Il colore nel web e l’orientamento percettivo
February 12th, 2002 di Daniela Anna Calabiin classic, comunicazione, ergonomia, gestalt, percezione, visual design | Letture: 8324
Il parlare di colore, oggi, rischia di diventare solamente l’ennesimo contributo alla visivit� , immersi come siamo in un momento storico e sociale che ha fatto della comunicazione visiva il mezzo più strutturato, se non l’unico, di trasmissione d
Il parlare di colore, oggi, rischia di diventare solamente l’ennesimo contributo alla visivit� , immersi come siamo in un momento storico e sociale che ha fatto della comunicazione visiva il mezzo più strutturato, se non l’unico, di trasmissione dei messaggi.
L?atto del comunicare vede coinvolti, infatti, molti canali sensoriali pronti a recepire stimoli complessi: tali stimoli quando compressi e ridotti alla sola forma visiva spesso hanno finito col riverberare contenuti ridondanti di segnali e di informazioni. Di esempi in tale direzione è pieno il quotidiano, dai giornali, alla televisione, alla rete.
In particolare internet ha spesso disatteso, fino ad oggi, quella speranza di interazione e relazione biunivoca e democratica tra chi progetta la struttura del messaggio e chi ne dovrebbe usufruire affinché, coinvolta la sensorialit� oltre l?immagine ed il testo, fosse possibile una co-progettazione dell?interazione comunicativa, su misura dell?utente.
Il sistema di progettazione grafica in rete coglie la dimensione del colore unicamente nella sua sfaccettatura segnica, come strumento di avviso e riconoscimento, non sempre valorizzandone la complessit� percettive e quindi espressiva. Tenendo in grande considerazione i limiti dei mezzi tecnologici a disposizione dell?utenza media, ci si accorge che comunque sono disattese prerogative del colore che meriterebbero adeguati approfondimenti.
Riconoscendo al colore la banale ma importante valenza di indicatore segnico, relativamente alla semantica cromatica nello strutturare qualsiasi forma intellegibile, (pensiamo, come esempio reale, all?oggetto semaforo), concentriamo l?attenzione alle problematiche riguardanti le interfacce grafiche ipertestuali fino ad arrivare a quelle immersive.
L?importanza del colore dovrebbe assumere qui immediatamente una valenza non più solamente segnica ma di orientamento, come strumento evocativo, simbolico e culturale. All?interno della struttura percettiva, la comunicazione, non più limitata solamente a quella visiva, può recuperare ciò che le teorie fisica, fisiologica, psicologica hanno dibattuto per disciplinare la teoria dell?universo colore.
Effettivamente i limiti imposti dal monitor come da un ambiente artificiale immersivo, nella restituzione del colore all?insieme percettivo dell?uomo, non offrono un risultato naturale; anche il significato simbolico culturale dei colori è a rischio di a-percettibilit� , in quanto non utilizzato come orientamento sensoriale e comunque falsato nella resa cromatica dal tipo di riproducibilit� nell?ambiente artificiale (immersivo e non) con il quale si interagisce.
Si pensi solamente, a titolo di esempio, a quanto poco è possibile intervenire sulla percezione visiva dei colori letti sul monitor di un computer: tecnicamente parlando, la visione di questi è legata al tipo di hardware e di software utilizzati, sui quali l?utente può intervenire unicamente con qualche manipolazione, senza poter comunque interagire con il progettista che ha creato la dimensione cromatica con la quale desiderava comunicare un significato.
Ecco allora la difficolt� intrinseca di una eguale percezione del colore da colui che è l?utente omologato al quale il sistema di interfacce si rivolge; il pericolo di una comunicazione unicamente visiva, che non coinvolge il complesso percettivo umano, non può che restituire un messaggio incompleto, che sfrutta pochi e sovraeccitati canali percettivi, senza comunque avere la certezza che la percezione di tali stimoli sia correttamente decodificata.
I limiti che la tecnologia ha nella comunicazione web, che riducono la possibilit� di trasmissione dei messaggi quasi al solo evento visivo, colti in ogni loro sfaccettatura non dovrebbero comunque impedire alle interfacce di rivedere il colore nelle valenze relative all?insieme del messaggio rappresentato e sinestesiche, che meglio coinvolgerebbero la sensorialit� umana. Per affrontare la complessit� progettuale dell?interazione uomo-computer, si rendono utili sia un?ulteriore indagine sotto il profilo percettivo, sia la rivisitazione dell?importanza della percezione del colore negli ambienti artificiali nei quali l?uomo comunica, introducendo finalmente il processo di ?customizzazione? di tali ambienti.
?Nel mondo fenomenico tutto è relativo ed i colori esistono soltanto come relativit� (?)?. Questa frase di G. C. Argan tratta dalla sua introduzione al libro ?Teoria dei colori? di J. W. Goethe è significativa di come anche in un evento visivo insieme al colore concorre un complesso di elementi (gli stimoli) che i sensi umani leggono ed organizzano in percezioni, in cui il massimo valore è dato all?insieme percepito, cioè nel caso della percezione visiva di forma, direzione, posizione, textura, valore, trasparenza, tinta (N. Silvestrini; ?Le variabili visive?).
Laddove la misura è comunque l?uomo, teorie e discipline del colore dovrebbero contribuire alla realizzazione di ambienti sia reali sia virtuali dove l?immaginario, la cultura e le capacit� sensoriali umane sono completate e compensate dal riferimento cromatico, che rimane indice e indicatore del modus percettivo e precettivo della comunicazione.

Immagine allegata gentilmente concessa da ITIA-CNR.
L?immagine è tratta da un ambiente virtuale studiato in team con T Plan srl, per il design della calzatura. Morfologia, colore, aspetti segnici e grafica collaborano all?identificazione dei movimenti più corretti per l?azione ed ad orientare l?utente nello spazio virtuale. Il progetto prevede anche l?utilizzo di suoni spazializzati e di percezioni tattili di riferimento.
Daniela Calabi





May 14th, 2007 at 8:39 pm
Ma ma ma ma…..
E se facessero l’interfaccia per qualcosa di serio invece di minchiate assolutamente di importanza secondaria? eh?
Azzzie