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Apparenza cromatica: scienza o emozione…

February 12th, 2002 di Alessandro Rizzi
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Il colore è sempre stato una cosa particolare, anzi più che particolare.

Il colore non esiste nella realtà , esiste solo nelle nostre teste. Ma dato che le nostre teste sono reali, da qualche parte sembra esistere…




Il colore non esiste nella realtà , esiste solo nelle nostre teste. Ma dato che le nostre teste sono reali, da qualche parte sembra esistere.

Non è oggettivo, è soggettivo, ma per essere qualcosa di soggettivo in realtà è ben poco variabile nelle sue caratteristiche. Infatti, in genere bastano ben pochi soggetti per realizzare un esperimento di percezione del colore.

Il colore è fantasia, emozione, cultura, religione, sentimento, arte, e coinvolge una moltitudine di discipline: psicologia, medicina, informatica, fisiologia, fisica, ecc…

Il colore è diverso a seconda del punto di vista dal quale lo si analizza, ma in fondo è sempre lo stesso. Non è mai esatto, ma funziona sempre.

Pensiamo ai problemi di riproduzione del colore: è praticamente impossibile riprodurre lo stesso identico colore attraverso dei media differenti. Ma ci si può andare molto vicino e a volte anche quando non ci si avvicina troppo, anche quando due colori sono abbastanza diversi, questi possono tranquillamente apparire uguali.

Vorrei sottolineare questo concetto: l’apparenza cromatica.

Il nostro sistema visivo non è fatto per misurare. Tutti i sofisticati sistemi per il controllo del colore basati su un approccio fisico-colorimetrico si scontrano con il problema dell’apparenza, cioè del colore nel suo contesto.


La sensazione di colore deriva dalla visione di energia luminosa e a sua volta questa può avere una variabilissima composizione spettrale. Bene, il colore percepito di un oggetto (ma anche di una sorgente luminosa) non deriva dalla composizione della luce proveniente dall’oggetto. E’ ormai assodato che diverse composizioni spettrali possono dare origine alla stessa sensazione di colore (è il fenomeno del metamerismo) e viceversa la stessa composizione spettrale può dare origine a sensazioni di colore diverse (per esempio a seconda dello sfondo).

Il fenomeno dell’apparenza cromatica è studiato da tempo in settori quali il design, l’arte, la psicologia, mentre si sta cominciando a considerarlo degno di nota solo da poco, in settori più tecnici quali la fotografia digitale o la colorimetria.

Uno dei problemi che stanno alla base di questo gap è che questi mondi parlano linguaggi tra loro molto differenti, ognuno adatto agli scopi che ciascun settore si prefigge. Però tutti parlano dello stesso argomento e ognuno ha conoscenze da condividere. E’ come un grande lago dove ogni rana non si muove dalla foglia della sua ninfea.

A questo punto mi piacerebbe lanciare un sasso in questo lago e muoverne un po’ le acque. Ecco il sasso.

L’anno prossimo, a gennaio del 2003 per l’esattezza, di terrà a S. Clara (California) nella “Silicon Valley”, l’ottava edizione della conferenza “Color Imaging: Processing, Hardcopy, and Applications” tenutasi quest’anno a S. Josè (sempre California, a pochi chilometri da S. Clara), ma il prossimo anno con una importante novità .

In questa conferenza, terreno storico indiscusso dei tecnici del colore (non è un caso che i due organizzatori vengano da Apple e Xerox), vi sarà una sessione sul “color in context”, cioè il colore nel suo contesto, per come appare e per come interagisce col ciò che lo circonda.

Questa è a mio avviso una importante novità : la conferenza apre le sue porte ad argomenti fortemente multidisciplinari, come del resto è lo stesso argomento “colore”. E sarebbe molto interessante se esperti di altri settori, dall’interazione uomo-macchina all’ergonomia, dal design all’arte, dalla filosofia alla psicologia, cogliessero l’occasione per presentare il proprio lavoro e contagiare così i settori più tecnici.

E’ rassicurante sapere che molti principi circa l’uso dei colori nella progettazione di oggetti di design o di pagine web sono legati a regole le più diverse tra loro, provenienti tanto dall’eperienza pratica quanto dall’arte più astratta. Ma quello che si scopre, se si fanno un po’ di connessioni, è che spesso queste regole sono in perfetto accordo con lavori di discipline molto diverse, quali misure fisiologiche o complicate equazioni circa il contenuto informativo di una immagine.

Vi invito a considerare l’opportunità di partecipare a questa conferenza e sarò lieto di inviare maggiori informazioni a chiunque me lo chieda.


Intanto però, vorrei cominciare facendo nascere in queste pagine un luogo di scambio (spero entusiasta) di discorsi, dati, fatti, impressioni sul colore, che riguardi TUTTI i suoi aspetti, nessuno escluso.

Sono sicuro che il colore è un argomento sufficientemente vasto (e spero interessante) tale che ognuno avrà qualcosa da insegnare e qualcosa da apprendere.

Vi invito quindi a mandarmi commenti, suggerimenti, domande, segnalazioni di siti e libri o anche solo immagini il cui contenuto cromatico abbia qualcosa da dire (anche in negativo). Se non sapete da che parte cominciare semplicemente presentatevi e raccontatemi che fate con il colore.

Per finire, concedetemi un ultimo gioco di parole: spero di vederne di tutti i colori.

Alessandro Rizzi
rizzi@dti.unimi.it

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Alessandro Rizzi

Laurea in Scienze dell'Informazione e Dottorato di Ricerca in Ingegneria dell'Informazione, attualmente è ricercatore presso il Dipartimento di Tecnologia dell'Informazione dell'Università degli Studi di Milano, Polo di Crema, dove tiene il corso di Interazione Uomo Macchina.<br/> <br/> E' stato professore incaricato di Sistemi Informativi presso l'Università di Brescia e di Informatica Grafica e Laboratorio di Comunicazione Visiva presso il Politecnico di Milano.<br/> <br/> Svolge da 10 anni attività di ricerca nel campo dell'elaborazione delle immagini e della visione artificiale, occupandosi soprattutto di problemi legati all'uso del colore.
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