Pomodoro, mandolini e la eBay way, ovvero: l’eCommerce all’italiana.
February 23rd, 2002 di Leandro Agroin ecommerce, usabilità, web | Letture: 6877
L’eCommerce il più controverso dei discorsi inerenti la Rete. Le aspettative di successo economico del B2C, le promesse del B2B, l’mCommerce. L’Internet in utile ruota sin dall’inizio attorno al vendere.
Il punto è che forse non ci si è abbas

Quando, nel ‘96 c’è stata la vera prima ondata di interesse per Internet nel nostro Paese, si parlò molto presto di eCommerce.
Ad esempio, si vociferava che una non meglio identificata salumeria calabrese, stesse gi facendo i miliardi vendendo salame piccante on-line.
Sull’onda dell’entusiamo del salumiere apripista, molti -guardandosi bene dall’approfondire la notizia- partirono in tutta una serie di iniziative di commercio elettronico. E così che nacque l’eCommerce all’italiana.
In queste nuove iniziative ci furono anche approcci molto diversi. Qualcuno, magari pensado al fatto che tra gli utenti vi fossero molti smanettoni, cominciò dal vendere PC in scatola da montaggio.
Altri, colti da improvvisa fantasia, tentarono di vendere libri on-line.
I più grossi tentarono il colpaccio: il mall. Ettari ed ettari, oppps…
Grandi servizi, mega impianti software, connettivit e enorme visibilit Internet (almeno teorica) per ospitare poi le attivit commerciali dei singoli vendor. Bello al punto da sembrare fantascienza.
Ma a questo punto, illuminati dal ricordo di quel momento di rigoglioso intraprendere italico, vengono fuori una serie di domande al fumicotone.
- come siamo finiti alla piatta e grigia pochezza della attuale offerta on-line reperibile in Italia?
- Perché sette siti di ecommerce su dieci hanno dei telefonini in homepage (mercato che gi in molti definiscono saturo e che sta mettendo in difficolt di cassa più di una multinazionale sfornatelefonini)?
- Perché acquistare su Internet non costa davvero meno che in un negozio o in - centro commerciale?
- Perché hanno fallitto coloro che cercavano di vendere attraverso Internet cose come “fine stock, pezzi legermente difettati, tecnologie rientrate ai produttori durante operazioni di trade-in…
e soprattutto:
Dove sono finiti i salami calabri?
…oppure potrei continuare chiedendo anche:”dov’è finita la Postal Market -feticcio di modernit della nonna- quando io ero bambino?”
Ma datemi ancora qualche attimo e tornate con me nuovamente indietro nel tempo.
Mi ricordo che nel ‘95 la parola che più spesso veniva citata nella stessa frase che contensse il termine Internet era: RIVOLUZIONE…
Personalmente mi sono spesso chiesto dove stesse la “rivoluzione” nel vendere dei telefonini che non ho prodotto, o per i quali non ho messo in piedi un certo tipo specifico di servizio.
Se improvvisamente oggi mi trovassi ad avere una mia vetrina on-line, e questo non cambiasse drasticamente la mia azienda, i miei fornitori, la logistica, il mio stesso posizionamento sul mercato… Cosa ci sarebbe di rivoluzionario nella mia azienda?
Ma non è ancora il caso di svelare il finale, quindi facciamo un altro salto. Vi ricodate di quando in molti promisero che eCommerce voleva dire per gli utenti: flessibilit , un’offerta illimitata, semplicit , sicurezza, basso costo (per la maggiore concorrenza ed i minori costi strutturali), profonda informazione, tempestiva consegna a domicilio, trasparenza nell’acquisto, garanzia in caso di malfunzionamento, etc.
Abbiamo visto enormi cartelloni pubblicitari, talk show televisivi, interviste ai guru di turno… Tutti -a parole- hanno fatto la loro scommessa sull’eCommerce. E molti oggi stanno ripetendo le stesse strofe parlando di m-commerce.
Beh, ora è tempo di iniaziare a raccontarvi cosa penso di tutto ciò.
L’Italia è il regno della piccola e media impresa. Siamo pieni di camiciai, piccole aziende artigianli, produttori di manufatti artistici, conciatori, designer, piccole produzioni industriali, e mille altre cose NON STANDARD.
Cosa da ricercare con cura. Da selezionare come proprie. Piene di tradizione ed identit . Piene di peculiartit e di distintivit tutte proprie.
Ho di nuovo una domanda: Ma se l’Italia è tutto ciò, quale è l’Italia che produce che poi vende anche su Internet?
I telefonini no. Quelli sono Nokia, Ericsson, Samsung, etc. ed anche se noi italiani, soprattutto nel passato prossimo, abbiamo comprato molti telefonini, questo non giustifica.
Dove sono gli imprenditori medio e piccoli? Dove il loro rivoluzionare la loro impresa per affrontare il terreno della Rete? Dove il loro tentativo di essere protagonisti di una globalizzazione artigiana, personale, riconoscibile, originale, autorevole.
Forse non ci sono perché il terreno non è ancora maturo. Forse perché gli investimenti necessari sono ancora troppo rilevanti…
Oppure, forse, perché qualcuno gli ha proposto di entrare in un mall che era una gabbia.
Oppure perché i professionisti del settore non hanno venduto loro gli strumenti per mantenere le promesse dell’eCommerce (le ripeto: flessibilit , un’offerta illimitata, semplicit , sicurezza, basso costo,profonda informazione, tempestiva consegna a domicilio, trasparenza nell’acquisto, garanzia in caso di malfunzionamento). …mentre qualche blasonato consulente pensava di risolvere tutto limitandosi ad istallare dei software.
Infine giunge l’epilogo che gli stessi media e rinnovati guru ci propongono:”Internet è un canale dicono oggi”. “Internet è un costo”. “Internet …”
Personalmente continuo a dire che questo è un business con regole molto chiare:
- Essere rivoluzionari verso se stessi.. Devi essere pronto a cambiare radicalmente la tua azienda
- Comprendere i Media. Devi tenere conto della natura intrinsecamente locale e globale della Rete
- Domare la tecnologia. Devi pensare a tutto ciò non come ad un fatto centrato sulla tecnologia ma ad un fatto che è supportato dalla tecnologia.
- Le interfacce sono maledettamente importanti. Devi pensare sempre che dall’altro lato della connessione non c’è un computer, ma una persona.
…A prima vista, oggettivamente, non viene in mente nessun sito eCommerce italiano che abbia questa caratteristiche. Non è il modello del mall. Non è il grande magazzino o il supermarket on-line. Non è neanche il vendor per corrispondenza che ha un canale di vendita in Rete.
Ma allora dove sono tutti queglli utenti affamati di cose reali, personali, originali, che comprano i prodotti di questa Italia della piccola e media impresa?

