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eLearning al Microonde

December 30th, 2001 di Francesco Di Nocera
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L’apprendimento è un processo di adattamento alle richieste dell’ambiente che ci circonda. Impariamo a rispondere alle richieste del forno a microonde, del computer, di un insegnante e quindi ci adattiamo a essi.

Appena qualche settimana fa si è tenuto a Roma un convegno organizzato dall’Ordine degli Psicologi del Lazio. Una delle sessioni tematiche riguardava il rapporto tra formazione ed eLearning, un evento eccezionale, in quanto sancisce l’interesse di una comunit� professionale (e non accademica) verso questa tematica.
Malgrado io non sia un esperto di eLearning, la partecipazione al convegno mi ha stimolato alcune riflessioni che ritengo utile presentare ai lettori di Idearium. La prima riflessione è che, contrariamente a quanto affermato poco sopra, io sono un esperto di eLearning, almeno in quanto fruitore. Probabilmente lo siete anche voi.

Ieri ho imparato a far funzionare il mio forno a microonde. Da smemorato quale sono, ho smarrito le istruzioni. Ho quindi visitato il sito dell’azienda produttrice e, orientandomi tra link e descrizioni di prodotti e modelli, ho individuato un manuale in formato pdf e ho letto come si fa a scaldare una tazza di caffé.

Non sono riuscito a trovare agevolmente le istruzioni per cucinare un piatto elaborato perché la tabella presente nel manuale riportava carni, verdure, ecc., ma nessun piatto composito. Poi, un’amica mi ha inviato un messaggio di posta elettronica descrivendomi una serie di siti potenzialmente utili. Spulciando la rete ho trovato una FAQ: qualcuno aveva gi� dato una risposta alle mie domande! Addirittura c’era un link a un applet che forniva l’esatta sequenza di istruzioni in funzione degli ingredienti che l’utente immetteva! Ho trovato delle informazioni utili.

Ho aggiornato le mie conoscenze. Ho imparato qualcosa di nuovo. Ho usato motori di ricerca, applet, posta elettronica e tante altre tecnologie. Era eLearning questo? Secondo me sì: ho appreso usando la rete. Tutti noi apprendiamo continuamente qualcosa di nuovo utilizzando Internet come strumento. Certo, l’apprendimento non è solo una strategia di ricerca delle informazioni, perché avere accesso all’informazione non necessariamente comporta apprendimento. Inoltre, buona parte delle conoscenze che acquisiamo quotidianamente rimangono implicite: facciamo qualcosa, ma non sappiamo come.

Vi suona strano? Immaginate di spiegare a qualcuno come si fa a stare in equilibrio su una bicicletta! Questo tipo di conoscenza è senz’altro utile, ma poco si presta all’apprendimento della partita doppia, della chimica organica e di qualsiasi altra disciplina o argomento sia oggetto di un corso on-line.

Ma torniamo alla ricerca di informazioni. Questa pratica necessita di motivazione da parte dell’utente che, sulla base di conoscenze pregresse (nonché della capacit� di generalizzare), costruisce una strategia di apprendimento che è personale nei tempi, nei modi e nei luoghi e che poco si presta ad essere regolata. La natura dell’eLearning è fondamentalmente anarchica, come la rete stessa.

Tuttavia, l’apprendimento oggetto di interesse di chi si occupa di eLearning è qualcos’altro, è qualcosa che può essere regolato e organizzato all’interno di un corso con specifici contenuti, verifiche parziali e totali, esercizi e (perché no?) ?sane? nozioni da mandare a memoria. L’utente o, meglio, l’allievo deve far fronte alla necessit� della verifica.

L’apprendimento è un processo di adattamento alle richieste dell’ambiente che ci circonda. Impariamo a rispondere alle richieste del forno a microonde, del computer, di un insegnante e quindi ci adattiamo a essi. Dov’è dunque la necessit� di trattare l’apprendimento in rete come se fosse qualcosa di diverso dall’apprendimento tradizionale? Le persone apprendono sempre allo stesso modo, e tutto ciò che rende specifico l’apprendimento attraverso l’uso di Internet (e delle tecnologie che intorno a esso ruotano) non è controllabile, perché l’utente sceglie la sua strategia in maniera spontanea. Per questo io contesto l’utilit� del termine eLearning per descrivere l’aggiornamento delle conoscenze derivante dalla fruizione di un corso on-line, limitandolo all’apprendimento che consegue l’uso spontaneo della rete.

