire.
Spesso non si riesce ad identificare in questi siti una identita’ distintiva, anche se spesso hanno una ottima usabilita’.
Questa evoluzione della identity deve essere l’obbiettivo dei brand manager che si avvicinano al mondo digitale.
E mentre nelle aziende vengono fatte le difficili scelte che servono per dare vita ad una DIGITAL IDENTITY, anche gli utenti italiani devono maturare ancora un po’. In particolare e’ necessario che gli utenti abbandonino le proprie fobie sulla privacy e accettino di condividere con Internet quelle poche informazioni che sono visibili a tutti nel mondo reale.
In Italia sembra che le leggi sulla privacy abbiano terrorizzato tutti, invece di rassicurare. Molti hanno paura che gli altri possano sapere troppo. Un certo livello di protezione e’ necessario in alcuni contesti, ma temo che la tutela della privacy stia diventando una preoccupazione eccessiva, che possa rallentare quel processo conoscitivo che e’ fondamentale per un dialogo con i brand che si sviluppano online.
Alcune aziende hanno tentato di sviluppare alcune tecnologie per conoscere gli utenti senza essere troppo invadenti e senza fare troppe domande, con il solo interesse di creare dialogo utile e di far vivere una esperienza veramente personale. Purtroppo il problema e’ che queste tecnologie sono ancora impegnative e costose da sviluppare, e per gli utenti sono esperienze sempre diverse fra di loro. Quello che ci serve forse e’ un altro linguaggio STANDARD per comunicare le l’idenity di un utente e di un brand online.
Immaginate se il computer potesse discretamente passare alcune informazioni ai siti che vengono visitati. Con qualche semplice IF…THEN… il browser magari potrebbe estrarre dal sito quei contenuti che interessano l’utente… Non sarebbe bello ?
Ovviamente una carta d’identita’ digitale sufficientemente “intelligente” potrebbe diventare uno standard soltanto se sviluppata da qualcuno come la Microsoft… non mi viene in mente nessun altro che possa trasformare in realta una idea come questa.