Beh, alcuni sono spaventati dalla frequente assenza di sicurezza. Altri non trovano in Rete quanto potrebbe servirgli. Altri ancora hanno messo i piedi loro qualcosa, spesso senza avere le competenze necessarie (e dunque senza emergere). Altri hanno intrapreso una ricerca che oltrepassa le aziende e ritorna alle persone, ai singoli. Sono i cercatori delle Aste On Line. Il popolo dei fanatici e degli speranzosi che quotidianamente gironzolano su eBay alla ricerca dell’affare giusto.
E sapete qual è la cosa rivoluzionaria? Che questo è uno dei casi in cui tutto funziona a meraviglia.
eBay è per definizione rivoluzionario verso se stesso, è locale e globale, asserve una affidabile tecnologia ad una interfaccia scarna al punto da ricordare un videogames d’altri tempi.
eBay è pieno di riferimenti, perché è un business comunque intriso di persone, relazioni, commenti, feedback di soddisfazione o segnalazione di inadempienze.
eBay ha un’interfaccia usabile. Un percorso per i nuovi utenti. Un linguaggio basato sul concetto di catalogo fotografia/elenco che rende ridondante l’uso di marchi e vessilli.
Fateci caso: comprare da Amazon non è come comprare su eBay. Nel primo caso comunque acquisto in un posto griffato. Acquisto da un MARCHIO. Nel secondo acquisto in un mercatino un po’ speciale e, soprattutto, acquisto da una persona.
Ho fatto uno studio su eBay, DMAIL, MrPrice, Virgilio Shopping, Yahoo Shopping, MediaWorld, CHL, Farinotti, BOL.com, Bottegaverde, Modafil, Factotus, Marco Bracci, Rinascente Shopping, ed alcuni altri siti dai quali si può acquistare on-line un qualche oggetto o servizio.
La mia conclusione è che tutti questi potrebbero fare molto molto di più.
Serve un patto credibile per la sicurezza delle transazioni on-line.
Serve sviluppare quell’approccio customer-centered che è stato il carattere distintivo di Amazon come è parte stessa dell’identit e del lavoro del signore sottocasa dal quale compro la frutta.
Serve dotarsi dell’opera e dell’ingegno dei professionisti dell’usabilit , delle interfacce, della relazione/fidelizzazione con il cliente.
Serve che si propaghi una visione si globale ma anche autentica e senza troppi logo, del mondo che ci circonda. Un riaversi. Un reimprodonirsi di sé, che ci consenta di vivere l’acquisto come un momento legato alla nostra esistenza e non al nostro essere.
Molti, come me, hanno lavorato per acquisire le competenze necessarie a dare un contributo in questa direzione. Oggi -ritengo- i professionisti di questo settore sono pronti a raccogliere le sfide che giungeranno. Pronti a cimentarsi ancora nel raccogliere il testimone di un eCommerce all’italiana che non è finito semplicemente perché non è mai cominciato.
Se non ci credete ancora, chiedete pure a quel salumiere calabro…





January 17th, 2008 at 12:48 pm
Imho…serve sopratutto USABILITA e TRUST. Queste sono le chiavi del successo!