Da queste considerazioni deriva la seconda riflessione. Che bisogno abbiamo dell’eLearning quando potremmo porre l’accento sull’eTeaching? È il modo di insegnare, difatti, che sta cambiando e che deve necessariamente trovare una nuova dimensione. Nasce dunque un problema di definizione, che -credo sia chiaro a questo punto- non significa spaccare il capello in quattro, non si tratta del capriccio di un perfezionista. È ovvio che insegnamento e apprendimento sono due facce della stessa medaglia, ma le parole hanno un peso e sono in grado di determinare scelte.

D’altra parte, come penso di aver dimostrato poco sopra, può esistere un apprendimento senza insegnanti (l’auto-apprendimento tipico di chi attivamente cerca informazioni e le trasforma in conoscenza), ma può anche esistere un insegnamento senza studenti (cioè con studenti non motivati, una possibilit� da evitare attraverso una progettazione e una gestione accorta della didattica). Definire cosa sia l’oggetto di nostro interesse è dunque un aspetto centrale sia della ricerca sia della pratica in questo settore. L’insegnamento a distanza necessita di un paradigma di insegnamento adatto alla nuova tecnologia. È necessario stabilire cosa può essere insegnato in rete e come, utilizzando quali tecnologie e con quali modalit� , in che tempi e con quali vincoli.

Mi pare, ma insisto nel dire che non sono un esperto (almeno non nell’accezione comune del termine), che alla comunit� degli entusiasti manchi un po’ di buon senso e di spirito critico per ammettere che la rete può servire da supporto, ma che non può sostituire né in tempi brevi, né in tempi lunghi la didattica tradizionale.

D’altra parte non è un segreto che l’eLearning sia stato finora usato più come uno strumento per ottenere vantaggi economici a breve termine che come uno strumento per l’insegnamento (per chi fosse interessato a un’analisi approfondita rimando a un recente articolo di Jack Simmons apparso su Techné del 2001) e non è chiaro quale sia l’efficacia didattica dei corsi disponibili.

Sfortunatamente lo spazio a disposizione non mi permette di toccare altri argomenti, seppure importanti, relativi all’eTeaching, ma ruberò un po’ di spazio ancora per l’ultima riflessione che giustifica l’intero articolo: ha senso parlare di eLearning usability? Io non credo. Dato quanto riportato sopra, l’usabilit� dell’eLearning (che è null’altro che una strategia) coincide con l’usabilit� tout-court. Non ha senso dunque suddividere ulteriormente l’usabilit� , a unico beneficio di chi con le suddivisioni fa affari vendendo competenze che non esistono.

D’altra parte esiste una reale necessit� di creare piattaforme usabili per gli insegnanti che devono o vogliono affiancare l’eTeaching alle lezioni tradizionali, vuoi come supporto agli studenti distanti (e sarebbe il caso di domandarsi quanto la ricerca in quest’ambito possa beneficiare dello studio delle necessit� degli studenti fuori sede), vuoi per rendere più agevole la distribuzione di ausili didattici.

È il caso di parlare di eTeaching usability allora? Ancora una volta, ritengo dannosa la specializzazione. Ma le necessit� degli insegnanti hanno una loro specificit� e il compito di chi progetta piattaforme per l’insegnamento a distanza deve essere quello di identificarle per fornire ai docenti gli strumenti per trasferire conoscenze, distribuire ausili, monitorare l’attivit� degli studenti e verificare i risultati dell’attivit� didattica.

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Francesco Di Nocera

Francesco Di Nocera
Francesco, ricercatore universitario, lavora presso il <strong>Laboratorio di Ergonomia Cognitiva</strong> del Dipartimento di Psicologia dell'Università degli Studi di Roma La Sapienza e insegna Introduzione all'Ergonomia presso la Facoltà di Psicologia 2. <br /> <br /> Ha lavorato come Research Associate presso il Cognitive Science Laboratory della Catholic University of America di Washington D.C. partecipando al progetto <strong>NASA</strong> "Human-Biology Based Adaptive Systems in Support of Space Exploration". <br /> <br /> E' membro fondatore del Centro Interuniveristario per la Ricerca sulla Sicurezza Stradale.
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